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Fra’ Alberto Farina un Artista in Terra Santa (1921-2005)


Il giorno 3 Ottobre, all’età di 84 anni, si è spento a Palermo Alberto Farina, frate minore della Provincia siciliana del SS. Nome di Gesù (cf. nota biografica di Venanzio Ferraro).
Padre Alberto Farina nel suo studio a Messina
Vuole essere il ricordo di un amico e un doveroso ringraziamento ad un confratello che dedicò parte della sua vita di religioso e di artista alla Terra Santa. I nostri erano incontri occasionali mai però interrotti negli ultimi quaranta anni e sempre calorosi e fraterni ispirati da una reciproca stima ed affetto, dopo il non breve periodo trascorso insieme nel convento di Betlemme, dove io ero studente e lui giovane artista incaricato di restaurare le Grotte di San Girolamo sotto la Basilica della Natività nei lontani 1963-1965. Ci rivedevamo a Firenze nel convento di Ognissanti dove lui aveva il suo studio. Incontri propiziati dalla vicinanza della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, dove depositavo il bagaglio e in pochi minuti ero da lui accolto sempre con entusiasmo. Interrompeva il lavoro nel quale era impegnato per mettere in moto la sua vecchia auto da trasporto e partire per le pievi intorno alla città per mostrarmi i tesori d’arte cristiana nell’impareggiabile ambiente naturale e culturale toscano che lui idolatrava.

L’ultima visita, qualche anno fa, nelle intenzioni doveva durare solo qualche momento, ma, come ogni volta, durò tutta la giornata per restare con lui e con padre Bettazzi per quella che chiamai la ‘veglia di addio’. Mi disse che erano tristi perchè quello sarebbe stato l’ultimo giorno della loro presenza nel convento, francescano per quasi cinque secoli, dicendo addio all’Ultima Cena del Ghirlandaio, alla Madonna con Bambino donatelliana, alla Crocifissione giottesca in sacrestia, alla splendida chiesa di Ognissanti sul Lungarno. Non avrebbe più avuto quelli che lui chiamava ‘gli spintoni nei fianchi’ degli artisti fiorentini.

Madonna col Bambino. Terracotta.
Convento della Flagellazione - Gerusalemme
Occasioni di lavoro mi hanno condotto in Sicilia per uno degli ultimi incontri con lui a Messina nel convento di Santa Maria degli Angeli, dove era curato e coccolato da padre Marcellino suo conterraneo di Gangi. Era intento a pitturare un quadro alla Madonna commissionatogli dal giovane confratello sotto la protezione di una gigantografia della Madonna dell’Annunciazione di Antonello da Messina, un siciliano verace, come lui diceva, convertito dai Fiorentini e dagli Olandesi. Questa volta fui io ad accompagnarlo al Duomo che desiderava rivedere, approfittando della gentilezza di don Valerio Chiovaro. Fu una lunga simpatica ora trascorsa insieme, ritardata dal suo passo affaticato, a contemplare i marmi della facciata e lo splendido mosaico dell’abside. Mi riportò alla memoria la sorpresa fattami a Firenze, quando un tardo pomeriggio lo vidi comparire nell’aula universitaria durante una conferenza, strascicando i piedi ma sempre volitivo e dagli occhi vivi. Aveva saputo della mia presenza in città e, a piedi, faticosamente era giunto per salutarmi.

S. Girolamo. Terracotta.
Betlemme
I ricordi mi riportano indietro a Betlemme, quando lui era una roccia di forza e di irruenza volitiva ed io approfittavo delle pause dagli impegni per stare con lui nelle Grotte di San Girolamo (con il tacito consenso di Padre Giusto, guardiano, evitando i rimproveri di facciata di Padre Colombano, maestro) e dargli una mano a pulire o a impastare la calce preparatoria per gli affreschi o la creta che poi egli modellava, facendomi in qualche modo partecipe delle opere che oggi ancora decorano gli altari e le pareti della Grotta. Sono nati così gli affreschi del Sogno di San Giuseppe e di Santa Paola e Sant’Eustochio, e le terracotte fatte cuocere a Gerusalemme nel forno della Palestinian Pottery nei pressi del Consolato Americano: il busto di San Girolamo con il volume della Bibbia posto nell’arcosolio della tomba tradizionale nel ricordo della Roma lontana saccheggiata da Alarico (‘lacrimis lacrimas jungimus’), la Sacra Famiglia sistemata in una nicchietta delle scale che collegano la chiesa di Santa Caterina con le Grotte e il busto di Sant’Antonio con il Bambino al fondo del corridoio nei pressi della Grotta della Natività. I crocifissi e i candelieri degli altari, come pure il mosaico che decora l’altare nella Cappella di San Girolamo con Girolamo, Paolo, Eustochio e Eusebio da Cremona, furono eseguiti in Italia, dopo un tentativo fallito di fusione in bronzo di un piccolo crocifisso in una bottega artigiana di Betlemme nei pressi della Scuola Femminile di Terra Santa. Le lampade in ferro da lui disegnate furono realizzate dal maestro ferraio Francis del convento di San Salvatore a Gerusalemme. Restano anche diversi disegni preparatori a china e a pastello e un affresco su tegola con Cristo Benedicente con keffiah eseguito per saggiare la presa dell’affresco, oltre ad alcune tavolette in terracotta con la Madre di Dio, l’Annunciazione e la Dormitio di cui fece dono ai suoi amici. Per il Seminario eseguì un Cristo con le braccia allargate ora nel convento della Flagellazione. Per me, nei momenti di pausa dal lavoro, andò modellando un Crocifisso che non fu mai terminato. Lo convinsi a farlo cuocere lo stesso dopo avergli rotto braccia e gambe, in modo che risultasse un ‘non finito’ che io desideravo conservare.
Betlemme. Restauro dell'altare di S. Eusebio da Cremona.

Negli stessi anni, era in costruzione a Roma/Casalotti il complesso del Collegio Serafico Internazionale di Terra Santa. A Padre Alberto fu chiesto di modellare in creta diversi episodi della Vita di San Francesco ispirati dai Fioretti da porre nel cortile antistante la chiesa parrocchiale e altre tre pale una sempre in terracotta poste all’interno del Collegio. In quell’occasione modellò anche una tavola con la Madonna e il Bambino a braccia spalancate ora a Gerusalemme nel convento della Flagellazione.

Un’altra occasione di lavorare per la Terra Santa gliela diede padre Alfonso Calabrese invitandolo a collaborare alla decorazione e agli arredi della nuova Basilica dell’Annunciazione a Nazaret. Padre Alberto eseguì le vetrate in vetro cemento ispirate alle Litanie Lauretane che decorano le feritoie che illuminano le scale delle due torri in facciata che collegano la Chiesa Inferiore con quella Superiore. Inoltre modellò il grande candeliere pasquale in bronzo con la Storia della Salvezza e eseguì i cartoni preparatori per due mosaici con i santuari mariani d’Italia.

Di lui conservo, con il profondo senso dell’amicizia e del lavoro, alcuni schizzi di disegni per l’altare e il tabernacolo della Basilica del Getsemani mai realizzati, tre testine di Apostoli frammento in creta di una Ultima Cena, e una tavoletta in bronzo con l’Annunciazione ispirata ad una icona; ma soprattutto la sua passione per l’arte sacra che per lui, francescano restato siciliano anche a Firenze, doveva esprimere con rude immediatezza la fede e il messaggio cristiano nella sua divorante esigenza di novità e di bellezza.

Con particolare cura ho sempre conservato il disegno per la tavola in madreperla eseguita da un bravo artigiano di Betlemme offerta dalla comunità francescana a Papa Paolo VI pellegrino dopo la visita alla Basilica della Natività il 6 gennaio 1964. Intorno alla Vergine in trono con Bambino si sviluppa una fascia con gli episodi più significativi della storia biblica della cittadina: Davide, Rut la Moabita, l’Adorazione dei Magi e dei Pastori, la Strage degli Innocenti, la Fuga in Egitto e i quattro Evangelisti negli angoli, con la scritta in latino: Paulo Sexto P.M. Bethlehem civitatem David visenti Christiani gaudentes. La tavola è oggi conservata nei Musei Vaticani.

Quando mi fu detto che Papa Giovanni Paolo II avrebbe iniziato il suo viaggio pellegrinaggio del Grande Giubileo con la visita di preghiera al Memoriale di Mosè sul Monte Nebo [LINK] e che sarebbe stato bene esporre una immagine della Vergine, non ho avuto dubbi nel portare da Gerusalemme l’immagine in terracotta della Madonna con Bambino modellata da padre Alberto, sicuro di ricambiare con quel piccolo gesto un amore che lui aveva avuto sempre vivo per la Terra Santa e i suoi santuari.

Michele Piccirillo
Studium Biblicum Franciscanum

Crocifisso in terracotta e lampada.
Convento della Flagellazione - Gerusalemme



2001

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Created/updated: Saturday, September 8, 2005 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm / C. Bottini
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