anno 76, numero 12
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Questanno sarà lanno di prova per lapertura della casa di accoglienza per ragazzi che vogliono proseguire la scuola dopo le elementari. Il primo gruppetto sarà di 10, sei ragazze e quattro ragazzi. Sono tutti cattolici provenienti dai villaggi lontani lungo la valle del fiume Malinau. Provengono tutti da famiglie povere e quindi difficilmente possono garantire tutte le spese necessarie per la scuola: la divisa, le scarpe, i libri, il vitto e lalloggio nella casa della missione (Asrama). La missione cerca di venire in aiuto tenendo conto dellimportanza di preparare ragazzi in gamba per il loro futuro migliore e per la Chiesa locale che ha bisogno sempre più della loro presenza in tutti i settori. LIndonesia è un paese tollerante dal punto di vista religioso, ma non permette la venuta di personale religioso se non in casi eccezionali. Spero che tra qualche anno il numero dei ragazzi possa arrivare a 30-40.
In alcuni villaggi dayak da alcuni anni sto facendo fare unesperienza agricola di gruppo attraverso il progetto di coltura della pianta del cioccolato o cacao. Ormai sono alla fase produttiva e urge la fondazione di una Cooperativa agricola. Lo scopo è di proteggere il prodotto da speculazioni di mercato, aiutarli a organizzare meglio la loro economia familiare e saper risparmiare. Il nome della Coop è Metui, il nome di un uccello della famiglia dei tucani, bellissimo. Quando nella foresta il suo canto si fa persistente, per i dayak è segno che la stagione dei frutti sarà abbondante e quindi anche i cinghiali e i cervi saranno abbondanti e copiosa la cacciagione. Il nome è dunque di buon auspicio. A fine luglio si è svolto un corso di formazione con la presenza delle autorità governative. Con il loro appoggio, la cooperativa è diventata ufficiale.
p. Natalino Belingheri
Pastoran Katolik
Jl. Laga Feratu 38
Pulau Sapi 77155 (Kal. Tim.)
Indonesia
La signorina torna tardi stasera
Le ragazze da qualunque latitudine provengano hanno un fascino a cui riesce difficile sottrarsi, fosse anche solo per uno sguardo fugace; cè in loro qualcosa di indefinibile, unattrazione dovuta a quel passaggio nelladolescenza dove il fiore si apre in tutto il suo splendore spandendo intorno il suo fragrante profumo. Le ragazze asiatiche poi vi aggiungono quel connaturale fascino, che sembra renderle eterne adolescenti: atteggiamento umile, sottomesso, un sorriso sempre pronto e uno sguardo che pur schivo attraverso quegli occhi a mandorla ti penetra, scrutandoti fin nel profondo.
Che sia diventato un attento osservatore delle bellezze naturali e non, non è ciò che cerco di dire attraverso queste righe; ho davanti a me la chiesa coreana e, tentando di dire qualcosa, mi affido a queste immagini cercando di comunicare le impressioni che mi porto dentro da tempo.
Della chiesa coreana si è detto tanto, anche se forse non ancora abbastanza e con cognizione di causa, si sa ad ogni modo della sua vitalità, del grande impegno profuso soprattutto da parte dei laici, delle continue conversioni e se si considera che tutto questo ha luogo in Asia, dove i cristiani sono una irrisoria presenza in termini numerici, allora si può dire a ragion veduta che in Corea cè del prodigioso. Molti si chiedono il perché di un tale progresso e molteplici potrebbero essere le cause; basterebbe indicare a livello di fede, la grande influenza dei molti martiri negli anni passati e a livello sociologico, in una società in rapida trasformazione, il desiderio di trovare nel gruppo il senso di appartenenza e identità.
Quello che della Chiesa coreana non si dice è la fase di stanchezza che si sta avvertendo su diversi fronti, non ultimo quello del declino nel numero delle conversioni, segno tangibile di una trasformazione così rapida della società che riesce difficile tenerne il passo, soprattutto a livello di capacità riflessiva e di conseguenza sul piano del comportamento. Ciò che valeva fino a ieri perché consegnatoci dalla tradizione e da una cultura millenaria, oggi è messo in discussione, non tanto da un dibattito a tavolino, quanto piuttosto da modi di fare fortemente influenzati da una secolarizzazione che penetra da ogni parte. Inutile cercare di arginarla, puntando il dito su ciò che viene dallesterno; occorre lavorare sui recipienti, in questo caso i coreani, a livello di informazione e soprattutto formazione, ma questo è troppo facile a dirsi.
Quando, anni or sono arrivai da queste parti fu soprattutto lestrema vitalità dei coreani a sorprendermi e molto in positivo. Lavorai per un certo periodo in parrocchia e limpressione si trasformò in convinzione: i cristiani erano dotati di uno zelo ed entusiasmo naturalmente contagioso; il parroco doveva solo aspettare le conversioni, venivano quasi spontanee e le attività in parrocchia non mancavano certo. Questo allinterno, ma che ne era di quanti erano fuori dal recinto parrocchiale? Decisi perciò di recarmi allesterno, credendo di riscontrare nei lavoratori stranieri illegali un volto nascosto, ed eccomi così preso mani e piedi (spero ne siano sufficientemente contagiati anche mente e cuore) da una attività che va ingrandendosi giorno per giorno con le sue gioie e sofferenze.
Cominciai tempo fa, instaurando rapporti volanti con questi lavoratori mentre scendevano e salivano dagli autobus in un anonimo bus terminal alla periferia di Seoul ed ora eccomi incaricato dalla diocesi di Suwon della pastorale dei migranti. E proprio ora che sono dentro, mi rendo conto di quanta fatica faccia la chiesa coreana a mettersi al passo con un mondo in rapida trasformazione. Manca del tutto o si mostra deficitario un atteggiamento di immersione, di contatto, di vicinanza e perciò di comprensione di un mondo che si muove su altre direttrici. Non pochi si rendono conto del fenomeno, ma non si riesce a trovare delle risposte sufficientemente valide, cè ancora una pastorale di attesa che regna sovrana; il diverso appare sospetto o non degno di troppa considerazione. Quante volte ho ascoltato preti congratularsi per questa mia attività e poi più niente, perché lattività diocesana non contempla tale apostolato. Tutto intorno è un pullulare di attività per costruire nuove chiese e la gente comincia a mormorare per il peso economico che questo comporta; ma chi avrà la capacità di prestare ascolto a questo malessere serpeggiante? Si vive di uno slancio e di un progresso che è in parabola discendente e si stenta a rendersene conto in maniera adeguata, con risposte opportune.
La chiesa coreana è quella ragazza poco fa descritta, ma la piena coscienza di essere giovane ed attraente e poco importa se per essere donna matura occorrono anni e soprattutto esperienza; oggi sente tutto lo slancio e il vigore degli anni ancor verdi e vive di questa vitalità. Ricordo mia sorella quando cominciò a tornare un po più tardi la sera con la conseguente trepidazione di mamma; inutili i mille discorsi, si sentiva giovane, si affacciava alletà adulta, ai diciottanni tanto sospirati e ora la si voleva mettere in guardia?
La chiesa coreana si muove su questa scia e cosa si può dire a lei se non augurarle di tutto cuore che faccia la sua esperienza, che maturi la sua fede e a noi, che ci atteggiamo a madri troppo premurose, un abbandonarsi fiducioso al corso degli eventi, perché tanto la signorina ha deciso di tornare tardi la sera.
Un ammiratore
"Vogliamo essere come voi"
"La Comunità OMI di Marino è una proposta interessante per la formazione dei giovani alla Vita Consacrata". Le parole sono di un esperto che ce le spiega in questo articolo che presentiamo per ricordare i trentanni dalla fondazione della comunità.
di Beppe Roggia*
Si respira il profumo della freschezza del Vangelo e delle res novae della Vita Consacrata, andando a Marino dai Missionari Oblati di Maria Immacolata.
Oggi è diventato di prammatica affermare che, per formare i giovani alla Vita Consacrata, occorre un tipo di struttura in cui essi si sentano pienamente sé stessi, con un clima e dei rapporti pienamente umanizzati, non formali, meno che meno standard, al fine di permettere la loro immersione nei carismi vivi dei Fondatori e degli Istituti. A Marino troviamo tutto questo e, per di più, con tanta semplicità.
Una proposta di cammino di fede attraverso unintensa vita di fraternità. Un luogo ideale quindi per i giovani, per cogliere il progetto di Dio sulla loro vita.
Già la pubblicità dellesperienza di Marino è interessante e ben studiata: dai contatti con la Comunità per sentito dire, allinserimento nel Movimento Giovanile Costruire (MGC), al capitarci per qualche esperienza di week-end, al trascorrere qualche giornata nei tempi di vacanza fino al campo estivo di Vallada Agordina (Bl), è tutto un assaggiare lesperienza, per farsi venire lacquolina in bocca di viverla.
Dal 1967 ad oggi, chi ha visto passare a Marino parecchie centinaia di giovani, può testimoniare che moltissimi hanno maturato la loro vocazione religiosa oppure sono ormai impegnati come laici nella pastorale della Chiesa.
Ma la cosa più interessante a Marino è ancora oltre: si tratta del progetto formativo, in cui possono stare insieme, pur nel rispetto delle esigenze, momenti ed interventi diversi, centro giovanile, prenoviziato e noviziato. Esperienza guidata da ununica équipe formativa, che interferisce vicendevolmente nelle tre fasi. Abbiamo infatti équipe costituita dai vari responsabili delle tre fasi formative, ma insieme condividono ununica responsabilità, gestendo così una splendida sintesi di continuità e complementarietà nel lavoro formativo con giovani.
Bisogna dire che qui i giovani si sentono i protagonisti della loro crescita e formazione, tanto sono pienamente coinvolti nella responsabilizzazione della vita di comunità in tutti i suoi aspetti. Anche i locali e gli ambienti della Comunità risultano in linea col progetto: sono ambienti a misura duomo e di giovani in cammino e ti attirano subito per la funzionalità e il buon gusto unito a molta semplicità.
Oggi in tante situazioni della Vita Consacrata, sia in Italia che altrove, si fa molta fatica a portare avanti un progetto serio di formazione, soprattutto per le tre fasi in questione: Pastorale Giovanile, prenoviziato, noviziato, a causa non ultima, dello scarso numero dei candidati. Allora, il più delle volte ci si imbarca in soluzioni degne delle multinazionali ma poco rispettose dellinculturazione e delle vere esigenze dei giovani.
Il progetto dei Missionari OMI di Marino è una proposta da esportare con una buona capacità di incarnazione in ogni cultura, tanto più che, mi sembra, è nata e continua anche oggi, per attualizzare quellesperienza di Gerusalemme, che dagli Atti ad oggi rimane paradigmatica per ogni dove e per sempre.
Ed è per questo che da più di sei anni il Corso Formatori dellUniversità Pontificia Salesiana (UPS) continua a mettere in calendario una giornata di studio esperienziale a Marino, per avere la possibilità di un confronto con un modello di formazione che ha più futuro che passato e non solo per gli OMI.
Beppe Roggia
Statistiche sul Centro giovanile di Marino
Quanti sono i giovani passati da Marino? E quanti di questi sono Missionari Oblati di Maria Immacolata? Ecco una statistica di questi trentanni che ci ha fornito la Comunità di Marino:
- giovani che hanno fatto almeno un anno al Centro Giovanile: 268
- di questi sono entrati al Noviziato OMI: 145
- sono attualmente Missionari OMI: 102
- sono tornati in famiglia: 114
- sono sacerdoti diocesani: 9
(dati aggiornati al 29/9/1997)
Grazie Marino !
Riportiamo alcune lettere con impressioni, ringraziamenti, stimoli, indirizzati alla comunità di formazione dei Missionari OMI italiani, in questi trentanni della sua storia.
"E il segno di Dio! E il segno di Dio!
Mi sono sentito ringiovanito et rincuorato per la vostra accoglienza così amorevole e cordiale. Resto unito a voi in anima e pensiero. Ubi caritas et amor, Deus ibi est! E limpressione profonda che conservo dal mio contatto di qualche ora con i miei confratelli Oblati di Marino e i loro studenti dalla personalità così aperta. (...)
Io vedo Marino come una comunità nella quale i padri possono venire per ritrovare una vita. (...) Appena tornerò dal mio viaggio, verrò di nuovo tra voi. Sono a vostra disposizione per tutte le volte che desiderate venga a parlarvi del fondatore".
p. Léo Deschâtelets, superiore generale
22 marzo 1969
" (...) Quanto a voi che avete compreso in tempo utile, i veri valori della vita, sappiate valorizzare questo vostro sacro realismo rendendovi pieno conto dellaltezza, la profondità, la sublimità del sacerdozio. Ed allorché, voi prescelti, ritenete di averlo compreso, guardatevi attorno. Osservate quanto il mondo di oggi abbia ancor maggior bisogno di voi. esso sarà nelle vostre mani, diverrà come voi avrete saputo trasformarlo. Che bella battaglia e che magnifica vittoria vi aspettano. Avrete nel padre Armando (Messuri, ndr.) un condottiero da seguire, da imitare".
sig.ra Caterina Solina
Corpus Domini 1970
"Mantenete la gioia di amare Gesù nel vostro cuore
e condividete questa gioia con tutti quelli che incontrate
specialmente la vostra comunità"
Madre Teresa di Calcutta, ai novizi
8 ottobre 1994
"Vi ringrazio per la collaborazione attiva e gioiosa in occasione delle celebrazioni della canonizzazione, prestata dai membri della vostra comunità. Vi ho visti con gioia servire in molteplici compiti. Che SantEugenio vi aiuti tutti ad avanzare nel cammino della santità e nella realizzazione della sua volontà. Grazie".
p. Marcello Zago, superiore generale
8 dicembre 1995
"Nata come Centro giovanile nel 1967, la Comunità di Marino è stata, nel linguaggio comune, prima di tutto identificata con questa realtà. I 30 anni di storia recano con sé un bagaglio non indifferente di esperienza, ma anche di fatica per comprendere e adattarsi al mondo giovanile in continuo cambiamento. (...) La Comunità di Marino diventa per la nostra Provincia, la cerniera, il punto di incontro più qualificato tra pastorale giovanile e pastorale vocazionale. Come comunità di formazione, Marino, insieme allo Scolasticato, è il cuore della nostra vita, è la speranza per il futuro, non solo per la quantità di Oblati che saranno formati, ma per la qualità della vita religiosa della Provincia".
p. Angelo Daddio, superiore provinciale,
maggio 1997
Attualità
OMI in Senegal: come sarà il futuro?
Nel numero di aprile Missioni OMI ha pubblicato la prima parte di un intervista a p. Arena. Presentiamo ora la seconda che contiene gli sviluppi della missione del Senegal in questi ultimi quindici anni.
di Pasquale Castrilli
Ci siamo lasciati nellarticolo scorso (vedi Missioni OMI 4/97, p. 13-20) con una convinzione maturata dagli Oblati in Senegal: la testimonianza della vita comunitaria è prioritaria per lannuncio missionario. Continuiamo a parlarne con p. Mimmo Arena, superiore della delegazione senegalese. "Su questo humus di vita comunitaria - divenuto più fertile per la scomparsa prematura, nel luglio del 1980, di p. Massimo Kratter che aveva lasciato presso tutti un ricordo dardente missionario - si è sviluppata, poco a poco, una certa strategia missionaria i cui punti forti sembrano essere: collaborazione con tutte le componenti ecclesiali della Chiesa locale, instaurazione di contatti personali con i fedeli attraverso le tournées nei villaggi e visite programmate alle famiglie, formazione dei laici al fine di responsabilizzarli e coinvolgerli il più possibile nelle attività della missione, attenzione alle situazioni di povertà e sollecitudine per aiutare i più poveri, apertura alla comunità musulmana, interesse crescente per il mondo giovanile.
Tale strategia missionaria, messa in pratica nel corso di questi anni, domanda un di più di presenza, moltiplica il lavoro dei missionari e suscita lapprezzamento delle autorità ecclesiastiche. Tre elementi che spingono a procedere, secondo i programmi previsti, alla fondazione di altri due posti di missione. Uno è Djilas a cui viene attribuito una parte di territorio della missione di Ngueniene per un servizio più capillare nel settore. Laltro è Parcelles Assainies previsto come un necessario pied-à-terre per la Delegazione, ma anche come luogo dapostolato in favore del proletariato urbano, degli immigrati provenienti dalla zona rurale e dei giovani studenti e lavoratori perlopiù disoccupati. Lapertura di questi nuovi posti nellautunno 1982 fu possibile grazie allaiuto in personale che la Provincia dItalia aveva fornito alla Delegazione lanno prima inviandovi p. Carlo Andolfi, p. Natalino Favero e p. Giuseppe Giordano".
Si può dire che con l82 inizia una terza tappa che rappresenta il consolidamento del lavoro missionario degli Oblati in Senegal?
Nellarco di tempo che va dal 1982 al 1994, in cui in Italia si succedono come provinciali p. Verzeletti, p. Merlo e p. Bisignano, leffettivo quasi raddoppia, ma lusura del tempo e del clima crea in alcuni problemi di salute. Il personale aumenta ogni anno con larrivo di ben 8 padri (Enrico dOnofrio, Tonino Mazzeo, Roberto Gallina, Gaetano Caruso, Luigino Da Ros, Adriano Titone, Bruno Favero, Alfonso Bartolotta) e le presenze temporanee di p. Giovanni Galperti e p. Pasqualino Saurio. Ma nello stesso tempo diminuisce per il ritorno in patria, definitivo o momentaneo di ben 8 missionari. Inoltre i primi arrivati cominciano a sentire la stanchezza e il bisogno di un tempo prolungato, lontano dal contesto abituale in cui operano, per riprendere nuovo slancio. Questi elementi uniti allapertura di Koumpentoum nel 1984 rendono necessario un rimpasto del personale che sarà operato da p. Guglielmo Crespan e p. Natalino Favero, i Superiori di Delegazione di questo periodo.
"Sono quasi otto anni che abitiamo il Senegal - si legge in uno documento redatto nel 1984 - ci siamo inseriti nel mondo e Chiesa senegalesi in modo rapido e profondo. Abbiamo organizzato la nostra vita interna di religiosi sia per laspetto comunitario che spirituale. Sentiamo di essere una sola famiglia anche se presenti in tre circoscrizioni ecclesiastiche diverse. Cè stata la scomparsa di p. Massimo e il vuoto che ne è derivato. Poi dei giovani Padri sono venuti a ingrossare le file. Abbiamo un buon rapporto allinterno della Chiesa senegalese. E lecito e doveroso a questo punto della nostra storia domandarci che cosa vuole da noi il Signore e, conosciutolo, metterlo in pratica con costanza nella unità e nella creatività affinché portiamo a compimento la nostra missione in seno a questa Chiesa senegalese".
Si intraprende un cammino di sistematizzazione dellesperienza missionaria. Si riflette di più per precisare la missione della Delegazione. Essa vuole camminare con la Chiesa del paese perché questa "prenda in mano il suo avvenire". Nel contempo si riflette per fissare le priorità della Delegazione che sono esplicitate con questi titoli: comunità apostolica, uomini di fede, azione apostolica. La comunità si conferma in testa al gruppo delle priorità. Di essa si scrive: "La Delegazione intera è una comunità apostolica, così pure i due distretti e le residenze stesse. Noi diamo atto che in questi anni di vita la Delegazione ha perseguito costantemente quello che le Costituzioni e Regole ci dicono allart. 3: "La chiamata e la presenza del Signore in mezzo a loro unisce gli Oblati nella carità e nellobbedienza per far rivivere lunità degli Apostoli con Lui". Questo sforzo di vivere in comunità cè sempre stato e perdura. Là dove il Signore ci chiama a dare qualcosa di più è nel fornire lo stesso sforzo per realizzare lultima parte dellart.3: "la loro comune missione nel suo Spirito", cioè vivere in unità il lavoro apostolico, accettare la corresponsabilità piena di tutto quello che intraprendiamo". A questo fine, a partire dal 1984, tutti i posti di missione si impegnano a redigere allinizio di ogni anno il loro progetto apostolico il quale vorrebbe aiutare i membri della Delegazione a pensare, attuare e valutare insieme lazione apostolica.
Su queste basi, lamministrazione che guida la Delegazione dal 1987 al 1994 è in grado di prendere delle misure e operare delle scelte molto importanti per il suo avvenire. Tra le misure prese in questo periodo, vorrei notare la creazione delle commissioni che si sono dimostrate un valido strumento di riflessione e di consultazione sui diversi aspetti della vita religiosa-apostolica della Delegazione e un incentivo alla corresponsabiltà sul piano amministrativo. Tramite la commissione delleconomia si perviene alla redazione di un direttorio amministrativo che regola la pratica della comunione dei beni da sempre voluta e attuata. Tramite la commissione della formazione si elabora e si mette in atto un piano concreto per suscitare le vocazioni e accompagnare i candidati alla vita oblata. A questo scopo viene fondato nel 1989 il Foyer Joseph Gérard, che in un primo tempo ha sede accanto alla parrocchia di Parcelles Assainies, prima di essere spostato a Front de Terre, in una zona più al centro di Dakar.
Questa tappa ha forse fatto prendere maggiore coscienza agli Oblati del Senegal dei frutti prodotti dallazione missionaria ...
La testimonianza comunitaria che la Delegazione predilige e le misure prese modellano e fanno avanzare col tempo la sua missione. I risultati da essa ottenuti sono sintetizzati durante la sessione congiunta del Consiglio Generale con i Superiori Maggiori della Regione Oblata dAfrica, tenutasi a Dakar nel gennaio del 1994. Nei posti dove gli Oblati operano si nota: una crescita della dimensione comunitaria, una maniera di evangelizzare più inculturata, un aumento di corresponsabilità pastorale in seno al laicato, una sensibilità più acuta per i problemi sociali del luogo, un irradiazione evangelica considerevole presso gli aderenti alla religione tradizionale con aumento dei catecumeni, un intensificazione di contatti e di dialogo con i musulmani.
Ma, alla fine di questa tappa, il risultato più interessante per la vita della Delegazione è la nascita del primo nucleo di Oblati senegalesi, composto da p. Alexandre Diegane Faye, p. Louis Siilibo-Kubessibo Diédhiou, fr. Joseph Bouré Damba, che finisce questanno gli studi di teologia in Zaire, e fr. Alexandre Faye, rientrato due anni fa dopo il noviziato e la scuola professionale fatti in Camerun. A questi si deve aggiungere P. Jean Amadou Sy che si è formato e fa parte della Provincia di Francia.
Con larrivo dei primi Oblati Senegalesi nella Delegazione si apre decisamente un nuovo capitolo della sua storia. Quali sono i principali avvenimenti di questi ultimi anni?
Si, quella che stiamo vivendo è forse la quarta tappa, della quale saranno altri dopo di noi a parlare più a lungo... Anzitutto lordinazione sacerdotale di p. Alexandre e di p. Louis, vissuta come un grande dono di Dio per noi, ci ha sollecitato e ci aiuta a continuare la nostra missione in un maniera più inculturata. Il loro inserimento, come quello di fr. Alexandre, ci ha messo in moto per creare le condizioni per una felice integrazione tra missionari italiani e senegalesi. A questo proposito, stiamo facendo un cammino in cui, crescendo insieme nellamore e nella fiducia reciproca, ci arricchiamo dei valori e delle modalità culturali propri ai mondi che rappresentiamo. In margine a queste ordinazioni noto che sono riuscite a coinvolgere in una maniera interessante la Provincia e parecchi amici italiani vicini agli Oblati, tra cui i giovani del Movimento Giovanile Costruire.
Subito dopo le ordinazioni, anche per un inserimento fruttuoso dei nuovi arrivati, la Delegazione ha vissuto un tempo di consultazione per trovare una nuova disposizione del suo personale di cui si vedeva la necessità. Spostandoci da un posto allaltro ci sentivamo chiamati a una novità di vita che avrebbe dovuto far tesoro dellesperienza passata con i suoi successi, i suoi limiti e la routine accumulatasi.
Nel frattempo lattenzione della Delegazione è stata catalizzata dallannuncio della canonizzazione di Eugenio de Mazenod. Ne abbiamo percepito subito la portata spirituale e abbiamo puntato il più possibile su di essa perché diventasse per noi e per la Chiesa del paese un incentivo alla santità. A questo scopo abbiamo organizzato una messa di ringraziamento nella nostra Parrocchia di Dakar che, in clima di preghiera e commozione e in presenza del Cardinale e del Nunzio Apostolico, ha raccolto un migliaio di laici, un buon gruppo di sacerdoti diocesani e rappresentanti di quasi tutti gli Istituti di vita consacrata presenti in Senegal. Dal coinvolgimento dei laici delle nostre parrocchie, 10 dei quali si sono potuti recare a Roma, allavvenimento della canonizzazione è maturata la possibilità di inviarne uno al congresso dei laici associati organizzato a maggio 96 dalla nostra Congregazione.
Come vedi lo sviluppo delle vocazioni oblate locali? Cosa attira un giovane senegalese ad entrare tra i Missionari OMI?
Ho già parlato del Foyer di Front de Terre intitolato al beato Joseph Gérard valente Missionario Oblato del Lesotho. Qui, ormai da due anni, due formatori, p. Adriano Titone e fr. Silvio Bertolini, stanno stabilmente con i giovani senegalesi che aspirano a diventare missionari come noi, dopo averli seguiti nei primi passi del loro cammino là dove vivono. Questanno ce ne erano 12 di cui sei prenovizi. Inoltre ai campi vocazionali che si programmano ogni anno durante la stagione delle piogge prendono parte in media una quindicina di giovani previamente selezionati. Nel mese di agosto 96 due giovani sono partiti per fare il noviziato in Cameroun dando seguito così a una promettente collaborazione con gli Oblati presenti nelle diverse nazioni africane, avviatasi già da tempo soprattutto nellambito della formazione iniziale. Ora, considerando la piccola proporzione di cristiani del Senegal e lafflusso crescente di candidati presso le altre Congregazioni e nei seminari, questi numeri indicano una tendenza positiva e fanno pensare che lo sbocciare delle vocazioni nel paese attraversa un momento favorevole.
Per rispondere più direttamente alla tua domanda, devo dire che i giovani che si orientano a diventare Oblati fanno capire, raccontando le loro esperienze, che sono attirati verso di noi in primo luogo dalla nostra testimonianza comunitaria. Inoltre la nostra semplicità di vita e la vicinanza alla gente, il contatto semplice e cordiale con le persone di ogni estrazione e il nostro zelo per il Vangelo.
Ho sentito che il vescovo di Ziguinchor, nel sud del paese, vi ha domandato di aprire una missione nella sua diocesi? Come valutate questa proposta e come pensate di rispondere?
Il suggerimento di fondare in Casamance ci è venuto da p. Zago, nostro Superiore Generale nel 1994. Successivamente, in coincidenza con lordinazione sacerdotale di p. Louis Diédhiou, originario della Diocesi di Ziguinchor, abbiamo reso visita con p. Santino Bisignano, ai due vescovi del luogo. Abbiamo parlato dellinteresse che abbiamo per la Chiesa di Casamance e loro si sono mostrati contenti di un eventuale nostro inserimento in seno alla loro Chiesa locale. Da allora il tema Casamance è ritornato di tanto in tanto nelle nostre riunioni di Consiglio, ma non è stato molto sviluppato per la semplice ragione che non abbiamo il personale necessario per impegnarci in questa fondazione.
Leventualità di fondare in Casamance sembra essersi riaccesa e rientra nel quadro di unampia consultazione già in atto tra i membri della Delegazione e con i Vescovi interessati.
Personalmente credo al progetto di fondare in Casamance e penso che corrisponde al nostro carisma. In questa regione posta allestremo sud del Senegal cè un popolo che soffre per una situazione politica non del tutto chiara che spinge a lotte etniche. Ci sono ancora, come ci dicevano i Vescovi, aree da evangelizzare; il clero locale, discretamente numeroso, ha bisogno della presenza e del confronto proficuo con missionari religiosi, divenuti ormai rari sul posto. Infine, ci sarebbe la possibilità di scoprire altre vocazioni in questo territorio abitato dai Diolà, che al pari dei Seereer, sono letnia più cristianizzata. Il problema resta quello del personale per questa fondazione. Dobbiamo riconsegnare qualcuno dei nostri posti attuali di missione tra i più consolidati alla rispettiva Diocesi per recuperare dei missionari? Possiamo contare sul personale in provenienza dallItalia? Oppure è il caso di fare appello a una Provincia, come lo Zaire, per avere laiuto di confratelli africani? Sono domande che credo troveranno una risposta dopo la consultazione di cui parlavo.
Una dimensione importante della Chiesa senegalese è senzaltro il dialogo interreligioso. Il presidente Diouf addita sempre il Senegal come modello di tolleranza e di dialogo tra i cristiani e i musulmani. Come vedi tu la situazione?
La situazione del dialogo interreligioso in Senegal non è cambiata molto da come labbiamo descritta in un dossier pubblicato qualche anno fa da Missioni OMI. Malgrado luno o laltro intoppo occasionale, il Senegal, come è parso al Papa dopo la sua visita del 1992, resta un paese esemplare circa il dialogo tra cristiani e musulmani. Solo che anche nel campo del dialogo non si può vivere di rendita. Il dialogo, come tutti gli aspetti della vita missionaria e ecclesiale, è una sfida quotidiana. Domanda una formazione, il mantenimento di un attitudine di apertura costante, inventiva e iniziativa. Attualmente in Senegal cè il pericolo di riposarsi sugli allori mentre cè bisogno di continuare a sensibilizzare le coscienze sul valore del dialogo perché cristiani e musulmani crescano insieme nel rispetto e nellamore e insieme costruiscano il progresso di questo paese nella giustizia e nella pace. Noi crediamo al dialogo e nella semplicità lo promoviamo. Il clima politico e la solidarietà che caratterizza la cultura senegalese sembrano favorire i nostri sforzi.
Permettimi al termine della nostra conversazione di salutare i nostri confratelli Oblati, i parenti dei membri della Delegazione e gli amici del Senegal, tutti in qualche modo nostri benefattori. Salutandoli a nome dei miei confratelli, voglio assicurare loro la nostra riconoscenza e la nostra preghiera.
Pasquale Castrilli
(2. fine)
copyright 1997 ©
Indice annata 1997 Editoriale
1997: lanno di Gesù Cristo, di Dario Centomo: gen-feb / 3
La Quaresima forzata, di Dario Centomo: mar / 3
Palermo... Dakar: diverse anzi uguali, di Dario Centomo: apr / 3
Maria: "di speranza fontana vivace", di Dario Centomo: mag / 3
Laos: solo un ricordo?, di Dario Centomo: giu-lug / 3
LEuropa cristiana, di Dario Centomo: ago-set / 3
Testimoni veri o falsi, di Angelo Daddio: ott / 3
Uruguay: una nuova evangelizzazione, di Dario Centomo: nov / 3
Il cielo più ricco, di Dario Centomo: dic / 3
Attualità
Valori Oblati: una forte tradizione, di Pasquale Castrilli: gen-feb / 21
La fame nel mondo, di Dario Centomo: mar / 10
Giovani: un mondo frammentato?, di Massimo Torregrossa: mar / 22
Morale soggettiva: lunica via dei giovani?, di Massimo Torregrossa: apr / 22
Sesso, sentimenti, famiglia dei giovani anni 90, di Massimo Torregrossa: mag / 10
Schierarsi con gli immigrati, di Pasquale Castrilli: mag / 22
Giovani e coscienza morale, di Massimo Torregrossa: giu-lug / 22
Puntare in alto, di Saverio Zampa: ago-set / 22
Giovani alla ricerca di un fondamento, di Massimo Torregrossa: ott / 10
Come comunicare la morale ai giovani?, di Massimo Torregrossa: nov / 10
OMI su Internet: dic / 16
OMI in Senegal: come sarà il futuro?, di Pasquale Castrilli: dic / 22
Missionari nelloggi del mondo, di Dario Centomo: gen-feb / 10
Le esigenze di salvezza delluomo, di Dario Centomo: mar / 26
Missione: povertà e giustizia, di Dario Centomo: apr / 26
Missione e secolarizzazione, di Dario Centomo: mag / 26
In missione con i laici, di Dario Centomo: giu-lug / 10
Una missione nella Chiesa, di Dario Centomo: ago-set / 10
S. Eugenio e le missioni ad gentes, di Dario Centomo: ott / 22
Una missione in comunità apostolica, di Dario Centomo: nov / 26
Dio cerca il suo popolo, di Pasquale Castrilli: gen-feb / 26
Segni nuovi per Palermo, di Salvatore Franco: apr / 10
Palermo: una via a S. Eugenio de Mazenod, di Enzo David: ago-set / 26
"Vogliamo essere come voi", di Beppe Roggia: dic / 10
Il muro polverizzato, di Jean Amadou Sy: giu-lug / 26
Giovani Oblati allopera, di Pasquale Castrilli: ott / 24
Spendersi per gli altri, di S. Zampa e P.Castrilli: nov / 22
Antonio Kowalczyk "La scelta del servizio", di Nicola Ferrara: dic / 26
La Missione cristiana nel terzo millennio, di Sebastian Karotemprel: gen-feb / 13
Andate in tutto il mondo! La vocazione missionaria, di Fabio Ciardi: mar / 13
Senegal: bilancio di 20 anni, di Pasquale Castrilli: apr / 13
Pescara: 50 anni al Cuore Immacolato, di Pino Sorrentino: mag / 13
Laos: è finito lisolamento?, di Pasquale Castrilli: giu-lug / 13
Polonia: la Chiesa risponde alle sfide dei tempi, di Marcello Zago: ago-set / 13
Missione: il brivido dellannuncio, messaggio del Papa per la GMM : ott / 13
Uruguay: secolarizzazione e sette, di Marcello Zago: nov / 13
Dove ti porta il mago? Maghi, magheggi e magagne, di Gennaro Cicchese: dic / 13
Achar (Uruguay): Cooperativa per le abitazioni: apr / 29
Cetraro Marina (Cs). Formazione permanente per i giovani Oblati: nov / 29
Dakar (Senegal: Questanno al Foyer J. Gerard: dic / 21
Firenze: Incontro del Movimento Giovanile Costruire: mag / 29
Frascati (Rm): Mostra fotografica missionaria: gen-feb / 29
Frascati (Rm): Il p. Provinciale visita le delegazioni: mar / 29
Frascati (Rm): Notizie dallo Scolasticato oblato: mag / 29
Frascati (Rm): Scolastica Andrich Oblato onorario: ago-set / 29
Frascati (Rm): Incontro di culture: ott / 29
Frascati (Rm): Aggiornamento per gli Oblati italiani: nov / 29
Frascati (Rm): Gli Oblati lasciano Atessa e Villalba: nov / 29
Frascati (Rm): Ordinazioni di tre scolastici: dic / 21
Grottaferrata (Rm): Voti perpetui di 4 Oblati: apr / 29
Manfredonia (Fg): P. Saverio Fabiano ordinato sacerdote: mar / 29
Marino L. (Rm). Due giovani entrano al Noviziato OMI: nov / 29
Montevideo (Uruguay): Presepe vivente al Cerro: mar / 29
Padova: Missione cittadina: giu-lug / 29
Padova: P. Zago parla ai Seminaristi italiani: ago-set / 29
Palermo: Una via intitolata a S. Eugenio: apr / 29
Paso de los Toros (Uruguay): Incontro delle CEB: ago-set / 29
Pescara: Trittico su S. Eugenio: ott / 29
Roma: I Boisgelin donano documenti su S. Eugenio: gen-feb / 29
Roma: I laici in primo piano in una lettera di p. Zago: mar / 29
Roma: Albania: interrotti i collegamenti: giu-lug / 29
Roma: Laurea in Teologia per p. Mazzeo: ott / 29
S. Maria a Vico (Ce): Musica e solidarietà: mag / 29
S. Maria a Vico (Ce): Lavori alla Basilica dellAssunta: dic / 21
Taranto: Nomina per p. Ventriglia: apr / 29
Taranto: Inaugurata statua di S. Eugenio: ott / 29
Tivoli (Rm): Ingresso degli OMI a Tivoli: dic / 21
Verona: P. Amadio Vitali scrive sul Senegal: gen-feb / 29
Convegni annuali dellAMMI: ago-set / 29
I nostri defunti: gen-feb / 29
I nostri defunti: nov / 29
+ P. Bramante Marchiol: apr / 29
+ P. Giovanni Santolini: giu-lug / 29
+ P. Giuseppe Borghese: ott / 7
+ P. Antonio Ioppolo: ott / 7
Maggioni, B., La parola si fa carne. Itinerari biblici di spiritualità missionaria: gen-feb / 30
Boz, P., LIslam, un pianeta tutto da scoprire: mar / 30
Per una civiltà capace di futuro: apr / 30
Cum, Un ponte tra le Chiese: mag / 30
Viennet, J.M., Abbé Pierre - Liberi per amare: giu-lug / 30
Tanel, E., Scendevano dal monte: ago-set / 30
AA.VV., Le sfide missionarie del nostro tempo: ott / 30
Gubitosa, C., Oltre Internet: nov / 30