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Escursione in Turchia
29 giugno 2005

Efeso oggi Selçuk




La via Arcadiana. Così chiamata dal nome dell’imperatore Arcadio che la restaurò nel secolo IV, era la strada di marmo, lussuosamente porticata e illuminata di notte, lunga 530 m, che congiungeva il porto al teatro della città microasiatica sul Caistro (oggi Küçük Menderes) più prestigiosa e opulenta dell’antichità. Colonia ionica nel secolo XI a.C., diventa nei secoli VII e VI la più potente città della decapoli ionica. Nella metà del secolo V è sotto la sovranità della Lidia, poi della Persia, da cui la libera Alessandro Magno nel 334. Riorganizzata da Lisimaco sulle due colline di Pion a nord e Coresso a sud (ora rispettivamente Panayr Dagi e Bülbül Dagi) e divenuta il gran porto dell’Asia Minore, è oggetto di contesa fra gli altri diadochi. Nel 190 a.C. è posta sotto gli Attalidi dai Romani che, venutine in possesso nel 133, la costituiscono capitale della provincia d’Asia. A parte gli eccidi dei ‘vespri efesini’ perpetrati nell’84 a.C. da Mitridate del Ponto contro i cittadini romani alla fine della sua quadriennale occupazione della città, Efeso godé sotto Roma un altro periodo di enorme prosperità e splendore. Ancora nei secoli V e VI d.C., in tutto l’impero bizantino la cedeva solo a Costantinopoli. Saccheggiata nel 700 e nel 716 dagli Arabi che tornavano dagli infruttuosi assedi di Costantinopoli, Efeso si spostò ancora, sulla collina ove sorgeva la chiesa di San Giovanni. Era solo un’ombra pallidissima del suo glorioso passato quando nel 1426 Murat II la rese possedimento definitivo degli Ottomani.

L'Artemisio. Un solitario stagno paludoso, in cui affiora qualche moncone di colonna, è quanto resta di una delle sette meraviglie del mondo antico: il grandioso santuario panellenico di Artemide. Distrutto dai Cimmeri nel secolo VII a.C., incendiato dal folle Erostrato nel 356 la notte stessa - ripete anche Plutarco - in cui nacque Alessandro Magno, saccheggiato dai Goti nel 263 d.C., l’Artemisio risorse sempre dalle rovine per la sollecitudine dei suoi devoti anatolici e greci e la liberalità di monarchi famosi come Creso e Alessandro. Il tempio del VI secolo a.C. - come anche quello ellenistico -, di stile ionico, misurava m 115x55, e sfoggiava 127 colonne sui quattro lati e negli atri anteriore e posteriore. La statua di Artemide era in un tempietto (naiskos) del cortile scoperto. Il santuario, ricchissimo di opere d’arte e di offerte e di depositi bancari, godeva del diritto di asilo confermato dall’imperatore Tiberio. Oltre all’Artemisio, Efeso aveva eretto numerosi templi, di cui rimangono solo rovine, a divinità pagane (come il grandioso Serapeio) o a imperatori romani (come l’imponente tempio a Domiziano e quello molto elegante ad Adriano).

Artemide Elesina. Si trattava in origine non già della vergine Artemide cacciatrice sorella di Apollo, ma di un antico feticcio di legno della orientale Dea Madre «dalle molte mammelle, dice san Girolamo, che i Greci chiamano polymastos, esprimendo così falsamente, con la sua immagine, che essa è nutrice di tutte le bestie e di tutti i viventi». Il tipo iconografico dell’Artemide Efesina - che doveva riprodurre con poche varianti la statua di cedro venerata nell’Artemisio - comprendeva immancabilmente, oltre a un copricapo complicato e a una grossa collana, numerose mammelle che le ornavano il petto fino alla vita, una guaina che le avvolgeva il corpo scendendo fino ai piedi, e molti animali più o meno fantastici che le incorniciavano il volto, le salivano sulle braccia, le decoravano la guaina.


Efeso
Grotta dei Sette Dormienti
Grotta dei Sette Dormienti
Chiesa di San Luca
Odeon
Via romana
Fontana di Traiano

Il teatro. Venticinquemila spettatori trovavano posto in quest'enorme e lussuoso teatro scavato sulle pendici occidentali del monte Pion. Nella sua forma attuale, il teatro fu iniziato sotto Claudio (34-41 d.C.) e terminato sotto Traiano (98-117). Tra gli altri edifici pubblici, notevoli l’odeon per audizioni musicali: costruito verso la metà del II secolo d.C. dai ricchi coniugi efesini P. Vedio Antonino e Flavia Papiana, poteva contenere un duemila spettatori; il ginnasio settentrionale e quello orientale, dovuti l’uno ai due mecenati or ora citati e l’altro a Flavio Damiano, genero dell’ultimo dei Vedii (secolo III d.C.) e comprendenti palestra, terme e sala per il culto imperiale; gli altri edifici termali, come le grandiose terme del Porto o di Costantino, edificate nel secolo II d.C. e restaurate da Costantino II (secolo IV), e le terme di Scholastikia, cristiana efesina del IV secolo; l’agorà ellenistica, quadrilatero di m 110, con clessidra centrale, e l’agorà romana di età flaviana (I secolo d.C.); lo stadio di m. 230x30, che risale al tempo di Nerone (secolo I d.C.) e presenta un portale monumentale del III-IV secolo d.C.; il palazzo civico o buleuterio, costruito nel III secolo a.C. e ricostruito sotto Augusto. Notevole il ninfeo di Traiano, fontana monumentale, che tra il 102-114 Tiberio Claudio Aristione eresse in onore dell’imperatore Traiano, la cui statua colossale collocata nella nicchia centrale del piano inferiore fu rinvenuta in stato frammentario.

La biblioteca di Celso. In soddisfacente stato di conservazione la biblioteca elevata nel II secolo d.C. da C. Giulio Aquila in memoria del padre, C. Giulio Celso Polemeano, proconsole nel 92 della provincia di Asia. Statue della Virtù, della Scienza, della Fortuna e della Sapienza decoravano il primo dei due ordini di colonnati della grande facciata. Una statua di Atena troneggiava nell’abside centrale della parete occidentale della sala interna (m. 16,50 x 11), dove, su tre piani, si allineavano manoscritti e pergamene. Oltre alla biblioteca, Efeso poteva vantare anche un Museion, che sorgeva dove attualmente si trova la diroccata chiesa del Concilio e che certamente ospitava un gruppo di studiosi dediti a lezioni, ricerche, dibattiti.


Efeso
Tempio di Adriano
Chiesa del Concilio
Biblioteca di Celso
Agorà
Teatro
Via romana

San Paolo ad Efeso. Visitata fugacemente alla fine del secondo viaggio (Atti 18,19-21), nel terzo viaggio Efeso diventa per tre anni campo di apostolato di San Paolo (19,1-20,1), che scrive da Efeso la prima lettera ai Corinzi, e forse anche quella ai Filippesi durante una incarcerazione (1 Corinzi 15,32; 2 Corinzi 1,8-10). Liberato dalla prima prigionia romana, l’apostolo vi torna lasciandovi Timoteo (1 Timoteo 1,3). La pagina di Atti 19 (8-9.18-19.23-41) ha l’andamento e la forza psicologica di un dramma, secondo il quale l’efficacia crescente del vangelo di Paolo culminata nel falò degli ‘scritti efesini’ di magia (46 mila lire oro andati in fumo) provoca la sterile sommossa degli argentieri colpiti nei sacri interessi della borsa:

Entrato poi nella sinagoga, vi parlava francamente per tre mesi, disputando e cercando di persuadere circa il regno di Dio. Ma poiché alcuni si irrigidivano, e rimanevano ostinati, dicendo male in pubblico di questa via, si staccò da loro, separando i discepoli e disputando ogni giorno nella scuola di un certo Tiranno, dall’ora quinta fino alla decima (...). E molti di quelli che erano venuti alla fede, venivano a manifestare e a denunciare le loro pratiche, e un numero considerevole di persone, che si erano date alla magia, recavano i propri libri, e li bruciavano al cospetto di tutti; e calcolatone il prezzo, lo trovarono di cinquanta mila dramme d’argento (...). Or accadde in quei giorni un tumulto non piccolo riguardo alla Via. Un tale chiamato Demetrio, argentiere, che fabbricava tempietti di Artemide in argento, procurando in tal modo non poco guadagno agli artigiani, li radunò insieme agli altri che s’occupavano di queste cose, e prese a dire: «Cittadini, voi sapete che da cotesta industria proviene il nostro benessere; ora potete osservare e sentire che questo Paolo ha persuaso e sviato una massa di gente considerevole, non solo di Efeso, ma si può dire di tutta l’Asia, affermando che non sono dèi quelli fabbricati con le mani. Orbene, non soltanto c’è il pericolo che cada in discredito la nostra categoria, ma che il santuario della grande dea Artemide non venga stimato più nulla, e venga distrutta la grandezza di lei, che l’Asia e il mondo adorano». All’udire ciò, si riempirono d’ira e presero a gridare dicendo: «Grande è l’Arternide degli Efesini! ». E tutta la città fu piena di trambusto, e si precipitarono in massa nel teatro, trascinandovi Gaio e Aristarco macedoni, compagni di viaggio di Paolo. Allora Paolo volle presentarsi al popolo, ma i discepoli non glielo permisero. Anche alcuni degli Asiarchi, che gli erano amici, mandarono a pregarlo di non esporsi nel teatro. Intanto, chi gridava una cosa, chi un’altra; l’assemblea era confusa e i più non sapevano il motivo per cui erano accorsi. Allora dalla folla persuasero un certo Alessandro, che i Giudei spinsero innanzi; ed egli facendo cenno con la mano, voleva tenere un discorso al popolo. Ma accortisi che era giudeo, tutti presero a gridare ad una voce, urlando per quasi due ore: «Grande è l’Artemide degli Efesini!». Il cancelliere riuscì finalmente a calmare un po’ la folla, e disse: «Cittadini di Efeso, e chi fra gli uomini non sa che la città degli Efesini è custode del tempio della grande Artemide e della sua statua caduta dal cielo? Essendo dunque incontestabili queste cose, è necessario che restiate calmi e non compiate gesti inconsulti. Avete condotto qui questi uomini che né hanno rapinato il tempio, né hanno bestemmiato la nostra divinità. Ora se Demetrio, e gli artigiani che sono con lui, hanno ragioni da farsi contro alcuno, vi sono i tribunali, e vi sono dei proconsoli: si citino l’un l’altro. Che se desiderate qualche altra cosa si deciderà nell’assemblea regolare. Rischiamo infatti di essere accusati di sedizione per l’accaduto di oggi, non essendoci alcun motivo da giustificare questo assembramento». E dicendo questo, sciolse l’assemblea.

/Atti degli Apostoli 19,8-9.18-19.23-41/


Efeso - Basilica del Concilio

La chiesa di San Giovanni. Sulla sommità dell’acropoli, i resti della grande basilica (m 110 x 40) a tre navate, su pianta cuneiforme, che Giustiniano eresse, nel secolo VI, impostandola sui resti di una precedente chiesa (secoli II e IV) che custodiva le reliquie dell’apostolo prediletto di Gesù, San Giovanni l’evangelista, morto vecchissimo ad Efeso.

La prima delle sette lettere dell’Apocalisse (2,1-7) è diretta alla comunità cristiana di Efeso, sollecita nello schivare i falsi apostoli e salda di fronte alle persecuzioni, ma purtroppo non più fervorosa nella carità come una volta:

All’angelo della Chiesa di Efeso scrivi: Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra, e che cammina in mezzo alle sette lampade d’oro: Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza, e che non puoi sopportare i cattivi ed hai messo alla prova quelli che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi; sei perseverante e molto hai sopportato per il mio nome, e non ti sei stancato. Ma ho contro di te che hai abbandonato il tuo amore dei primi tempi. Ricorda dunque donde sei caduto, convèrtiti, e compi le opere di prima. Se no, verrò da te e toglierò la tua lampada dal suo posto, se non ti converti. Hai però questo in tuo favore, che detesti le opere dei Nicolaiti, le quali anch’io detesto. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: «Al vincitore darò a mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio».

/Apocalisse 2,1-7/


Efeso
Strada romana
Basilica di S. Giovanni
Basilica di S. Giovanni
Basilica di S. Giovanni
Basilica di S. Giovanni
Basilica di S. Giovanni

La chiesa di Santa Maria o del Concilio. In origine, basilica a tre navate sorta nel IV secolo sul Muscion della città. Nel 431 accolse i Padri conciliari che lanciarono l’anatema contro «chi non confessa che l’Emmanuele è veramente Dio e quindi che la Santa Vergine è Madre di Dio, dal momento che generò secondo la carne il Verbo di Dio incarnato». La denominazione di ‘chiesa doppia’, data alle rovine attuali, allude alle due basiliche costruite una nella parte occidentale e l’altra nella parte orientale del recinto dell’antica basilica, dopo il saccheggio arabo del secolo VIII.

Il santuario di Meryem Ana. Avvolta dalla santità di un silenzio rotto a volte dal canto delle cicale e dal fruscio del vento tra la vegetazione lussureggiante, una cappellina devota ricorda, a otto km a sud-ovest di Selçuk, la morte della Vergine che, secondo la tradizione antichissima risalente fino al IV secolo, chiuse il corso della sua vita a Gerusalemme.


Efeso
Casa della Madonna
Dopo l'Eucaristia
Casa della Madonna
Marco Aurelio (121-180)
Bassorilievo con Abramo
Artemide

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Created/updated: Saturday, September 24, 2005 by J. Abela / E. Alliata / R. Pierri / A. Sobkowski
Photos: R. Pierri / M. Sacchi / Texts: M. Adinolfi / F. Manns
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