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Escursione in Turchia
1 luglio 2005

Sardi oggi Sart - Pergamo oggi Bergama




Sardi. L'Artemisio. Solo qualche avanzo del ricchissimo e venerato Artemisio, ricostruzione ellenistica (pseudodiptero ionico, anfiprostilo) del tempio costruito da Creso e distrutto nel 498 a.C. dagli Ateniesi durante l’insurrezione ionica contro la Persia. A 95 km ad est di Izmir, Sardi sorgeva sulle pendici del monte Tmolo (odierno Bog dag), tra i fiumi Pactolo ed Ermo dalle sabbie aurifere. Già abitata in età neolitica, nel 685 a.C. Sardi appare la capitale del regno lidio col fondatore della dinastia dei Mermnadi, Gige. Saccheggiata dai Cimmeri nel 652, la città raggiunse il massimo splendore col filoellenico Creso, che estese il dominio lidio su quasi tutte le regioni dell’Asia Minore. Conquistata nel 546 da Ciro il Grande, contro cui aveva mosso guerra Creso, fu costituita capitale di una satrapia persiana: la ‘via reale’ collegava Sardi con la capitale dell’impero Susa. Da Sardi prende l’avvio il 6 marzo 401 l’infelice spedizione di Ciro il Giovane che vuole detronizzare il fratello Artaserse II. Conquistata da Alessandro il 344, la città passa poi ai Seleucidi, e nel 189 è annessa al regno di Pergamo, finché nel 133 i Romani la incorporano alla provincia d’Asia. Nel 17 d.C. è distrutta da un terremoto, e ricostruita da Tiberio; nel 615 subisce il saccheggio di Cosroe II. Nel 1390 diventa possesso definitivo degli Ottomani.

Sardi
Monte Tmolo
Tempio di Artemide
Cortile della sinagoga
Tempio di Artemide nel '60
Tempio di Artemide nel '60
Ultimi scavi

Sardi. Gli scavi. Cospicui i resti della città ellenistico romana portati alla luce. Oltre ad avanzi di mura, di un teatro e di uno stadio, da menzionare una via di marmo porticata con botteghe, un grande ginnasio del secolo III d.C., una casa paleocristiana, una necropoli lidia e un’altra paleocristiana. Molto interessante la sinagoga con facciata a tre porte: edificata nel secolo III e restaurata nel secolo successivo, conserva una menorah (candelabro a sette braccia) in bassorilievo, ed iscrizioni ebraiche. Poco notevoli le tre chiese bizantine, di cui una eretta nell’Artemisio.

Sardi nell'Apocalisse. La quinta e più severa delle sette lettere dell’Apocalisse, è diretta alla chiesa di Sardi (3,1 6), che nel II secolo ebbe come vescovo l’apologista Melitone:

E all’angelo della Chiesa di Sardi scrivi: Così parla Colui che ha i sette Spiriti di Dio e le sette stelle: Conosco le tue opere; tu che hai nome di essere vivo, sei morto. Sii vigilante e rafforza ciò che rimane e sta per morire. Poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. Ricorda dunque quanto hai ricevuto e udito: osservalo, e convèrtiti. Se non sarai vigilante, verrò come un ladro e non saprai in quale ora io verrò da te. Hai però alcuni pochi nomi in Sardi che non hanno contaminato le loro vesti; questi cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degni. Chi vince sarà vestito così di bianche vesti, e non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma ne confesserò il nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

/Apocalisse 3,1-6/


Sardi
Sinagoga
Sinagoga
Mosaico della sinagoga
Sinagoga
Ginnasio - ricostruzione
Ginnasio

Pergamo (Bergama). Acropoli. A una ventina di km dall’Egeo, nella fertile pianura del Bakir çay (Caico), tra i due insignificanti corsi d’acqua Bergama çay (Selino) e Kestel çay (Chetio), Pergamo è menzionata già da Senofonte che, nel 399 a.C., consegna qui allo stratega spartano Tibrone i mercenari greci superstiti della spedizione di Ciro (Anabasi 7,8). Nel 301, dopo la vittoria di Ipso, il re di Tracia Lisimaco costruisce la fortezza sulla collina, che diventerà l’acropoli della città, affidando l’enorme tesoro di guerra (9000 talenti) allo stratega Filetero. Il quale nel 281 pone le premesse che condurranno alla creazione del regno attalide di Pergamo, il quarto dei grandi regni ellenistici, con l’antigonide di Macedonia, il seleucida di Siria e il tolemaico di Egitto.
Dopo Attalo I (241-197) che assume il titolo di re in seguito alla vittoria sui Galati al Caico (verso il 230), Eumene II (197-159) porta al massimo splendore il regno, che raggiunge circa 180.000 kmq di superficie e 4-5 milioni di sudditi, e diventa una grande potenza politica e uno dei più attivi centri di cultura e civiltà ellenistica insieme con Alessandria di Egitto e Antiochia di Siria (Antakya). Quando Attalo III (138-133) lascia il suo regno in eredità ai Romani, Pergamo assume nella provincia di Asia particolare importanza, che aumenta specialmente sotto gli Antonini. Il 716 d.C. è saccheggiata dagli Arabi. Il 1336 diventa possesso definitivo degli Ottomani, con Orhan I.

Pergamo
Panoramica dell'Acropoli
Via sacra
Tunnel dell'Asklepeion
Centro di cura
Via sacra
Tempio di Atena

Pergamo. L'altare di Zeus e Atena. È indiscutibilmente una delle più celebri opere d’arte pergamena questo grandioso altare marmoreo che Eumene II eresse a Zeus e ad Atena in memoria delle vittorie sue e dei suoi predecessori Filetero, Eumene I e Attalo I sui Galati. Si contrappongono alla sobrietà dell’arte ellenistica in Asia Minore le dimensioni grandiose (m 36x34x12) e la sontuosità del monumento, dotato di un portico ionico inglobante un muro, e arricchito di un duplice fregio ad altorilievo, che correva sia lungo lo zoccolo sia lungo il muro del portico e raffigurava l’uno la gigantomachia, l’altro il mito dell’eroe pergameno Telefo, figlio di Eracle e di Auge. Attualmente al Museo di Stato di Berlino, questi fregi costituiscono il capolavoro della seconda scuola d’arte pergamena fiorita sotto Eumene II, così come le statue di Arianna, dell’Ermafrodito e di Marsia scorticato rappresentano degnamente la prima scuola di artisti al tempo di Attalo I.

Pergamo
Teatro dell'Acropoli
Cittadella
Lago artificiale
Lago artificiale
Lago artificiale
Tempio di Traiano

Pergamo. Il tempio di Dionisio. Costruito in età ellenistica all’estremità settentrionale di una terrazza lunga 210 m e larga 15, il tempio ionico di Dioniso Kathegemon (o Duce), al quale si accedeva mediante venticinque gradini, era preceduto da un grande portico esastilo e dall’altare dei sacrifici. Ricostruito sotto Traiano, fu dedicato al culto di Caracalla. Va notato che Pergamo è stata forse la prima città microasiatica ad ottenere l’onore della neocorìa imperiale elevando nel 29 a.C. un tempio a Roma e ad Augusto. Ripidissima la cavea del teatro (secolo II a.C.) scavata sulle pendici occidentali dell’acropoli: è di una cinquantina di metri il dislivello tra l’orchestra e il più alto degli ottanta gradini della cavea. Oltre al Traianeo, di stile corinzio, periptero esastilo, costruito su alto podio, l’acropoli vantava, tra gli altri, il tempio di Atena Polias Nikephoros (Protettrice, Datrice di Vittoria), anch’esso periptero esastilo, eretto alla fine del secolo IV a.C. in stile dorico (una eccezione questa, perché i templi ellenistici seguono lo stile ionico). In mezzo al recinto sacro, che godeva del diritto di asilo, sorgevano probabilmente le famose statue bronzee del Gallo morente e del Gallo uccisore della moglie e di se stesso. Il tempio di Demetra, risalente ad Attalo I, era dorico in antis: consisteva in un lungo atrio, che inglobava la cella della dea con davanti un altare e presentava a sud un porticato e a nord nove gradini per i circa 800 iniziati che assistevano alle celebrazioni dei misteri.

Pergamo nell'Apocalisse. La terza delle sette lettere dell’Apocalisse è indirizzata alla importante comunità cristiana di Pergamo, lodata per la fede che non teme neppure il martirio e rimproverata per la tolleranza usata nei riguardi degli eretici. Cos’è ‘il trono di Satana’ (v. 13)? Il tempio di Roma e di Augusto? L’Asklepeion? L’altare di Zeus?

E all’angelo della Chiesa di Pergamo scrivi: Così parla Colui che ha la spada affilata a due tagli: So dove abiti, là dove c’è il trono di Satana; e tuttavia tieni saldo il mio nome, e non hai rinnegato la mia fede neanche nei giorni di Antipa, il mio testimonio, il mio fedele, che fu ucciso tra voi, dove Satana risiede. Ma ho alcune cose contro di te: hai costì dei seguaci della dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balaac a porre un inciampo ai figli d’Israele, a mangiare carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione. Così anche tu hai dei seguaci della dottrina dei Nicolaiti. Convèrtiti dunque; se no, verrò tosto da te, e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: «A chi vince, darò una manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi lo riceve».

/Apocalisse 2,12-17/


Pergamo
Luogo dell'altare di Zeus
Teatro dell'Acropoli
Teatro dell'Acropoli
Via sacra - anni '60
Tempio di Serapide
Teatro dell'Asklepeion

La biblioteca di Pergamo resta il simbolo della parte notevolissima avuta dal regno illuminato degli Attalidi nell’incremento e nella diffusione della cultura ellenistica e nella sua trasmissione al mondo romano. Fondata da Attalo I, custodiva non solo manoscritti, ma anche opere d’arte originali o copie. Il suo fondo di circa 200.000 volumi fu donato, sembra, da Marco Antonio a Cleopatra per indennizzarla dell’incendio che nel 47 a.C. distrusse la biblioteca di Alessandria. Il rifiuto del papiro da parte della rivale Alessandria causò il larghissimo uso a Pergamo delle pelli di animali, al punto che questo materiale scrittorio è passato alla storia col nome appunto di pergamena. Cratete di Mallo (presso Tarso), vissuto nel secolo II a.C., fu il direttore più ragguardevole della biblioteca e il caposcuola di quell’indirizzo filologico di ispirazione stoica fondato sull’anomalia e l’interpretazione allegorico etica che, diffuso a Roma dallo stesso Cratete, vi impero fino a quando Varrone e Cicerone non imposero l’indirizzo alessandrino fondato sull’analogia. Tra gli illustri letterati originari di Pergamo vanno segnalati il retore peripatetico Apollodoro (102-22 a.C.), che fu maestro di Augusto, e il geografo Menippo, dell’età augustea.

Lo stadio. Misurava m 212 x 12 lo stadio coperto per corse podistiche che si stendeva lungo il lato meridionale del ginnasio destinato ai giovani dai 16 ai 18 anni (neoi). Questo dei neoi, circondato da portici, è il superiore dei tre ginnasi costruiti su tre terrazze della acropoli. Il mediano era riservato ai ragazzi dai 10 ai 15 anni (epheboi), l’inferiore ai minori di 10 anni (paides). L’acropoli aveva anche due agorai con portici dorici, dovute entrambe ad Eumene II: una in alto, non lontano dall’altare di Zeus; l’altra in basso, presso la porta del terzo muro di cinta elevato come gli altri due dallo stesso Eumene II, la cui reggia con ampio peristilio dorico si apriva nei dintorni del futuro Traianeo.

La via sacra. Lunga un km e larga più di tre metri e mezzo, questa via sacra porticata collegava la Pergamo bassa, di età romana, con l’Asklepeion, il famoso luogo cultuale e terapeutico sacro al dio delle guarigioni e della salute, figlio di Apollo e della ninfa Coronide, fulminato da Giove perché risuscitava i morti. L’Asklepeion di Pergamo, che rivaleggiava con quelli di Epidauro e di Cos e godeva del diritto di asilo, fu edificato su una collinetta nel secolo IV a.C., conobbe i saccheggi dei re di Bitinia Prusia I e II, fu ricostruito nel secolo II d.C. sotto Antonino Pio (138-161), finché il terremoto avvenuto ai tempi di Valeriano (253-260) non lo ridusse definitivamente in rovina. Tra i visitatori illustri gli imperatori Adriano (123), Marco Aurelio (162), Caracalla (214).

L'Asklepeion. Ancora visibili alcune colonne del portico settentrionale, uno dei tre portici che circondavano a nord, ovest e sud il recinto rettangolare dell’Asklepeion, il cui motto era «In nome degli dei, è vietato l’ingresso alla Morte». All’area sacra si accedeva attraverso i propilei elevati verso il 150 d.C., che avevano a destra una biblioteca, costruita nel secolo II d.C. dalla ricca pergamena Flavia Melitene, e a sinistra il tempio circolare di Asclepio, eretto nel 142 d.C. dal console Lucio Rufino. Preceduta da un avancorpo tetrastilo, la cella del dio misurava m 23,50 di diametro e presentava nelle mura, spesse m 3,35, sette nicchie rettangolari o semicircolari. Ancora più a sud, a sinistra del tempio di Asclepio, un’altra costruzione circolare, del diametro di m 60, a due piani di cui uno interrato e l’altro con sei ampie nicchie. È il cosiddetto tempio di Telesforo, il dio guaritore della cerchia di Asclepio e di Igea.

La fonte sacra. Al centro del recinto sacro, la fontana da cui sgorgava l’acqua prodigiosa che si raccoglieva nel bacino sottostante, e veniva poi portata fino al tempio di Telesforo attraverso un canaletto scavato nella roccia e coperto dalle grosse pietre del pavimento del cripto portico. Si trattava di un tunnel con volta a botte, lungo 72 m, largo 2,50 e alto 2,70, che si apriva ad oriente della fontana e giungeva fino all’interrato del Telesforeio. Sia nel criptoportico che nel tempio di Telesforo prendevano posto i malati, presso i quali era di uso frequente l’incubazione, sigillo a volte o preludio della guarigione. La presenza nell’Asklepeion di numerosi medici garantiva l’applicazione accurata della terapia suggerita ai degenti dalla divinità durante il sonno. Del resto, a Pergamo come ad Epidauro e altrove «non si son potuti compiere veri miracoli, ricompensa di una fede sincera che, prima del Vangelo come ora ancora là dove non è stato annunziato il Vangelo, non poteva andare che a un Dio ignoto?» (E. Des Places).

Il festival. Animata la città moderna, che conta oltre 25.000 abitanti, in festa dal 15 maggio al 15 giugno per l’annuale festival di Pergamo, durante il quale viene utilizzato per rappresentazioni classiche e folcloristiche il restaurato teatro del portico settentrionale dell’Asklepeion. Tra gli altri monumenti della città antica celebre anche per i broccati, i vasi d’argento, i profumi e le ceramiche, da ricordare un anfiteatro, un terzo teatro e un circo romano, e l’enorme basilica rossa (Kizil Avli) costruita nel secolo II d.C. sul Bergama çay. Era probabilmente un Serapeion, trasformato poi dai Bizantini in basilica cristiana a tre navate e dedicato a San Paolo.


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Created/updated: Thursday, September 29, 2005 by J. Abela / E. Alliata / R. Pierri / A. Sobkowski
Photos: R. Pierri / M. Sacchi / Texts: M. Adinolfi
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