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26 Giugno 2004
Celebrazione di fine anno della Facoltà


Ogni anno, terminati gli impegni accademici della sessione estiva, professori, studenti e collaboratori del nostro istituto, celebrano presso la chiesa di San Salvatore una messa per ringraziare la divina Provvidenza dei doni elargiti a tutti nel corso dell'anno. E' un'occasione per ringraziare e ricordare quanti, con il loro contributo, rendono possibile un sereno svolgimento delle diverse attività della Facoltà.



SALUTO

Fratelli e sorelle,
 siamo qui riuniti per l’Eucaristia, in cui celebriamo sacramentalmente ancora una volta l’opera salvifica del Signore Gesù. Riconosciamo in essa il bene supremo della Chiesa e la sorgente inesauribile di ogni grazia ricevuta nell’anno accademico 2003-2004 personalmente e come comunità di studi biblici e teologici in Terra Santa.
Rivolgo a tutti un cordiale saluto e un pensiero riconoscente ai membri del Governo della Custodia di Terra Santa per il sostegno che ci hanno dato nel sessennio che sta per concludersi con il Capitolo Custodiale.
Accostandoci ai santi misteri, non possiamo non sentire la nostra indegnità, come il centurione di Cafarnao del Vangelo di oggi. Consapevoli dei nostri limiti e del nostro peccato e fiduciosi che Cristo Gesù “ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie”, confessiamo i nostri peccati e invochiamo con fede la misericordia del Padre.


Padre Armando Pierucci dirige i cantori.

OMELIA

Grandi la ricchezza e la sapienza racchiuse nella Parola di Dio che ci è venuta incontro in questa liturgia.

Lam 2,2.10-14.18-19 “Gridarono al Signore le figlie di Gerusalemme”

La prima lettura è tolta dalle Lamentazioni, un libro proposto raramente nella liturgia. A Gerusalemme però abbiamo la sorte di riascoltare ogni anno nella Liturgia delle Ore della Settimana Santa al Santo Sepolcro e in canto gregoriano le Lamentazioni. Quello proclamato è l’unico brano del libro proposto nel Tempo ordinario e scelto chiaramente per concludere il ciclo formato dalla storia della monarchia, da 1 Sam a 2 Re, proclamati in lettura quasi continua per dodici settimane nei giorni feriali degli anni pari.
Se facciamo attenzione alla pedagogia liturgica della Chiesa vediamo che per settimane essa ci ha condotti a ripercorre la storia biblica dalla vicenda del profeta Samuele, che accompagnò la nascita della monarchia in Israele, fino alla dolorosa conclusione di questa istituzione. Ieri infatti la prima lettura riferiva il disastro della distruzione del Tempio e di Gerusalemme e la conseguente deportazione in Babilonia a cominciare dal povero re Sedecia cui Nabucodonosor fece cavare gli occhi dopo averlo fatto assistere al truce spettacolo dell’uccisione dei figli.
Noi che viviamo a Gerusalemme possiamo ancora vedere nell’attuale Quartiere ebraico della città vecchia alcune testimonianze archeologiche della catastrofe del 586. La teologia ispirata della storia spiega che la ragione profonda della rovina del popolo d’Israele fu l’infedeltà all’alleanza, la cui osservanza era la condizione per vivere in libertà sulla terra, dono di Dio.
La lettura odierna, la seconda lamentazione del libro, pervasa dallo strazio per la desolante situazione di Gerusalemme, vuol far comprendere che la ragione della catastrofe non dipende solo dai potenti nemici. E spiega: “I tuoi profeti hanno avuto per te visioni di cose vane e insulse, non hanno svelato le tue iniquità per cambiare la tua sorte; ma ti han vaticinato lusinghe” (Lam 2,14). Sono state le colpe dei capi e del popolo a ostacolare e stravolgere la volontà buona di Dio e attirare la sventura. Attribuendola a Dio giusto, l’Autore sacro afferma non solo che egli controlla la storia col suo potere e la sua sapienza (Lam 3,17; 4,38) ma, in certo modo, anche la possibilità di superare la sventura stessa mediante un intervento divino di salvezza. La salvezza non consiste nel ribellarsi o vendicarsi dei nemici, non è Dio che deve cambiare consiglio. Chi deve cambiare radicalmente è il popolo: deve scoprire il suo peccato, convertirsi (Lam 1,14.18; 3,42).
Il Salmo Responsoriale posto sulle nostre labbra “Ascolta, Signore, il grido dei tuoi poveri” ci ha fatto solidali con i sentimenti dell’Autore della lamentazione facendo appello alla fedeltà di Dio.
Impariamo da questi testi a esprimere in preghiera tra i nostri sentimenti, anche quelli del dolore e della sofferenza nostra e di tanti fratelli e sorelle nel mondo. Il problema del male e del dolore non si risolve con bei discorsi sulla perfezione e bontà di Dio, ma con il chiedere aiuto al Dio che ci ha creati, il Dio che nel suo Figlio diletto – come ci ha detto il Vangelo – “ha preso le nostre infermità e si è addossato i nostri dolori” (Mt 8,17).

Mt 8,5-17 “Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe”

La lettura continua del Vangelo giunta ieri al capitolo 8 di Matteo prosegue a presentarci ciò che Gesù fa per annunciare la venuta del regno per mezzo di prodigi e guarigioni (Mt 8-9), dopo averlo annunciato con le parole nel discorso del monte (Mt 5-7). La guarigione del servo del centurione e della suocera di Pietro, insieme al complesso dei nove o dieci miracoli raccolti dall’evangelista nei capitoli 8 e 9 hanno una doppia funzione: mostrare che Gesù è il “Messia che deve venire” perché difatti compie le opere caratteristiche del Cristo (cf. Mt 11,2); indicare poi la necessità della fede da parte degli uomini, i beneficiari dei miracoli perché solo la fede ottiene la misericordia di Dio che libera, guarisce e salva.
Una fede che, come quella del centurione, comprende che la parola potente di Gesù viene da Dio, egli è stato mandato. Gesù stesso vi insiste ammonendo: “In Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande… Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori” (Mt 8,10-11). La severa ammonizione non riguarda solo gli Ebrei del tempo di Gesù eredi del regno. Anche noi nuovi “figli del regno” possiamo essere condannati alla rovina se non abbiamo fede.
La pagina evangelica proclamata si conclude con il sommario che riassume l’opera miracolosa di Gesù e poi aggiunge che ciò accade perché si adempisse la profezia del Servo del Signore: “Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie”. Attraverso la guarigione dei malati Gesù si rivela il Salvatore che doveva riscattare i peccatori.
Consolante la teologia che scaturisce da questo modo di presentare le cose: le parole di Gesù Maestro indicano ciò che il discepolo deve fare per entrare nel regno dei cieli; i miracoli indicano che con la fede egli ottiene da Gesù guaritore la cura della sua infermità morale, vale a dire la salvezza dal peccato che lo libera dal male e lo mette in condizione di poter attuare ciò che Gesù chiede.
Ripetiamo per questo oggi con particolare consapevolezza e intensità di fede l’invocazione del centurione che la Chiesa ha posto come una perla nei Riti di comunione: “Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di’ soltanto una parola e il tuo servo sarà quarito”. E possa il Signore darci l’esperienza di sentirci dire: “Sia fatto secondo la tua fede”.

Alcuni motivi di rendimento di grazie

Riconosciuto il primato alla Parola di Dio proclamata in questa liturgia per la nostra vita, fermiamoci per un momento a ricordare dinanzi al Signore il bene che egli ci ha dato di compiere nell’anno accademico 2003-2004. Dire la sua bontà è lodarlo!
Nel suo complesso la nostra Facoltà ha avuto 134 studenti, 53 iscritti al Primo ciclo e 80 ai Cicli di specializzazione. Undici studenti hanno concluso gli studi allo Studium Theologicum con il Baccalaureato in sacra Teologia. Allo Studium Biblicum vi sono stati un laureato, quattro licenziati e tre diplomati. Non piccolo dunque il debito di riconoscenza che abbiamo tutti verso il Signore e reciprocamente per questi risultati e per la mole di lavoro didattico che li hanno permessi.
Ad essi aggiungiamo con piacere come ulteriore motivo di gratitudine al Signore lo svolgimento di tutte le escursioni archeologiche in Terra Santa, Sinai e Giordania, la fecondità delle ricerche archeologiche condotte dai nostri professori a Cafarnao e in Giordania, le non poche pubblicazioni stampate o ristampate nel corso dell’anno, l’incremento delle biblioteche e dei sussidi didattici a disposizione di docenti e studenti.
Se ci fosse stato qualcosa di negativo, affidiamoci alla misericordia di Dio e al discernimento di chi ha il compito di provvedere.
Come Decano ringrazio il Signore per la fedeltà e generosità dei docenti stabili, incaricati, invitati e assistenti, per il servizio del personale ausiliario, per la docilità e l’impegno degli studenti.
Eventi speciali nel corso dell’anno sono stati: la visita in Terra Santa del Reverendissimo padre José Rodríguez Carballo che alla fine di ottobre 2003 è tornato a Gerusalemme non solo come Ministro Generale ma anche come ex-alunno dello Studium Theologicum e dello Studium Biblicum; la presentazione della miscellanea di studi “One Land Many Cultures” in onore di padre Stanislao Loffreda avvenuta il 9 novembre 2003 in coincidenza con la prolusione dell’anno accademico; la conferenza pubblica del professore mons. Giuseppe Ghiberti su “Sindone: Vangeli, scienza e vita cristiana” tenuta il 10 gennaio 2004; la lezione del cardinale Carlo Maria Martini “Il Papiro Bodmer VIII (lettere di Pietro) nella nuova edizione critica” fatta il 25 marzo; la ripresa del corso di Aggiornamento biblico-teologico nella settimana pasquale sul tema “Il cristiano di fronte alla violenza” e infine la Giornata di studio su “Gregorio Magno nel 14mo centenario della sua morte”.
Per tutti questi avvenimenti condivisi o accolti con favore anche da numerosi amici di Gerusalemme e di fuori provenienti da differenti ambienti diciamo insieme al Signore il nostro grazie e personalmente ripeto la mia gratitudine per la collaborazione ricevuta.
Con questa Eucaristia salutiamo ufficialmente non pochi studenti che ci lasciano augurandoci che li accompagni il ricordo del cammino fatto insieme a Gerusalemme. Facciamo poi fin da ora gli auguri più cordiali ai giovani che fra qualche giorno riceveranno l’ordinazione diaconale o presbiterale.
A quanti faremo vacanza dalle lezioni ma non dallo studio e da altri impegni l’augurio di poter godere di riposo e distensione, di avere tempo e energie da dedicare a ricerche personali o all’apprendimento delle lingue, di rinverdire vincoli di parentela, fraternità e amicizia, di poter sperimentare che come insegna la Scrittura “Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo” (Qo 3,1).
Con l’elezione di padre Pierbattista Pizzaballa, prima studente e poi professore assistente della Facoltà, a Custode di Terra Santa i rapporti tra Custodia di Terra Santa e Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia nelle sue varie articolazioni, si fanno ancora più stretti e familiari. Mentre auguriamo a lui un servizio generoso e fecondo, ci uniamo alla preghiera per il Capitolo Custodiale che verrà celebrato in luglio.

Conclusione

Ora racchiudiamo e concentriamo simbolicamente nel pane e nel vino delle offerte di questa Eucaristia tutti i motivi e le occasioni di rendimento di grazie a Dio, “fonte di ogni bene, principio del nostro essere e del nostro agire” (Colletta). E mentre lo preghiamo di accogliere il nostro rendimento di grazie, chiediamo che il suo Spirito ci renda capaci di rispondere al dono della Parola e del Pane di vita con l’impegno generoso della nostra esistenza e con rinnovato entusiasmo.
Ce l’ottenga l’intercessione di Maria, la beata Madre di Cristo, che ci insegna a “magnificare il Signore” e a “esultare in Dio salvatore”. Amen.




Foto di gruppo di alcuni studenti che hanno concluso il primo ciclo di studi
con il Baccalaureato.

2001


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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