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BETLEMME
Riflessione biblico-spirituale
di Lino Cignelli ofm



“Il presepio in Betlemme,
l’altare in chiesa.
Non abbiamo nessun segno
grande ed evidente della natività di Cristo,
quanto il corpo e il sangue di lui,
che consumiamo quotidianamente al santo altare.
E quello che una volta nacque dalla Vergine,
lo vediamo quotidianamente immolato per noi.
Perciò, fratelli, accorriamo presto al presepio del Signore…”.

Aelredo di Rielvaux


“Ancora oggi e tutti i giorni sino alla fine dei tempi, il Signore sarà continuamente concepito a Nazaret e partorito a Betlemme”. Così un Padre della Chiesa, S. Beda il Venerabile, commentava l’evento della nascita umana di “Cristo Signore” (Lc 2,11).


1. A Betlemme è sempre Natale! Qui si diventa contemporanei e presenti al Dono supremo di Dio Padre al mondo bisognoso di salvezza: “il Figlio Unigenito” fattosi uomo per la salvezza e la vita del mondo (Gv 1,14; 3,16s). La fede ce ne fa – deve farcene – partecipi. Apriamo gli occhi dello spirito per vedere la “luce” di Betlemme. E’ “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9) e che oggi e qui vuole illuminare noi tutti (cf. Ef 5,14).

Qui si viene, con i Pastori e i Magi, a trovare e adorare “l’alto Filio / di Dio e di Maria” (Dante, Par. 23,136s), circonfuso di luce divina ma deposto nella più squallida povertà (cf. Lc 2,7-14). E’ “l’altissima povertà” che toccava e coinvolgeva totalmente il Poverello d’Assisi (Fonti Francescane, n. 1117s), il quale a Natale si faceva “bambino col Bambino” (n. 621).

Qui si viene ad offrire al “neonato Re dei Giudei” i nostri doni, simbolo di fede sincera e di amore generoso (Mt 2,2-12). Diciamogli anche noi con la liturgia natalizia dei fratelli ortodossi:

“Che cosa ti possiamo offrire, o Cristo, perché sei apparso sulla terra fatto uomo per noi? Ogni creatura plasmata da te ti offre qualcosa per renderti grazie: gli angeli il canto, i cieli la stella, i magi i doni, i pastori la meraviglia, la terra la grotta, il deserto la mangiatoia. E noi? Noi una Madre Vergine! O Dio che esisti prima dei secoli, abbi pietà di noi!” (Vespro di Natale della liturgia bizantina).

E con papa Paolo VI pellegrino a Betlemme nel 1964, facciamo la nostra professione di fede dicendo al Signore: “Accettiamo tutti la Tua umiltà e proclamiamo la Tua grandezza; ascoltiamo la Tua parola e attendiamo il Tuo ritorno alla fine dei tempi. Tutti Ti ringraziamo, o Signore, perché ci hai salvati, perché ci hai fatti figli di Dio, Tuoi fratelli, ricolmi dei doni dello Spirito Santo…” (Omelia del 6 gennaio).


2. Come il Dono, anche il messaggio, la lezione di Betlemme è immensamente ricca. Ci sia dato di accoglierla, viverla e testimoniarla nel modo migliore, come i Pastori e i Magi e, soprattutto, come Maria e Giuseppe, i primi destinatari e ministri del Verbo fatto carne, di questo Bimbo divino che “l’amore ha incarnato tra gli uomini” (FF, n. 3164).

Qui, a Betlemme, “Cristo Signore” nasce come Salvatore “per tutto il popolo” (Lc 2,10s). Tutti, nessuno escluso, ne siamo destinatari perché tutti ne abbiamo assoluto bisogno. “Per te mi sono incarnato, per te ho anche patito. Mi sono dato a te, datti a me!”. Sono parole che il serafico dottore S. Bonaventura ascoltava dal Verbo incarnato (Vitis mystica 24,3). La nostra risposta personale e comunitaria sia l’eco fedele di quella dei Pastori, dei Magi e di tutti i Santi.

Qui, a Betlemme, in Cristo nuovo Adamo, “padre del secolo futuro” (Is 9,6 Vg.), siamo rinati a vita nuova. Ce lo ricorda, in termini autorevoli, S. Leone Magno: “La nascita di Cristo è l’origine del popolo cristiano: il Natale del Capo è anche il natale del corpo… Tutto il complesso dei fedeli, nati dal fonte battesimale, sono stati generati insieme con Cristo in questa natività, come insieme con lui sono stati crocifissi nella passione, sono risuscitati nella risurrezione e sono collocati alla destra del Padre nell’ascensione” (Tract. 26,2).

Al grande pontefice dell’antichità hanno fatto eco santi e dottori di ogni tempo, e ha fatto eco più volte anche il papa Giovanni Paolo II, specialmente illustrando il Mistero natalizio: “In Gesù ci siamo tutti…” (Disc. 27. 12. 1978). “Nasce con Lui l’umanità. E nasce con Lui la Chiesa” (22. 12. 1979). Questa “sa di essere nata a Betlemme, quando ha avuto tra le sue primizie i Pastori e i Magi. Sa di essere stata fin d’allora, in certo modo, tra le braccia di Maria…” (22. 12. 1981).

E’ la stupenda dottrina del Corpo mistico, della piena solidarietà che regna tra Cristo e noi, in virtù della quale Lui vive in noi e noi in lui (cf. Gv 15,4s; Gal 2,20), le Sue cose sono nostre e le nostre sono sue (cf. Mt 25,34ss).

Qui, a Betlemme, si rinasce dunque figli e figlie nel Figlio diletto di Dio e di Maria, e così si consegue la suprema grazia e beatitudine. Al dire infatti di S. Gregorio Nisseno, “diventare figli di Dio supera ogni altra beatitudine” (De Beatitudinibus hom. VII).

Ma anche questa grazia, come altre, viene offerta alla nostra libertà, e noi possiamo accoglierla o rifiutarla come i suoi primi destinatari (cf. Mt 2,16; Gv 1,11-13). Essa poi non opera automaticamente ma nella misura delle fede, di quella fede “con la quale l’uomo si abbandona a Dio tutt’intero liberamente” (Dei Verbum, n. 5). Ce lo dice lo Spirito di verità nel quarto Vangelo: “A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,12s; cf. Gal 3,27).

Oggi e qui è il nostro turno. Siamo noi i chiamati alla filiazione divina, siamo noi il luogo della nascita del Verbo Incarnato. E’ quanto la mistica cristiana ha sempre vissuto e testimoniato. Così, nel secolo III, si esprimeva Orìgene d’Alessandria: “A che ti serve, infatti, che il Cristo sia venuto un tempo nella carne, se non è venuto anche nella tua carne? Preghiamo che la sua venuta sia per noi quotidiana e che possiamo dire: – Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2,20)” (In Luc. hom. 22,3). In termini analoghi si è espresso, nel secolo XVII, il mistico tedesco Angelus Silesius: “Mille volte nascesse Cristo a Betlemme, / ma non in te, sei perduto in eterno!” (Il Pellegrino cherubico I,61). Sì, è Lui – nessun altro – il nostro destino di salvezza e di gloria.


3. Qui infatti, a Betlemme, il Cristo Salvatore, fonte e somma vivente di tutti i beni (cf. Col 2,3; 3,11), è già la nostra pace messianica, la “pace in terra” secondo l’annuncio degli angeli” (Lc 2,14). Ascoltiamo di nuovo S. Leone Magno: “Il Natale del Cristo è il Natale della pace. Lo dice l’apostolo: Egli è la nostra pace, Lui che di due popoli ne ha fatto uno solo, perché, sia giudei sia pagani, per mezzo di lui possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito (Ef 2,14.18)” (Tract. 26,5).

E con la pace il Bambino di Betlemme è diventato anche la nostra gioia messianica. E’ la “gioia grande” annunciata dall’angelo e accolta e irradiata dai Pastori e dai Magi, sinceri e devoti pellegrini alla Santa Grotta (Lc 2,10ss; Mt 2,10s). Betlemme, con Nazaret ed Ain Karem (cf. Lc 1,28. 44), è dunque la culla della vera pace e della vera gioia, segna per così dire l’inizio del nuovo paradiso terrestre che è la Chiesa (cf. 2Cor 6,16ss).

La pace e la gioia vera, beni essenziali, anzi vocazione dell’umanità, non sono cose ma una persona: sono Gesù, “l’Emmanuele, il Dio-con-noi”! (Mt 1,23). Noi perciò avremo tanta pace e gioia quanta comunione con Gesù. Sì, è Lui –  nessun altro – la pace e la gioia infinita dei cieli partecipata alla nostra povera terra. Colui che è la “compiacenza” del Padre celeste (Mt 3,17; 17,5) si è fatto, incarnandosi, gioia e delizia di noi fratelli e sorelle sulla terra.

“O voi tutti che siete affaticati e oppressi” (Mt 11,28), che siete tristi e inquieti, venite a Betlemme, accogliete il Bambino Gesù nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, nei vostri ambienti di lavoro, e avrete la pace e la gioia vera! Maria e Giuseppe sono qui per offrirlo generosamente a tutti e a ciascuno, come già ai Pastori e ai Magi (cf. Lc 2,16; Mt 2,11).

Ma tutti possiamo e dobbiamo accogliere o riaccogliere il Bambino di Betlemme come germe di vita nuova, veramente filiale e fraterna. Ne vale davvero la pena. L’esperienza dei secoli sta a dire che solo quando il Cristo è accolto si vive bene, c’è vera pace e gioia per tutti. Oggi come oggi, dopo gli eventi salvifici di Betlemme e del Calvario, non avere la pace e la gioia messianica è un assurdo, un anacronismo.

Grazie al Mistero natalizio Betlemme è diventata la casa della luce, della pace e della gioia messianica; è la culla della figliolanza divina e della fraternità universale. A noi far tesoro di tanta grazia, a gloria di Dio Padre e a edificazione di una umanità migliore, più filiale e fraterna!


“L’Adorazione dei Magi” (olio su tela - XVI/XVII sec.)

L’immagine presentata in apertura di pagina appartiene alla Collezione di quadri di proprietà della Custodia di Terra Santa e conservata presso lo Studium Bblicum Francicanum. Riportiamo le notizie che la riguardano così come sono esposte nella Guida al Museo edita da B. Bagatti nel 1939.

Adorazione dei Magi, olio su tela di SCUOLA VENETA della fine del Sec. XVI o inizi del XVII. La forma originaria è irregolare, quasi a triangolo (cm. 125x80) per un'evidente adattazione ad un ambiente; fu in seguito regolarizzata ripiegandone una parte ed in questa forma stava già nella Grotta della Natività a Betlemme dove fu un po’ bruciacchiato - specialmente la faccia della Vergine - dall'incendio scoppiato nella notte del 7 Maggio 1869. Il quadro rappresenta la Vergine seduta col bambino sulle ginocchia e dietro S. Giuseppe, mentre i Magi, uno nero e due con drappi di porpora, seguiti da due giovani, presentano i loro omaggi. In alto, nella parte ripiegata, sono degli Angeli.
BIBL. - Credo che ricordi anche questo quadro il VERNIERO, Croniche, ed. Golubovich, Firenze 1929, III, pag. 307, quando parla degli acquisti fatti a Venezia (a. 1636).

Cf.: Il Museo della Flagellazione in Gerusalemme, Note illustrative di P. B. Bagatti ofm, Gerusalemme: Tip. PP. Francescani, 1939 (n. 252 alle pagine 145-146). Il quadro è stato di recente restaurato e dotato di una nuova cornice che ne assicura la completa visibilità.



2001

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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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