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Nel periodo bizantino non sappiamo se el-Bireh avesse un centro cristiano perché finora non è apparso nulla di carattere archeologico per dimostrarcelo, ne conosciamo notizie in proposito. Ciò nonostante che il paese sia antico.
Nel periodo crociato la presenza cristiana è bene attestata, sia dai documenti sia dai monumenti. In questo tempo il villaggio era costruito da europei emigrati in Terra Santa e da indigeni. Il luogo si chiamava el-Bira o la Grande maumeria. Ad el-Bireh gli arabi, come si riscontra dai documenti, vivevano insieme agli europei ed i loro nomi sono segnati nei documenti senza alcuna distinzione.
Il villaggio era una dipendenza dal Santo Sepolcro ed era costituito dalla chiesa parrocchiale ufficiata dal proprio cappellano, dal Khan per i pellegrini e da case del popolo e dei notabili. La chiesa era a tre navate. I pellegrini la notarono spesso perché, nella credenza del tempo, passava per essere elevata in ricordo del ritrovamento di Gesù dopo tre giorni. Nei documenti crociati tiene il titolo di santa Maria. Così il pellegrino Teodorico nel 1172 ricorda il villaggio grande chiamato la Maomeria con la chiesa in onore di santa Maria ed un anonimo pellegrino del secolo XIV ci parla di Alberia “dove è la chiesa di Santa Maria Vergine nella quale si accorse di aver perduto il suo figlio piccolo Gesù”. Da quel tempo tutti i pellegrini si sentono in dovere di ricordare la chiesa innalzata per tale ricordo.
Nel Medio Evo, davanti alla chiesa, era stato costruito un piedistallo per sostenere una grande croce. I pellegrini erano soliti ascendervi per poter vedere la città santa. Lo ricorda il contemporaneo Teodorico.
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