"Gesù Cristo, unico salvatore del mondo, ieri oggi e sempre" (Eb. 13,8).


Vi saluto nel suo nome, miei fratelli e figli della sua Chiesa che è in Viterbo.

1. E' trascorso un decennio da quando questa Chiesa ha iniziato un nuovo capitolo della sua storia secolare con la fusione delle cinque diocesi. Il Sinodo Diocesano ci ha confermati nel dono della comunione per la responsabilità della missione. Ed insieme a tutta la Chiesa universale, con la guida del Papa, ci prepariamo a vivere il Grande Giubileo del 2000. Il vero pellegrinaggio è questo: andare insieme verso un meglio ed un più di vita cristiana. Lo ripeto: verso un meglio, ma insieme. Poi verrà, a Dio piacendo, il pellegrinaggio del 2000 verso Roma che, tra l'altro, per i viterbesi non chiederà tanta fatica.

2. Il 2000 è un anno eccezionale perché i millenni sono la misura massima nel contare il tempo. E il tempo vale anche per Gesù, dio-fatto uomo, entrato nella storia, vivo dentro la storia: "il lui il tempo è diventato una dimensione di Dio" (Tertio millennio adveniente, 10). E' il 2000 di Gesù. E' la sua grande festa, per la quale prepara un regalo singolare alla Chiesa, ad ogni uomo e donna: "in prossimità del terzo millennio Dio sta preparando una grande festa cristiana" (Redemptoris missio, 86). Il Papa ne è certo e "intravede già l'inizio" in "un progressivo avvicinamento dei figli agli ideali e ai valori evangelici" (ivi): il bisogno e la aspirazione ad una vita più serena, più giusta, più sana, libera da guerre e violenze.

3. Anche per noi il 2000 sarà un anno straordinario a condizione che ci prepariamo a viverlo insieme a lui con le stesse intenzioni con le quali Cristo lo vive per noi. A questo mira il piano pastorale di questo anno 1996/97. Verso il 2000: è l'impegno della nostra diocesi dopo il primo sinodo della sua unificazione con tutte le Chiesa d'Italia dopo il Convegno di Palermo nell'unità della Chiesa cattolica. Ciò che conta è che siamo tutti concordi nel condividere lo stesso progetto di vita ecclesiale e che, perciò, ogni parrocchia, ogni comunità, associazione, gruppo, faccia proprio questo progetto destinando le proprie iniziative a metterlo in atto nel miglior modo possibile. E che non rimanga sulla carta, ma si esprima con la vita.

4. Verso il 2000: in concreto che vuol dire? Il Papa lo indica con chiarezza: "rinvigorimento della fede e della testimonianza dei cristiani" (Tertio millennio adveniente, 42). Fede più convinta e coerente. Testimonianza di una Chiesa di cristiani che vivono il Vangelo della carità. E ci offre anche due proposte concrete: "la riscoperta della catechesi" e la "solidale accoglienza del prossimo, specialmente quello più bisognoso" (ivi). Sono questi gli obiettivi verso i quali vogliamo tendere con particolare impegno nel corso di questo anno: la catechesi e la carità. Sono gli stessi obiettivi che la Chiesa italiana si è proposta di perseguire nel Convegno di Palermo: Dentro la storia con il Vangelo della carità. Dentro la storia: essere cristiani oggi, in questo nostro tempo, mentre la delusione provocata dal tramonto dei miti del secolarismo, sembra risvegliare un nuovo bisogno religioso. E' questo, certamente un segno positivo. Tuttavia, mentre "presso la maggioranza della popolazione si nota una diffusa religiosità, anzi un ritorno alla preghiera" (CEI. Con il dono della carità dentro la storia, 7) questo bisogno religioso spesso si esaurisce in uno stato d'animo evanescente o in qualche esperienza sincera ma momentanea che non incide nella vita.

5. Di qui la necessità di un rinvigorimento della fede attraverso una catechesi che illumini i contenuti e promuova le convinzioni del credere: perché credo? in chi credo? cosa credo? Catechesi che accompagna un cammino di vita cristiana, sostenuta dai sacramenti e dalla preghiera ed espressa nella coerenza morale della condotta. In vista di questa catechesi "occorre che i cristiani, soprattutto nel corso di questo anno, tornino con rinnovato interesse alla Bibbia" (Tertio millennio adveniente, 40). Catechesi per imparare a credere con una fede che insegni a vivere.

6. Ma, a sua volta, la vita cristiana non finisce nell'esistenza dei cristiani. Non è vita privata: "nessuno di noi vive per se stesso" (Rom.14,7). La vita cristiana è carità: "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte" (1 Gv.3,14). L'amore vicendevole dei cristiani tra loro, innanzi tutto: così da esprime insieme una Chiesa la quale dinanzi al mondo testimonia in maniera credibile che Cristo è stato mandato come Salvatore (cfr. Gv.17,21). Perché neppure la Chiesa è fine a se stessa e la sua missione non può limitarsi a difendere la fede o meno che mai difendere se stessa. "Non solo comunica all'uomo la vita divina" ma "cammina insieme a tutta l'umanità" per "contribuire a rendere più umana la famiglia degli uomini e la sua storia" (Gaudium et spes, 40). A noi, oggi, qui, è chiesto di essere Chiesa così. A questo mira il piano pastorale per l'anno 1996/97: il primo del cammino triennale verso il 2000

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UN PROGETTO DI VITA


7. Chiesa per una nuova umanità. Cioè, diocesi formata da cristiani che sanno di essere Chiesa in missione. E si propongono di dare un contributo all'esistenza umana contemporanea, affinché diventino più degne dell'uomo la cultura e la civiltà. Non sono idee astratte: sono la vita reale. Cultura vuol dire modo di vivere. "Consiste nel grado di qualità umana di tutte le attività, esperienze, iniziative del vivere" (Libro del Sinodo 234): mentalità, criteri di giudizio, condotta, costume. Civiltà vuol dire vivere insieme ai vari livelli della vita di rapporto: da quello più intimo della famiglia a quello dell'esistenza sociale, economica, civica, nel territorio, nella nazione, nel mondo. Dentro queste realtà siamo cristiani e siamo Chiesa. Anzi, siamo cristiani e siamo Chiesa in vista di queste realtà. Siamo cristiani e siamo Chiesa per andare: "andate in tutto il mondo" (Mc. 16,15). Servizio cristiano alla cultura umana. Si fa, innanzi tutto, migliorando la cultura della fede. Il Papa lo chiama "rinvigorimento della fede" (Tertio millennio adveniente, 42): una conoscenza più chiara della persona di Cristo, del suo Vangelo, della sua missione da lui affidata a tutta la Chiesa. Cultura della fede: conoscere per credere. Credere per "vivere mediante la fede" (Rom. 1,17). Una cultura seria nei contenuti e vivace, persino entusiasmante nel modo di presentarli ed accoglierli, così da far sperimentare la beatitudine del credere: come la sperimentò Maria credendo alla Parola di Dio (cfr. Lc.1,45). Ma c'è un altro servizio cristiano alla cultura umana, che si fa aiutandola a diventare più degna dell'uomo grazie alla fede in Cristo: una cultura dalla fede. Si parla di crisi della fede oggi. Forse la fede è sempre in crisi, proprio perché è libera. Oggi, però, c'è più crisi di cultura: basso livello nei modelli di vita che vengono proposti o imposti e scadente qualità del vivere di fatto. Comunque una cosa è certa: "molti sono alla ricerca di punti di riferimento, di ragioni di vita e di speranza" (CEI Con il dono della carità dentro la storia, 7). Le nostre comunità non pretendono di distribuire risposte preconfezionate ma sono chiamate a diventare spazio dove quella ricerca può trovare una risposta.

9. Servizio cristiano alla civiltà umana. Questo servizio ha un nome che, forse, si sta logorando nell'uso facile: solidarietà. Sta di fatto che, oggi, vivere insieme è problematico. Da soli non è possibile: insieme costa fatica. La civiltà, che è, appunto, vivere insieme è, nel nostro tempo, più portata agli individualismi ed agli antagonismi che alla comprensione ed alla accoglienza reciproca per una collaborazione tra le diversità in vista del bene comune. Al problema del vivere insieme Cristo propone una risposta: la carità evangelica. E' assai più che l'elemosina o l'elargizione ambiziosa o sdegnosa dall'alto in basso. E' vivere insieme gli uni per gli altri. E' l'unica civiltà che può garantire un domani al corso della storia umana. Civiltà di persone, non di cose. Civiltà di fatti, non di parole. Civiltà permanente e promozionale, non di sola emergenza. Non è un rimedio: è una scelta, che si mette in atto, partendo dagli ultimi. Ciò che conta è renderla più consistente nel modo con il quale ciascuno di noi guarda l'altro, lo considera, lo accoglie, lo comprende, lo aiuta, gratuitamente. Perché dove non c'è gratuità non ci sarà nemmeno giustizia: dove c'è solo diritto ci sarà sempre ingiustizia. E' tutto un modo di vivere che chiede di essere rinnovato risalendo alle sorgenti ed incominciando dai rapporti interpersonali tra di noi che condividiamo la fede in Cristo. Cristo è uno: crediamo davvero in Lui? Noi che crediamo in Lui sappiamo comprenderci, perdonarci, volerci bene tra noi? Siamo uniti o divisi? Ci chiamiamo fratelli, ma siamo amici?



GLI ANIMATORI DEL PROGETTO


10. Responsabili lo siamo tutti, perché siamo tutti Chiesa. Ma proprio come Chiesa abbiamo ritenuto opportuno concentrare il nostro impegno di crescita e di servizio su due realtà: la comunità familiare e il mondo giovanile. Il Sinodo ha confermato questo impegno che trova autorevole riscontro nella progettualità ecclesiale del Convegno di Palermo. La Nota pastorale dei vescovi italiani riafferma che "la famiglia" è "una priorità per la Chiesa e per la società" (Con il dono della carità dentro la storia, 36). E ci richiama alla "urgenza di ripensare la pastorale giovanile" (ivi, 39). La famiglia ed i giovani non sono settori particolari. Sono destinatari di una attenzione e valorizzazione da parte di tutta la comunità ecclesiale per diventare sempre di più gli animatori di una diocesi che vuole essere Chiesa per una nuova umanità.

11. Di qui la necessità che ogni parrocchia attui il programma di pastorale familiare indicato dal Sinodo (nn. 176-181) e per il quale è necessaria la collaborazione di coppie animatrici: la preparazione remota e prossima al matrimonio la formazione permanente attraverso gruppi di sposi la proposta e la sussidiazione per un cammino sistematico di catechesi e di preghiera dentro la comunità parrocchiale la promozione di famiglie missionarie che si dedichino al servizio della comunità, dell'aiuto alle altre famiglie, della difesa della vita

12. Piccola o grande o media, ogni parrocchia non può fare a meno di una presenza cristiana ed ecclesiale dei giovani. Punto di partenza per suscitare questa presenza è la proposta da offrire al momento nel momento in cui termina l'età della iniziazione cristiana e incomincia l'età della decisione. Una proposta di orientamento vocazionale: fare della vita una risposta per rendersi utili, non da soli ma insieme. Cristo vivo chiama ciascuno a fare Chiesa con gli altri per aiutare tutti.

13. Il Sinodo offre delle indicazioni preziose che derivano dalla esperienza (Libro del Sinodo nn.189-221) gruppo di giovani che si propongono di crescere insieme all'insegna della amicizia e della risposta a cristo il gruppo ha migliore garanzia di efficacia e di continuità se si esprime attraverso la adesione ad una associazione giovanile scegliere gli animatori e curare la loro formazione dialogo personale con il sacerdote per avviare alla direzione spirituale coinvolgimento di genitori, educatori ed adulti che operano a contatto con i giovani, ai vari livelli fare il possibile per realizzare l'Oratorio è utile il collegamento interparrocchiale o zonale dei gruppi. Ed, a livello diocesano, saranno promosse iniziative giovanili di ambiente.



INIZIATIVA DEL PROGETTO


14. Fiducia, condivisione, concretezza: sono condizioni indispensabili affinché la nostra preparazione al 2000 sia quale il Signore la vuole. Ed a livello di concretezza pastorale, ci impegniamo tutti a consolidare la animazione, la sussidiazione ed il coordinamento diocesano della catechesi e della carità, intensificando e qualificando l'Ufficio Catechistico e gli Organismi della caritas.

15. La catechesi parrocchiale dei giovani e degli adulti è un impegno irrinunciabile. Occorre, perciò, creare e sperimentare modi e forme nuove per attuarla: corsi biblici, incontri nelle famiglie o nei caseggiati, iniziative culturali di richiamo, uso di audiovisivi. Soprattutto è indispensabile tener presente che la catechesi appartiene alla comunità ecclesiale in quanto tale e che le iniziative dei gruppi e movimenti debbono concordarsi nella parrocchia. E, per quest'anno, la catechesi deve incentrarsi in Cristo, unico salvatore del mondo, ieri oggi e sempre.

16. In ogni parrocchia sia attiva la Caritas parrocchiale per tener vivo in tutta la comunità l'impegno permanente del farsi prossimo ai fratelli e per venire incontro con intelligenza e con amore alle reali necessità materiali e morali.

17. In vista di questi impegni, il mandato che viene conferito ai catechisti parrocchiali sarà conferito anche agli animatori della caritas, della pastorale familiare e della pastorale giovanile che siano disposti a riceverlo e ritenuti idonei ad esercitarlo.

18. Le associazioni di categoria e di ambiente che svolgono attività di evangelizzazione e di carità abbiano cura di far conoscere le loro iniziative e di coordinarle a livello diocesano.

19. La diocesi come tale è impegnata a farsi carico di alcune opere specifiche il Ce.I.S. per il recupero dalla tossicodipendenza la mensa Don Alceste la casa di accoglienza per ragazze madri il gemellaggio con la diocesi di Tirana in Albania



Cari fratelli e figli, La vita non si scrive. C'è se e quando la si vive. Quando la si scrive o si dice troppo o si dice poco. Questa lettera non pretende di gestire l'anno di vita diocesana che abbiamo iniziato. Vuole solo dare qualche indicazione che aiuti a viverla insieme, tutti. Dieci anni fa, la nuova diocesi di Viterbo fu posta sotto la protezione della Madonna della Quercia. Il Papa ci invita a contemplarla in questo primo anno del cammino verso il 2000 "soprattutto nel mistero della sua divina maternità" (T.M.A. 43). E' Mamma che sa tutto di Gesù. Ci aiuterà a conoscerlo, a credergli, ad amarlo: non certo quanto Lei, ma, almeno, come Lei. A Lei mi affido, benedicendovi

+Fiorino, vescovo