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Fra’ Alberto Farina un Artista in Terra Santa (1921-2005)


Il giorno 3 Ottobre, all’età di 84 anni, si è spento a Palermo Fra' Alberto Farina, frate minore della Provincia siciliana del SS. Nome di Gesù. Riprendiamo questa testimonianza dalla comunicazione fatta pervenire dalla segreteria provinciale.



«Fra’ Alberto Nacque a Gangi (PA) l’8 Maggio 1921. A 16 anni scelse di essere francescano e venne ordinato sacerdote il 28 luglio del 1946. Dotato di eccellenti qualità artistiche, studiò disegno prima , a Palermo, con il Prof. Nino Geraci, scultore, e, subito dopo l’ordinazione sacerdotale, ottenne di perfezionare la sua vocazione artistica nell’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si diplomò in Decorazione Pittorica. Sempre a Firenze frequentò il Magistero di Arte per l’affresco e il Corso di Mosaico. Le sue opere vanno dal Mosaico, alla ceramica, all’incisione, all’affresco, ma, soprattutto negli ultimi decenni, si dedicò prevalentemente alla vetrata artistica, sia in dalles, sia classica con legatura a piombo. Opere sue sono sparse in Italia e all’estero, come in Terra Santa, in Turchia e nel Libano, arricchendo lo spazio liturgico di misticismo contemplativo che favorisce la percezione del mistero e la comunicazione con l’Infinito. Temi preferiti nelle sue opere sono tratti dal Vangelo, come Cristologia e Mariologia, dalla Spiritualità e storia francescana, da un profondo amore dell’uomo e della natura, com’è congeniale con la visione francescana della vita e del mondo, etc.
Possiamo dire che l’arte non fu mai per Fr. Alberto Farina pura esercitazione estetica ma, com’egli ebbe a dire in rare confidenze di amicizia… schivo com’era di esibizionismi e di pubblicità, l’arte fu il suo modo di annunziare il Vangelo, di pregare, di lodare Dio…
Ebbe un carattere forte, schivo, talvolta scorbutico, ma estremamente sincero e autentico. Sensibile non solo alle verità trascendenti, che accendeva di colori e di segni forti e convinti, ma anche a quanto riguarda l’uomo, nella sua povertà, nel sua sofferenza e nel suo destino, trasfigurato dal Cristo dolente e risorto.
Come francescano, amò la sua vocazione e la testimoniò: umile, al di là di certe esplosioni che dicevano più della sua angoscia di fronte all’ingiustizia e alla violenza; povero, nonostante fosse stato a contatto col denaro a motivo del suo lavoro; un contatto, però, che non riuscì a sporcare né le sue mani, né il suo cuore, il quale conservò e difese sempre gelosamente la sua libertà.
Lo ricordiamo come un fratello che ha onorato la vita, la sua vocazione e la nostra famiglia e lo consegniamo al Padre Celeste, invocando per lui quella luce che egli cantò e colorò tante volte di poesia sofferente e trasognata».

fra’ Venanzio Ferraro

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2001

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Created/updated: Saturday, September 8, 2005 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm / C. Bottini
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