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IL VILLAGGIO: DESCRIZIONE Le rovine dell'antica Cafarnao coprono approssimativamente un'area di sei ettari (60.000 metri quadrati). Il villaggio si estendeva per circa 300 m da est a ovest lungo la riva del lago (i suoi estremi limiti orientali si trovano nella parte dove s'innalza la moderna chiesina greco-ortodossa), e per circa 200 m da sud a nord, ossia dal lago verso le colline. ![]() Nella sua massima espansione durante il periodo bizantino Cafarnao poteva facilmente contare 1.500 abitanti. Qualsiasi stima della popolazione al tempo dei Vangeli è ancora prematura. Possiamo soltanto dire che la popolazione di Cafarnao era molto inferiore a quella delle grandi città del lago. Per citare un esempio, Magdala contava più di 40.000 abitanti al tempo della prima guerra giudaica, secondo Giuseppe Flavio. Nonostante ciò, il villaggio godeva d'una posizione privilegiata, grazie alle sue risorse economiche consistenti nella pesca, l'agricoltura, l'industria e il commercio. ![]() Large image Cafarnao aveva relazioni commerciali con l'alta Galilea, il Golan, la Siria, la Fenicia, l'Asia Minore, Cipro e l'Africa, come risulta dalle monete e dalla ceramica importata da queste regioni. Stupisce al contrario la scarsità di contatti con il centro e il sud della Palestina. ![]() Lo scavo sistematico di una parte dell'antico villaggio permette di ricostruire la fisionomia dei quartieri residenziali. Le case private scavate fino ad oggi sono piuttosto modeste, ma non povere. Esse inoltre non sembrano rivelare profondi dislivelli economico-sociali, almeno nella parte da noi scavata. Per la costruzione dei muri e dei pavimenti veniva usata la pietra vulcanica basaltica per lo più non ritoccata. 1 muri non avevano delle vere fondamenta e le case ad un solo piano difficilmente potevano raggiungere più di 3 m d'altezza, a giudicare dai gradini preservati che conducevano al terrazzo. I ricorsi abbastanza regolari erano rinforzati con pietruzze e terriccio ma senza malte consistenti, almeno durante il periodo ellenistico e romano. Anche nel periodo bizantino l'uso di buone malte fu piuttosto raro. Tetti leggeri, fatti di travetti di legno e di terra battuta mescolata a paglia, coprivano le basse stanze della casa ed erano raggiungibili dai cortili aperti attraverso scalini in pietra. ![]() Le abitazioni private seguono uno schema abbastanza costante: esse si compongono di varie stanzette ricoperte da un tetto, raggruppate attorno ad un grande cortile a cielo scoperto. L'ampio cortile era in realtà il centro della casa. Le sue vistose dimensioni, confrontate con quelle più modeste delle stanzette coperte, erano forse consigliate dalle condizioni climatiche di Cafarnao, dove la temperatura estiva si fissa intorno ai 35 gradi. Le stanze basse della casa ricevevano la luce attraverso una serie di finestre che si affacciavano sul cortile interno. Esse servivano di rifugio per la notte, specialmente durante la stagione delle piogge, e di ripostigli. Buona parte però delle attività della vita giornaliera si svolgeva nel cortile. Così le macine e i forni sono stati sempre ritrovati nel cortile: là le donne preparavano i pasti e gli artigiani lavoravano; probabilmente è anche là che la gente soleva dormire durante l'estate, coricandosi sulle stuoie. Non vi erano servizi igienici, né drenaggi delle acque. A Cafarnao non abbiamo neppure trovato cisterne come nella vicina Korazim, né sili sotterranei come a Nazaret. La mancanza di queste cose si spiega per la vicinanza del lago e per la natura del sottosuolo non roccioso. C'è da pensare che una casa del genere, formata da un cortile centrale a cui fanno capo varie camerette coperte e generalmente con un solo ingresso dalla strada, servisse a più famiglie che vivevano allo stato patriarcale. ![]() Non tutte le strutture del villaggio seguono questo modello: sul lato orientale della grande strada che costeggia la sinagoga vi sono ambienti privi di cortili, di scalini, di finestre e di focolari e che comunicano con la strada principale attraverso numerose porte. Si tratta probabilmente di negozi del villaggio, quali si usano ancora oggi nei bazaar orientali. ![]() ![]() © copyright 2001. Text written by Fr. Stanislao Loffreda ofm. Reproduction, retrieval or redistribution of this material is not permitted without prior permission of the author reachable at the Studium Biblicum Franciscanum (sbfnet@netvision.net)
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