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Carissimi, la celebrazione odierna, ci vede qui radunati come il popolo della nuova alleanza che fa memoria dei mirabilia Dei. Siamo il "popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (cfr. LG n. 4 - San Cipriano De Or. Dom. 23), che desidera realizzare la perfetta glorificazione di Dio e la redenzione dell'uomo, compiuta da Cristo, una volta per sempre, per mezzo del mistero pasquale: mistero col quale 'morendo ha distrutto la morte e risorgendo a ridato a noi la vita' (cfr. SC n. 5).
Il giubileo della consacrazione dell'altare di questa chiesa ci invita a meditare sulla natura della nostra vocazione; noi siamo stati chiamati dalle tenebre all'ammirabile luce di Dio., per splendere nel mondo come figli della luce.
Nella prima lettura tratta dall'Esodo, comprendiamo cosa scaturisce dal cuore dell'uomo quando incontra Dio. Mosè, dinanzi a Dio che proclama i suoi attributi, (Egli è difatti il misericordioso e il pietoso), confessa tutta la fragilità dell'uomo, del popolo che egli guida. La fragilità è riassunta nell'espressione "dura cervice", vale a dire avere l'incapacità di comprendere Dio. Questa "dura cervice" si cura invocando il perdono, la pazienza di Dio. L'uomo guarisce questa incapacità se il Signore cammina accanto a lui. Desiderio dell'uomo è: "fa di me la tua eredità" (Cfr. Es 34, 9).
Sappiamo bene che questo desiderio non è stato disatteso: "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose" (Eb 1, 1-2). Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, il Figlio della Vergine Maria, rivestendo la mia umanità, mi ha fatto erede, insieme con Lui, delle promesse di Dio Padre. "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chi crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16).
Alla richiesta dell'uomo: fa di me la tua eredità, Dio risponde donando vita eterna.
Questa è la natura della nostra vocazione: siamo stati chiamati per ricevere e dare vita eterna!
San Paolo nella Il' Lettura ci indica gli elementi della vita eterna: essa è grazia del Signore Gesù Cristo; essa è amore di Dio, essa è comunione dello Spirito Santo (cfr. 2 Cor 13,13). In una parola è camminare con Dio. Se io ho come compagno di viaggio Dio, io sono già nella vita eterna, poiché essa, secondo la parola dell'apostolo Paolo, è un lasciarsi rivestire di incorruttibilità: "È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e che questo corpo mortale si vesta di immortalità" (1 Cor. 15, 53).
Da dove scaturiscono questi elementi di vita eterna? Certamente essi sono già in noi col dono dei sacramenti e si ravvivano con essi. In particolare nel Battesimo ci siamo rivestiti di Cristo, abbiamo ricevuto la vita eterna in noi. Ma sappiamo molto bene, come questo tesoro lo portiamo in vasi di creta! La nostra vocazione il più delle volte è agitata e tormentata da tante tentazioni, perché siamo invitati a tendere alla perfezione, essa si fortifica col superamento delle prove. Abbiamo bisogno, quindi, di coraggio per comprometterci sino in fondo con il Signore. Per questo San Paolo ci ha ricordato: "fatevi coraggio a vicenda!" (2 Cor. 13,11).
In questo giorno il 'coraggio' lo riceviamo dalla celebrazione che stiamo vivendo insieme. L'altare ci ricorda in primo luogo Cristo, l'altare vivente della chiesa: "per mezzo di Lui, Cristo, offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio" ci rammenta l'epistola agli Ebrei (cfr. Eb 13, 15). t il luogo dove si realizzano i santi misteri, poiché: "è la mensa dove si celebra il memoriale perenne della beata passione, s'innalza la lode perfetta e si raccoglie il frutto della nostra redenzione" (Prefazio della dedicazione).
Esso ci ricorda, anche, come deve essere la nostra vita cristiana. Ogni volta che partecipiamo all'Eucaristia l'altare posto innanzi ai nostri occhi ci ricorda la consacrazione ricevuta nel Battesimo. Infatti, al pari di noi,
a) esso è stato asperso;
b) esso è stato unto
c) esso è stato rivestito
La mia vita di cristiano su di esso viene deposta insieme al pane e al vino, affinché diventi comunione: con Dio e con i fratelli.
L'altare ci ricorda in tutta la sua dimensione la vocazione che abbiamo ricevuto: quella della glorificazione di Dio e della santificazione. Il Concilio Vaticano Il spiegando il significato della Liturgia ricorda: "in questa opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale prega il suo Signore e per mezzo di lui rende il Culto all'Eterno Padre. ( ... ) Nella liturgia: per mezzo di segni sensibili, viene significata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal Corpo mistico di Gesù Cristo, il culto pubblico ed integrale" (SC n. 7).
Qui io -ricevo la vita eterna! "Io do loro la vita eterna, dice Gesù, e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano" (Gv 10, 28). Questo è ciò che il Signore fa per me! Qui Egli mi invia a donare vita eterna: "Andate dunque e ammaestrate tutte, le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28,19).
Chiediamo al Signore che si realizzi in noi ciò l'altare rappresenta nella celebrazione!
Da questo luogo scaturisce, infine, un imperativo morale per ciascuno di noi: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui" (Gv 3, 17). Questa chiesa ricorda la condanna che Gesù ha ricevuto, Egli l'innocente, si è fatto obbrobrio per la nostra salvezza. Egli, oggi, m'invita a salvare il mondo con la mia vita, non col giudizio di condanna, ma con l'offerta dell'amore, affinché il Dio dell'amore e della pace sia in me, come ci ha ricordato l'Apostolo!
Mi piacerebbe concludere con alcune espressioni che il Papa Benedetto XVI, ha pronunciato il giorno dell'inizio del suo servizio petrino alla Chiesa. "Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell'umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall'impazienza degli uomini".
La Vergine santa ci aiuti a custodire il dono della vocazione cristiana. Amen
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