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LA SINAGOGA DEL QUARTO SECOLO

Synagogue

L'edificio sinagogale di rilevanti dimensioni fu eretto nel centro fisico della cittadina ed era delimitato da strade sui quattro lati. A differenza delle case private contraddistinte da nere pietre basaltiche, la sinagoga fu quasi interamente costruita con blocchi squadrati di pietra bianca calcarea, trasportati da cave situate a parecchi chilometri di distanza, e il cui peso poteva in alcuni casi raggiungere le quattro tonnellate. Gli elementi decorativi (lintelli, cornici, capitelli, ecc.) suscitano ancora oggi l'incanto dei visitatori.
Non esagerava E. Robinson quando scriveva che "per costo, lavoro e decorazione, l'edificio sorpassa ogni altra cosa da noi vista in Palestina". La sinagoga di Cafarnao rimane tuttora "uno dei posti più soddisfacenti da visitarsi in tutta la Palestina", come affermava Albright.
Il parziale restauro della sinagoga, iniziato da G. Orfali nel 1922-1925, e continuata da V. C. Corbo a partire dal 1976, offre un'idea dello splendore originale del monumento.


Reconstruction

Francescani al lavoro nel restauro della sinagoga

La sinagoga si compone di quattro elementi: A. la sala di preghiera; B. il cortile orientale; C. la balconata di sud; D. una cameretta addossata contro l'angolo nordovest della sala di preghiera.
La sala di preghiera, la cui facciata guarda verso Gerusalemme, è a pianta rettangolare e misura all'interno 23 m di lunghezza da nord a sud per 17,28 m da est a ovest uno stilobate a forma di U separa la grande navata centrale dalle ali est, ovest e nord. Due file di sedili in pietra sono addossati contro i muri periferici delle ali est e ovest, mentre i muri dell'ala-nord ne sono privi, Le pareti interne della sala di preghiera erano decorate d'un intonaco colorato e di stucchi. Il punto focale della sala di preghiera verso cui era rivolta l'assemblea si trovava nella parete interna di sud della navata centrale, in direzione di Gerusalemme.
I rotoli della Legge che veniva letta durante le riunioni religiose, erano conservati stabilmente in questo lato sud della navata centrale. Allo stadio primitivo della costruzione della sinagoga, fu costruita su ciascun lato dell'ingresso principale una edicola di cui soltanto la piattaforma quadrata (2,90 m) si è conservata. Edicole di questo genere sono state trovate anche in altre sinagoghe, come a Sardi in Asia Minore, a Nabratein, Beth Shearim, Gush Halav. In una seconda fase le due edicole furono abolite e sostituite da una struttura piu elegante che occupava nel fianco sud tutta la larghezza della navata centrale.

Interno della sinagoga

L'interpretazione della sala D contigua all'angolo nordovest alla sala di preghiera è piuttosto discorde. Questa camera annessa, fatta interamente di blocchi di basalto, appartiene certamente al periodo iniziale della sinagoga bianca. Essa comunicava con la sala di preghiera attraverso una porticina ancora in situ. Un tempo gli esperti avevano suggerito che l'annessa sala servisse da ricettacolo all'Arca Santa, che sarebbe stata trasportata da qui verso il lato sud della navata centrale durante il servizio religioso. Quest'interpretazione non sembra più sostenibile dopo la scoperta delle due edicole simmetriche su ciascun lato dell'entrata principale.
Le due scalinate esterne, parzialmente conservate contro i muri dell'annessa sala, sono generalmente interpretate come via d'accesso a una galleria superiore riservata alle donne. Nondimeno, l'esistenza di questo matroneo rimane una questione aperta, che forse potrà trovare una soluzione dopo un'analisi completa di tutti gli elementi architettonici della sinagoga.
La sala di preghiera (A) comunicava direttamente mediante una porta con il cortile orientale (B). Questo era di forma trapezoidale; lo spazio centrale era circondato, su tre lati, da un portico. Tre porte aperte nel muro di nord e due nel muro di sud mettevano in comunicazione il cortile con l'esterno. Le tre grandi aperture del lato est, non sono porte, ma finestre, perché esse si trovano molto alte rispetto al livello stradale. Sulle lastre di pietra del pavimento sono ancora incisi i "giuochi". Probabilmente essi vanno assegnati al periodo arabo quando la sinagoga era adibita ad altro uso. Infatti compaiono nella sala di preghiera e addirittura nei blocchi caduti dai muri della sinagoga.

the south facade

Lato sud con una delle porte monumentali
Large image

Lungo il lato sud della sala di preghiera e del cortile si estendeva la balconata (C) con una scalinata alle estremità di est e di ovest. Una terza scalinata è stata identificata presso l'angolo nordest del cortile.
I recenti scavi permettono di tracciare la lunga storia della sinagoga bianca:
1. La data iniziale della sala di preghiera (A) e della annessa cameretta (D) va fissata nel tardo quarto secolo d. C. 2. Il cortile orientale (B) fu aggiunto più tardi e fu ultimato dopo la metà del quinto secolo; alla medesima epoca fu ristrutturata la balconata (C). 3. La sinagoga fu adibita al culto durante tutto il periodo bizantino, almeno fino al settimo secolo. 4. Nel periodo medievale, molte pietre della sinagoga furono riadoperate nelle abitazioni private e servirono anche per la fabbricazione della calce.

the synagogue

Un'altra veduta della sinagoga

Riguardo alla data iniziale della sinagoga bianca, sia Wilson che Orfali ritenevano che i suoi resti fossero quelli della celebre sinagoga del primo secolo costruita dal centurione romano (Lc 7,5). Altri dotti seguivano piuttosto la teoria di Watzinger e datavano la sinagoga bianca fra la fine del secondo e gli inizi del terzo secolo d. C. Tutte queste teorie, fondate su considerazioni di ordine stilistico e storico, non ci sembrano più sostenibili. I dati archeologici infatti suggeriscono una datazione non anteriore alla metà del quarto secolo. Queste conclusioni rivoluzionarie, non da tutti accettate, si fondano sopra più di 30.000 monete tardo-romane e sullo studio della ceramica proveniente da diversi contesti stratigrafici.



© copyright 2001. Text written by Fr. Stanislao Loffreda ofm. Reproduction, retrieval or redistribution of this material is not permitted without prior permission of the author reachable at the Studium Biblicum Franciscanum (sbfnet@netvision.net)



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