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Escursione in Turchia
20 giugno 2005

Istanbul - Nicea




Il palazzo di Topkapi. Fatih Sultan Mehmet, Maometto II, dopo la conquista di Istanbul avvenuta nel 1453, fissò la sua residenza a Beyazit, in un modesto palazzo costruito dove oggi si trova l'università. Tra il 1465 e il 1470 furono iniziati i lavori di costruzione del "Nuovo Palazzo", che dal XIX secolo fu chiamato "Palazzo di Topkapi", dal nome di una delle sette porte delle mura che lo circondano. Esso copre un'area di 700.000 mq. sul versante europeo della città, dove il Bosforo e il Corno d'Oro si uniscono. Testimonianze di storici e scavi archeologici attestano che nell'area dovevano esistere alcune chiese costruite su resti di templi pagani. Oggi il Palazzo di Topkapi rappresenta il principale e più imponente esempio di architettura civile ottomana ed è sede, con la sua mostra permanente di 86.000 oggetti, di uno dei maggiori musei al mondo. La Porta del Saluto fu costruita da Solimano il Magnifico.

Palazzo di Topkapi
Porta del Saluto
Ingresso all'Harem
Biblioteca del palazzo
Scorcio del III cortile
Portico di Iftariye
Veduta sul Bosforo

Il Bosforo. Trentun chilometri di mare non troppo calmo strisciano tortuosi dal mar di Marmara al mar Nero lungo le sponde verdeggianti, costellate di fortezze e ville, dell’Europa e dell’Asia, che sono separate nel punto più stretto e più profondo (m. 120) da appena 700 metri.

Oggetti del museo

La chiesa di San Salvatore in Chora. La prima costruzione di questa splendida chiesa risale al IV secolo. Fu edificata fuori delle mura di Costantino. Da qui il nome Chora "in campagna, fuori città". Ma già nel V secolo fu integrata all'interno delle mura. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito diversi interventi. Verso la fine del XI secolo fu fatta restaurare da Maria Ducaina, suocera dell'imperatore Alessio Comneno (1081-1118) e fu dedicata a Gesù Salvatore. Per cause ancora sconosciute l'edificio fu distrutto per poi rinascere ad opera di Isacco Comneno, il figlio più giovane dell'imperatore. Con le spedizioni dei Latini (1204-1261) il complesso (monastero e chiesa) subì danneggiamenti. L'opera di restauro e di ampliamento successivi, con l'aggiunta dei mosaici e degli affreschi, si deve a Teodoro Metochite, gran cancelliere del tesoro. I lavori, che andarono dal 1303 al 1328, conferiscono alla chiesa la fisionomia attuale. Durante l'assedio dei Turchi vi fu portata dalla chiesa Hodighitria l'icona della Vergine, protettrice della città. Nel 1511 al chiesa fu adibita in moschea col nome di Kariye. Dal 1948 fu trasformata in museo. Del monastero attualmente rimane la sola chiesa.

Le parti più antiche della chiesa (XI-XII secolo), il nartece e la sala centrale, poggiano sulle fondamenta di un edificio più antico. Il Paracclesion, un ambiente che si sviluppa per tutta la lunghezza della chiesa sul lato orientale, e si collega con un ambiente che forma il nartece esterno, l'esonartece.

Dal punto di vista plastico le figure umane dei mosaici e degli affreschi appaiono alte e snelle, felice risultato dell'applicazione del canone di Lisippo, il grande scultore dell'antichità, che, nel realizzare una statua di un uomo, seguiva la proporzione di 1 a 9 tra le testa e il corpo. Il volto di Gesù vi è rappresentato con lineamenti umani, volutamente addolciti. Le figure sono disposte secondo i principi della prospettiva. Per i personaggi principali è stata scelta la rappresentazione frontale, mentre quelli di secondo piano sono posti di profilo. L'effetto di profondità è stato realizzato con il ricorso alla raffigurazione sullo sfondo di elementi architettonici, paesaggi e rocce. Le scene appaiono vivaci, riuscendo a tramettere il senso della vita quotidiana. Si nota una particolare cura nel conferire ai volti una espressività che si adatti alle diverse scene.

La lunga teoria dei mosaici dei narteci (esterno e interno) rappresenta la vita di Gesù Cristo e della Vergine. Per il numero di episodi, la ricchezza dei colori e dei dettagli sono considerati unici fra tutte le chiese bizantine. Le scene si ispirano in genere ai quattro Vangeli 'canonici'. Ma per la nascita di Maria e la sua infanzia gli artisti non hanno disdegnato di rifarsi ai vangeli apocrifi. Gli episodi si susseguono in ordine cronologico, anche perché l'iconografia, per mezzo delle rappresentazioni, aveva come scopo quello di insegnare il Vangelo agli analfabeti e ai poveri.


La chiesa di San Salvatore in Chora
Cristo Pantocrator
Maria e gli Angeli
Navata
Il Paracclesion
Anastasis
Anastasis - particolare

Nicea. Conserva ancora testimonianze del suo glorioso passato; tra queste sono degne di nota le possenti mura a doppia cinta e la chiesa di Santa Sofia dove nel 787 si tennero le sedute del settimo concilio ecumenico.

La città fu fondata da Antigono che le diede il nome di Antigonea, dal nome della moglie. Dopo averla conquistata, Lisimaco volle chiamarla Nicea, dandole il nome di sua moglie Nike. Nicea fu capitale della Bitinia fino al 264 a.C., anno di fondazione della nuova capitale del regno, Nicomedia.

Nel corso dei secoli Nicea fu sempre un centro di una certa importanza. Tuttavia le sue vicende sono legate soprattutto alla storia del cristianesimo. Stando alla tradizione, ad evangelizzare la città sarebbe stato l'apostolo Andrea. Prima del 325, anno in cui l'imperatore Costantino vi convocò il primo concilio ecumenico, non possediamo notizie riguardanti la comunità cristiana della città. Il concilio fu indetto a motivo della dottrina di Ario secondo la quale Cristo è stato creato dal Padre prima del tempo ed è pertanto inferiore al Padre. In concreto Ario negava la divinità di Cristo.

E' noto che i lavori del concilio furono aperti dall'imperatore Costantino in persona e che si concluse con la condanna della dottrina del presbitero alessandrino e con il suo esilio. Ma la crisi ariana continuò a segnare la storia della città. Infatti nel 328 Teognide, condannato all'esilio insieme ad Ario, riottenne il seggio episcopale di Nicea. Fu Teodosio il Grande a porre fine a questo filone ariano, quando nel 380-381 depose l'ariano Ipazio, sostituendolo con l'ortodosso Doroteo.

Qui si svolse anche il settimo concilio ecumenico in cui fu dibattuta la questione iconoclasta. Era avvenuto che dal 726 gli imperatori Leone III e Costantino V Copronimo avevano interdetto il culto delle immagini, favorendone la distruzione, decisione che era maturata anche sotto l'influsso del mondo arabo. Ma Irene II (780) volle annullare questa perniciosa legislazione che aveva procurato non poche sofferenze alla chiesa d'Oriente. Con l'appoggio del patriarca Tarasio convocò a Nicea un sinodo per sciogliere la grave crisi seguita alle misure varate dai suoi predecessori. I 325 vescovi presenti la risolsero sottoscrivendo una lettera a favore del culto delle immagini indirizzata al concilio da parte di Adriano I, vescovo di Roma.


Nicea oggi Iznik
Viaggio verso Nicea
Chiesa di Santa Sofia
Chiesa di Santa Sofia
Particolare di affresco
Navata centrale e abside
Lago Gölu

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Created/updated: Saturday, August 21, 2005 by J. Abela / E. Alliata / R. Pierri / A. Sobkowski
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