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Visita in Samaria
19 maggio 2005

Silo




Silo è ben conosciuto per le gesta di Samuele raccontate vividamente dalla Santa Scrittura. Il posto fu molto visitato finché vi fu conservata l’arca dell’alleanza, ma poi decadde. Gli scavi praticati dagli archeologi danesi nel 1926 e nel 1929 hanno mostrato come il sito fosse abitato anche nei periodi ellenistico, romano, bizantino ed arabo.

Tel Silo
Kibbuz
Sinagoga moderna

La chiesa. La prima notizia storica relativa al cristianesimo nel posto si ha in san Girolamo che, nella lettera a Paola ed Eustochio, datata verso il 392-393, dopo la descrizione dei luoghi santi, esce con queste parole: “Con Cristo a nostro fianco passeremo per Silo e Bethele e per altre località dove sono state erette chiese come altrettanti vessilli delle vittorie del Signore”. Considerato che a betel in questo tempo vi era certamente una chiesa, come si costata da altre fonti, si può credere che san Girolamo, con questa frase un po’ enfatica, dica realmente un fatto storico. Non afferma però che la chiesa sia sorta sul posto esatto del vecchio culto giudaico.
Contrariamente a ciò che avvenne a Betel, la chiesa ufficiale di Gerusalemme non stabilì una pellegrinazione a Silo, cosicché la sua festa non è menzionata nel Calendario della chiesa di Gerusalemme. Il noto mosaico di Madaba ricorda Silo, omettendo il profilo della chiesa.

Nel periodo musulmano. I pellegrini musulmani a Silo ricordavano una moschea chiamata es-Sukaynah dove si veneravano le gesta di Giacobbe e di Giuseppe. Lo scrittore più antico el-Haravi, che visitò il paese nel 1173, quando era occupata dai crociati, Yakud che scriveva nel 1225 e el-Qarwini che scriveva nel 1308 riferiscono presso a poco le stesse cose. Riportiamo il testo del primo: “Saylun è un villaggio della moschea es-Sukaynah dove si trova la pietra della Tavola. Però la verità è che la Tavola è discesa nella chiesa di Sihyawn. Ho saputo che Giacobbe abitava a Saylun e che Giuseppe vi uscì con i suoi fratelli. Il pozzo nel quale fu gettato è situato tra Singil e Naplusa, a destra della via. È il più autentico di ciò che fu detto”.
Nel Medio Evo vi era il villaggio che pretendeva conservare la Tavola dell’Alleanza che altri, confondendola con quella di Gesù, la dicevano nella chiesa del Sion. Appunto perché divenuto musulmano i cristiani non lo visitarono più, cosicché rimase obliato fino ai tempi recenti.
Il ricordo della Tavola rimase nelle popolazioni vicine tant’è vero che Clermont-Ganneau nel 1874, in occasione di una sua visita alla regione, ne sentì parlare. L’erezione in Silo di una moschea fa capire che la popolazione aveva abbraciato l’Islam.

Dal Tel Silo

La sinagoga e le moschee. I testi letterari si capiscono bene andando sul posto. Al momento degli scavi si conosceva a nord la moschea o Weli Yetin con proprio tetto e fatta con l’impiego di colonne e capitelli antichi presi dalle altre fabbriche in rovina e anche di altri resti tra cui due pilastrini di chiesa che adornano i lati del micrab. Oggi si trova allo stesso stato con i muri ben conservati. A sud vi era il monumento detto Weli Sittin, posto all’inizio della collina, con muri a scarpata e, in mezzo, un listello con anfora e corone disegnato e fotografato varie volte ed altre rovine. Si pensava che fosse la sinagoga. Sondaggi praticati, dopo il 1967, hanno reso palese a ovest un bel vano costruito con pietre squadrate e intonacato due volte con calce bianca e nicchia voltata verso sud, ossia verso Gerusalemme, e fusti di colonne e capitello classico. È della sinagoga antica. Il lintello che giaceva alla porta di nord dal 1967 è stato trasferito altrove. Sulla porta, o finestra, di ovest è murato un piastrino di chiesa o di sinagoga.

Weli Yetin
Interno di Weli Yetin
Una iscrizione
Mosaico, dettaglio
Weli Sittin
Weli Sittin

La basilica. La missione archeologica danese ha il merito di aver scavato, nel 1929, due chiese poste fra i due edifici ora descritti. Oggi si sogliono chiamare: basilica quella di nord e monastero quella di sud sebbene gli scavatori abbiano denominato: basilica la prima e “chiesa dei pellegrini”, la seconda.
Al momento in cui fu pubblicata la relazione di Kjaer l’ambiente della basilica non era completamente scavato, nonostante il direttore dello scavo la ritenne “realmente basilica” se non altro per le proporzioni. Considerando il muro di sud, fatto con pietre squadrate (altezza dei ricorsi cm 44 e 26) che si può studiare ancora, si ha tra la basilica e l’atrio la lunghezza di 40 m. La larghezza della basilica, sempre all’esterno, è di m 14,10, però a sud ha una camera aggiunta larga m 6,40.
La basilica era a tre navate e sono conservate 12 basi e due bei capitelli corinzi (alti cm 62 a larghi 72-61). Il loro stile è simile a quello ben noto dell’IV secolo; per le foglie separate le une dalle altre in modo da far scorgere il costolone delle foglie poste dietro e per la foglia liscia situata sotto l’angolo si debbono ritenere opera di uno stesso tempo. Ciò ci fa pensare che la chiesa, almeno nella sua struttura primitiva sia quella vista da san Girolamo. La basilica era coperta con travatura come lo dimostrano i molti frammenti di tegole ed embrici sparsi all’intorno.


Esterno della basilica
Interno
Capitello
Navata di nord
Navata centrale
Navata di sud
Mosaico con la croce
Mosaico con la stella
Mosaico con la croce

Il pavimento è musivo sebbene conservato in parte. Il campo ha dei circoli e rombi che si incrociano e nel mezzo delle rotture e accomodature antiche. Ciò mi fa credere che dentro vi fossero delle figure forse distrutte durante il movimento iconoclasta. In questo caso la vita liturgica della basilica si sarebbe prolungata fino all’VIII secolo. Nel nartece è stata trovata un’iscrizione che dice:



Cioè: “Signore ricordati del servo Zaccaria e dello scrittore per il bene †”. L’editore J. Starr fa notare che la frase “is aghata” non è altro che la traduzione dell’aramaico “debir letab” usato ordinariamente nelle sinagoghe di Palestina. Ciò porta a considerare i rapporti esistenti fra i cristiani del IV-VI secolo, quando sembra essere scritta questa iscrizione e pavimentata la chiesa con tali mosaici, e gli ebrei. La sinagoga, ora rimessa parzialmente alla luce, con il lintello dell’anfora e con la nicchia per la thora disposta nella stanza secondo l’uso del III-IV secolo (evidentemente anche alcuni secoli dopo), ci mostra come contemporaneamente alla chiesa funzionasse anche la sinagoga ebraica. Vi erano dunque nel villaggio ebrei e cristiani che vivevano insieme. La permanenza degli ebrei nella loro zona antica verso il V secolo ci fa credere che essi vi siano restati sempre e che i cristiani in origine derivano da loro. Ciò spiega molto bene l’uso della frase aramaica.

Iscrizione del nartece della basilica



Nella Carta di Madaba



Silo dove stava l'arca (pagine in inglese)

Altri link:

Tel Silo (in inglese)


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Created/updated: Thursday, May 26, 2005 by J. Abela / E. Alliata / A. Sobkowski
Photos: S. Cavalli / R. Pierri / A. Sobkowski
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