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Masada


La fortezza di Masada (nome che in ebraico significa appunto "fortezza") si incontra 18 km a sud di En Gedi e sorge su una collina rocciosa isolata dall'aspetto inconfondibile.

Giuseppe Flavio (La guerra giudaica 7,286-294) attribuisce la costruzione agli Asmonei (riferendosi probabilmente ad Alessandro Ianneo, 106-73 aC) e ad Erode (40-4 aC). Tutta una serie di “difese naturali ed artificiali”, di cui il luogo era dotato, rendevano la fortezza imprendibile.

Nel 70 dC, dopo la caduta di Gerusalemme, divenne l'ultimo rifugio degli zeloti. In questo luogo i rivoltosi resistettero all'assedio posto dalle legioni romane per altri due anni.

Masada: l'imprendibile fortezza
1. Arrivo del "sentiero a serpente"
2. Abitazioni con triclinio
3. Magazzini
4. Terme
5. Palazzo di nord (tre livelli)
6. Palazzo amministrativo
7. Punto d'osservazione
8. Sinagoga
9. Muro a casamatta e stanze dei rotoli
10. Breccia romana (rampa d'assedio)
11. Ingresso da ovest
12. Torre Bursecai (lavorazione delle pelli)
13. Palazzo occidentale
14. Chiesetta bizantina
15. Quartiere degli ufficiali
16. Torre di guardia
17. Residenze
18. Colombario circolare
19. Grande cisterna
20. Fortezza di sud
21. Mura a casamatta con abitazioni degli zeloti
22. Cella monastica bizantina

Vasti ambienti di magazzino assicuravano agli abitanti della fortezza un'ampia scorta di viveri, la cui perfetta conservazione era garantita dall'aridità e salubrità del luogo (La guerra giudaica 7,295-299).

Non mancavano ambienti per l'igiene, la salute e il piacere quali erano quelli che costituivano le terme, dalle pareti sontuosamente affrescate.

Il palazzo orientale era come un nido d'aquila appollaiato su spaventosi dirupi e godeva di una vista amplissima sulle opposte sponde del Mar Morto. Si può ritenere che fosse riservato alla residenza personale del re e dei suoi familiari.

La sinagoga, con banchi in muratura disposti contro le pareti. Nel ripostiglio dell'angolo nordest sono stati ritrovati frammenti di pergamena con testi biblici, ostraka e monete che appartenevano ai rivoltosi.

I muri e gli accampamenti costruiti dai soldati romani che assediarono la fortezza (La guerra giudaica 7,304) rimangono tuttora visibili.

Il generale romano che diresse l'assedio di Masada si chiamava Silva e risiedeva probabilmente nell'accampamento di maggiore grandezza (ancora visibile). Una poderosa rampa d'assedio (agger) fu costruita pazientemente dai soldati attraverso la valle. Ciò consentì ai romani di portare torri e macchine d'assedio vicino alle mura e di tener così lontani i difensori mentre gli arieti le percuotevano fino a provocarne la distruzione (La guerra giudaica 7,305-319).

Triclinio del palazzo occidentale. Gli zeloti poterono riunirsi in un luogo come questo per tenere i loro consigli, durante l'ultimo dei quali presero la decisione di uccidersi piuttosto che arrendersi al nemico (La guerra giudaica 7,320-401).

Il palazzo occidentale era composto di numerosi ambienti e dotato anch'esso di ogni comodità e lusso. Così appare da questi bagni il cui pavimento è abbellito per mezzo un elegante mosaico composto di un emblema quadrato disegnato con tessere di diversi colori al centro di un campo di semplici tessere bianche.

La presenza di diversi edifici a torre, costruiti appositamente per ospitare nidi di colombe (columbaria), fa pensare che la carne di questi uccelli dovesse fornire un notevole contributo alla dieta degli abitanti di Masada.

La scarsità delle piogge, tipica dell'ambiente desertico in cui sorge la fortezza, doveva essere compensata moliplicando gli sforzi nella conservazione di ogni goccia d'acqua che cadeva durante l'inverno. Di qui la presenza di numerose e grandissime cisterne scavate nella roccia.

Durante l'epoca bizantina (V-VI secolo) monaci ed eremiti ripopolarono le rovine, restituendo al luogo un ultimo sprazzo di vita.

Mosaici nei pavimenti e semplici disegni geometrici sulle pareti adornano questi edifici monastici.

Cliccare sulle foto per ingrandirle.


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Masada (The Unofficial Guide)

Masada (Bible Places)

Masada (World heritage - UNESCO)


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Created/updated: Sunday, December 16, 2001 by J. Abela / E. Alliata
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