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Escursione in Turchia
27 giugno 2005

Iconio oggi Konya - Antiochia di Pisidia oggi Yalvaç




Konya. Col verde sineraldo della sua cupola conica rivestita di maioliche emergente dal nero di diciotto cupolette ricoperte di piombo, il Tekke o convento di Mevlâna appartiene alla magnifica arte musulmana che rende Konya, oasi di verde e di grano nella steppa assolata e riarsa dell’Anatolia centrale, una tra le città più ragguardevoli della Turchia di ieri e tra le più caratteristiche della Turchia d’oggi.

Centro frigio notevole, caduto poi sotto la dominazione dei Persiani, dei Seleucidi e degli Attalidi, passa ai Romani nel 133 a.C. in forza del testamento di Attalo III di Pergamo, ed è inclusa nella provincia di Asia. I nomi ‘Claudiconium’ e di ‘Colonia Aelia Adriana Augusta Iconiensium’, con cui è chiamata nei primi due secoli dell’era volgare, testimoniano le sollecitudini munifiche degli imperatori Claudio e Adriano per Konya. La quale vive la sua storia più brillante nei secoli XI-XIII quando, occupata dai Turchi Selgiuchidi, diviene l’opulenta e dotta capitale del sultanato di Rum. Satellite del vicino sultanato turco romano di Karaman dal 1277, due secoli dopo, nel 1467, è incorporata nell’impero ottomano da Maometto II il Conquistatore.


Konya
Chiesa di San Paolo
Chiesa di San Paolo
Chiesa di San Paolo

Iconio negli Atti degli Apostoli. La pagina degli Atti degli Apostoli ci presenta Konya come il sofferto campo di apostolato di San Paolo nel primo viaggio missionario. Anche nel corso del secondo viaggio l’apostolo si recherà a Konya con Sila (16,2).

Andarono a Iconio, mentre i discepoli erano ricolmi di gioia e di Spirito Santo. A Iconio entrarono allo stesso modo nella sinagoga dei Giudeí e vi parlarono, cosicché un gran numero di Giudei e di Greci venne alla fede. Ma i Giudei che avevano ricusato di credere, eccitarono e inasprirono gli animi dei pagani contro i fratelli; il Signore però diede presto la pace. Qui rimasero un tempo considerevole, e parlavano fidenti nel Signore che rendeva testimonianza alla predicazione della sua grazia, concedendo per mano loro segni e prodigi. E la popolazione della città si divise, schierandosi gli uni dalla parte dei Giudei, gli altri dalla parte degli Apostoli. Ma avvenuta una cospirazione dei pagani e dei Giudei con i loro capi, allo scopo di maltrattarli e lapidarli, se ne accorsero e fuggirono nelle città della Licaonia, Listra e Derbe, e nei dintorni; quivi predicavano la Buona Novella.

/Atti degli Apostoli 13,51-14,7/


Konya - Mausoleo di Mevlana

Mevlâna. Dopo la soppressione delle confraternite religiose ordinata da Atatürk, è dal 1927 museo musulmano questo convento (tekke) dei dervisci danzanti che solo in minima parte risale al secolo XIII. Cuore del vasto complesso architettonico è la magnifica türbe (monumento funerario) del fondatore Mevlâna, un sarcofago di marmo coperto da un broccato d’oro pesante oltre quaranta chili, dono di Maometto II.
‘Il nostro Maestro’ (così s’interpreta il nome di Mevlâna) è il titolo d’onore dato dai discepoli al poeta e mistico Celal ed-Din Rumi, nato a Balkh in Afghanistan nel 1207 e vissuto a Konya fino alla morte (1273). Abbracciato il sufismo, nell’ardore di penetrare le profondità inaccessibili di Dio, Mevlâna dà origine alla confraternita dei ‘poveri di Dio’ o dervisci danzanti, destinata ad incidere profondamente nella religiosità islamica. E a conseguire grande autorità in sede politica: dal secolo XVII al capo della setta spetta cingere la spada al neo eletto sultano ottomano. Enorme l’importanza che Mevlâna e i suoi discepoli attribuiscono alla musica e alla danza. Per abbeverarsi alle fonti d’amore della divinità trascendente nessuna preparazione migliore che rievocare col flauto e altri strumenti e imitare con la danza vorticosa l’armonia e il moto delle sfere celesti.

Museo di Konya

Museo di Mevlâna. Il Museo di Mevlana contiene il sepolcro del Maestro dei dervisci danzanti, il mistico Celaleddin Rumi (1207-1273) contemporaneo di san Francesco di Assisi. Accanto a lui sono sepolti i suoi discepoli. Il mausoleo è stato trasformato in un museo d’arte islamica che espone manoscritti, tappetti e strumenti musicali dei dervisci.

Museo di Mevlana - oggetti vari

Antiochia di Pisidia. Paolo visitò la città con Barnaba durante il primo viaggio missionario verso il 47 provenendo da Perge (Atti 13,14-52). La città era situata presso la grande strada commerciale che da Efeso, attraverso l’Asia Minore, portava in Oriente. La sua posizione strategica è evidente. Luca ne approfitta per esporre la sua teologia: la parola viene proposta prima agli Ebrei nelle sinagoghe. Quando questi rifiutano Paolo, si rivolge ai pagani. I Giudei sobillarono alcune donne di alto rango e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba e li scacciarono dallo loro città.
La città fu fondata da Seleuco I nel terzo secolo avanti Cristo. Nel 39 venne concessa in dono da Antonio al Re di Galazia, Aminta e dopo la sua morte ritornò in possesso di Roma (25 a. C.). Gli scavi recenti hanno portato alla luce una porta della città, il Tempio romano, il teatro, le terme, l’acquedotto e una chiesa bizantina.

Antiochia di Pisidia
Chiesa di S. Paolo
Tempio di Augusto
Chiesa bizantina
Acquedotto
Terme
Abside della chiesa

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Created/updated: Sunday, November 6, 2005 by J. Abela / E. Alliata / R. Pierri / A. Sobkowski
Photos: R. Pierri / Texts: M. Adinolfi / F. Manns
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