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L'OSPIZIO S. ALESSANDRO A GERUSALEMME
("SCAVI DEI RUSSI")

L'ospizio russo di S. Alessandro (all'interno del cerchio rosso)
visto dal campanile della chiesa luterana del Redentore

Dopo molti anni di totale chiusura, l'ospizio russo di S. Alessandro, che si trova non lontano dalla Basilica del Santo Sepolcro, ha recentemente riaperto le porte ai visitatori (orario: 9-17). Questo fatto ha creato un certo rinnovato interesse tra i pellegrini e i turisti. Presentiamo qui una brevissima sintesi della storia del luogo basandoci principalmente sul libretto esplicativo in lingua inglese: The Threshold of the Judgement Gate on the Place of the "Russian Excavations" in Jerusalem, by the Orthodox Palestine Society, Jerusalem [La soglia della Porta del Giudizio sul luogo degli Scavi dei Russi a Gerusalemme, Orthodox Palestine Society, Gerusalemme] (pp. 3-4).

Il nome di "Scavi dei Russi" ha la sua origine nei lavori compiuti nel 1883 dall'archimandrita Antonin Kasputin, che era Capo della Missione Ecclesiastica Russa a Gerusalemme ed appassionato dell'archeologia. Il risultato della sua attività in questo campo si possono vedere oggi nel fabbricato costruito nel 1891 dalla Società Ortodossa per la Palestina.
Le rovine erano state scoperte inizialmente nel 1844 dal console prussiano Shultz, dopo di che si interessarono di loro alcuni tra i più famosi archeologi del XIX secolo: Clermont Ganneau, Schick, Vincent e altri. I resti archeologici consistono essenzialmente di questi elementi:

1. Resti della "Porta del Giudizio", costruita nel I sec. dC dal re Erode.
2. Resti di un arco e di due colonne, edificate dall'imperatore romano Adriano nel II sec. dC.
3. Resti della Basilica costruita dalla regina Elena, madre dell'imperatore Costantino, all'inizio del IV secolo.
4. Resti di un convento di Canonici regolari (in servizio al Santo Sepolcro all'epoca crociata).

La soglia della "Porta del Giudizio" è visibile sotto il Crocifisso


Altre vedute dell'interno del museo


Facciamo notare che l'identificazione della "soglia della Porta del Giudizio" è stata fatta sulla base di una interpretazione molto particolare dei ritrovamenti. La memoria della Porta Giudiziaria, per dove sarebbe passato il Signore sulla via del Calvario, ha avuto origine nel medioevo. Per la prima volta se ne parla nella "Descriptio Terrae Sanctae" del domenicano Burcardo di Monte Sion (1285), pur senza collocazione precisa. La tradizione posteriore la ritrova costantemente nell'area dell'attuale VII stazione, dove la via Dolorosa si incontra con il mercato principale di Gerusalemme (Khan Suq ez-Zayt).

Il celebre studioso H. Vincent, nella sua monumentale opera Jérusalem nouvelle, dedicò due interi capitoli del primo fascicolo, pubblicato nel 1914, allo studio dei resti archeologici dell'Ospizio Russo, apportando una luce notevole sulla storia del monumento. Più recentemente V. Corbo (Il Santo Sepolcro di Gerusalemme, Vol. I, 34-35; cf. 115-117), suggerendo una probabile datazione adrianea (II sec. dC) per la porta "venerata" (vedi pianta: n. 406), descriveva così i ritrovamenti:

"Nell'atrio orientale del Martyrium abbiamo parecchi muri adrianei inclusi nel complesso costantiniano: resti di colonne del cardo in 407, muro di facciata dell'atrio in 404-405. Le strutture di questo muro adrianeo, interrotto dalle tre porte (401-403) furono tirate su con pietre erodiane e rivestite poi da Costantino con lastre di marmo. Sullo spigolo di questo muro la porta 406 (che pensiamo essere la porta adrianea di passaggio al Foro) interrompe la svolta del muro verso ovest, dove in 408 prende un aspetto molto più nobile, intercalato da lesene e da spioventi, che dovevano produrre un bellissimo gioco di luci ed ombre su tutta la parete sud del temenos."

Testo: a cura di E.A.
Foto: di R.P.


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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