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Gennaio 10, 2004
Sindone
Vangeli, scienza e vita cristiana


Il 4 maggio 2003, festa liturgica della Santa Sindone a Torino, l'arcivescovo della città cardinale Severino Poletto, custode pontificio della Sindone, benedisse alcune copie fotografiche di grandezza naturale della Sindone eseguite dopo i recenti interventi di restauro e conservazione, destinate a santuari e cattedrali tra i quali figurava anche la basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Il 10 gennaio 2004 Mons. Giuseppe Ghiberti, presidente della commissione diocesana per la Sindone di Torino, con un gruppo di pellegrini ha portato a Gerusalemme la copia e l'ha consegnata ufficialmente ai Frati Minori della Custodia di Terra Santa. Per l'occasione la Custodia e lo Studium Biblicum Franciscanum hanno organizzato un atto accademico al quale hanno partecipato docenti e studenti della Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia e numerose altre persone che hanno gremito l'Auditorium di San Salvatore.

SALUTO DEL DECANO
Sono lieto di introdurre questo momento che ci vede raccolti intorno a una speciale riproduzione della Sindone portata in dono alla Custodia di Terra Santa da Mons. Giuseppe Ghiberti insieme al gruppo di pellegrini di Torino. Grazie alla collaborazione tra Custodia di Terra Santa e Studio Biblico Francescano la conferenza di Mons. Ghiberti ha assunto la dimensione di una lezione pubblica della nostra Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia.

Saluto le persone che hanno accolto cordialmente il nostro invito. Il mio benvenuto si rivolge anche ai docenti e agli studenti della nostra Facoltà per i quali il professor Ghiberti non è soltanto noto studioso di Nuovo Testamento e docente in istituzioni universitarie ecclesiastiche e civili ma pure una vecchia conoscenza. Ricordiamo con piacere che l’8 aprile di due anni fa proprio in questo auditorium Mons. Ghiberti tenne la relazione principale per la giornata di studio che la Facoltà dedicò al documento Il popolo ebraico e le sue sacre Scritture nella Bibbia cristiana.
Oggi lo ringraziamo per la sua presenza e la sua parola su un tema che gli sta particolarmente a cuore e sul quale riflette e pubblica da oltre vent’anni.
La “sindonologia” è oramai una scienza con un proprio posto nel mondo della ricerca. Il termine è stato accolto nel prestigioso Grande dizionario della lingua italiana di S. Battaglia (vol. XIX, 1998, pag. 57) che definisce la sindonologia “Il complesso degli studi e delle ricerche relative alla sindone conservata nel duomo di Torino”.

In genere gli esegeti di Nuovo Testamento si sono dimostrati restii a interessarsi della Sindone, tranne qualche eccezione. Mons. Ghiberti da decenni con garbata insistenza non cessa di invitare i biblisti a prestare attenzione ai possibili rapporti tra esegesi biblica e sindonologia. La sua perseveranza ha ricevuto di recente un duplice riconoscimento perché la voce “Sindone” ha trovato posto nel poderoso Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede (Roma 2002, 1308-1322) e nel volume 8 (G. Ghiberti e Coll., Opera giovannea, Leumann 2003, 323-331) di “Logos – Corso di Studi Biblici” destinato agli studenti delle Facoltà di Teologia e degli Istituti di Scienze Religiose si trova una Nota “I Vangeli e la Sindone”.
Negli scritti di Mons. Ghiberti esegeta e appassionato della Sindone si sente che il suo “cuore” vibra, ma si avverte anche che la sua mente resta vigile. Da una parte non esita ad affermare: “non è impossibile che la Sindone sia del primo secolo dell’era cristiana e che abbia avvolto il cadavere di Gesù deposto dalla croce” (“Sindone”, 1318); dall’altra riconosce che “la fede non potrà mai fare dire a nessuno: l’uomo della Sindone è Gesù di Nazaret, perché questa può essere solo una conclusione scientifica” (“I Vangeli”, 325).

E saggiamente ammonisce: “Nessuno può dire, dal punto di vista scientifico, che cosa ci riservi il futuro: per il momento l’unico atteggiamento oggettivo è quello del nescimus, non sappiamo” (“Sindone”, 1316). E credo che abbia proprio ragione. È di pochi giorni fa la notizia che l’archeologo Shimon Gibson ha scoperto nella Valle della Geenna una tomba con resti di stoffa composta di cotone e lino risalente ai primi decenni dell’era cristiana (Quotidiano Haaretz - edizione inglese, 31 dicembre 2003, p. 10). Una scoperta sensazionale perché è la prima volta che a Gerusalemme si trova un tessuto di duemila anni fa.
Lungo i secoli una schiera di studiosi e di spiriti grandi si sono rivolti con interesse, rispetto e devozione alla Sindone e negli ultimi anni congressi scientifici internazionali sono stati dedicati allo studio di questo misterioso “segno” che non cessa di rinviare alla persona che è oggetto diretto di fede e di amore, cioè a Gesù Cristo. Giovanni Paolo II nel suo pellegrinaggio del 24 maggio 1998 alla Sindone la definì “provocazione all’intelligenza… specchio del Vangelo… immagine della sofferenza umana… immagine dell’amore di Dio, oltre che del peccato dell’uomo… immagine di impotenza… immagine del silenzio” (Ghiberti, “Sindone”, 1321).

Al ringraziamento per Mons. Ghiberti unisco quello per i suoi amici produttori del DVD che ce ne hanno messo a disposizione una copia ancora sperimentale. Da esso abbiamo ammirato alcune immagini della Sindone che fanno parte di un percorso iconografico e ora vedremo la proiezione dell’intervista a Mons. Ghiberti. Poi egli terrà la sua lezione; il Padre Custode concluderà il nostro atto accademico. Sono grato a padre Eugenio Alliata e padre Dobromir Jasztal per la collaborazione che in vario modo mi hanno prestato e al Guardiano di San Salvatore padre Artemio Vítores che ci ospita in questo salone.
A tutti, in primo luogo a Mons. Pietro Sambi Nunzio e Delegato Apostolico, grazie per essere intervenuti.

Gerusalemme , 10 gennaio 2004

... La contemplazione della sofferenza della Sindone e della sofferenza della ‘passione’ evangelica non sarà mai sufficientemente coltivata. È il momento più doloroso, nel rapporto con quel santo lenzuolo, perché ci invita a prendere su noi stessi quella sofferenza, e non è certo gratificante.

Il lavoro della ricerca scientifica ha dignità ed efficacia grande in questo momento, non solo per il diritto che gli conferisce l’autonomia del proprio statuto bensì anche per l’aiuto che può prestare a una visione più consapevole dell’immagine, mentre essa diventa contemplazione. Si sentirà il medico (in particolare il medico legale) che interpreta sia i particolari della devastazione visibile nei dettagli dell’immagine del crocifisso sindonico sia quelli della descrizione evangelica e di quante altre ci informano delle possibili procedure attraverso le quali passava la tortura della crocifissione. Contemporaneamente si sentirà l’esegeta e lo storico, che evoca e inquadra questa documentazione.

Se l’immagine visibile sul lenzuolo sindonico è quella di un uomo crocifisso, in un momento successivo alla sua morte, è chiaro che il rapporto della realtà sindonica con quella persona ha inizio non nella fase viva di quella sofferenza. La disposizione della doppia immagine, frontale e dorsale, suggerisce il modo di impiego del lenzuolo: esso deve essere entrato in funzione nel momento della composizione del cadavere e deve essere stato a contatto con esso nel tempo in cui il cadavere veniva affidato al sepolcro. Si apre allora il discorso della sepoltura e della permanenza nel sepolcro, così come è dato ricostruirle a partire dall’immagine sindonica, e del confronto che è possibile (e necessario) estendere ai particolari del racconto che i vangeli fanno degli stessi interventi...

Puoi scaricare l'intero intervento "Sindone e Vangeli" in formato pdf; oppure in formato rtf.

Come potè essere avvolto nel telo l'uomo della Sindone?

Il Custode di Terra Santa P. Giovanni Battistelli legge la lettera inviata da S.Em. Card. Severino Poletto, Arcivescovo di Torino.

A conclusione il P. Custode ha voluto fare omaggio a Mons. G. Ghiberti e ai pellegrini che lo accompagnavano di un segno di gratitudine. A loro volta i nostri graditi ospiti hanno donato pregiate riproduzioni fotografiche, medaglie e pubblicazioni della Sindone.

Una fortunata coincidenza ha fatto sì che tra il pubblico ci fosse anche S. Gibson, l’archeologo ricordato dal Decano nel saluto iniziale.

Foto integrale della Sindone, recto e verso.

Le fattezze dell'uomo della Sindone si osservano meglio nella riproduzione in negativo. Ecco l'esempio per il volto.

2001


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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