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Visita in Samaria
19 maggio 2005
Tayyibeh città rifugio di Nostro Signore
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Il villaggio di Tayyibeh, a differenza degli altri, può vantare un ricordo evangelico ed una continuità di cristiani dalle origini fino a noi. Rimanendo lontano dalle vie battute, il villaggio, non fu frequentato dai pellegrini, ma visse nascostamente attraverso i secoli, restando attaccato al suo carattere cristiano.
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Il ricordo evangelico. I commentari antichi del Vangelo di san Giovanni, per esempio quello del Maldonato, dicono che non si sa a che villaggio l’Efrem del Vangelo oggi possa corrispondere. In san Giovanni 11,54 si legge: “Gesù non si mostrava in pubblico presso i Giudei, ma andò in una regione presso il deserto, nella città chiamata Efrem, dove dimorò con i suoi discepoli”. Era il momento in cui Gesù ricercato e poco dopo doveva subire la Passione.
Dal secolo scorso, seguendo le tracce dell’Onomasticon di Eusebio, l’Efrem fu identificato col villaggio di Tayyibeh. Qualcuno ha voluto metterlo in dubbio, volendo collocarlo altrove, per esempio a es-Samieh, ma, come scrive lo stesso p. Benoit “le ragioni invocate hanno poco peso. Al contrario la tradizione bizantina, attestata da Eusebio di Cesarea nel suo Onomasticon, conviene perfettamente con il sito di et-Tayyibeh, essendo ammesso che le distanze indicate da Eusebio (5 miglia da Betel e 20 miglia da Gerusalemme) si verificano sulla strada romana più lunga del tracciato diretto. Questa tradizione, d’altronde, è confermata dalla celebre carta in mosaico di Madama che indica così questa borgata: “Ephron o Ephraim, là dove venne il Signore”. Contrariamente a molte altre località, segnando Efrem, non marca nessun edificio, forse per rendere meglio l’idea del deserto.
Sant’Epifanio, nel IV secolo, ci ricorda un episodio avvenuto mentre percorreva questa via in compagnia di un giudeo. Il santo gli parlò di Cristo e questi non fece opposizione. Il comportamento meravigliò molto il santo, abituato a ricevere i controbattiti degli ebrei, e gli domandò la ragione. Questi rispose che credeva in Cristo perché una volta mentre era moribondo sentì sussurrare al suo orecchio. Per amore di Cristo l’ebreo si era offerto a percorrere questa via del deserto, oggi comodamente asfaltata.
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Il villaggio. È situato su di una collina con il resto del castello nel punto più alto e le case adagiate sul fianco meridionale e quindi ben soleggiate. Si notano due chiese: una a ovest uffiziata dai greci ortodossi, una a est uffiziata dai cattolici latini. Il villaggio si è allargato anche nella collina posta a est della prima e quivi si nota la rovina della chiesa detta el-Khader col cimitero del villaggio, e più in basso, la chiesa dei greci cattolici di fondazione più recente delle altre. Il villaggio è ancora tutto cristiano, perché i musulmani ne hanno formato un altro, più a nord, mantenendo la separazione fino da tempi immemorabili.
Nella due colline esistono molte antichità che mostrano secoli di vita nel villaggio, però nessuno scavo è stato fatto in modo sistematico. La collina ha molte cisterne e silo scavati nella roccia che, come notava Guérin, mostrano di essere molto antichi. Il castello è attorniato da case e quindi poco studiabile. Vi si vede una sperone di muro fatto a bozze e il vallo. Popolarmente si dice Castello di Sant’Elia. Fu donato da Bonifacio di Montserrato al re Baldovino.
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Dalla strada
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Tayyibeh
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Chiesa melchita
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La chiesa latina. Il clero latino si introdusse a Tayyibeh nel 1860 e costruì una chiesa nel 1860-1865 sostituita nel 1971 da un’altra più grande, lunga 28,40 e larga 15,50 su disegno di Samir Harb. È ornata con una grande composizione musiva, disegnata dal prof. Rivetta rappresentante il Signore che viene al villaggio, e Charles de Foucauld che vi fece un ritiro spirituale.
[Sito web della famiglia spirituale di Carlo de Foucauld]
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Chiesa latina
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Mosaico
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Vecchia canonica
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Il Santuario del Khader. Questa chiesa diroccata ha attirato l’attenzione degli esploratori già dai tempi più remoti. Il Guérin la descrisse e gli autori del Survey of Western Palesatine (Palmer E. H., The Survey of Western Palestine, Arabic and English Name List, London 1881) ne dettero anche una pianta primitiva. A. Schneider tentò di individuare anche i periodi di una particolareggiata che riportiamo. Per dire il vero gli elementi antichi sono troppo trasformati per potercene fare un’idea esatta. Comunque sembra di individuare un grande complesso (largo 28 m e lungo 25) con tre aule preceduto da una bella scalinata sul fianco di ovest, appartenente al periodo bizantino. La proporzione della lunghezza per la larghezza sarebbe insolita per una chiesa a tre navate, tanto più che quella del mezzo presenta una tricora. Per questa ragione sarà opportuno pensare a una chiesa a trifora attorniata da due cappelle. La navata di sud sembra essere divenuta la chiesa liturgica con il presbiterio diviso da cancellate e quella centrale il santuario. Nella prima navata si trova murato un reliquario di pietra con apertura in alto e da un lato e, nella seconda navata, una vasca battesimale monolita, oggi non più in uso ma in buono stato di conservazione. Schneider ne dette una pianta e sezione con le misure: 1,06 m di larghezza, cm 55 di profondità nell’interno.
Come sappiamo il Khader è un personaggio mitico ed i cristiani l’identificano ordinariamente con san Giorgio, però il ricordo di sant’Elia è pure presente in questa collina applicato ad una grotta posta a sud-est della chiesa, ed al castello. Il santuario è molto venerato e i fedeli sono soliti sciogliere dei voti uccidendo sulla soglia della porta un agnello. Tale tradizione è ricordata varie volte anche dagli autori vecchi.
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Verso il santuario
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Scala di accesso
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Porta principale
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Interno
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Fonte battesimale
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Cappella di sud
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La casetta araba modello. L’uso invalso di distruggere le case vecchie per ricostruirle in cemento, in breve tempo trasforma i villaggi togliendo loro la caratteristica “orientale” con le cupolette e terrazze. Per dare un esempio del villaggio rimasto attraverso i secoli il parroco latino don Giovanni Sansour ha pensato bene di adibire una casetta, situata di fronte alla chiesa, a modello del villaggio armai in cambiamento. Dentro si vede la struttura parzialmente a due piani in uno stesso ambiente, il piccolo corridoio ed il tunnel che serviva in caso di bisogno per inoltrarsi nel vicino deserto. Nella stanza ha riunito parecchi oggetti, ormai fuori d’uso, che servono a far comprendere lo svolgersi della vita nelle famiglie.
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Il tunnel
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Ripiano superiore
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Il forno
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Altri link:
Intervista con il parroco latino Abuna Raed Abusahlieh (in inglese)
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