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“La Passione di Cristo” di Mel Gibson

Massimo Pazzini


Ho avuto la fortuna di vedere in anteprima il discusso film di Mel Gibson “La Passione di Cristo” (titolo originale “The Passion of the Christ”) e devo dire che ne sono rimasto colpito per diversi aspetti: veridicità del racconto; crudezza delle immagini; uso delle lingue originali (aramaico, ebraico e latino) con sottotitoli in inglese. Possiamo definire il film come “una interminabile Via crucis che conduce dal Getsemani al Calvario” con l’aggiunta di alcuni flash back che mettono in parallelo frasi e avvenimenti della Passione con azioni e parole di Gesù nel corso della sua vita, dall’infanzia al periodo della vita pubblica. Un accostamento, a mio avviso, non sempre ben riuscito.

Apprezzo la chiarezza e il coraggio di Gibson nel raccontare gli eventi in maniera “letterale”, così come si sono svolti secondo il dettato evangelico. Vengono ben evidenziate le “responsabilità” del governatore romano Ponzio Pilato e dei sommi sacerdoti nella condanna di Gesù, cosa, del resto, così evidente nel racconto evangelico; la discussa frase “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli” attribuita a “tutto il popolo” (cfr. Mt 27,25) viene pronunciata, ma non viene riprodotta nei sottotitoli. Nessuno di noi si sognerà di desumere giudizi da questa frase e di trarne le conseguenze storiche per l’Israele odierno. La Passione di Cristo risponde prima di tutto ad un disegno della “Provvidenza” che si è servita delle persone che ha trovato sul suo cammino. Secondo la teologia genuinamente cristiana siamo stati anche noi a condannare Gesù, c’eravamo anche noi nel pretorio di Pilato e ai piedi della croce!

La crudezza delle immagini colpisce non poco. Il sangue scorre generosamente, soprattutto nella scena della flagellazione e sul Calvario. I primi piani, i volti spesso sporchi di sangue, dominano la scena (incontro con la madre lungo la via dolorosa, Simone il cireneo, Veronica, tutta la scena del Calvario). L’insistenza, talvolta compiaciuta, del regista su queste immagini rischia di infastidire lo spettatore.

Il tentativo di riproporre il racconto nelle lingue originali è una novità certamente positiva. Pur vivendo in Israele da tempo - dove insegno tuttora ebraico e aramaico - ho avuto una certa difficoltà a seguire alcuni dialoghi e mi sono dovuto aiutare spesso con i sottotitoli. Ebraico, aramaico e latino si intrecciano e si mescolano a più riprese. Gesù, con nostra sorpresa, parla anche latino, una tesi cara agli studiosi “occidentali”, già da alcuni secoli. Mentre non vi sono dubbi sul fatto che Gesù conoscesse ebraico (infatti legge il profeta Isaia nella sinagoga di Nazareth; cfr. Lc 4,17-19) e aramaico (dai vangeli si possono desumere diverse parole ed espressioni dette in aramaico e trascritte in greco), oggi la discussione verte piuttosto sul fatto se Gesù conoscesse il greco. Con nostra sorpresa nel film Pilato parla aramaico e Gesù gli risponde in latino; il greco assume così un ruolo più ristretto rispetto a quello che dovette avere in realtà (anche del titulum crucis “Gesù Nazareno re dei Giudei” non viene fornita la prevista traduzione greca; cfr. Gv 19,20). I nativi parlano ebraico e aramaico; i soldati parlano un latino di bassa lega tipico del gergo soldatesco.

La presenza del male viene rappresentata da un personaggio in vesti scure che segue silenziosamente e con interessata preoccupazione Gesù nelle sue ultime ore; il maligno si rivela e si svela pienamente in un urlo di sconfitta, solo alla fine, quando si rende conto di essere stato giocato dalla precisa volontà di Gesù di accettare liberamente la sua passione fino alle estreme conseguenze.

Gli edifici e le vie (per lo più solo scorci) che fanno da contorno alla vicenda narrata sono evocativi: ricordano le case, le strade, le mura e le porte della odierna città vecchia di Gerusalemme; nella scena del Calvario risalta la tipica roccia della montagna israelo-palestinese resa meno aspra dalle chiazze d’erba che rimandano al periodo primaverile.

Qualcuno ha pianto di fronte ad immagini così crudelmente espressive; io no! Non ho pianto perché, in definitiva, si tratta solo di un film; un film, tuttavia, da raccomandare, preferibile a certe edulcorazioni che, per non offendere nessuno, finiscono per offendere l’oggettività del racconto e la verità.

2001


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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