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Lunedì 8 novembre 2004
Prolusione dell'Anno Accademico 2004-2005




L'eucarestia, celebrata a S. Salvatore (ore 9.00), è stata presieduta da S.E. Mons. Pietro Sambi, Nunzio in Israele e Delegato Apostolico.





OMELIA


Con voi ringrazio il Signore per l’inaugurazione ufficiale dell’Anno Accademico dello Studium Biblicum Franciscanum - Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia.

Cominciare è un dono. Diceva nel Messaggio ai Giovani il Concilio Vaticano II: “La Chiesa possiede ciò che costituisce la forza e l’incanto della gioventù: la capacità di rallegrarsi con ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di partire di nuovo per una nuova conquista”.

Per tutti voi, docenti ed alunni, come anche per me, cominciare significa svincolarsi dalla routine, guardare la vetta, aggiustare il cammino, con lo spirito forte di voler giungere alla cima. Cominciare è convertirsi.

I cristiani in Terra Santa siamo una piccola minoranza. Come tutte le minoranze, anche noi dobbiamo usare una strategia, per avere un qualche influsso nella società.

1) una chiara identità di ciò che siamo, per non essere innaffiati dalle culture dominanti che ci circondano;

2) un forte senso di appartenenza all’Ordine Francescano, per la Chiesa universale, per la Chiesa locale, la Chiesa Madre di Gerusalemme. La Comunità ha bisogno di ciascuno dei suoi membri; e ciascuno dei suoi membri ha bisogno della Comunità, per non perdersi nel deserto.

3) il gusto dell’eccellenza. Quando si è minoranza è impossibile emergere per numero. L’unica maniera di emergere è quella di possedere qualità eccellenti, nella testimonianza personale, nelle qualità professionali, nella vita comunitaria.

4) Date la chiara identità, il forte senso di appartenenza, il gusto dell’eccellenza, occorre aggiungere la piena apertura alla collaborazione con chiunque cerchi il bene della società ed il prestigio spirituale, morale e culturale della Città Santa.

Sentite rivolte a ciascuno di voi le parole di Gesù nel Vangelo di oggi: “Voi siete la luce del mondo: non può restare nascosta una città collocata sul monte, né si accende la lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti coloro che sono nella casa”.

Nessun dubbio che questa Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia è chiamata ad essere una luce su Gerusalemme e sulla Chiesa. Se sempre ci deve accompagnare l’umiltà, in nessun modo questa può spegnere lo sforzo per far risplendere la gloria del Signore Risorto e della sua Chiesa.

“Voi siete il sale della terra”. L’uomo di oggi ha paura di Dio, ha paura della vita, ha paura dell’altro, ha paura della morte. Da quale altra cattedra che quella di Nazareth, di Betlemme e di Gerusalemme può venire la risposta suadente a questa tormentosa certezza di oggi?

Vi guidi l’umiltà e lo spirito di servizio di San Francesco, ma anche il suo coraggio, nell’ascolto del Verbo incarnato e nella “sequela Christi”, nel dire alla Chiesa e all’uomo di oggi la parola della speranza, del rinnovamento, della pienezza di vita.

E’ spesso imbarazzante la domanda dei giornalisti: “cosa fanno i cristiani in Terra Santa per la pace?” Si può dare una risposta diplomatica: sono solo il 2% della popolazione ed il 2% è insignificante politicamente. Ma anche qui il problema non è quello del numero, ma della qualità della testimonianza. Ce lo mostra San Francesco col suo esempio.

L’Anno Accademico si apre sotto lo sguardo del Beato Giovanni Duns Scoto. Sappiamo che ha annunziato con vigore il mistero del Verbo incarnato, che fu convinto assertore dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria e dell’Autorità del Romano Pontefice.

Chi ha scritto le orazioni della Santa Messa in suo onore ha colto l’essenza della sua spiritualità: è stato un maestro di vita e di pensiero, senza dicotomia tra l’essere e il dire; il suo esempio e la sua dottrina ci portano ad aderire fedelmente a Dio “di esprimere nelle opere la passione del tuo Figlio che celebriamo nel mistero”. Alla fine della Messa domandiamo la “forza dello Spirito Santo (…) perché impariamo a cercare Te sopra ogni cosa per portare in noi l’impronta del Cristo Crocefisso e risorto”. Questa osmosi tra scienza e santità nella breve vita di Duns Scoto è un esempio stimolante all’inizio dell’Anno Accademico. Come dice il primo epitaffio sulla sua tomba: “Fu guida del clero, luce del convento, tromba della verità”. E’ difficile pensare che egli, nel suo esempio e nel suo insegnamento, non si sia ispirato alla prima lettura: “Tu dunque, figlio mio, attingi sempre forza nella grazia che è in Cristo Gesù, e le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri. Insieme con me prendi anche tu la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Cristo”.

Cosa ricordiamo dei nostri insegnanti? Li ricordiamo con gratitudine per lo sforzo che hanno fatto di educarci, di arricchirci. Abbiamo dimenticato molte cose che ci hanno detto, ma non la passione che ci hanno trasmesso di continuare a studiare, ad approfondire, per arricchire il modo di essere, di vivere, di testimoniare. Soprattutto ricordiamo gli esempi di vita e la coerenza tra insegnamento ed esistenza, che hanno messo davanti alle nostre menti ed ai nostri cuori.

Ritorniamo all’altare della sapienza e della santità!


+ Pietro Sambi
Nunzio e Delegato Apostolico




Auditorium di S. Salvatore (ore 10.45)

La prolusione è stata tenuta da Eugenio Alliata che ha presentato la Descriptio Terrae Sanctae di fra Giovanni di Fedanzola da Perugia


L’apertura del nuovo anno accademico è anche un momento per riflettere sul cammino e sui progetti della Facoltà.

Saluto del Decano per la prolusione dell’anno accademico 2004 - 2005

La Descripio Terrae Sanctae di Fra Giovanni di Fedanzola da Perugia

Sintesi della Lezione



2001


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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