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Memoriale di S. Pietro
Rovine della Sinagoga

"A Cafarnao, della casa del principe degli apostoli fu fatta una chiesa e quelle pareti rimangono ancora oggi così come esse erano. Là il Signore guarì il paralitico. In quel luogo c’è anche la sinagoga, nella quale il Signore guarì l’indemoniato e ad essa si sale per molti gradini; la sinagoga è costruita con pietre squadrate". In questo testo del monaco benedettino Pietro diacono (XII sec., riprendendo notizie più antiche attribuibili alla pellegrina di IV sec., Egeria) è riportato l’essenziale dei ricordi cristiani di Cafarnao, ricordi mantenuti nei due santuari della Casa di Pietro e della Sinagoga. Anche il pellegrino anonimo di Piacenza (circa 570 d. C.) ricorda la "casa del beato Pietro, che ora è una basilica". Dal periodo medioevale in poi, essendo divenuta molto difficile la visita dei pellegrini, svanì il ricordo e addirittura la localizzazione esatta della città. Lo stesso toponimo arabo, Talhum, non conserva che una vaga assonanza con il nome dell’antica Kefar Nahum ebraica.

Il primo edificio a essere scavato, dall’inglese C. W. Wilson, nel 1866, fu la sinagoga. Nel 1894 la Custodia Francescana di Terra Santa acquistò la proprietà delle rovine e scavi più estesi furono condotti dagli archeologi H. Kohl e C. Watzinger (1905), da fra Wendelin Hinterkeuser (1906-1915) e da p. Gaudenzio Orfali (1921). La fastosa sinagoga, che era ritenuta da alcuni dell’epoca di Gesù (I sec.) e da altri di poco posteriore (II-III sec.), fu completamente liberata dalle rovine e parzialmente ricostruita. Poco lontano dalla sinagoga stessa si rinvennero i resti di una chiesa ottagonale, con mosaici di epoca bizantina (V-VI sec.). Dal 1968 al 1992 ripresero scavi e restauri ad opera degli archeologi francescani p. Virgilio Corbo e p. Stanislao Loffreda.

La chiesa bizantina risultò coprire un’area (insula sacra - domus ecclesia), comprendente una sala venerata, adattata al culto e alla visita dei pellegrini nel IV sec., a giudicare dai resti di pitture e graffiti sugli intonaci parietali. La sala, appartenente ad un complesso abitativo che risale al I sec. a. C., fu riservata a scopi di carattere religioso dalla comunità giudeo-cristiana di Cafarnao già a partire dalla fine del I sec. d. C. Dell’ambiente domestico originario, che l’antica tradizione ha identificato con la casa di Pietro, è meglio conosciuto il cortile di nord, dotato di focolari per cucinare le vivande, di scale per accedere ai tetti e aperture conducenti a diverse piccole stanze; una porta principale comunicava con la strada. Sondaggi condotti sotto i pavimenti lastricati della sinagoga monumentale hanno permesso di precisarne la data di costruzione nel V sec. d. C., ma hanno anche dimostrato l’esistenza di precedenti costruzioni sinagogali nello stesso luogo, la più antica delle quali risale al I sec. d. C. Attorno alla sinagoga e alla chiesa sono state scavate numerose case appartenenti all’antica città, con resti che ci riportano nel tempo all’epoca persiana (V sec. a. C.) e al periodo del Bronzo (III-II millennio a. C.).

Nel 1991 è stato inaugurato il nuovo Memoriale (arch. I. Avetta) con lo scopo di proteggere i preziosi resti archeologici della Casa di Pietro e di permettere la ripresa del culto cristiano dopo secoli di abbandono.



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Created / Updated Monday, December 17, 2001 at 18:40:36 by John Abela ofm
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