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18 novembre 2005
Conferenza di p. Adrian Schenker allo SBF
La Biblia Hebraica Quinta



Approfittando della presenza a Gerusalemme di p. Adrian Schenker, o.p. presso l'Ecole Biblique, la Facoltà, nella persona di p. Alviero Niccacci, lo ha invitato a tenere una conferenza sullo stato attuale della pubblicazione della cosiddetta "Quinta" (BHQ), ossia dell'edizione della Bibbia ebraica in corso da parte di un comitato che vede per la prima volta affiancati studiosi di varie confessioni cristiane ed ebrei.
Prima di passare la parola a all'illustre ospite, p. Niccacci ha presentato una breve scheda 1) sugli altri progetti di pubblicazione della Bibbia ebraica in via di attuazione:
a) Quello della HUB (The Hebrew University Bible Project), che ha visto fino ad oggi la pubblicazione dei seguenti libri:
- The Book of Isaiah, ed. M. H. Goshen-Gottstein, Jerusalem: The Hebrew University, 1995.
- The Book of Jeremiah, ed. C. Rabin - S. Talmon - E. Tov, Jerusalem: Magnes Press, 1997.
- The Book of Ezekiel, ed. M. H. Goshen-Gottstein, S. Talmon, G. Marquis, Jerusalem: Magnes Press, 2004.
b) quello della OHB (The Oxford Hebrew Bible), cf. R. S. Hendel, The Text of Genesis 1-11. Textual Studies and Critical Edition, New York: Oxford University Press, 1998.
2) sulla storia delle edizioni:
- BHK (1-2) = Biblia Hebraica Kittel, 1 ed. 1906, 2 ed. 1913, testo dell’ed. Bomberg 1524-25.
- BHK (3) = Kittel/Kahle, 1929-1937, testo dal codice di Leningrado (L).
- BH (4-5) = BHS, 1977, 4 ed., 1997, 5 ed., a cura di Adrian Schenker in uso attualmente.

P. Schenker ha articolato la sua conferenza nei seguenti punti: edizioni precedenti alla BHQ; edizioni contemporanee; situazione attuale della BHQ; principi individuati e scelti dal comitato per la sua edizione; concezione della critica testuale, ovvero della storia del testo biblico posto a base dell'edizione della BHQ.

1) Edizioni precedenti
Tutte le edizioni della Bibbia ebraica fino al 1929 e al 1937 si basavano su quella di Ben Hayyim, stampata a Venezia nel 1524-1525, comprendente anche la masora parva e magna. E' quella che passerà alla storia come la "Bibbia rabbinica". E' un vero testo masoretico, perché si compone di tutti gli elementi richiesti ad un testo di questo tipo: consonanti, vocali, accenti, petuhot, setumot, masora parva e magna. Non si sa quale testo abbia usato Ben Hayyim, un ebreo convertito al cristianesimo. La sua edizione, tuttavia, divenne il testo di riferimento per tutte le successive edizioni dal '500 al XX secolo.

Nel 1929 e, successivamente, nel 1937 Paul Kahle propose di adottare per una futura edizione della Bibbia ebraica il codice di Leningrado (Codex Leningradensis = L), il cui colofone portava la data del 1008/1009. Indipendentemente dalla datazione medievale, il Leningradensis rappresenta uno dei codici masoretici esemplari, tra i più antichi e completi che possediamo. Kahle purtroppo non ebbe accesso al codice di Aleppo (Codex Aleppensis = A).
2) Edizioni contemporanee
Nel 1976 e nel 2001 Aron Dotan ha pubblicato due edizioni del codice di Leningrado, senza masora ma molto accurato [= il codice].

L'edizione della HUB vuole essere un'editio maior. E' corredata da un quadruplice apparato critico dove si registrano tutti i testimoni ebraici antichi, tutte le versioni (che spesso rappresentano per buona parte i testimoni più antichi), tutte le citazioni rabbiniche e anche quelle di altra provenienza, spiegazioni e annotazioni. Il codice di riferimento è quello di Aleppo, che è mutilo, va ricordato, del Pentateuco. Gli editori non scelgono tra le lezioni. Mettono a disposizione il materiale senza qualificarlo, non dicono se è antico o recente. Non offrono un testo critico. Perciò non segnalano l'antichità relativa dei testimoni. L'idea di fondo è che allo stato attuale degli studi i criteri per scegliere una lezione invece di un'altra sono soggettivi e provvisori.

L'impostazione dell'edizione della OHB privilegia invece la critica testuale classica. I curatori di quest'edizione respingono l'idea di pubblicare (o privilegiare) il testo di un codice, sia pure esemplare, disponendo a piè di pagina le lezioni degli altri testimoni. Di volta in volta, osservano, bisogna giudicare qual è la lezione più vicina all'originale. Ritengono possibile raggiungere (e ricostruire) in tal modo il testo ebraico del III sec. a.C., coevo all'epoca della traduzione dei Lxx.

Un altro progetto, quello della Bibbia Qumranica, è allo stato nascente. A portarla avanti sono studiosi dell'università di Tubinga e americani. L'obiettivo è di editare la bibbia letta a Qumran.

3) La BHQ
E' la figlia di un progetto chiamato Hebrew Old Testament Text Project (HOTTP). I membri del gruppo che ha realizzato questo progetto sono stati D. Barthélemy, H. P. Rüger, N. Lohfink, A. R. Hulst, W. D. McHardy, J. A. Sanders. Il progetto fu ideato da Eugene Nida delle United Bible Societies. Quest'ultimo si era reso conto che spesso i traduttori non sanno applicare la critica testuale e quindi servirsene per il proprio lavoro. Per questo motivo ritenne opportuno realizzare un sussidio per rendere più agevole l'opera di traduzione. In questo modo gli studiosi su menzionati studiarono e spiegarono ben 5000 casi difficili. Questa messe di erudizione è stata raccolta prima in 5 volumi preparatori (Preliminary and Interim Report on the Hebrew Old Testament Text Project, London: UBS, 1975-180), poi nella stesura definitiva (Critique textuelle de l’Ancien Testament, vol. 1-4, 1982-2005, ed. D. Barthélemy; vol. 5 in preparazione) e a ragione la si può considerare una summa di critica testuale.

L'Alleanza Biblica Universale ha poi promosso l'edizione della BHQ. A tale edizione collaborano più di venti studiosi. Si prevede di terminare l'opera entro il 2010, più o meno a un secolo di distanza dalla prima edizione della BHK.

4) Principi
Il primo punto che questo gruppo di studiosi ha ritenuto opportuno affrontare è stato quello di fissare dei principi condivisi, precisi e rigorosi, che servissero da linee guida del progetto. In una parola l'apparato critico della BHQ doveva essere uniforme e non cambiare da libro a libro così come avviene nella BHK e nella BHS, dove i singoli editori adottarono principi diversi l'uno dall'altro.

Per dare un'idea della complessità di questa elaborazione, basti pensare che sono occorsi ben sette anni per raggiungere un accordo su questa materia tanto delicata.
Il primo fascicolo pubblicato è il diciottesimo e contiene l’introduzione generale e il testo delle Megilloth (Rut, Cantico, Qoelet, Lamentazioni, Ester). E' il testo esemplare che mostra come è e sarà fatta in concreto l'edizione della BHQ.

La scelta di pubblicare il testo del codice di Leningrado come testo di riferimento e di non ricostruire un testo eclettico risponde a motivazioni ben precise.

Innanzitutto, ma non è certo la ragione determinate, di esso esistevano già un testo elettronico e uno stampato, una condizione che presentava vantaggi pratici non trascurabili.

Per molti studiosi, poi, appare prematuro produrre un testo eclettico della Bibbia ebraica, dal momento che la storia del testo veterotestamentario non è ben conosciuta soprattutto in un'epoca cruciale qual è quella tra il IV sec. a.C. e il I sec. d.C. Ciò risulta con evidenza nell'incerta valutazione critica dei testi di Qumran. Gli studiosi non sono concordi se esistesse a quel tempo un testo fissato o circolassero più testi (molteplicità testuale). Una tale oscillazione ha influito certamente sulla decisione del comitato della BHQ di optare per il codice di Leningrado.

Per Schenker e altri suoi colleghi però la difficoltà maggiore è rappresentata dalle traduzioni. Tra i testimoni più antichi ve ne sono di non ebraici. Ciò vale per i libri di Geremia, Samuele, Re, Esdra, Neemia, Daniele, Ezechiele e dell'Esodo, almeno per alcuni settori. In questi casi, paradossalmente, i testi più antichi sono greci o latini. Talora la testimonianza più antica si trova nella Vetus latina, che, come è noto, è un traduzione del testo greco e che pertanto può conservare la forma più antica della Bibbia greca che, a sua volta, può conservare la forma precedente rispetto al testo ebraico.

Volendo applicare in modo rigoroso i principi della critica testuale, nel caso di 2Sam 7,11, dove la valutazione della discordanza tra testo ebraico e greco propende per quest'ultimo, si dovrebbe pensare di inserire la lezione greca nel testo o farne la retroversione in ebraico. Ma sarebbe un'operazione improponibile.

Posto che una lezione dei testi di Qumran dovesse risultare più antica rispetto a quelle di altri testimoni, la si dovrebbe vocalizzare e accentare. Ma sta di fatto che non si conosce la pronuncia del tempo, ed è probabile che fosse diversa da quella tiberiense, come risulta dalle trascrizioni di Girolamo e della seconda colonna dell'Esapla.

Non vi è dunque alcuna posizione dogmatica dietro la decisione di scegliere il testo del Leningradense come testo guida. Né il Testo Masoretico (TM) diventa per questo normativo. Se ne riconoscono soltanto i caratteri oggettivi: è un testo tipico e completo.

Non è il più antico. Questo è un fatto. Quando esiste un testo più antico viene indicato nell'apparato. Chi ha esperienza in campo esegetico saprà leggere l'apparato e capire, con l'ausilio delle sigle, l'epoca delle lezioni registrate e compiere la sua scelta. L'importanza data alla componente storica nell'apparato critico è senza dubbio di grande rilievo. Esso è assimilabile a un'estesa mappa topografica che va dal III sec. a.C. al codice di Leningrado (1008-1009). Ciascun testimone ed ogni lezione si situa in un punto delle coordinate spazio - temporali.

Al codice di Leningrado, per i singoli libri, è affiancato un altro codice. E' il caso del libro di Geremia, per il quale ci si serve anche del codice di Aleppo e di quello del Cairo. Quando il primo si separa dagli altri due viene annotato nell'apparato.

E' lecito chiedersi perché questi tre testimoni, seppur autorevoli, e non altri. La risposta è che non tutti i manoscritti hanno lo stesso valore. Vanno scelti i migliori, quelli eruditi, lasciando da parte quelli privati che nelle precedenti edizioni della Bibbia venivano considerati sullo stesso piano dei tre maggiori.

Un volume di commento a parte per ogni libro biblico conterrà la traduzione inglese della masora parva e magna. Con queste indicazioni i Masoreti hanno inteso segnalare i casi di possibile confusione e fornire le annotazioni utili a evitare corruzioni nella trasmissione del testo.

Nel testo non compare alcun segno di rinvio all’apparato. Nell’apparato si annota il versetto, il lemma, i testimoni che l'attestano, le varianti e, in caso, la spiegazione che ne dà l’editore. Sono omesse le congetture e indicazioni del tipo "corrotto", "leggi", "proposto" e simili.

Sedarim e petuhot sono indicati come nel codice L, senza far ricorso all’uso poco chiaro degli spazi come nella BHS.

In conclusione la BHQ è un'edizione molto vicina al tipo diplomatico, ma non è del tutto diplomatica. Riproduce il testo del codice L, ma non la sua disposizione su tre colonne. Si fanno però delle eccezioni per alcuni testi poetici, come Es 15, Dt 32-33 e Gdc 5, dove la disposizione del testo segue quella del codice.

I manoscritti non seguono dappertutto il parallelismo nel libro dei Salmi e anche nei Proverbi. Molti studiosi hanno chiesto però di pubblicare questi testi nella forma che mostra il parallelismo. Questo è stato fatto, anche lì dove l'accentazione contrasta con il parallelismo.

Nell'apparato della BHQ non sono registrati i manoscritti di Kennicott e di De Rossi. Dunque non vi compaiono indicazioni come multa manuscripta, tria manuscripta e simili. Goshen-Gottstein aveva già osservato la necessità di evitare di porre sullo stesso piano tutti i testimoni. I testi tiberiensi sono composti secondo principi di erudizione, conservano e trasmettono il testo autentico. Sono testi esemplari che hanno un valore immensamente superiore a quelli successivi. A ragione lo studioso ammoniva che non bisogna dare l'idea che i grandi manoscritti abbiano lo stesso valore di una copia fatta quattro o cinque secoli dopo da un copista che non aveva alcuna intenzione di pubblicare un testo erudito. Questo era un dei limiti della BHS, dove nell'apparato critico poteva apparire che una lezione era attestata in cinque manoscritti, ma non si diceva di che epoca fossero o il loro grado di erudizione. Un esegeta poco attento poteva essere indotto facilmente in errore.

Nell'apparato della BHQ è registrato tutto il materiale testuale biblico di Qumran, quando vi è una variazione rispetto al TM. Le varianti ortografiche non sono annotate.

Le fonti a cui gli editori attingono sono: per il siriaco, l'edizione critica della Peshitta (Leiden); per i Targumim. l'edizione di Sperber, ma per alcuni libri anche altre edizioni; per la Vulgata, l'edizione di S. Girolamo, curata da benedettini di Roma; per i Lxx, l'edizione di Gottinga, e per i libri storici l'edizione di Rahlfs e di Cambridge.

La HUB raccoglie tutte le possibili varianti. Ciò non avviene nella BHQ. Di ogni variante si cerca di stabilire il valore testuale e quindi il suo peso critico. La si registra solo se giudicata importante. Trovano spazio nell'apparato anche le varianti che hanno suscitato discussione nella letteratura esegetica e nelle edizioni del Kittel e della BHS.

5) Concezione della storia del testo
Si possono individuare cinque fasi o periodi.
a) Della composizione letteraria. Non è campo della critica testuale. Interessa i secoli IV-III a.C., talvolta il II sec. a.C.
b) Fase della raccolta dei libri sacri in una comunità credente in Giudea, come in Samaria o a Qumran. Questi gruppi consideravano certi libri come testi contenenti la parola di Dio. Si va dal V-IV sec. al I sec. a.C. Il testo non è stato ancora fissato, ma è un testo sacro. E' l'epoca della traduzione della Bibbia greca, che riveste un ruolo centrale in quanto rispecchia un testo sacro ma non ancora fissato.
c) Redazione parziale del libro sacro. A questa fase, databile tra il IV e il I sec. a.C., sono da attribuire le differenze tra il Pentateuco samaritano e quello giudeo. Oramai non sembrano più esserci dubbi che la rottura tra i due regni si sia consumata definitivamente nel II sec. a.C. In quell'epoca circolavano redazioni differenti dei libri. Anche i tiqqune soferim si collocano tra il II e il I sec. a.C.
d) Fissazione del testo consonantico. Vi sono buone ragioni per pensare che sia stata completata verso la fine del I sec. d.C.
e) Periodo masoretico. Si trascrive il testo consonantico e contemporaneamente si sviluppa la masora, prima orale poi messa per iscritto. In seguito viene fissata la pronuncia e si divide il testo in sezioni. E' il periodo dell'edizione tiberiense, babilonese e forse anche palestinese.











P. Schenker, rispondendo a una domanda su come si possa spiegare la fluttuazione che si riscontra nella trasmissione testuale della Bibbia greca, ha detto che i punti dei quali è necessario tener conto sono i seguenti.

1. La LXX, o meglio, il G (il Greco) è stato tradotto assai letteralmente. Questo modo di traduzione rivela la volontà di stare vicino al testo originale ebraico a cui si riconosce di un'autorità certa.

2. Nel corso della trasmissione del testo greco, il confronto con il testo ebraico era un compito svolto da eruditi che conoscevano le due lingue e i due testi biblici, greco e ebraico. Nello stesso tempo, il testo ebraico non rimase stabile nel periodo che va dal III sec. al I sec. a.C. Prova concreta ne sono i due testi di Geremia, Ezechiele, Daniele, 4 Re ecc., i tiqqune soferim e i testi del Mar Morto.

Da ciò risultò una situazione paradossale, per cui gli eruditi potevano incontrare differenze testuali tra l'ebraico e il greco che non erano esistite prima, ma che erano entrate nei testi dopo una redazione del testo ebraico. In questo modo il greco rifletteva ancora lo stato del testo ebraico prima della sua redazione.

3. I responsabili ebrei del testo biblico ritennero necessario di adattare il testo greco al nuovo testo ebraico. Questa attività recensionale iniziò già nel I sec. a.C. (recensione kaige).

Da quel periodo in poi il G fu tributario di due fedeltà contraddittorie: l'una riguardava la fedele trasmissione del testo greco come si trovava nei manoscritti (fedeltà degli amanuensi al modello da copiare), l'altra era il recupero del testo ebraico che, sebbene in lieve misura, subiva tuttavia dei cambiamenti, e al quale gli ebrei prima (i traduttori esaplari), e i cristiani poi (Origene!) si proponevano di adattare la traduzione greca.

4. In tal senso vi fu la volontà di avere un testo greco fissato. Non era tuttavia possibile raggiungere questo obiettivo, perché il testo greco originario del III e II sec. a.C. si fondava su un modello ebraico che non esisteva più.

Questo fu, per così dire, il dramma di Origene, il quale credette che la Bibbia ebraica del III sec. d. C. fosse identica a quella che i traduttori del G avevano sotto gli occhi. Non si rese conto dell'evoluzione subita dal testo ebraico nei secoli prima di Cristo.

Anche Girolamo ebbe questa convinzione. Perciò si può dire che la prospettiva di avere un testo greco fissato condusse paradossalmente a dei cambiamenti del testo che, negli intenti dei revisori, doveva essere identico all' "originale" ebraico. Risultato non perseguibile, perché sfuggiva ai revisori che il loro testo ebraico di riferimento non era più identico a quello del III o II sec. a.C.

Adattamento di R.P.

Il testo non è stato sottoposto alla revisione dell'autore. Il curatore dell'adattamento si assume ogni responsabilità per eventuali imprecisioni o errori.


2001

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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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