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ALBUM 2003

21 gennaio 2003
Visita del Card. Carlo M. Martini
allo SBF

Il Decano, padre G. Claudio Bottini, rivolge il saluto di benvenuto a Sua Eminenza.

SALUTO AL CARD. CARLO M. MARTINI
IN VISITA ALLO SBF

Eminenza,
sono lieto di dirLe anzitutto il nostro grazie per la semplicità e cordialità con cui ha accettato di venire tra noi per questo incontro con la comunità accademica dello SBF. Tutti, docenti e studenti, abbiamo apprezzato le parole che ci scrisse in risposta al nostro benvenuto a Gerusalemme lo scorso ottobre. In esse vi era già la promessa di questo incontro.

Per nessuno di noi Sua Eminenza ha bisogno di presentazione. Anzi non pochi – la metà dell’attuale corpo docente – abbiamo studiato al PIB durante il Suo Rettorato e l’abbiamo avuta come professore. Ricordiamo la finezza del Suo tratto, la qualità del Suo magistero e il fluente latino delle Sue lezioni di critica textus. Tutti La conoscono per il Suo servizio alla Parola di Dio e alla Chiesa e per il Suo amore a Gerusalemme, alla Terra Santa e ai popoli che l’abitano.

Non è la prima volta che Lei viene alla Flagellazione. Nel nostro Archivio si conserva una lettera che il 7 novembre 1969 Lei inviava all’allora Direttore dello Studium, padre Bellarmino Bagatti, dopo una visita fatta la settimana precedente. Sua Eminenza scriveva tra l’altro: "Sono a disposizione per qualunque forma di collaborazione tra i nostri Istituti che potrà servire per l’approfondimento della Parola di Dio nella Chiesa".
Padre Bagatti dovette gradire quella visita, se qualche giorno dopo ne scrisse con soddisfazione al Rettore Magnifico dell’Antonianum. Le farà piacere sapere che quell’auspicio sta diventando realtà e ci auguriamo che la collaborazione instaurata tra il Pontificio Istituto Biblico di Roma e la nostra Facoltà di Scienze bibliche e Archeologia cresca sempre più e con reciproco vantaggio.

Conserviamo altre Sue lettere che testimoniano l’attenzione con cui durante il Suo Rettorato all’Istituto Biblico guardava alla nostra Scuola, condividendone momenti di sofferenze, come in occasione della morte di padre A. Spijkerman (Lettera del 16. 07. 1973), e di gioia, con la partecipazione alla celebrazione del 50.mo di fondazione dello Studium Biblicum, circa trent’anni fa.

Leggendo il Suo libro-intervista apparso pochi mesi fa, mi ha colpito una frase che mi pare esprima in sintesi il Suo servizio alla Bibbia e al popolo di Dio. La cito perché mi è parsa un incoraggiamento e un invito per chi, come gli studenti e i docenti presenti a questo incontro, dedica tempo e energie allo studio scientifico della Parola di Dio. Lei dice: "Confesso di non rimpiangere nessuna delle ore dedicate per tanti anni alla ricerca biblica, anche la più astrusa. Perché mi pare che quanto ho studiato, imparato, ricercato, mi è oggi utilissimo sia per la lectio divina personale sia per guidare altri ad accostare la Bibbia in spirito di fede, di preghiera e di discernimento" (G. Ravasi, Martini. Le mie tre città. Un colloquio nell’amicizia, Cinisello Balsamo, 2002, 42).
Sta forse anche qui, Eminenza, il segreto dell’interesse e del rispetto di tanti per la Sua persona e la Sua Parola?

Tra questi, non c’è bisogno di dirlo, ci siamo anche noi. Grazie.

Il cardinale ringrazia il decano per l'invito e coglie l'occasione per ricordare la figura di padre Bellarmino Bagatti come "uomo di Dio, della Bibbia, di questa terra" e dice di sentire profondamente vera e vicina alla sua vicenda personale una sua frase: "vivere a Gerusalemme è una grazia".

Sua Eminenza ha parlato della sua esperienza di servizio alla parola di Dio come professore e come vescovo. In qualità di professore presso il Pontificio Istituto Biblico si dedicò principalmente allo studio e all'insegnamento della critica testuale. Come vescovo tra le sue priorità ebbe quella di insegnare ai fedeli a pregare con la Bibbia. In questo momento, con inesauribile energia, ha ripreso a studiare i codici antichi.

Al termine dell'agape fraterna, il cardinale ha gradito alcuni doni che gli sono stati offerti. Qui si vede padre M. Piccirillo mentre gli presenta l'artistico calendario "Massolini", da lui realizzato, quest'anno dedicato alle antiche comunità cristiane della Nubia (Sudan attuale).


A servizio della Parola nelle Università e tra la gente.

Incontro allo SBF con il Cardinale Carlo M. Martini
mercoledì 22 gennaio 2003 ore 11,00

Da tempo il Cardinale Carlo Maria Martini aveva a più riprese espresso pubblicamente il desiderio, una volta portato a termine il suo ministero pastorale a Milano, di trasferirsi a Gerusalemme per dedicarsi, nel raccoglimento, alla preghiera e ai i suoi studi di critica testuale. Ciò era noto a noi tutti dello SBF, pertanto il Decano, P. Giovanni Claudio Bottini, nel rispetto del programma del Cardinale, con la dovuta discrezione, gli chiese fin da ottobre di tenere una conferenza presso la nostra Facoltà. Oggi, come sempre accade quando a parlare è una personalità così prestigiosa, ci ritroviamo riuniti ad ascoltare con la disposizione di chi vuole conoscere con interesse dalla viva voce di uno dei protagonisti degli studi biblici degli ultimi quarant'anni e della vita pastorale italiana degli ultimi due decenni come, con uno sguardo retrospettivo, egli abbia vissuto il suo ministero di studioso, docente e pastore alla luce della Parola di Dio.
Dopo aver ringraziato il Decano per l'invito e il cordiale saluto, il Cardinale inizia il suo intervento ricordando la figura di P. Bellarmino Bagatti che definisce "uomo di Dio, della Bibbia, di Terra Santa". Dice di sentire profondamente vera e vicina alla sua esperienza personale una frase del frate toscano: "vivere a Gerusalemme è una grazia". Da uomo la cui esistenza è pervasa da un rapporto confidente con la Scrittura, Martini vive i suoi giorni ispirandosi a passi biblici che alimentano e motivano la sua missione di preghiera (Es 17,17; 2Mac 15; Is 62 e soprattutto Am 5,13). La citazione di un pensiero caro a Bagatti getta ulteriore luce sul suo modo di vivere nella città santa: "Per poter vivere a Gerusalemme, bisogna ricordarsi che siamo figli dello stesso Padre".
Prendendo spunto da un articolo apparso su Revue Biblique agli inizi degli anni ottanta dal titolo "Esegesi in Sorbona ed esegesi in Chiesa", i cui termini, in qualche maniera, rappresentano i due poli entro i quali si è svolta la sua attività nei suoi vari momenti, Martini si introduce nel tema dell'incontro.
Chiarisce fin da principio che non vi è stata alcuna opposizione o netta separazione tra il periodo della sua formazione culturale e di insegnamento e gli anni dell'episcopato. Ma questi tre momenti, pur con le loro priorità, si sono compenetrati nel tempo, rivelandosi tasselli di un unico disegno. Gli anni dedicati agli studi furono segnati dalle vicende che accompagnarono l'applicazione, in ambito cattolico, del metodo storico critico alle fonti della nostra fede. In sostanza si trattava di sottoporre a indagine critica i fondamenti storici della fede: era in gioco, in una parola, l'autenticità storica dei Vangeli. La lettura delle opere di Autori di chiaro indirizzo razionalista, anche dei più ipercritici, lo rassicurò dell'attendibilità dei documenti delle origini cristiane. Fu un cammino faticoso, reso ancora più arduo dall'opposizione tra correnti agli antipodi, che vanificarono in gran parte la mutua comprensione, con le penose conseguenze a tutti note: alcuni tra i più autorevoli professori del PIB furono sospesi dall'insegnamento.
Ma alla crisi successe la rinascita sancita dalla Dei Verbum, che propugnò in termini equilibrati lo studio critico dei generi letterari e definì in maniera aperta il valore storico dei racconti biblici con la famosa formula nostrae salutis causa. La riflessione su questo argomento, col passare degli anni, perse i toni accesi degli inizi e gli effetti del nuovo clima oramai riconciliato sono ben percepibili in un documento della Pontificia Commissione Biblica di qualche decennio fa (1993) sui metodi di interpretazione della Scrittura. Una vicenda sofferta quella toccata ai sostenitori dell'indirizzo storico critico, paragonabile all'episodio dell'attraversamento del Mar Rosso.
Ma cosa lo spinse a dedicarsi alla critica testuale? A suo dire una sorta di illuminazione provvidenziale unita a qualche perplessità maturata nel corso degli anni nei confronti della ricerca condotta secondo il "pregiudizio quantitativo", in definitiva, molto faticoso - leggere tutto o quanto è più possibile su un dato argomento - e poco fruttuoso ai fini di risultati davvero innovativi. Con questo criterio aveva scritto la sua tesi di dottorato in Teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana. La sua tesi di dottorato sul papiro Bodmer XIV gli aprì le porte di un mondo che fino ad allora aveva conosciuto marginalmente: l'oggetto, nella sua fisicità, lo costringeva a tener conto dei dati materiali e, attraverso questi, ad approfondirne i complementi storici e di pensiero. Finalmente poteva elaborare un'ipotesi interpretativa e proporre una propria sintesi da sottoporre al vaglio della verifica di altri studiosi. In questo modo si addentrava in quel processo della conoscenza umana che si chiama scienza.
Questo lungo e rigoroso tirocinio si è rivelato poi prezioso nell'esercizio del ministero pastorale. Lo ha aiutato a saper discernere quelle poche "conoscenze" che sole fanno progredire. Perciò Martini mette in guardia, come aveva già avuto occasione di affermare in altre circostanze, dai facili entusiasmi suscitati dall'immediato accesso ai dati e alla loro rapida manipolazione permessa dal computer e da internet. L'enorme massa di dati disponibili attende ben altro utilizzo e intelligenza ai fini di un reale progresso scientifico che si traduca in autentica cultura.
Per chi è mosso da una sincera ricerca di qualcosa che lo appaghi, non necessariamente una risposta ultima, ma pure di un modo, una via per avvicinarvisi, un incontro, una battuta, una frase possono essere illuminanti. Così il Cardinale ricorda come durante il suo soggiorno di studi a Münster, in una conversazione a casa del prof. Ernst Hänchen, l'eminente studioso gli confidò l'impressione che il papiro Bodmer XIV rappresentasse un "anticipo" del codice Vaticano. Martini ne dedusse che ciò comportava una ridiscussione dell'origine e del carattere della revisione rilevata degli studiosi nel suddetto codice. L'ipotesi di Hänchen si dimostrò fondata: le tracce della revisione presenti nel cod. B avevano un precedente nel papiro Bodmer XIV. Ciò voleva dire che il testo del cod. B non era frutto di una recensione.
La fatica della ricerca non è mai vana, né si esaurisce in sé. Così nel 1972, dovendo sostituire P. Stanislas Lionnet in un corso di esercizi spirituali da tenere a un gruppo di preti di Milano, Martini scelse di prendere come guida il Vangelo di Marco, interpretandolo come il "Vangelo del catecumeno" per scoprirne, sotto questo aspetto, le caratteristiche. Gli esercizi di S. Ignazio di Loyola, innestati sull'umiliazione e glorificazione di Cristo (Fil 2), avrebbero offerto la cornice entro cui muoversi. In questo modo il Vangelo prese vita, e l'apparente arido studio svelava i suoi frutti vitali. Del resto, la fecondità degli studi doveva manifestare tutto il suo valore successivamente.
Chiamato a Milano per ricoprirvi il ministero episcopale, infatti, il Cardinale si lasciò guidare dal capitolo VI della Dei Verbum lì dove dice: "tutti i cristiani devono essere messi in grado di poter pregare a partire dalla Scrittura", consapevole che la luce divina della Parola deve raggiungere tutti, giovani, preti, famiglie, parrocchie. L'opportunità di realizzare questo progetto gli venne offerta da alcuni giovani dell'Azione Cattolica coi quali ebbe un incontro nel chiostro del Seminario di Corso Venezia, che gli chiesero di insegnar loro a pregare con la Bibbia. Da quell'incontro nacque la 'Scuola della Parola' o 'Scuola della Preghiera'. Scuola rimanda al processo dell'apprendimento, in questo caso, della crescita della familiarità con la Scrittura. Il punto chiave di questo itinerario, osserva il Cardinale, si ha quando chi legge o ascolta si accorge che la Parola parla di lui, lo interpella: ecco il dialogo con Colui che parla e si rivela. È il momento della preghiera.
Naturalmente tessere una relazione personale con la Scrittura è un impegno mai finito, da approfondire con l'ausilio di dizionari, concordanze, commentari. Ai nostri giorni, in considerazione del buon livello di istruzione ormai diffuso, appare "inescusabile" chi non impara a pregare con la Scrittura. Il credente vi attinge la linfa per corroborare una fede capace di resistere a un mondo tecnicizzato e ateo.
Il Cardinale termina il suo intervento con una citazione presa da un recente libro del Cardinale Lustiger, che ispira in questo momento la sua sosta di riflessione e di preghiera. L'arcivesovo di Parigi afferma che dinanzi alle difficoltà dell'ora presente non si tratta di prendere partito e contribuire alla "cacofonia mondiale". Compito del cristiano è impegnarsi personalmente. In tale combattimento la preghiera, la più nascosta e silenziosa è necessaria al "respiro della Chiesa", perché essa accolga la scelta di Dio e vi corrisponda fedelmente .

Con grande affabilità, rispondendo alle domande, riprende alcuni punti solo allusi in precedenza.
Il suo ritorno alla critica testuale, afferma, è stato immediato. Dopo tutto, si dice convinto che accanto alla sua missione di preghiera e intercessione vi è anche quella della ricerca, "non meno necessaria alla Chiesa". In questo campo ha in cantiere due lavori, uno riguardante il papiro Bodmer VIII e l'altro il codice Vaticano, ambedue, a suo tempo, oggetto dei suoi studi di specializzazione. La Biblioteca apostolica Vaticana gli ha affidato una nuova edizione in facsimile del Bodmer VIII contenente il testo più antico delle Lettere di Pietro. Per questa edizione egli riscriverà l'introduzione e aggiornerà l'apparato critico. Quanto al cod. B, partendo da un testo inedito del Cardinale Mercati, sta lavorando a una introduzione che finalmente traccerà la storia di questo impareggiabile testimone del testo biblico.

Sulla discussa questione dell'edizione critica del NT, se non sia opportuno editare il cod. B e nell'apparato critico le varianti, il Cardinale è dell'opinione che la rarità delle lezioni realmente "sostanziali" è tale da non suscitare riserve nel perseguire il tentativo di ricostruire il testo più vicino possibile all'originale che, nonostante l'impossibilità di identificare in maniera definitiva nel suo complesso, c'è ma si nasconde. Soprattutto lo studio della seconda Lettera di Pietro, con i suoi hapax e i suoi testi difficili e oscuri, ad esempio, mostra come in questi casi esiste il minor numero di varianti e, in qualche versetto, addirittura nessuna. Segno che lo scriba scrisse questi passi lettera per lettera e prova dell'attenzione con cui i testi furono trasmessi. In questo senso, ai papiri, che in totale arrivano a coprire il 50/60% del NT, pur riflettendo una minor cura nella trasmissione dei testi, bisogna riservare la dovuta attenzione, perché non sempre il cod. B ha il testo migliore. È altrettanto vero, poi, che i grandi onciali dipendono da documenti molto antichi, tramandati e ripresi con cura.

Il Cardinale conviene sulla necessità che gli editori di un testo motivino le scelte compiute e ricorda l'esempio di P. D. Barthélemy. Ma avverte che non sempre vi sono argomenti convincenti per spiegare una scelta di una lezione secondo una connessione logica di cause. La critica testuale, aggiunge, rappresenta un eccellente strumento per studiare anche la storia dell'interpretazione.

Il luogo di origine e la provenienza del cod. B sono oggetto di discussione. Gli esperti hanno abbandonato l'ipotesi dell'origine cesariense del codice a favore di quella alessandrina. Non dovette far parte dei cinquanta codici richiesti da Costantino, come invece dichiara la testimonianza di Eusebio di Cesarea, ma si ipotizza possa essere stato scritto in occidente con codici portati da Atanasio durante il suo esilio. Il codice porta i segni dei suoi lunghi viaggi. Dal 1473 ca. si trova nella Biblioteca Vaticana, ma rimangono sconosciuti il compratore e chi versò la somma per l'acquisto. L'incertezza dell'origine, purtroppo, è comune a quasi tutti i manoscritti antichi. Ciò vale anche per i papiri Bodmer. Si ipotizza che provengano dall'Egitto, cosa molto probabilmente vera, ma esattamente da dove non è dato saperlo.

Alla domanda se oggi non vi siano segnali di rigetto delle acquisizioni dovute al metodo storico critico e di un ritorno ad un certo fondamentalismo nel campo della ricerca biblica, il Cardinale risponde che più di qualche volta, come nel caso della disputa accesasi intorno al frammento 7Q5, la discussione è stata orientata da presupposti di parte. Attualmente non è più concepibile un atteggiamento simile, pena lo scadimento degli studi e dei loro apporti alla ricerca successiva.

La domanda conclusiva riguarda il ruolo svolto dal Cardinale Bea nei difficili anni del rinnovamento degli studi e della ricerca. Il cardinale Martini afferma in termini chiari che si deve a Bea se con l'enciclica Divino Afflante Spiritu incominciò a farsi strada, in ambito cattolico, la ricerca sui generi letterari. In quel periodo di forti tensioni, osserva, la figura dell'illustre studioso e pastore risalta per la sua forza profetica in grado di riportare ad equilibrio i dati della ricerca e di ricondurli, a vantaggio dei credenti, all'interno della Chiesa.

Rosario Pierri, ofm
segretario dello SBF


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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