Il partito tutsi, Uprona, Unione per il Progresso Nazionale, ha denunciato gli accordi che lo legavano al partito hutu, Frodebu, Fronte Democratico del Burundi, secondo i quali le due etnie avevano concordato di spartirsi democraticamente il potere. Ai tutsi, minoranza alle elezioni del 1993, era toccato il primo ministro, Antoine Nduwayo, agli hutu il presidente della Repubblica, Sylvestre Ntibantunganya, appunto. L'Uprona ha accusato Ntibantunganya di alto tradimento e ha abbandonato il governo di coalizione. In altre parole ha dato il via all'esercito, controllato dai tutsi, di prendere il potere.
Ieri le strade della capitale erano percorse dalle squadracce di estremisti tutsi che urlavano slogan antigovernativi. I soldati, a parte il presidio davanti alla radio e alla televisione, sono rimasti nelle caserme, ma in realtà a Bujumbura non hanno problemi di controllo dell'ordine. La città è stata praticamente abbandonata da tutti gli hutu che hanno cercato rifugio nelle campagne. E' lì che si rischia il genocidio e gli orrori. La notizia della fuga del presidente (che sembra abbia chiesto asilo alla Tanzania, notizia non confermata dall'ambasciata americana) ha scatenato le bande di estremisti hutu che controllano una buona metà del Paese. Riuniti nel Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia e guidati dall'ex ministro Leonerd Nyangoma, sono responsabili del massacro della settimana scorsa di 304 tutsi a Gitega. Quella del Cndd è stata però solo una vendetta (migliaia di hutu in questi anni sono stati massacrati dai soldati tutsi) ma è stato il movente perché il premier Antoine Nduwayo fosse risucchiato tra le braccia dei tutsi estremisti, prendesse le distanze dalla presidenza e desse il suo avallo alla denuncia degli accordi che avrebbero dovuto garantire una coesistenza pacifica tra le due etnie (nel Paese i tutsi sono il 14 per cento, gli hutu l'85 e i twa, pigmei, l'1).
Dal 1993, subito dopo le elezioni democratiche vinte dal Frodebu, i tutsi, che avevano governato il paese fin dall'indipendenza nel 1962, hanno tentato ben tre colpi di stato. Il 21 ottobre di quell'anno fu ucciso il primo presidente hutu, Melchior Ndadaye. In quell'occasione fu massacrata a colpi di baionetta anche la moglie di Ntibantunganya, Eusebie. Il 6 aprile 1994, fu assassinato il successore di Ndadaye, Cyprien Ntaryamira. Sylvestre Ntibantunganya, salito alla più alta carica dello stato (a 38 anni) il 30 settembre 1994 dopo l'accordo, propiziato dall'Onu sulla spartizione del potere tra le due etnie, ha ereditato un Paese nel caos. Il presidente ha vissuto due anni nella paura continua di essere ammazzato. In Burundi negli ultimi due anni sono state massacrate almeno 150mila persone, in gran parte civili inermi.
Nel Paese ci sono 160 italiani: un centinaio a Bujumbura, gli altri, soprattutto missionari, dispersi dappertutto. L'unità di crisi della Farnesina è in stretto contatto con l'ambasciata italiana a Kampala, in Uganda, e con i ministeri degli esteri di Francia e Belgio. Per ora non si prevede alcuna evacuazione degli occidentali.