![]() |
Presentatione del libro: "One Land. Many Cultures" in onore di P. Stanislao Loffreda Professore Emerito dello SBF
La presentazione di un libro in onore di un professore è unoccasione per ricordare il suo prezioso contributo nella ricerca e nella docenza.
Saluto iniziale Signore e signori, amici, professori e studenti, benvenuti alla presentazione del volume One Land Many Cultures. Archaeological Studies in Honour of Father Stanislao Loffreda. Un saluto speciale rivolgo alle autorità ecclesiastiche, al Custode di Terra Santa Padre Giovanni Battistelli, al Rettore Magnifico del Pontificium Athenaeum Antonianum di Roma e agli studiosi delle altre università e istituzioni archeologiche, bibliche e teologiche della Terra Santa. La vostra presenza ci onora e ci incoraggia. Il pensiero grato va a tutti gli archeologi che hanno collaborato al volume con i loro contributi scientifici e in primo luogo a quelli israeliani che sono i più numerosi. Penso non solo a quelli presenti ma pure ai collaboratori e amici che ci ha hanno espresso la loro vicinanza e il loro rammarico per non poter partecipare a questo incontro. Ringrazio il professor Yoram Tsafrir per aver accettato linvito che gli ho rivolto a nome dei professori dello Studium a presentare la Festschrift in onore di Padre Stanislao Loffreda. Anche come curatore della miscellanea sento il bisogno di ringraziare linfaticabile Leah Di Segni e padre Daniel Chrupcala che con me hanno condiviso la gioia e la responsabilità del lavoro editoriale, nonché i confratelli Michele Piccirillo, Eugenio Alliata e Carmelo Pappalardo e il nostro studente Fredy Eluvathingal che in vari modi ci hanno aiutato nella preparazione del volume per la stampa. Il ringraziamento va pure allo Studio Editoriale Ferrari di Cologno Monzese per il progetto grafico e alla Franciscan Printing Press della Custodia di Terra Santa per la stampa del libro. A padre Raymond Camilleri, Direttore della FPP, siamo grati anche per lofferta con speciale sconto delle pubblicazioni di padre Loffreda e di altri titoli. Ringrazio infine il Superiore del Convento di San Salvatore, padre Artemio Vítores, per aver messo a nostra disposizione questo Auditorium. Noi dello SBF siamo proprio felici di segnare linizio dellanno accademico 2003-2004 con questo incontro che ci permette di festeggiare un nostro professore emerito presentandogli lomaggio di un volume frutto di una molteplice collaborazione. È infatti la terza volta che in poco più di dieci anni lo Studium riesce a realizzare una miscellanea di studi ricevendo la collaborazione di una schiera di studiosi e ricercatori varia per provenienza, cultura e appartenenza accademica. Questo avvenne nel 1990 con la miscellanea Christian Archaeology in the Holy Land in onore del defunto padre Virgilio Corbo e nel 1993 con Early Christianity in Context in onore di padre Emanuele Testa. Poiché questo incontro prende il posto della prolusione dellanno accademico, mi sia permesso dare qualche informazione sullanno iniziato da poco. Dopo la celebrazione liturgica di apertura tenuta il 6 ottobre scorso, abbiamo iniziato regolarmente i corsi in tutte e tre le sedi accademiche. In totale gli studenti della Facoltà sono 119, di cui 59 iscritti al Primo Ciclo e 60 iscritti ai cicli di specializzazione. I nostri studenti provengono da trentaquattro paesi sparsi nei cinque continenti. Ci incoraggia constatare soprattutto laumento degli studenti iscritti al corso per la Licenza. Prevediamo che nel corrente anno accademico almeno due studenti concluderanno i loro studi con la Laurea, quattro con la Licenza e oltre dieci con il Baccalaureato. Termino con un augurio che trae spunto dal titolo del libro che presentiamo ufficialmente. Esso dice felicemente One Land Many Cultures = Un Paese Molte Culture. Le ricerche archeologiche di padre Loffreda hanno toccato luoghi di interesse archeologico e religioso che testimoniano la presenza di molte culture e tradizioni. Lo stesso fanno i trentadue contributi della miscellanea. Una Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia non ha compiti di natura politica e neppure ha lo scopo immediato di promuovere il dialogo interreligioso. Siamo tuttavia convinti che anche con questi gesti e incontri sul piano della ricerca scientifica gettiamo semi di speranza per un futuro migliore per tutti coloro che abitano la Terra Santa a qualsiasi popolo, religione o cultura appartengono. Voglia lAltissimo che è Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti (Ef 4,6) benedire il nostro proposito e tutte le persone di buona volontà.
P. Stanislao Loffreda, professore e archaeologo dello SBF Illustri Ospiti, Cari Colleghi e Confratelli, mi è particolarmente gradito essere presente oggi a questa circostanza accademica e salutare tutti calorosamente, per vari motivi. Alcuni sono motivi di ordine istituzionale, altri, non meno importanti, di ordine personale. Sono inoltre contento di presenziare a questo atto accademico, con cui si vuole tributare onore e riconoscenza, nel suo 70° genetliaco, al Padre Stanislao Loffreda, OFM, archeologo di fama che ha illustrato il nostro Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme con la sua instancabile attività di studioso, di docente e di direttore dello stesso Studio per lunghi anni: dal 1978 al 1990. Sulla sua qualità di studioso abbiamo la testimonianza della vasta produzione descrittiva e interpretativa dei suoi lavori, per i quali egli ha raggiunto fama internazionale: penso a Tabgha, a Kafr Kanna, a Magdala, a Macheronte, ma soprattutto a Cafarnao, dove egli ha profuso in modo tutto particolare le sue energie, come dimostra la sua attività ancora vivace esercitata negli scavi di quella località. Ma se per la lode dei suoi traguardi scientifici, lascio la parola ai competenti nel campo, desidero invece sottolineare il ruolo energico e costruttivo che il P. Loffreda ha avuto nello sviluppo e nella istituzionalizzazione dello Studium Biblicum. Il lungo arco temporale della sua direzione ha visto il rinnovamento radicale dei programmi di studio, coronato nel 1982 dalla promozione dello Studium a sezione parallela della Facoltà di Teologia del Pontificio Ateneo Antonianum di Roma, e nel 1991 dalla istituzione della nuova sede accademica, distinta dal convento della Flagellazione. Quando egli non era più il direttore, non ha però mai cessato di perseguire la promozione ulteriore dello Studium, così che egli ha potuto celebrare come particolarmente partecipe lerezione dello Studium a Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia, riconosciuta con Decreto del 4 settembre 2001 della Congregazione dellEducazione Cattolica. La nuova qualifica dello Studium Biblicum è un riconoscimento dovuto a generazioni di studiosi, che ad esso hanno dedicato la loro vita, e, in particolare, un riconoscimento al P. Stanislao, che rappresenta alla sua bella età la generazione di quelle magnifiche figure che furono il P. Bellarmino Bagatti, il P. Virgilio Corbo e tanti altri. I Francescani non fanno chiasso per le loro cose: essi sanno aspettare con fedele umiltà e immutata laboriosità, come vuole la loro Regola. Questo atteggiamento è stato alla fine premiato. Il riconoscimento della Congregazione della S. Sede nei riguardi dello SBF ha un valore storico per lOrdine, perché essa ha dichiarato apertamente che con tale atto ha compiuto un gesto di fiducia nelle capacità culturali dellOrdine. Lonore unico che ne viene allo SBF e al Pontificio Ateneo Antonianum diviene di conseguenza una grave responsabilità, alla quale però, io sono convinto, lo Studio gerosolimitano saprà tenere testa. Lo dimostra la buona qualità dei professori della generazione seguente a quella del P. Loffreda. Si spera solo che a tale generazione si accompagni presto quella più giovane di un buon numero di docenti preparati e stabili, che al momento hanno bisogno di un rinforzo generazionale. Ma confidiamo nei nostri patroni in cielo e nella forza di attrazione di figure come quella del P. Stanislao e dei colleghi di facoltà, che ben fanno sperare. Il resto lo deve fare una sapiente strategia culturale dellOrdine. Mentre descrivo i motivi della mia gioia per essere qui, mi accorgo che quella distinzione fatta allinizio tra motivi istituzionali e personali, in realtà trascolora, lasciandoli fondere reciprocamente. Il fatto di essere qui oggi come rettore è indisgiungibile dalla compartecipazione affettiva al benessere accademico della Facoltà di Scienze bibliche, sia in qualità di collega nelle stesse discipline (io sono un biblista) sia in quanto sono stato compagno di studi di alcuni dei suoi docenti e sia, infine, per lattaccamento che ho nutrito per le sorti dello SBF, specialmente quando ho avuto lopportunità di collaborare strettamente con lallora Segretario generale degli Studi dellOrdine, P. Josè Rodríguez Carballo, oggi nostro Ministro Generale e Gran Cancelliere del PAA, al raggiungimento del traguardo accademico dello SBF. Gli auguri e le congratulazioni che faccio al P. Stanislao Loffreda vogliono essere un grazie vivissimo per lesempio che finora ci ha dato e un invito pressante a che, nellambito delle sue possibilità, continui a farci dono del suo ministero nel campo delle scienze biblico-archeologiche, dispensando con scienza sapienza e perpetuando quella figura di scriba di cui parla il Signore, che sa trarre da sé per gli altri cose antiche e cose nuove.
One Land Many Cultures <> Una sola terra, molte culture Presentazione del volume: One Land Many cultures Il nome di Stanislao Loffreda divenne familiare a me e alla mia generazione di giovani archeologi già verso la fine degli anni Sessanta, soprattutto attraverso il suo lavoro a Cafarnao. Nel 1974 apparve il secondo volume degli scavi di Cafarnao, sotto il titolo: Cafarnao II: La ceramica. Con questa opera padre Loffreda guadagnò a buon diritto la reputazione di uno dei più eminenti ceramologi, specialmente del periodo romano-bizantino. Questo suo libro è preso come riferimento e citato ripetutamente in ogni studio sulla ceramica della Palestina e dei paesi vicini nel periodo tardoromano e bizantino. Loffreda continuò e continua tuttora a scavare a Cafarnao, tanto che questo importante villaggio, con la sua chiesa e la sua sinagoga, è oggi praticamente identificato col suo nome. Tra le altre ricerche di padre Loffreda troviamo anche la fortezza di Macheronte in Moab, Gerusalemme, e diversi siti della Galilea quali Magdala, il monte Tabor, Nazareth ed altri. I suoi campi di ricerca sono larcheologia, lepigrafia e i testi biblici. La lista bibliografica allinizio del volume, preparata da padre Claudio Bottini, contiene quasi cento voci, tra libri e articoli, e rappresenta lampio panorama della sua produzione durante quasi 40 anni di ricerche. Grande è il suo contributo allo studio del passato della Palestina antica. Come è naturale nel mercato di libero scambio delle idee scientifiche, non tutti sono daccordo con tutte le sue conclusioni. Io stesso, per esempio, ho sollevato degli interrogativi circa la sua datazione della sinagoga di Cafarnao. Ma posso testimoniare che la base per le mie differenti conclusioni sono i rapporti meticolosamente accurati di padre Loffreda, e la critica è stata sempre congiunta a grande ammirazione per la vastità delle sue conoscenze, la profondità del suo pensiero, e lalta qualità scientifica del suo metodo critico. Al di sopra di tutto sta la sua devozione allo studio del passato di questa paese, la Terra Unica dalle molte culture. Leggendo la sua breve biografia allinizio del volume, ho appreso che entrambi siamo arrivati a Gerusalemme per studiare archeologia nel 1960. Ma mentre io ero uno studente del primo anno, Loffreda aveva già ottenuto i suoi primi titoli accademici in teologia e bibbia e stava per completare il dottorato in teologia biblica. Noi archeologi della Palestina antica dobbiamo gratitudine ai suoi grandi maestri, i padri Saller e Bagatti, e al suo amico e mentore padre Virgilio Corbo, non solo per il loro proprio contributo, ma anche per aver incoraggiato padre Loffreda a dedicare tanto tempo e sforzi allo studio delle antichità palestinesi. Noi archeologi della Palestina antica ringraziamo dunque il nostro amico maggiore, padre Stanislao Loffreda, per i frutti delle sue fatiche, e gli auguriamo molti anni ancora di studio del passato di questo paese. Gli articoli sono sistemati in ordine geografico, da nord a sud. I miei brevi commenti seguiranno lordine del volume. Primo viene lo studio di David Adan-Bayewitz sulla cronologia della ceramica comune nel nord della Giudea/Palestina in epoca romana. Lautore discute la cronologia e le origini della ceramica domestica locale in Galilea, usando tra laltro il metodo dellanalisi neutronica nucleare. Nel 1993 apparve il suo libro sullargomento; qui egli allarga lobiettivo del libro, usando materiali provenienti da nuovi scavi ed esplorazioni, quali gli insediamenti e le sinagoghe del Golan e la città di Sefforis. Per questultima, Adan usa la dissertazione di Master di Marva Baluka sul terremoto del 363 e la datazione della produzione ceramica locale. Non cè bisogno di aggiungere che gli scavi di Loffreda a Cafarnao e in altri siti della Galilea sono ampiamente citati. Il secondo articolo, di Ermanno Arslan, è pure molto vicino alla sfera dazione di padre Loffreda. Tratta di un gruppo di monete di piccola denominazione, coniate in Italia e a Salonicco, attribuendole a un pellegrino che avrebbe visitato Magdala nel V secolo. L articolo contiene un catalogo dettagliato delle monete. Shahar Batz contribuisce una relazione sullo scavo da lui condotto nel cimitero presso Khirbet Beit Sila, a nord-ovest di Gerusalemme. Qui sono state esplorate otto tombe scavate nella roccia, tra cui un colombario. Lesame dei reperti porta lautore alla conclusione che il cimitero fu usato da ebrei durante il periodo del Secondo Tempio, e non più tardi della rivolta di Bar Cochba. Successivamente le tombe furono riusate nel periodo bizantino e protoislamico, quando gli abitanti di Khirbet Beit Sila erano cristiani, come è indicato da una chiesa scavata dallo stesso Batz tra le rovine del villaggio. Gideon Avni e Jon Seligman presentano importanti scoperte nella chiesa del Santo Sepolcro. Nel corso di scavi nellarea appartenente ai Copti, dove si trovano grandi volte del periodo crociato, a nord della basilica principale, gli autori hanno scoperto una chiesa del periodo protoislamico, e inoltre spessi muri, di superba costruzione, dellinizio del periodo bizantino, che ritengono aver appartenuto al complesso costantiniano. Una grande sala e una cisterna lì accanto sono interpretati come il battistero del Santo Sepolcro, ricordato da numerose fonti. Unaltra sorprendente scoperta viene da Gerusalemme. Jodi Magness presenta alla nostra attenzione e discute un grande vaso per libazioni già scoperto e pubblicato nel XIX secolo da Clermont-Ganneau, lambasciatore francese e un pioniere dell archeologia palestinese. La ricca decorazione a rilievo, rappresentante figure umane, divinità e animali, contiene secondo la Magness simboli mitraici, e il luogo dove il vaso fu trovato sarebbe un Mitreo di Gerusalemme romana, usato particolarmente dai soldati stanziati a Aelia Capitolina. Lautrice suggerisce che il vaso, che segue un tipico prototipo europeo dal punto di vista dello stile e delliconografia, sarebbe stato prodotto nella fabbrica militare di ceramica scoperta ai Binianei Haumah, a ovest di Gerusalemme. Se linterpretazione dellautrice è corretta, abbiamo unimportante aggiunta alla nostra conoscenza della vita religiosa di Aelia Capitolina. La famosa chiesa del Cathisma, il seggio, ovvero il luogo dove Maria sedette a riposare durante il viaggio per Betlemme, è un edificio ottagonale sulla strada che porta da Gerusalemme a Betlemme. Rina Avner, che ha scavato la chiesa e i suoi annessi, presenta e discute i dati di stratigrafia, architettura e arte, nonchè linfluenza di questa chiesa su altri edifici ottagonali della regione, come la chiesa di Maria Theotokos sul monte Gerizim. Liscrizione trovata in una delle stanze esterne dellottagono è del periodo islamico, ed è letta e interpretata da Leah Di Segni. Yizhar Hirschfeld, scopritore ed esploratore di molti monasteri del deserto di Giuda, contribuisce un rapporto archelogico sulla laura di Heptastomos, conosciuta dallopera agiografica di Cirillo di Scitopoli. Lesteso monastero, oggi Khirbet Jinjas, è circondato da un muro ed appartiene al tipo della laura costruita su terreno pianeggiante. Hirschfeld descrive la pianta del monastero, la chiesa e la cisterna. Di particolare interesse è la documentazione delle celle, per lo più unità spaziose composte di uno o due vani e un cortile, sparse nellarea della laura a una distanza tra 35 e 110 metri luna dallaltra. Di grande interesse è il rapporto di Guy Stiebel sui militaria dellHerodion. Lautore, che si specializza in artifatti militari, armi e insegne, analizza una ricca collezione di questo tipo di equipaggiamenti, raccolti negli scavi condotti all Herodion, prima da Corbo e più tardi da Netzer. I reperti appartengono sia alla prima che alla seconda rivolta degli ebrei contro i romani. Tra gli artifatti trovamo punte di freccia, proiettili da balista e da fionda, armi, pietre da rotolare, chiodi di sandali o caligae, pugnali e spade eccetera. Per quanto mi risulta, questa è la più ricca collezione mai pubblicata di questo genere di materiale proveniente dalla Giudea. Yitzhak Magen descrive il temenos di Mamre a Ramet el-Khalil, a nord di Hebron, mettendo in risalto la fase più antica del recinto sacro, risalente al tempo di Erode. In base a misurazioni e studi compiuti da Mader negli anni Venti, Magen presenta una nuova pianta del temenos e la confronta con la struttura erodiana della grotta di Machpela. Lautore sottolinea il significato di questa struttura, come luogo sacro agli edomiti. Resta senza risposta linterrogativo, se la cinta era vuota o racchiudeva un tempio. Gli edomiti, osserva Magen, sono ancora avvolti nel mistero. Ehud Netzer torna al soggetto delle sinagoghe dellepoca del Secondo Tempio, con riferimento ai ritrovamenti di Masada, Herodium, Gamla, e alla sinagoga da lui scoperta a Gerico. Netzer discute la recente proposta di Israel L. Levine, che ha suggerito di collegare larchitettura delle sinagoighe primitive con quella delle porte di città, in base al passo di Nehemia, secondo cui la comuinità di Gerusalemme si riuniva presso la Porta dellAcqua. Netzer preferisce altri modelli architettonici, come le sale di riunione. Denis Genequand aumenta la nostra conoscenza di Macheronte in Moab, pubblicando un ipogeo, ovvero una grande tomba sotterranea scavata nella roccia, del periodo erodiano. La tomba consiste di una stanza centrale quadrata con nove loculi lungo tre dei suoi muri. Nei loculi sono stati trovati scheletri intatti di 26 tra adulti e bambini. La ceramica che li accompagna è del periodo romano antico. Il terminus ad quem della tomba è lanno 72 AD, quando Macheronte fu conquistata dai romani. Lultimo articolo, di Bruno Callegher, è una breve presentazione di un sigillo di piombo, di provenienza ignota, ora al museo dello Studum Biblicum. Da un lato è rappresentata Maria con Gesù Bambino; sul rovescio cè uniscrizione greca col nome di Leone Pereno, magister e dux di tutto loccidente. Il sigillo è datato allXI secolo. Leone Pereno era il governatore militare della parte occidentale dellimpero bizantino, ridotto a quell tempo a parte dellItalia meridionale e al sud della Grecia. Il titolo del volume, Una sola terra, molte culture, riflette più di quanto si intravede a primo acchito. Non si riferisce soltanto alle varie culture e periodi che sono discussi nelle sue pagine, ma anche alla varietà degli studiosi che vi hanno preso parte. Tra gli autori troviamo francescani e altri cristiani, israeliani e palestinesi, nonchè studiosi di altri paesi. Quello che li unisce tutti è lamore e il fervore per questa terra, la sua archeologia, la sua la storia e le sue culture. Per alcuni è la Terra Santa, per altri è la terra materna, ma il messaggio è chiaro. La guerra amara e sanguinosa non è la sola maniera di vita in questo paese. Tolleranza e coraggiosa generosità dovrebbero essere scelti come unopzione migliore. Questo è il volto umano dello splendido volume in onore di padre Stanislao Loffreda per il suo settantesimo compleanno.
Saluto finale Come primo responsabile della Custodia Francescana di Terra Santa sono lieto di porgere a tutti, amici e confratelli, il mio saluto e il mio ringraziamento per aver accolto linvito nostro e dello Studium Biblicum Franciscanum a questo incontro. Non so se padre Frediano Giannini ( 1939) che cento anni fa era al mio posto e che ideò la Scuola biblica francescana e la aprì proprio qui nel convento di San Salvatore sognava un giorno come questo. So invece che un altro mio illustre predecessore, padre Ferdinando Diotallevi ( 1958), che ottanta anni fa iniziò lIstituto Biblico Francescano nel convento della Flagellazione, annotava nel suo diario: Con lapertura di detta scuola si soddisfa ad un vero bisogno della Custodia (F. Diotallevi. Diario di Terra Santa, a cura di D. Fabrizio, Milano 2002, 412). E in una breve cronaca sulla rivista La Terra Santa scriveva: Lo Studio si apre con pochi professori
e pochi studenti
ma chi vorrà giudicare il meriggio dal primo levar del sole? Forse non tutte le vette sono state illuminate (La Terra Santa 4 [1924] 20). Settanta anni fa quando il nostro caro padre Stanislao Loffreda era nato da poco la Custodia di Terra Santa affidava allo Studium Biblicum Franciscanum il primo scavo archeologico sul Monte Nebo! Alla storia archeologica del Memoriale di Mosè Profeta sono legati i nomi dei nostri illustri confratelli scomparsi padre Sylvester Saller, padre Bellarmino Bagatti e padre Virgilio Corbo. Come sapete, al Monte Nebo Custodia di Terra Santa e Studium Biblicum dopo settanta anni sono ancora fortemente impegnati con padre Michele Piccirillo e i suoi collaboratori. E lopera che è stata presentata è una prova di quanta strada abbia compiuto la modesta istituzione culturale voluta e sostenuta dalla Custodia di Terra Santa e divenuta con il tempo Facoltà di Scienze bibliche e di Archeologia. Aveva proprio ragione padre Diotallevi che non bisognava giudicare il futuro dello Studium dai suoi umili inizi! E tutto ciò in un periodo di grandi trasformazioni socio-politiche per lintera regione del Medio Oriente. Come Custode di Terra Santa, istituzione presente con persone e case in Israele, Territori dellAutonomia Palestinese, Giordania, Libano, Siria, Rodi, Cipro, Italia, Spagna e Stati Uniti ho molto gioito nel vedere che alla miscellanea in onore di padre Loffreda hanno collaborato archeologi e studiosi provenienti o operanti in questi paesi e tutti in modo o laltro legati alla Terra Santa. Ci pare di poter dire senza presunzione che, sostenendo in vari modi lo Studium Biblicum e sponsorizzando la presente impegnativa pubblicazione, la Custodia continua a rendere anche un modesto servizio culturale a questa Terra Santa e alle sue popolazioni. La palestinologia fa parte della nostra plurisecolare tradizione. Osiamo sperare che questo risulti anche un servizio alla pace e alla riconciliazione in queste terre e in questa città santa di Gerusalemme, dove popoli, fedi religiose e tradizioni diverse sono chiamate a vivere nel rispetto reciproco e in pace. I miei rallegramenti per padre Loffreda però non si restringono a questa motivazione, per così dire, di ecumenismo culturale o archeologico a cui ha datto occasione il libro in suo onore. Più della metà dei suoi settanta anni padre Stanislao li ha donati alla Terra Santa lavorando, pubblicando e insegnando nellambito della Custodia di Terra Santa. Per questo, anche a nome del Governo della Custodia e di tutti i confratelli, gli esprimo sentimenti di stima e di gratitudine. Colgo loccasione per augurare a professori e studenti della nostra Facoltà un sereno e fecondo anno accademico. A tutti grazie e laugurio francescano di Pace e Bene.
Il libro:
One Land Many Cultures. Archaeological Studies in Honour of Stanislao Loffreda ofm -- (più informazioni qui) |
![]() |
|
|
|
Please fill in our Guest book form - Thank you for supporting us! Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm This page makes use of Javascript and Cascading Style Sheets - Space by courtesy of Christus Rex |