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14 novembre 2003

Presentazione del libro di Cesare Colombo

"Trenta monete d'argento. Le monete nel Nuovo Testamento"


Dopo anni di lavoro il nostro amico Cesare Colombo ha coronato il sogno di pubblicare un libro sulle monete dei tempi di Gesù (C. Colombo, Trenta monete d'argento. Le monete nel Nuovo Testamento, Mimep-Docete: Pessano 2003. 143 pp. ill. a colori). L'autore è legato allo Studium Biblicum Franciscanum da una vecchia amicizia. La presentazione è avvenuta nel salone della Villa Alari a Cernusco sul Naviglio (MI). Tra i vari interventi c'è stato anche quello del nostro decano, p. Giovanni C. Bottini. Riportiamo di seguito le sue parole.


SALUTO DEL DECANO
DELLO STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM

Signore e signori,

sono lieto di essere qui per la presentazione al pubblico del volume Trenta monete d’argento. Le monete nel Nuovo Testamento del caro amico Cesare Colombo.

E lo sono a doppio titolo. La mia conoscenza e amicizia con Cesare, sua moglie Annunciata e sua sorella Marisa ha venticinque anni ed è stata segnata da una moltitudine di gesti e doni che mi colmano di perenne gratitudine. Ma io sono qui anche a titolo ufficiale, in quanto Decano dello Studio Biblico Francescano di Gerusalemme, del quale Cesare è collaboratore da oltre trent’anni. Lui stesso nella Prefazione al suo libro ha ripercorso la genesi di questa collaborazione ricordando i momenti più toccanti che hanno avuto per protagonisti alcune personalità della nostra Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia: padre Augustus Spijkerman (†1973), padre Bellarmino Bagatti (†1990), padre Virgilio Corbo (†1991) per nominare solo quelli che ci hanno lasciato per la Gerusalemme del cielo. Per questo porgo a Cesare i rallegramenti più cordiali da parte di tutti i membri dello Studio Biblico.

Il libro che con tanta passione Cesare ha sognato, desiderato e ora realizzato ha una impronta tutta personale e rivela che lui non è un collezionista di cose antiche come tanti altri. Cesare illustra le monete ricordate nel Nuovo Testamento per se stesse e per il loro rapporto con la vita concreta di cui il Nuovo Testamento, e in particolare i Vangeli, sono intessuti. La profusione delle foto che riproducono le monete – non vi è una sola delle 143 pagine del libro che non ne abbia una – fa pensare che Cesare abbia proprio voluto far parlare le monete, specie quelle del tempo di Gesù. Il suo commento essenziale e i riferimenti ai testi biblici servono a dare voce e contesto esistenziale alle monete stesse. Sfogliando ripetutamente il libro ho pensato che in fondo il nostro amico ha messo su carta il frutto della osservazione amorosa e prolungata, delle domande insistenti che egli per primo ha fatto alle monete della sua collezione.

Mi pare giusto segnalare questa caratteristica perché vi sono tanti modi di rapportarsi alle cose antiche. Non raramente infatti i reperti antichi vengono sottoposti a interpretazioni ideologiche o a fini impropri, per non parlare della strumentalizzazione lucrativa.

Non pochi tra noi ricorderanno come negli ultimi mesi, persino sui giornali e sui rotocalchi, si è fatto un grande chiasso su un presunto ossuario antico su cui sarebbe stata incisa una iscrizione che ne attribuiva le ossa a Giacomo figlio di Giuseppe e fratello di Gesù. Alcuni incauti commentatori affermavano pomposamente che finalmente avremmo avuto la prova epigrafica della storicità di Gesù e del fatto che egli avrebbe avuto dei fratelli. E cose del genere… Quasi nello stesso tempo era stato fatto conoscere un frammento in pietra con un testo risalente al re Ioas vissuto nel nono secolo avanti Cristo e con informazioni su restauri da lui eseguiti nel Tempio di Gerusalemme. Anche in questo caso non sono mancati quelli che hanno cercato di tirare la presunta scoperta da una parte o dall’altra, per dimostrare questo o quel dettaglio della storia biblica.

Ebbene di ambedue le sensazionali scoperte la Polizia scientifica d’Israele ha impugnato l’autenticità individuandovi seri indizi di inganno fraudolento. In conclusione molto chiasso pubblicitario interessato, senza fondamento!

Nulla di ciò nell’amore di Cesare per le monete e in questo libro. Per Cesare le monete attestano la vita, la vita di tutti, dei poveri e dei ricchi, dei potenti e degli umili, degli uomini e delle donne, la vita in un tempo e uno spazio concreti. In questa vita, quella che storicamente viene indicata come epoca romana o primo secolo dell’era cristiana, si è inserito Gesù di Nazaret, come attestano ad ogni passo i Vangeli.

Naturalmente per chi crede che Gesù è il figlio di Dio nato dalla Vergine Maria, tutto ciò che richiama, anche solo materialmente la sua vicenda umana vissuta nella terra d’Israele o Palestina del suo tempo, acquista un significato particolare e un fascino unico e irresistibile.

Mi sia permesso di citare un testo del venerato Paolo VI che ci ricorda una verità fondamentale del cristianesimo. Lo faccio ancora più volentieri ricordando che egli fu uno dei vostri grandi arcivescovi e fu il primo Papa della storia pellegrino in Terra Santa. Scriveva Paolo VI nel 1974: “È pur vero che il cristianesimo è religione universale, non legata ad alcun paese, e che i suoi seguaci «adorano il Padre in spirito e verità» (cf. Gv 4,23), ma esso è pure fondato su una rivelazione storica. Accanto alla «storia della salvezza» esiste una «geografia della salvezza». Pertanto i luoghi santi hanno l’alto privilegio di offrire alla fede un sostegno, permettendo al cristiano di venire in contatto diretto con l’ambiente, nel quale «il Verbo si fece carne e dimorò tra noi» (Esortazione apostolica “Nobis in animo” [25. 03. 1974]; EV 5 § 163). La religione cristiana non è una filosofia, una teoria della conoscenza o una visione del mondo, ma si fonda su un evento storico: il Figlio di Dio fatto uomo e venuto ad abitare per sempre con la famiglia umana. Di qui l’interesse che il cristianesimo ha sempre avuto non solo per le parole, per il libro, ma anche per le cose, le cose concrete, materiali con le quali è in certo modo venuto a contatto la persona umano-divina di Gesù.

Come non ricordare nel contesto della presentazione di questo libro sulle monete che di esse si è servito anche Lui, Gesù Cristo il “Signore della gloria reso nostro fratello dalla Vergine Maria”, come dice S. Francesco (cf. 2 Cel. 198; FF 786)? E che osservatore attento è stato Gesù, da ricorrere alle monete per il suo insegnamento in parabole! Chi, come Cesare, come me e spero tanti altri, ha avuto la fortuna di vedere da vicino le umili case della Cafarnao del tempo di Gesù, rimesse in luce dagli scavi archeologici, pavimentate con terra battuta e ciotoli, non può non restare ammirato dello spirito di osservazione di Gesù quando descrive l’affanno della donna che avendo smarrito una moneta d’argento accende la lucerna, spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova (cf. Lc 15,8-9). Lo stesso spirito di osservazione doveva muovere Gesù quando, avendo visto che al mercato due passeri si vendevano per un soldo e cinque passeri per due soldi, prendeva lo spunto per dire ai suoi discepoli “Eppure nemmeno uno di loro è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono contati. Non temete, voi valete più di molti passeri” (Lc 12,6; cf. Mat 10,29-30). In un altro passo lo stesso evangelista Luca annota: Gesù “Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro (del Tempio). Vide anche una vedova, povera che vi gettava due spiccioli” (Lc 21,1-2).

Ma le conoscenze monetarie di Gesù non si fermano qui. I vangeli attestano che egli era al corrente della paga di un giornaliero (cf. Mt 20,2-14), di cosa comportava l’indebitamento per denaro (cf. Mt 5,26; 18,24; Lc 7,41; 12,59), della quota che si doveva pagare ad un albergatore (Lc 10,35), del tipo di monete con cui si pagavano le tasse alle autorità romane (cf. Lc 20,24), e per il Tempio (cf. Mt 17,27). Gesù mostra di conoscere persino l’istituzione delle banche quando nella parabola dei talenti rimproveva il servo malvagio e infingardo di non essere stato capace neppure di affidare il denaro ai banchieri in vista di ritirarlo con l’interesse (cf. Mt 25,27; Lc 19,23).

I quattro evangelisti poi non temono di riferire la familiarità e persino l’amicizia di Gesù con i pubblicani (cf. Mt 9,10; 11,19; Mc 2,15; Lc 3,12-13; 5,29; 7,29.34; 15,1; 19,8), vale a dire con gli esattori delle imposte che fungevano pure da banchieri e finanzieri. Essi riferiscono concordemente il gesto rivoluzionario col quale Gesù rovesciò i tavoli dei cambiavalute che profanavano l’area sacra del Tempio (cf. Mt 21,12-13; Mc 11,15-17; Lc 19,45-46; Gv 2,13-16), un fatto che ebbe conseguenze tragiche per lui. Neppure hanno pudore di riferire che Gesù, il Maestro e Signore fu da Giuda venduto per trenta monete d’argento (cf. Mt 26,15; 27,3-10; Mc 14,10; Lc 22,5).

Tutto questo mondo Cesare nel suo libro con delicatezza e senza forzature lo fa vedere e quasi toccare con mano attraverso le numerose fotografie, che riproducono nitidamente, una ad una e con opportuni ingrandimenti, le singole monete accompagnate da esaurienti didascalie e per mezzo delle tabelle utili per conoscere il tenore di vita.

Lui dice modestamente di aver voluto fare solo opera di divulgazione per far conoscere le monete ricordate nei Vangeli. Sono sicuro che non solo molti appassionati di numismatica gli saranno grati, ma pure tantissimi studiosi di Nuovo Testamento e una schiera di lettrici e lettori del Nuovo Testamento troveranno nel suo libro un sussidio unico e prezioso per fare conoscenza, anzi esperienza, della vita quotidiana di duemila anni fa in Terra Santa. Vale anche la pena ricordare il contributo che Cesare ha offerto agli studiosi della Sindone con le monete di Ponzio Pilato.

Il mio compiacimento va anche alla “Associazione di cultura biblica Bereshit / In Principio” per il nobile intento che si propone di far conoscere la Bibbia attraverso la storia, la geografia e l’archeologia. Il volume di Cesare con cui l’Associazione “In Principio” inizia la sua attività editoriale è davvero un “buon principio”!

Auguri e rallegramenti vivissimi dunque a Cesare. Prendendo a prestito le parole della parabola dei talenti illustrati nel suo libro gli dico a nome di tutti voi: “Bravo, Cesare, hai saputo far fruttificare i tuoi talenti come il servo buono e fedele del Vangelo”.

Grazie.

Fr. G. Claudio Bottini ofm
Decano della Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm



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