| Per finire riportiamo la descrizione di una visita compiuta quasi 350 anni fa (Mariano Morone da Maleo, La Terra Santa nuovamente illustrata, 1669)
Cap. XVII - Ove fu lapidato San Stefano
Uscendo dal Getsemani li Pellegrini, e voltandosi verso la Santa Città, passato il Torrente alle faldi del Monte trovano il luogo ove il Protomartire Stefano sotto ad un turbine di sassi cadè morto sopra d'una pietra, lasciandovi la forma del suo Santissimo Corpo, del qual luogo ne scrisse il Padre F. Anselmo nostro l'anno 1507 dicendo: Per portam Cedar (quae nunc S. Stephani) fit egressus de Civitate versus Montem Oliveti per descensum ad duo stadia ad Vallem, ubi primo est lapis albissimus latus, et aliqualiter eminens a terra, ubi S. Stephanus est lapidatus, et ibidem per aliquot passus in superiori loco monstratur locus ubi Saulus stetit custodiendo vestimenta. Questo medesimo sasso si riverisse oggidì ancora, benchè dall'indiscreta divotione de' Pellegrini, e massime Scismatici, sia stata guastata in buona parte la forma del Santo, e vi si acquista l'Indulgenza di sette anni. Evagrio lib. I citato dal P. Quaresmi scrive, che quivi sopra fosse alzata una Chiesa dall'Imperatrice Eudocia, ruinata poi da' Turchi; quanto a me considerando il sito, a fatica credo, che potesse capir Chiesa, né ve ne appare vestigio alcuno, più tosto mi persuado, che fosse fuori della strada, ove vedesi una Grotta grande, nella quale dicesi anche stasse recondito per un tempo il Corpo del Santo.
Le cause poi perché Nostro Signore volesse, che nel sasso restasse impressa la forma del protomartire sono tre:
La prima, per mostrare l'eccellenze del Santo, mentre la terra facea a gara col Cielo per honorarsene, però vedendo questa, che i Cieli si spaccarono per ricevere la di lui anima: Video Caelos apertos, anch'essa si sforzò, aprendo il seno, di ricevere il di lui Corpo.
La seconda, fu per insegnare a' clienti, e divoti del Santo, che devono scrivere nei loro cuori la di lui memoria, mentre vedono stamparsi nelle più dure selci la di lui forma.
La terza, per darci a dividere la gran forza, che ha appreso sua Divina Maestà, sufficiente ad ottenere qual si voglia gratia, e perdono, perché se potè intenerire i più duri sassi, potrà ancora ammorbidire i cuori delli più ostinati peccatori, come in quel punto appunto pregò per li nemici, e guadagnò Paolo, dice San Fulgentio nel sermone di questo Santo: Charitatis virtute subnixus vicit Saulum crudeliter saevientem, considerationi del P. Quar. tom. a pag. 294. |