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Escursione in Turchia
24 giugno 2005

Tarso




Porta romana. Il troncone di un’arcata di quella che è detta Porta di San Paolo o Porta di Cleopatra. Si apre verso occidente mettendo in comunicazione con Mersin la città di Tarso, a nordest della quale sono state rinvenute tracce di abitazioni e ceramica neolitica (6000-5500 a.C.). Nel secolo XVI a.C. Tarso è capitale o centro importante del regno di Kizzuvatna, vassallo dell’impero ittita. Nei secoli IX-VII è tributaria degli Assiri, che la menzionano nell’obelisco nero di Salmanassar III (832 a.C.) e nel cilindro di Sennacherib (696 a.C.). Cade poi sotto i Persiani e, conquistata da Alessandro nel 333, passa ai Seleucidi che, per circa un secolo, la chiamano ‘Antiochia presso il Cidno’. Nel 170 gli abitanti di Tarso e della vicina Mallo si ribellano contro Antioco IV Epifane che ha donato le due città alla sua concubina Antiochide (2 Maccabei 4,30). Vinti i pirati cilici, Pompeo incorpora Tarso nel 64 nella provincia romana della Cilicia, che nel 51 avrà come proconsole Cicerone. Oggetto di benefici da parte di Cesare, di Antonio che la dichiara ‘città libera’, e di Augusto che la fa governare successivamente da due suoi amici tarsensi, gli stoici Atenodoro e Nestore, Tarso diventa un centro culturale superiore anche ad Atene e ad Alessandria. Resta dominio bizantino - se si eccettui la parentesi araba degli anni 831-965 - fino al 1199, quando passa a far parte del regno della Piccola Armenia o Cilicia. Occupata dai Mamelucchi nel 1375, nel 1515 è aggregata all’impero ottomano da Selim I. Nella vita di Antonio (26), Plutarco (46-127 d.C.) descrive la fatale Cleopatra che nel 41 a.C. fa il suo fantasmagorico ingresso sulle acque del Cidno a Tarso per incontrare il triumviro romano.

Tarso
Dervisci Danzanti
Ponte di Giustiniano
Porta di Cleopatra

Il Cidno. «Senza strepito, azzurro, lievemente serpeggi con calme acque pel letto». Così Tibullo (1, 7, 13-14) cantava il fiume che con le sue sabbie ha privato Tarso del suo antico porto marino e scorre adesso a qualche chilometro dalla città.
Curzio Rufo (secolo I d.C.) descrive il malore allarmante da cui fu colto a Tarso, poco prima della battaglia di Isso, Alessandro Magno per essere sceso, accaldato, nelle acque gelide del Cidno (altri danno come causa dell’improvviso malessere le fatiche della guerra). Il medico Filippo di Acarnania lo guarirà.

Tarso
Chiesa museo di S. Paolo
Chiesa museo di S. Paolo
Il Cidno

La vecchia moschea. La facciata interrotta bruscamente dal minareto e l’arco gotico che si intravede sulla porta lasciano sospettare che questa Eski Cami o Vecchia Moschea era una chiesa cristiana. Si tratta in realtà di una chiesa dei primi tempi del cristianesimo, che novera tra i suoi più illustri figli San Paolo, originario e cittadino in stretto senso giuridico di Tarso (Atti degli Apostoli 23,3; 21,39). L’apostolo vi dimorò per diversi anni dopo la conversione (9,30), fino a che non venne condotto nella Chiesa di Antiochia da Barnaba (11,25). Verosimilmente ripassò per la sua città natale all’inizio del secondo viaggio missionario (15, 41).
Raggiunge le vette dell’eloquenza e dell’arte questa fremente confessione autobiografica, in cui S. Paolo di Tarso presenta ai contestatori della sua autorità i titoli ufficiali e acquisiti che lo accreditano araldo, apostolo e maestro del vangelo universale di Cristo.

Lo dico con vergogna; come siamo stati deboli! Però in quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch'io. Sono Ebrei? Anch'io! Sono Israeliti? Anch'io! Sono stirpe di Abramo? Anch'io! Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema? Se è necessario vantarsi, mi vanterò di quanto si riferisce alla mia debolezza. Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto nei secoli, sa che non mentisco. A Damasco, il governatore del re Areta montava la guardia alla città dei Damasceni per catturarmi, ma da una finestra fui calato per il muro in una cesta e così sfuggii dalle sue mani.

Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me.

Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.

/2 Corinzi 11,21-12,10/


Tarso
Cumhuriyet Alanı
Pozzo di S. Paolo
Strada romana
Cumhuriyet Alanı
Porta romana anni '60
Tempio romano anni '60

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Created/updated: Wednesday, September 7, 2005 by J. Abela / E. Alliata / A. Sobkowski
Photos: R. Pierri / M. Sacchi / Texts: M. Adinolfi
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