articolo comparso sul quotidiano "La Repubblica" il 21/02/1997

LA REPUBBLICA

Bambini infettati dall'Aids
nei lager di Ceausescu
Migliaia di piccole vittime, una specie di esperimento in massa negli orfanotrofi

di RENATO CAPRILE


NEGLI ULTIMI anni della dittatura di Ceausescu, migliaia di bambini romeni furono infettati dal virus dell'Aids. Fu un esperimento di massa - voluto e pagato da una multinazionale farmaceutica - fatto sulla pelle di poveri orfani, che non stavano a cuore a nessuno, che nessuno avrebbe mai pianto e che oltretutto erano un peso per il regime. Bambini dai due ai dodici anni.
L'ultimo orrore dell'ex padre padrone del comunismo romeno fu commesso tra l'87 e l'88. Quando Nicolae Ceausescu decise di usare come cavie i bambini che affollavano gli orfanotrofi- lager del paese. L'agghiacciante rivelazione, fatta dal più diffuso quotidiano di Bucarest, Evenimentul Zilei, si basa su uno studio condotto dall'ospedale romeno di Iasi in collaborazione con l'Istituto Pasteur di Parigi. Uno studio accurato che ha dato risultati sconcertanti. Tutti gli orfani romeni affetti da Aids sarebbero portatori dello stesso tipo di virus: l'Hiv 1, sottogruppo F. Il che è un'anomalia. Una sorta di assurdo scientifico "che ci ha subito insospettiti - spiegano gli scienziati -. Sarebbe stato infatti assai più logico trovare nel sangue di quei poveri piccoli una più vasta gamma di "sottogruppi" del virus".
Secondo Evimentul Zilei nello scandalo sarebbero coinvolti numerosi immunologi che obbedirono all'ordine del dittatore e contagiarono gli orfani, allo scopo di effettuare esperimenti, pagati da chissà chi, sulla sindrome da immunodeficienza acquisita. Del resto anche i dati diffusi dall'Organizzazione mondiale della Sanità sono quantomeno singolari: il cinquanta per cento dei bambini del pianeta sieropositivi o malati di Aids vive proprio in Romania. E di questi, oltre l'85 per cento non ha famiglia e vegeta in strutture dello Stato nelle quali può anche capitare - ed è capitato più volte - che un bimbo muoia e gli infermieri se ne accorgano solo dopo una decina di giorni. Una coincidenza, una terribile coincidenza che non può non indurre il sospetto che fu un contagio di massa.
Daltra parte l'ex ministro della Sanità, Iulian Mincu, non ha mai nascosto che dalla caduta di Ceausescu si sono a malapena registrati nuovi casi di Aids fra i bimbi randagi del paese, molti dei quali vivono di prostituzione.
Mino Damato, giornalista, conduttore di tante trasmissione televisive di successo, il problema dei bimbi romeni affetti dall'Aids lo conosce benissimo. Da sette anni gli sta dedicando tutto il suo tempo. Da quando - era il febbraio del 90 - per caso sfogliando un settimanale s'imbatté in una foto che non immaginava gli avrebbe cambiato la vita. "Era la foto di una bambina con gli occhi pieni di lacrime - racconta Damato al telefono -. Mi sembrò la bambina più sola del mondo. E così decisi di fare qualcosa per lei". Quella bambina, si chiamava Andreia - è morta non molto tempo fa - Damato l'ha poi adottata e portata in Italia. "Certo sapevo che era condannata, ma in cuor mio cullavo la speranza di poter vincere la corsa contro il tempo e di riuscire a salvarla. Sono certo che entro un anno, tre al massino scopriranno qualcosa che bloccherà l'avanzata del male. Mia figlia purtroppo non ce l'ha fatta. Ma altri ce la possono fare". Ed è per questo che Damato ha fondato l'Associazione bambini in Emergenza che esclusivamente grazie a fondi privati è riuscita a costruire all'interno dell'ospedale Babes di Bucarest la "Casa Doru", un centro modello per la cura dei piccoli malati di Aids. E dopo la "Casa Doru" un'altra struttura ha visto di recente la luce in un paesino a trenta chilometri da Bucarest. "Per ora riusciamo ad occuparci di 250, 300 bambini. Ma è solo una goccia nel mare di un problema che riguarda alemeno diecimila piccoli sfortunati". è

Vedi anche "Bambini Sotto"


Questo articoloè stato liberamente tratto dal quotidiano "La Repubblica" che si ringrazia per la gentile concessione.