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PERCHÉ IL POPOLO EBRAICO HA RIFIUTATO GESÙ CRISTO COME MESSIA?


Il testo che segue è un adattamento di una presentazione - recensione di padre Kevin Shanley, o.carm., apparsa su Catholic Explorer, del libro di David Klinghoffer, “Why The Jews Rejected Jesus”.

Shanley offre una sintesi della posizione espressa in termini inequivocabili da Klinghoffer nei confronti di Gesù di Nazaret, o meglio, le ragioni, secondo lui (Klinghoffer), per cui un ebreo non può accettare Gesù come Messia.

E’ lo stesso Shanley a darci la ragione dell’inserimento di questo testo nel Taccuino: “Il libro è interessante perché aiuta i cristiani a capire le attese ebree riguardo al Messia: chi sarebbe e che cosa farebbe una volta venuto sulla terra”.


Il sottotitolo di questo interessante libro è semplicemente “La svolta decisiva nella storia occidentale.” E, effettivamente, lo è. Per oltre 2.000 anni sia gli ebrei che i cristiani hanno concentrato la loro riflessione
sul “perché” del rifiuto di Gesù Cristo come il Messia del popolo eletto. La questione ha incuriosito non soltanto gli ebrei e i cristiani ma anche i membri di altre fedi.

Il libro in sé, da un punto di vista ebraico, rappresenta lo sforzo molto ambizioso dell'autore di presentare la prospettiva ebrea sull’argomento che ha sconcertato milioni di persone lungo i secoli. Sul piano dell’erudizione e delle informazioni è eccellente ma lascia i lettori con l'impressione di essere piuttosto di parte, in favore della visione ebrea.

L’autore, David Klinghoffer, è uno scrittore ebreo osservante e politicamente conservatore. Le sue colonne sulla Jewish Weekly Publication Forward tendono ad essere provocatorie e unilaterali, in favore della propria posizione in pratica su ogni argomento.

Gli storici ci ricordano che gli imperatori romani costringevano gli ebrei e i cristiani a dibattere del Messia in pubblico. Era una specie di sport intellettuale. Allo stesso modo avrebbero usato i cristiani come avversari dei leoni e d’altri animali nel Colosseo e in altri luoghi di ritrovo. I dibattiti che vedevano opporsi ebrei e cristiani s’incentravano spesso sull’autenticità di Gesù Cristo come il Messia promesso secoli prima al popolo ebreo e accettato, di fatto, da tutti i cristiani.

Oltre a quella che considera la posizione falsa dei cristiani, Klinghoffer è inoltre stanco del suo stesso popolo che non sembra conoscere e capire la propria storia naturale e biblica per confutare gli argomenti dei cristiani. I sommarii nel libro si occupano in profondità degli eventi scritturistici, soprattutto dei dialoghi ebraico-cristiani che risalgono quasi all’inizio della nostra era comune cristiana.

Uno dei suoi argomenti più rilevanti circa la mancata accettazione di Gesù Cristo come il Messia è che la Bibbia Ebraica descrive chi è il Messia – e Cristo (cioè Gesù?) non è per nulla come lui. Le scritture ebraiche, particolarmente nel libro di Ezechiele, elencano che cosa si suppone il Messia compie quando viene sulla terra: è il monarca del mondo, la persona che riporta gli ebrei in esilio in Israele, ricostruisce il tempio a Gerusalemme, caccia gli oppressori del popolo ebreo e instaura un regno di pace.

Dal punto di vista ebraico, nulla di questo è accaduto. In che modo, dunque, Gesù potrebbe essere il Messia?

In risposta, naturalmente, i cristiani citano estesamente il libro di Isaia, che offre la visione del Messia “sofferente”, e Gesù Cristo corrisponde certamente a questa figura. Il libro inoltre fa presente puntualmente ai cristiani quanti membri del popolo ebreo cercano il Messia e perché, per esempio, al tempo di Gesù Cristo soltanto uno su ogni 200 ebrei è diventato un suo seguace. Per molti di loro, l’intera esperienza cristiana, in particolare quella dell’antisemitismo, ha poco o nessun senso per gli ebrei. Per loro, come popolo dell’unico Dio, è veramente improbabile che il loro Dio sia mai potuto diventare uomo. Per la maggior parte degli ebrei divenire cristiani apparirebbe una rinuncia troppo alta rispetto alla loro sacra eredità per qualcosa che sarebbe una ricompensa spirituale inferiore.

Tuttavia, si dovrebbe capire che il cristianesimo non è una contraddizione o un’opposizione al giudaismo ma piuttosto un adempimento, e che molti dei riti cristiani sono un risultato degli eventi considerati sacri nella storia degli Ebrei e del loro rapporto con Dio. Ad ogni modo l’aspetto più vantaggioso nel libro è la comprensione dell’esperienza e del punto di vista ebraico – che il giudaismo non è semplicemente in opposizione al cristianesimo. Entrambi i sistemi di fede sono strettamente collegati l’uno all’altro, come ha dimostrato il dialogo Vaticano-Ebrei in corso, e che l’accettazione vicendevole in un cordiale rispetto è un adempimento di entrambi.

Nella dimostrazione del punto principale del suo libro che, in altre parole, Gesù non è il Messia atteso dal popolo ebraico, l’autore si concentra sull’esperienza d’essere popolo dell’unico Dio contrariamente alle molte civiltà all’intorno, talora pagando pesantemente la propria fedeltà.

Il fatto d’essere “popolo eletto” fu più che costoso per gli ebrei sotto molti aspetti. L’alleanza originale di Dio con Abramo fu confermata per mezzo di Mosè sul monte Sinai per porre un legame tra il popolo ebraico e Dio prima della sua entrata nella terra promessa.

Gli ebrei ebbero la tendenza a vedere l’infedeltà Dio quasi come un tradimento della loro identità.

L’autore rimprovera gli scrittori del Nuovo Testamento, in primo luogo l’apostolo Paolo. Il principio sotteso è che questi non capirono esattamente il rapporto d’alleanza del popolo ebreo. L’autore è particolarmente duro nella valutazione di San Paulo e delle sue credenziali di essere un autentico membro della classe dei Farisei e un discepolo del grande erudito Gamaliele. Paolo è considerato a tutti gli effetti un traditore della sua eredità ebrea.

Il libro è interessante perché aiuta i cristiani a capire le attese ebree riguardo al Messia: chi sarebbe e che cosa farebbe una volta venuto sulla terra. Ma cosa avverrebbe se Dio decidesse che tali attese non debbano necessariamente realizzarsi?

“Why The Jews Rejected Jesus”, by David Klinghoffer. New York: Doubleday, 2005.

Adattamento di R.P.

Fonte: Catholic Explorer


Qualche appunto.

Non credo che Shanley in questa pagina abbia attribuito qualcosa in più a Klinghoffer. Penso proprio di no. In vero non entra nella discussione se non tangenzialmente. La domanda finale è tutt’altro che soddisfacente. Interviene il meno possibile anche di fronte a quelli che sa essere dei luoghi comuni ricorrenti.

Va detto che Klinghoffer non dice nulla di nuovo. Chi ha fatto studi di teologia sa bene che, in taluni ambienti, per fare un esempio, San Paolo non solo è considerato un traditore ma addirittura il ‘vero’ fondatore (scilicet l’ideologo) del cristianesimo. Un modo per delegittimare - si può dirlo? - in radice la fede cristiana. Insomma, date le premesse non è poi tanto difficoltoso capire dove si vuole arrivare: Cristo si è fatto o l’hanno fatto figlio di Dio, non è risuscitato e quant’altro.

Qui viene da pensare se la taccia di traditore, stando così le cose, non sia insinuata nei confronti di un qualsiasi ebreo che crede che Gesù è il Messia.

Klinghoffer non ha tentennamenti di nessun tipo. Intanto THE DETROIT JEWISH NEWS ONLINE del 18 ottobre riporta l’articolo di Indossi Cohen “Secular Humanistic colloquium focuses on the impact of biblical archaeology”.
Eccellente l’esordio “What? No Moses?” “Did the Exodus from Egypt really take place?” “Who wrote the Torah?” “Did Abraham, Isaac and Jacob ever exist?”
These are some of the provocative questions promoting “Colloquium ‘05: Digging for the Truth: Archaeology and the Bible” featuring two of the world’s most respected biblical archaeologists Oct. 21-23 at the Birmingham Temple in Farmington Hills”.
Chi potrebbe resistere ad un cappello introduttivo così ben fatto? Per chi vuol continuare la lettura (ma l’esito è scontato):

Sarebbe interessante sapere se Klinghoffer e quanti la pensano come lui si siano mai posti quelle domande. Ma la risposta sarebbe scontata.


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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