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SCARSITÀ DI LULAVIM PER LA FESTA DELLE CAPANNE (SUKKOT)





Il mercato israeliano richiede circa 500.000 lulavim kasher all’anno per la festa di Sukkot e gran parte di questo numero è importata dall’Egitto. Quest’anno, tuttavia, un importatore - Avi Balali di Segulah, a nord di Kiryat Gat - è riuscito a convincere l’Egitto a ridurre drasticamente la quantità di lulavim che esporta e a concedergli i diritti esclusivi su quest’importazione limitata.

Un lulav - un ramo che cresce al centro della palma - è una delle Quattro Specie che gli ebrei sono tenuti a prendere e tenere almeno per alcuni momenti ogni giorno della festa di Sukkot. Le altre tre specie sono l’etrog (il frutto del cedro), tre hadasim (rami di mirtillo di un piede) e due aravot (rami di salice di un piede).

Un servizio sul settimanale ebraico Yated Ne’eman dichiara che Balali, un ebreo non osservante, ha corrotto a questo scopo funzionari egiziani.

Balali stesso è riuscito a portare 300.000 lulavim dall’Egitto, ma si stima che il 40% di essi - persino meno del consueto 50% - sono kasher (ossia ammessi per l’uso secondo le prescrizioni giuridiche ebraiche).

Una certa quantità di lulavim sta entrando in Israele attraverso altri canali oltre l’Egitto, ma al momento non sembra che l’obiettivo di 500.000 rami di palma kasher sia raggiunto. A quanto pare un altro importatore è riuscito a comprare 100.000 lulavim dall’Egitto - metà dei quali si prevede siano kasher - e spera di portarli oggi in Israele attraverso il porto di Haifa. Un numero sconosciuto di rami di palma d’alta qualità è disponibile nella valle del Giordano, ma non tanti quanti ci si aspetterebbe - perché i coltivatori hanno cambiato idea sull’aumento della loro fornitura. I funzionari del Ministero dell’Agricoltura hanno detto che non possono spiegare perché.

Una terza fonte è Gaza, da dove circa 70.000 lulavim sono stati portati questa mattina attraverso il passaggio di Karni. Questa possibilità è dovuta all’intervento del ministro del Welfare Avraham Ravits (United Torah Judaism), che ha parlato con il ministro della difesa Sha’ul Mofaz chiedendo che il passaggio fosse aperto per questo scopo.

Molti consumatori di lulav, tuttavia, non sono ansiosi di sostenere i coltivatori di Gaza. “Non ho intenzione di acquistare un lulav di Gaza,” ha detto un giovane acquirente presso uno dei mercati di lulav questa mattina. “Come faccio a sapere se la somma pagata non finirà nelle mani di uno di quelli che hanno bruciato una sinagoga alcune settimane fa?”

Un suo amico ha acconsentito, aggiungendo, “Sembra evidente che il concetto ‘di santificare i comandamenti’ che è così predominante nella festa di Sukkot si applica anche a questo. Dovremmo aggiungere alcuni shekel per comprare prodotti ebrei - non di Gaza o Egiziani”.

Giusto ieri (domenica) un importatore ha ricevuto un permesso sia da Israele che dalla Giordania di importare una certa quantità di lulavim - ma poiché era in corso l’attuale raccolta, è stato informato improvvisamente dalle autorità giordane che deve cessare e rinunciarvi. Si sospetta, secondo Yated Ne’eman, che dietro questa decisione ci sia pure Balali.

Un piccolo numero di lulavim potrebbe arrivare dalla Spagna, mentre per breve tempo sono stati considerati persino i rami di palma iracheni. Le restanti possibilità sono o di convincere l’Egitto di riconsiderare le sue limitazioni e/o di convincere la Giordania di fare lo stesso.

Balali, che sta affrontando imputazioni riguardo a manovre simili nel passato, è sospettato di star facendo crollare anche una grande parte del mercato americano del lulav. Yated Ne’eman segnala che un uomo di Lakewood, una comunità yeshiva nel New-Jersey, ha versato in anticipo a Balali 40.000 $ per 200.000 lulavim - che non sono mai arrivati. L’uomo ha dichiarato che Balali ha spiegato che la nave “si è persa in mare”. Si sospetta, tuttavia, che Balali abbia venduto in realtà la stessa fornitura ad un secondo importatore degli Stati Uniti. Una corte rabbinica statunitense ha pubblicato quello che è l’equivalente di un provvedimento giudiziario contro l’uso dei lulavim nelle forniture, basato sull’ingiunzione rabbinica contro l’uso di lulavim rubati.

Balali detiene così sia il mercato israeliano sia quello americano “per mezzo dello koisheklach,” ha dichiarato il reporter del Yated Ne’eman Arutz-7. Koisheklach sono contenitori fatti di foglie di palma in cui sono messi i rami del mirto e del salice e tenuti vicini al lulav.

Rabbi Yaakov Ariel, rabbino capo di Ramat Gan, ha deliberato questa settimana che, alla luce della scarsità del lulav, i lulavim raccolti dalle palme delle Canarie sono ammissibili. Tali alberi predominano in tutto Israele, compreso nei cortili privati. Rabbi Ariel ha scritto che anche se i lulavim di palma normali sono preferibili, “i lulavim della palma delle Canarie sono a mala pena distinguibili da quelli normali, ed in tempo di scarsità, possono essere usati”.

Da: Hillel Fendel, Lulav Shortage, Arutz Sheva (10 ottobre 2005)


 Sulle feste ebraiche puoi vedere:
 Gioirai in questa tua festa,
 di Frédéric Manns

Servizio fotografico: Festa delle Capanne a Gerusalemme, presso il Muro del Pianto (20.10.05)


Adattamento del testo e foto di R.P.


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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