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Escursione in Turchia
28 giugno 2005
Gerapoli oggi Pamukkale - Afrodisia
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Le cascate. Spettacolo da fiaba questo ‘castello di cotone’. Sembra che da un momento all’altro ti si presenti davanti l’autore: uno gnomo che con la sua bacchetta magica pietrificò un giorno in un solo istante le mille cascatelle di acqua ricca di sali di calcio che scivolavano lungo le pareti di travertino della montagna. Gli antichi, del resto, erano convinti che la grotta da cui sgorgava quell’acqua termale era una delle porte del regno infero di Plutone, e la chiamarono appunto ‘Plutonio’. Ma se incuteva spavento a certuni, quell’acqua era utilizzata da altri a scopi industriali, per epurare la lana dei montoni e fissar meglio i colori dei tessuti che rendevano celebre e ricca la città fondata verso il 190 a.C. da Eumene II di Pergamo (197-159). In seguito al testamento di Attalo III, Gerapoli passò nel 133 ai Romani, che quattro anni più tardi la inglobarono nella provincia romana di Asia. Risorta dopo il terremoto del 17 d.C. e ricostruita, la città raggiunse grande splendore nei secoli II e III d.C. Nel secolo XII fu distrutta, probabilmente dai Turchi Selgiuchidi.
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Gerapoli
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Cimitero
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Martyrion di S. Filippo
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Cimitero
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Teatro di Gerapoli
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Ninfeo
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Strada
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Il Martyrion di San Filippo. Costruita all’inizio del secolo V in onore dell’apostolo martire di Cristo, questa grande chiesa ottagonale domina la città che ebbe tra i suoi vescovi, nel II secolo, Papia e l’apologista Apollinare. A Pamukkale si possono ancora ammirare, tra l’altro, le mura del secolo IV e V, la porta monumentale del proconsole d’Asia Giulio Frontino (82-83 d.C.), due imponenti edifici termali, un teatro conservato molto bene, due grandi ninfei e il tempio di Apollo.
La via dei sepolcri. In uno stato di conservazione che è certamente il migliore di tutta l’antichità classica, si allineano lungo questa strada innumerevoli fosse semplici, sarcofagi, edicole di pietra, ipogei, tumuli circolari.
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Gerapoli
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Sarcofago di marmo
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Altorilievo
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Un sarcofago
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Stoa
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Una delle porte
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Via colonnata
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La tomba di Filippo Apostolo. Nella sua Storia ecclesiastica (3,31,3) Eusebio di Cesarea in Palestina (265-340) riporta il brano della lettera in cui il vescovo di Efeso Policrate parla a papa Vittore (189-199) della tomba degli apostoli Filippo e Giovanni:
Nell’Asia tramontarono due grandi astri, che risorgeranno nel giorno estremo, allorché il Signore comparirà e verrà con gloria dal cielo a cercare tutti i Santi. Essi sono Filippo, uno dei Dodici, che riposa a Gerapoli insieme a due delle sue figlie invecchiate nella verginità, mentre l’altra, vissuta nello Spirito Santo, è stata sepolta a Efeso; e Giovanni, che posò sul petto del Signore, e che da sacerdote portò la lamina d’oro, martire e dottore ad un tempo, che ha la tomba ad Efeso.
/Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica 3,31,3/
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Afrodisia
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Teatro
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Odeon
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Tetrapilon
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Tempio di Afrodite
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Stadio
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Sebasteion
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Afrodisia (Aphodosias, Saturopolis, Geyre). È lungo 227 m, il magnifico e ben conservato stadio destinato alle corse podistiche (secolo I d.C.). Fiorì soprattutto dal secolo III a.C. al secolo III d.C. la città che ebbe il nome della dea dell’amore, il cui locale famosissimo tempio ionico godeva del diritto di asilo. Nel 39 a.C. i Romani la riconobbero ‘città libera’; nel secolo V i Bizantini la battezzarono Stauropoli o città della croce. Occupata dai Turchi Selgiuchidi nel secolo XII, cessò di vivere poco dopo il saccheggio dei Mongoli di Tamerlano (1402). Gli scavi hanno riportato alla luce, tra l’altro, l’agorà porticata in stile ionico dedicata a Tiberio, le terme del tempo di Adriano, il teatro del I secolo d.C., un odeon del II secolo d.C., un ginnasio e un ninfeo. Sul tempio di Afrodite fu costruita nel secolo IV una chiesa, di cui possono ammirarsi non pochi resti.
Sede di una celebre scuola di scultori (si conoscono almeno tre artisti originari di Aphrodisias di nome Zenone), la città diede i natali anche al filosofo Alessandro (I-II sec. d.C.), uno dei maggiori interpreti del pensiero di Aristotele.
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