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5 ottobre 2004
Inaugurazione Anno Accademico 2004-2005

Saluto iniziale del padre G. Claudio Bottini,
decano della Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia.

Ringrazio padre Artemio Vítores, che presiede la nostra celebrazione come Vicario della Custodia di Terra Santa, per l’opportunità che mi offre di porgere un saluto all’inizio di questa Eucaristia.
Rivolgo a tutti un cordiale benvenuto e l’augurio di un anno accademico benedetto da Dio e confortato dalla buona volontà di tutti: docenti, studenti e personale ausiliario.
Il mio primo pensiero va a Dio, datore di ogni bene, che ci dona di cominciare un nuovo anno come Facoltà di Scienze bibliche e archeologia articolata in Biennio Filosofico, trasferito ora a Gerusalemme, Quadriennio teologico e Cicli di specializzazione. Questo dono ci invita alla fiducia e alla speranza che Colui che ci dà di iniziare ci concederà anche di portare a compimento. Nel corso dell’anno accademico avremo altri momenti di incontro dell’intera Facoltà come per la prolusione e la commemorazione del Beato Giovanni Duns Scoto e la giornata di studio.

Affidiamo fin da ora alla Provvidenza divina programmi e impegni, lezioni e escursioni, fatiche e ricerche che porteremo avanti individualmente e come famiglia accademica.

Gratitudine e fiducia esprimo anche ai confratelli che nel recente Capitolo della Custodia di Terra Santa hanno ricevuto l’incarico di guidare, animare e servire la Fraternità. Li ringrazio per il sostegno che danno alla Facoltà e di cui consideriamo un ulteriore segno l’ospitalità ora offerta a nostri studenti nella residenza del Terra Santa College. Crescendo nella reciproca collaborazione, Custodia di Terra Santa e Facoltà potremo rispondere sempre meglio alla missione che la Chiesa ci ha affidato in Terra Santa.
Porgo un cordiale saluto ai nuovi professori invitati per il primo semestre: don Maroun Lahham Rettore del Seminario Patriarcale Latino che assume l’insegnamento della Teologia pastorale nello Studio Teologico, il signor Claudio Màina che insegnerà filosofia nel Biennio Filosofico e padre Jacob Chalco Naluparayil che terrà un corso di esegesi allo Studio Biblico. Rivediamo con piacere e gratitudine alcuni docenti che collaborano con noi da tempo: padre Leslie Hoppe e padre Celestyn Paczkowski. Altri (padre Jean-Michel Poffet, don Cesare Marcheselli-Casale) verranno per il secondo semestre. Li ringraziamo, unitamente a quelli che ci aiutano da anni, per la loro qualificata collaborazione. Un saluto tutto speciale è riservato ai padri Stéphane Milovitch e Giovanni Loche nuovi membri stabili della comunità accademica che iniziano la docenza con questo semestre aggiungono un tocco di giovinezza al corpo docente.
Con il trasferimento dello Studio Teologico Salesiano di Cremisan a Ratisbonne da questo anno accademico Gerusalemme si è arricchita di una nuova presenza. La salutiamo con gioia come un incremento qualificato delle istituzioni culturali cattoliche nella Città santa e siamo sicuri che la collaborazione già in atto in particolare con lo Studio Teologico crescerà con reciproco vantaggio.
Saluto infine i nuovi studenti. Per noi che viviamo e operiamo a Gerusalemme da vari anni e tra difficoltà che non accennano a diminuire siete voi, cari giovani provenienti da varie parti del mondo, il segno confortante che Dio benedice la nostra perseveranza e il nostro lavoro in Terra Santa a servizio di tutta la Chiesa.
A tutti, docenti di ogni ordine e grado e studenti, collaboratrici e collaboratori un saluto e un augurio colmi di riconoscenza. Dio doni a noi docenti di essere con l’esempio e l’insegnamento all’altezza della missione affidataci, al personale ausiliario di servire con competenza e spirito evangelico, agli studenti fedelta ai doveri di studio e successo nei risultati.
Grazie!


Riportiamo qui sotto il testo integrale dell’omelia di Padre Artemio Vítores, Vicario Custodiale.

Cari fratelli e sorelle:

Incominciamo oggi un nuovo anno accademico. Per alcuni di noi uno dei tanti anni accademici, per altri sarà il primo. Ma tutti, professori, alunni e personale ausiliare, iniziamo il nuovo anno con l'entusiasmo della novità e la forza dello Spirito Santo che abbiamo invocato.

La Liturgia di oggi colloca tutti noi a Betania, simbolo dell’amicizia e dell’amore. Betania è un oasi di pace, dove il Signore sperimentò il calore dell’amicizia umana. Raramente i Vangeli parlano dei sentimenti intimi di Cristo. A Betania troviamo il cuore di Gesù. Egli che non aveva neppure una pietra dove “poggiare il capo”, aveva scelto la casa dei suoi amici intimi come rifugio e come luogo di riposo. Lì poteva dimenticare l’opposizione crescente da parte dei giudei e godere della pace e della gioia dell’amicizia. Il Vangelo di Giovanni ci dice che Gesù voleva molto bene a Marta, Maria e Lazzaro (Gv 11,5); ci dice ancora che amava Lazzaro e che era suo amico: “Signore, ecco il tuo amico è malato” (Gv 11,3; cf. 11,11), dicono a Gesù le sorelle di Lazzaro. E i giudei lo confermano: “Vedi come lo amava!” (Gv 11,35). Gesù inoltre amava tanto Marta e Maria che non ha potuto contenere il pianto quando ha visto che esse piangevano (cf. Gv 11,33). Esse ripagavano l’amore di Gesù con il loro amore (cf. Lc 10,38-42). Come abbiamo appena ascoltato, Marta si occupava di preparare tutto per il Maestro: la stanza accogliente, il miglior pranzo; con Maria, invece, il Maestro si trovava bene quando le parlava del Regno di Dio; Marta dissetava il Maestro con l’acqua naturale; Maria, ascoltandolo seduta ai suoi piedi, toglieva l’infinita sete del Maestro, il cui desiderio era donare i tesori del Regno. Tutte e due erano al servizio di Gesù: Marta con le sue cure materne; Maria accettando di buon grado le cure del Maestro.

Un centro di studi teologici è innanzitutto una "comunità accademica", e per noi una fraternità unita nell'amore. Gesù, a Betania, è l’amico fedele, presente nei momenti lieti ma anche, e soprattutto, nei momenti difficili come la morte. Il punto di partenza per la costruzione della fraternità è Cristo, al quale bisogna essere uniti se vogliamo conservare e sviluppare la vita divina. Anche noi, come Paolo (cf. Gal 1,13-24), siamo stati scelti e chiamati da Dio "con la sua grazia", il quale ci ha rivelato "suo Figlio". Ce lo rivela ogni giorno nella sua Parola e nell'Eucaristia, e a tutti noi, in un modo speciale, attraverso lo studio e la comprensione della Sacra Scrittura, che è "l'anima della Teologia" (DV 24). Ma perché la fraternità sia vera, dobbiamo avere gli stessi atteggiamenti che ha avuto Cristo (cf. Rom 12,3-9): amare veramente "senza finzioni", "con affetto fraterno", stimarsi "a vicenda", essere "solleciti per le necessità dei fratelli". Sono atteggiamenti che dobbiamo fare nostri nella nostra vita accademica, giacchè costituiscono l'essenza della relazione tra professori e alunni, e tra gli stessi alunni. Soltanto così, uniti a Cristo cuore della nostra fraternità accademica, potremo, come Paolo, "annunziare Cristo" in mezzo ai pagani del nostro tempo, ed essere testimoni della nostra fede cristiana davanti a coloro che la perseguitano.

Ogni uomo vive in un ambiente che lo arricchisce. Il nostro ambiente accademico è la Custodia Francescana di Terra Santa. Siamo francescani e viviamo a Gerusalemme, il cuore della Terra Santa.

Come studiosi francescani seguiamo le indicazioni di San Francesco: "Voglio che i miei frati siano discepoli del Vangelo e progrediscano nella conoscenza della verità, in modo da crescere contemporaneamente nella purezza della semplicità" (LegM 11,1). Francesco vuole che tutti i frati, senza distinzione, possano "seguire le orme del Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo" (LOrd 51), amando Dio e adorandolo "con cuore puro e mente pura, ricercando questo sopra tutte le altre cose" (2Lf 19). Lo studio, come hanno insegnato i grandi maestri dell'Ordine, deve portare ad una conoscenza sempre più profonda di Dio e a una donazione totale a Lui, unendo nella persona del frate che studia "santità di vita e scienza". Ciò sarà possibile se il frate si lascia possedere dalla Verità, che è Dio, per dopo lodarlo e servire così ai fratelli. Tutto questo comporta una conversione radicale a Dio, unita all'impegno, la dedizione e la disciplina che esige ogni apprendimento. E' dunque un cammino che dura tutta la vita.

Vivere in Terra Santa è un ideale per ogni studioso cristiano. Essa è una "terra dove vissero un tempo i nostri padri nella fede; una terra dove risuonò la voce dei profeti, che parlarono nel nome di Dio, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; una terra, infine e soprattutto, che la presenza di Cristo ha reso ormai benedetta e sacra per i cristiani e, si può dire, per l'intero genere umano" "Nessuno può dimenticare che quando Dio volle scegliersi, come uomo, una patria, una lingua, una famiglia in questo mondo, le prese dall'oriente" ( Paolo VI, Nobis in animo: EV 5,157). In Terra Santa lo studioso si trova in una situazione privilegiata per poter ascoltare la Parola di Dio, nei Luoghi dove essa è risuonata: essi "sono un potente stimolo di meditazione e contemplazione per ogni seguace del Vangelo"(J. Vaughn, Rinnovato impegno..., 15, ACTS XXXII (1987) 600). I Luoghi Santi diventano dunque "la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo" (Cf. Paolo VI, "Discorso tenuto a Nazaret, 5 gennaio 1964", Liturgia delle Ore, vol I: Domenica della Sacra Famiglia), giacché "essi hanno l'alto pregio di offrire alla fede un irrefrangibile sostegno, permettendo al cristiano di venire a contatto diretto con l'ambiente, nel quale "il Verbo si fece carne e dimorò tra di noi" (Gv 1,14)"(Paolo VI, Nobis in animo: EV 5,163). Quello che abbiamo detto, vale di un modo speciale per Gerusalemme, che, per un cristiano, costituisce il cuore della Terra Santa, la sintesi dell'opera di Dio in favore degli uomini. Lo diceva molto bene Giovanni Paolo II: "Quante evocazioni, quante immagini, quanta passione, e quale grande mistero avvolge questa parola: Gerusalemme! Per noi cristiani Gerusalemme rappresenta il punto geografico della tangenza tra Dio e l'uomo, tra l'eterno e la storia… Veramente città unica al mondo, e in quanto simbolo della Chiesa, detentrice di un significato spirituale e teologico che tutti ci tocca personalmente" (Giovanni Paolo II, "Discorso ai partecipanti alla Settimana Biblica" (18-9-80), E. Farhat, Gerusalemme nei Documenti Pontifici, 187).

Cari fratelli e sorelle: incominciamo oggi una nuova tappa nel nostro cammino all'incontro con Cristo. Abbiamo davanti a noi un compito difficile, ma esaltante. Magari ciascuno di noi possa dire, come Paolo: e tutti "glorificavano Dio a causa mia" (Gal 1,24)!


I due nuovi professori,
Stephane Milovitch (a sinistra) e Giovanni Loche (a destra)


Foto di gruppo degli studenti e dei professori dei tre cicli della facoltà.
cliccare per ingrandire


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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