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NOTIZIARIO 2001-2002

Attività degli studenti

Tesi di Baccellierato

CEPKO P., Antropologia adamico-cristica nel contesto di 1Cor 15,35-49 (moderatore: A. M. Buscemi).
DÍAZ L. H., María en la Sagrada Escritura a la luz del Magisterio conciliar y post-conciliar (moderatore: A. Vítores).
FELTRIN V., Il brano della Samaritana nel Commento di Origene al Vangelo di san Giovanni (moderatore: F. Manns).
HAMPEL I.M., Il Sangue nel racconto della Pasqua Es 12,1-14 (moderatore: A. Niccacci).
KVAKA J., La morte di Gesù nel Vangelo secondo Luca. Studio esegetico e teologico di Lc 23,26-4 (moderatore: G. C. Bottini).
SIDAWI R., La Gioia nella Lettera ai Filippesi (moderatore: A. M. Buscemi).

Tesi di Licenza

Licenza in Teologia con specializzazione biblica

TAPIA O., Reconecer al Resucitado en el camino de la vida, 159 pp. (moderatore: G.C. Bottini).

Licenza in Scienze Bibliche e Archeologia

BASSOUMBOUL E.N., Pr 3,1-35: Etude du style, de la construction et de la cohérence, 95 pp. (moderatore: A. Niccacci).
FARINELLA P., TM e LXX due lingue, una sintassi? Saggio sperimentale di lettura bifronte, 127 pp. (moderatore: A. Niccacci).
KUREN M., The Golden Calf and the History of its Interpretation, 119 pp. (moderatore: G. Bissoli).
TEPERT D., Il Pentateuco nel Vangelo dell’Infanzia di Luca, 88 pp. (moderatore: R. Pierri).
THAREKADAVIL A., Man, the Image of God in Gen 1.1-6.8, 160 pp. (moderatore: A. Niccacci).

Tesi di Laurea

COLLU Mario, Il discorso della croce - logos staurou. Analisi esegetico-teologica di 1Cor 1,18-31, Gerusalemme A.A. 2001-2002, 302 pp. (Moderatore: A.M. Buscemi; Correlatore: L. Cignelli; Censore: B. Rossi).

Il lavoro prende avvio dall’intenzione di verificare la centralità del logos staurou nel kerygma cristiano. Il vocabolario della croce in tutto il Nuovo Testamento, come si cerca di rilevare nell’Introduzione, è abbastanza ampio, solo Paolo, però, parla di logos staurou, ciò implica una prima riflessione teologica esplicita sull’evento del Calvario. Il testo di 1Cor 1,18-31, che è al centro dello studio, non esaurisce certamente la teologia della croce, nemmeno quella paolina, ma appare fondamentale sia per la sua prospettiva teologica e cristologica sia per quella ecclesiale. Il logos della croce, a partire dall’affermazione paolina, è stato da sempre motivo di riflessione teologica e di alimento spirituale per la Chiesa. Con la riforma luterana la «teologia della croce» in campo protestante è divenuta espressione della teologia della giustificazione; in ambiente cattolico, invece, si è mantenuta nell’ambito, più ampio, di tutta la tradizione biblico-patristica, come si può osservare nell’esposizione di alcune teologie moderne della croce.
La ricerca esegetico-teologica più recente sulla 1Cor, poi, mentre è unanime nel riconoscere l’autenticità paolina della lettera, non sempre si trova d’accordo sulla sua unità letteraria e sul contesto culturale-teologico soggiacente alle problematiche scaturite nella chiesa di Corinto. Per quanto riguarda, in particolare, la prima parte della lettera (cc.1-4), l’analisi morfologico-sintattica e quella retorica evidenziano sia l’unità della sezione, sia la centralità tematica del logos staurou, introdotto in 1,18 come risposta teologica per ristabilire l’unione in una chiesa divisa.
L’analisi letteraria di 1,18-31 cerca poi di stabilire la compattezza del brano con una lieve cesura solo in 1,26, mentre il «genere letterario», al quale la pericope rinvia, sembra essere quello del «discorso missionario kerygmatico». L’argomentazione paolina parte da un presupposto di fede nel logos e ha una finalità non teorica, ma pratica: rcondurre i Corinzi a ispirare il proprio comportamento sul fondamento di quella theou dyvnamis kai theou sofia del logos staurou, che, con le divisioni, è stato messo in discussione. L’analisi strutturale inoltre evidenzia lo stile dell’argomentazione fatta prevalentemente di stutture parallele, antitetiche, sinonimiche e progressive. Nell’analisi esegetica si cerca di discorrere in maniera filologica, senza trascurare il contesto storico-culturale, dei termini usati da Paolo. Nell’ultima parte, infine, viene studiata l’ambientazione letteraria dei concetti più importanti usati da Paolo nella pericope per esprimere il suo pensiero: quelli di logos e di sofia. Pur essendo essi mutuati formalmente dall’ambiente ellenistico, il loro contenuto religioso è, però, profondamente radicato nella tradizione veterotestamentaria. Vengono presentate, in conclusione, tre linee teologiche considerate essenziali nella pericope: a) il logos staurou contiene la dynamis e la sofia che sono proprie di Dio e per questo assume una dimensione centrale e fondante nella proclamazione dell’euaggelion; b) il logos staurou ha inoltre una funzione escatologica discriminante, perché determina la salvezza o la perdizione secondo la risposta di fede di ciascuno; c) il logos staurou condiziona, infine, anche le scelte di Dio e la forma dell’ejkklhsiva: attraverso la proclamazione del vangelo della croce, Dio distrugge i potenti del mondo e chiama gli humiliores ad essere in Cristo Gesù sapienti, giusti santi e redenti.
La paradossale forza e sapienza del logos staurou è, quindi, per Paolo la chiave teologica fondamentale per risponedere alle problematiche interne della Chiesa di Corinto (cc.1-4; 11-16) e alle difficoltà esterne che essa incontra nel testimoniare la fede in una società incredula (cc. 5-10). Cristo crocifisso è, infatti, collocato al centro dell’opera di Dio in favore dell’uomo ed è insieme, il cuore della vita ecclesiale e della predicazione cristiana. Le conseguenze di questa centralità del logos staurou sono evidenti.
Prima di tutto a livello teologico: non è, infatti, possibile all’uomo un’autentica conoscenza di Dio senza la croce di Cristo (1Cor 1,17), separandola dal Cristo e abrogandone lo scandalo (1,23). La croce, infatti, oltre ad accentuare il carattere storico della fede, si contrappone ad una sapienza puramente carnale che rivendica orgogliosamente la sua autosufficienza anche nei confronti di Dio e assume, nello stesso tempo, un’umanità povera, debole, priva di dignità (1Cor 1,26-29) per farne la primizia di una nuova creazione. Il cristianesimo non è, dunque, né una filosofia, né una morale, ma una nuova vita in Cristo Gesù (1Cor 1,30-31).
A livello ecclesiale, infine, il logos staurou non è un «optional», ma quella dynamis e quella sofia di Dio che permette al singolo credente e alla comunità di entrare nella salvezza (1,18.24). La Chiesa, infatti, senza il fondamento di Cristo crocifisso, non solo non avrebbe più nulla da dire al mondo, ma sarebbe impossibile la sua stessa esistenza. La croce è necessaria sia alla Chiesa sia al mondo. Il Cristo crocifisso, infatti, giudica, in primo luogo, la sua Chiesa e, per mezzo della testimonianza della Chiesa, il mondo (1,26-29). Giudica la sua Chiesa, perché la potenza e la sapienza concesse da Dio ai credenti, per essere da lui riconosciute e approvate, devono assolutamente scaturire ed essere segnate dalla croce di Cristo. I valori, pertanto, che guidano il comportamento dei singoli cristiani e della comunità ecclesiale non possono ispirarsi alla potenza e alla sapienza del mondo, ma hanno l’obbligo di esprimere la stoltezza, la debolezza e l’ignominia del Crocifisso. Il Cristo crocifisso, poi, attraverso la Chiesa giudica il mondo, perché la testimonianza del logos staurou costringe il mondo a rivedere le categorie sapienziali e le strutture di potenza sulle quali fonda la sua gloria. L’unica vera potenza, sapienza, giustizia, santità, redenzione/liberazione, sia per i singoli credenti sia per la comunità ecclesiale, sia per il mondo, è Cristo crocifisso. In lui l’uomo è reso alla sua verità di creatura debole, bisognosa di misericordia e di salvezza. Solo in lui riceve la dynamis e la sofia necessarie per costruire nell’agape una nuova umanità in cui «la misericordia e la verità si sono abbracciate, la giustizia e la pace si sono baciate» (Sal 84/85,11). Tutto ciò nel Cristo crocifisso, è già iniziato. La chiesa e i singoli credenti hanno il compito di testimoniarlo fino al suo ritorno escatologico (1Cor 16,22).
Le conseguenze della centralità del logos staurou dovrebbero estendersi, poi, a tutti gli altri aspetti della vita cristiana ed ecclesiale. Pensiamo alle problematiche ecumeniche e al dialogo interreligioso, al rapporto con la cultura scientifica moderna, in gran parte laica e antireligiosa, alla pastorale, alla vita spirituale e comunitaria, all’azione sociale. Sono tutti problemi che potrebbero trovare una soluzione solo se si riflettesse e si applicassero maggiormente quei principi di discernimento, di verità e di vita che la theou dynamis kai theou sofia del logos staurou contengono (M. C.).


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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