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Escursione in Turchia
30 giugno 2005

Priene - Mileto - Didima




Priene. Il Buleuterio. Attraverso una strada a gradini si raggiunge la città ricostruita verso il 35 a.C. su un fianco roccioso dell’antico monte Micale (oggi Samsun Dagi). La città arcaica era divenuta colonia ionica nel secolo IX a.C., aveva subito il saccheggio dei Cimmeri nel 645, per cadere poi sotto la dominazione lidia e persiana. Ricostruita a metà nel secolo IV secondo il sistema urbanistico del milesio Ippodamo (secolo V a.C.), a reticolati, cioè con vie intersecantisi ad angolo retto, Priene accoglie nel 334 Alessandro e passa poi ai Seleucidi. Saccheggiata nel 277 dai Galli, diventa dominio degli Attalidi, e nel 129 a.C. dei Romani che la inseriscono nella provincia di Asia. Sempre più lontana dal mare a causa degli enormi depositi alluvionali del Büyük Menderes (l’antico Meandro), Priene inizia nell’età cristiana la lenta decadenza, che si conclude nel secolo XIII d.C., quando è occupata dai Turchi Selgiuchidi.
Il Buleuterio era la sede del consiglio di Stato o bulé, una specie di senato i cui membri erano eletti tra i cittadini nel senso giuridico del termine, cioè tra quelli che a Priene erano gli unici detentori di tutti i diritti, privilegi e doveri militari, politici, giudiziari, economici e religiosi. Il Buleuterio di Priene (secolo III a.C.), in origine coperto, è un anfiteatro di forma pressoché quadrata con gradinate per i buleuti da tre lati e con al centro un piccolo altare. Per nulla privi di importanza gli altri antichi edifici profani, tra cui il teatro (secolo II a.C.) notevole per i cinque posti di marmo della fila inferiore muniti di spalliera; due ginnasi, uno superiore e l’altro inferiore con palestra porticata ed efebeio; lo stadio (secolo II a.C.); il pritaneo di età romana; il portico sacro (secolo II a.C.), e l’agorá rifatta ad opera di Marco Aurelio.

Il tempio di Atena Polias. È l’esempio più caratteristico dello stile ionico microasiatico questo tempio dedicato ad Atena custode della città, ed inaugurato da Alessandro Magno il 334 a.C. Era periptero con pronao distilo in antis e opistodomo: delle sue trentotto colonne sei ornavano ciascun lato minore, undici ciascun lato maggiore, due i prolungamenti anteriori e due i prolungamenti posteriori dei muri laterali della cella con la statua della dea. Davanti al tempio si innalzava un altare maestoso del secolo II a.C., simile all’altare pergameno di Zeus. Sull’altare troneggiava una statua colossale di Atena, copia forse di quella di Fidia venerata nel Partenone di Atene. Tra gli altri templi pagani di Priene, di grande interesse quelli di Zeus Olimpio (secolo III a.C.), di Dernetra e Core (secolo IV a.C.), delle divinità egizie (secolo II a.C.). Visibili ancora i resti di due chiese bizantine nel tempio di Atena e nelle terme.


Priene
Teatro
Bouleterio
Viale della Porta Ovest
Tempio di Atena
Chiesa bizantina
Acropoli anni '60

Mileto (Balat). Le terme di Faustina. Imponenti i resti dell’edificio termale donato dalla moglie di Marco Aurelio a Mileto, colonia ionica del secolo IX a.C. e la più ricca città della Decapoli ionica nei secoli VII e VI. Nel 499 capeggiò l’insurrezione ionica e venne distrutta il 494 dai Persiani. Ciò che fu considerato ad Atene disastro nazionale secondo Erodoto: «Gli Ateniesi dimostrarono chiaramente in molti modi d’esser rimasti assai addolorati per la presa di Mileto, e particolarmente per opera di Frinico, che aveva composto una tragedia sulla presa di Mileto e l’aveva rappresentata, il teatro scoppiò in pianto, e gli fu imposta una multa di 1000 dracme perché aveva ricordato sventure nazionali, e fu imposto che nessuno più mettesse in scena un tale dramma» (6,21).
Liberata nel 479 dalla dominazione persiana e ricostruita secondo il sistema urbanistico del concittadino Ippodamo, Mileto entra nella lega delio-attica per ricadere ancora sotto i Persiani. Il 334 è conquistata da Alessandro Magno. Passa poi ai Seleucidi, nel 190 agli Attalidi, e nel 133 ai Romani che la incorporano alla provincia di Asia. La città riacquista un po’ dell’antico splendore, soprattutto ai tempi di Augusto e di Adriano. Sede arcivescovile nel periodo bizantino, è occupata momentaneamente dai Selgiuchidi nel secolo XI, finché nel 1424 diventa possedimento definitivo degli Ottomani con Murat II.
Madre di illustri filosofi, scienziati e letterati Mileto. Appartengono al secolo VI a.C. Talete, il creatore della ricerca scientifico filosofica, astronomo e annoverato tra i sette sapienti, che fissò l’acqua quale causa unica della realtà molteplice; Anassimandro, astronomo e geografo, che identificò tale causa universale con un principio infinito, indeterminato; Anassimene, che la identificò con l’aere; il geo-storiografo Ecateo, precursore di Erodoto; il poeta Focilide. Sono del secolo V Leucippo, fondatore della scuola atomistica di Abdera, e Dionisio, autore della prima storia orientale; del II secolo Aristide, a cui si devono le licenziosissime novelle milesie.

Mileto
Teatro
Teatro
Rilievo con Eros
Rilievo con Eros
Leone all'ingresso del porto
Deposito ellenistico

Il Delfinio. Dedicato ad Apollo Delfico, questo famoso recinto sacro colonnato con in fondo un altare circolare, era stato costruito in età ellenistica (secolo IV a.C.) e restaurato in epoca romana sotto Adriano (secolo II d.C.). Oltre al tempio ionico di Atena (secolo V a.C.) al tempietto di Roma ed Augusto (secolo I d.C.) e al Serapeio (secolo III d.C.), la città dai quattro porti presenta ancora mura risalenti dal secolo VII a.C. al VI d.C.; quattro porte tra cui la ‘porta sacra’ e la ‘porta dei leoni’; tre agorai ellenistiche porticate in stile dorico; gli edifici termali di Gn. Virgilio Capitone (secolo II d.C.) e quello già visto di Faustina; un ninfeo del secolo I d.C.; un ginnasio con palestra e uno stadio, entrambi del secolo II a.C. Di molto interesse, inoltre, il buleuterio a pianta rettangolare, per cinquecento buleuti, edificato nel secolo II a.C. e dedicato ad Antioco IV Epifane; e il grandioso teatro (secoli II-III d.C.) per 25.000 spettatori, nel quale due colonne mostrano ancora il posto riservato all’imperatore, e una iscrizione designa il ‘luogo assegnato ai Giudei, detti pure credenti in Dio’.

Verso la fine del terzo viaggio missionario Paolo - che, liberato poi dalla prima prigionia romana, avrebbe rivisitato la città lasciandovi Trofimo ammalato (2 Timoteo 4,20) - tiene a Mileto questo discorso di addio ai presbiteri di Efeso fatti venire a posta:

Voi sapete in qual modo dal primo giorno in cui venni nell’Asia, io mi sia diportato con voi in tutto questo tempo, servendo il Signore con tutta umiltà, tra le lagrime e tra le prove subite per le insidie dei Giudei; come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al compito di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle case, scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù. Ed ora ecco che, vincolato dallo Spirito, io vado a Gerusalemme. Quello che là mi accadrà non lo so, se non che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla pur di condurre a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di testimoniare la Buona Novella della grazia di Dio. Ed ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il Regno. Per questo dichiaro solennemente davanti a voi, oggi, di essere innocente del sangue di tutti; poiché non mi sono sottratto al compito di annunciarvi interamente il disegno di Dio. Badate a voi stessi e a tutto il gregge, nel quale lo Spirito Santo vi ha posti, come sorveglianti, a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistato con il suo sangue. lo so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi pericolosi, che non risparmieranno il gregge; e perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a dire cose perverse, al fine di trarre i discepoli dietro a sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, non ho cessato di ammonire fra le lacrime ciascuno di voi. Ed ora, vi affido al Signore e alla parola della sua grazia; a Lui che può innalzare la costruzione e concedervi l’eredità con tutti i santificati. Non ho desiderato né argento, né oro, né il vestito di alcuno. Voi sapete che alle necessità mie, e di quelli che erano con me, hanno provveduto queste mani.
In tutto vi ho dimostrato che così, faticando, si deve andare in aiuto ai deboli, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, che ha detto: «È più benedetto il dare che il ricevere!»
Detto questo, si pose in ginocchio e pregò insieme a tutti loro. E scoppiarono tutti in un gran pianto, e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano, addolorati soprattutto per quella parola che aveva detto, che non avrebbero più veduto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.

/Atti degli Apostoli 20,18-38/


Mileto
Tempio di Serapide
Stoa ionica
Presso la Chiesa di San Michele
Calidario
Ingresso al frigidario
Terme e palestra

Didima (Yenihisar). Il Didimeio. Il maestoso santuario oracolare di Apollo Filesio che, già esistente nel secolo VII a.C., divenne celebre dal secolo seguente in poi. Amministrato e officiato dalla famiglia sacerdotale dei Branchidi, fu distrutto nel 494 a.C. dai Persiani e passò sotto la diretta amministrazione della vicina Mileto. Con Alessandro Magno ha inizio la costruzione di un nuovo santuario, che diventa il più famoso del mondo ellenistico anche se resterà incompiuto. Dal secolo II a.C. le annuali feste Didymeia assurgono a feste panelleniche. I resti attuali del tempio risalgono quasi completamente all’epoca romana (secoli I-II d.C.). L’altare principale dei sacrifici sorgeva a circa 10 m. dal tempio, che era collegato col porto di Panormo da una Via Sacra lunga 6 km. Il tempio era un quadrilatero di m 118x60, diptero cioè circondato sui quattro lati da doppia fila di colonne (ventuno sui lati maggiori, dieci sui lati minori). Comprendeva, oltre a questo colonnato esterno, il pronao, il ‘chresmographeion’ e l’adyton. Il proano era detto ‘sala dodecastila’ per via dei tre ordini di quattro colonne ciascuno che si elevavano tra le ante. Nella sala ipostila del ‘chresmographeion’ (m 14 x 8,75) i sacerdoti interpretavano i responsi oracolari della profetessa e li comunicavano ai fedeli.

L'adyton del Didimeio. La parte più sacra del santuario era l’adyton, o ampio cortile (m 54 x 24,50) all’aperto. Vi sorgeva un tempietto (naiskos) ionico con la statua bronzea di Apollo Filesio e la fonte sacra. La profetessa dava qui i suoi oracoli. Nel periodo bizantino fu costruita nell’adyton una chiesa con battistero, che gli archeologi distrussero durante gli scavi.


Didima - tempio di Apollo Didimeo
Colonnato del pronao
Veduta generale
Adyton - cortile sacro
Veduta generale
Veduta generale
Prostilo negli anni '60

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Created/updated: Tuesday, September 27, 2005 by J. Abela / E. Alliata / A. Sobkowski
Photos: R. Pierri / S. Cavalli / M. Sacchi / Texts: M. Adinolfi / F. Manns
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