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Escursione in Giordania: quinto giorno (13 maggio 2004)

Nella giornata di oggi è previsto un lungo viaggio: dapprima visitiamo la fortezza di Macheronte, poi ci trasferiamo sul Torrente Arnon con i siti di Tell Dhiban e Khirbet Aroer; proseguiamo per Umm ar-Rasas, e infine prendiamo la Desert Highway per raggiungere Petra.




Macheronte, Mekawer

Dal villaggio di Mekawer, veduta panoramica su Qalaat al-Mishnaqa che significa la fortezza dell’impiccagione. Sullo sfondo si intravvede il Mar Morto.

La salita a Macheronte dal lato sud. Lo SBF ha voluto scavare Macheronte perché è il luogo dove Giovanni Battista è stato decapitato per volere di Erodiade, la moglie illegittima di Erode Antipa (cf. Mc 6,17-29 e paralleli).

Le misere rovine di Macheronte, rasato al suolo dai soldati di F. Silva nel 70 d.C. Il triclinio del palazzo è stato individuato negli scavi del 1980-1981. È il luogo (composto da due locali) dove ambientare il ballo di Salomè.

Pianta di Macheronte dopo gli scavi dello SBF negli anni 1978-1981
(V. Corbo, S. Loffreda, M. Piccirillo).

In
rosso le strutture di epoca ellenistica;
in
nero le costruzioni erodiane;
in
verde il muro protettivo degli zeloti.
1: Acquedotto (arrivo)
2: Torre di est
3: Peristilio e cisterna centrale
4: Triclinio
5: Terme erodiane
6: Torre di nord e resti della "Città Bassa"

Particolare delle terme erodiane. Il primo palazzo fortificato era stato costruito dagli asmonei nel 90 a.C., per fortificare il confine meridionale contro i nabatei. Macheronte venne distrutto una prima volta nel 55 a.C. quando Aristobulo II si era ribellato a Pompeo. Costui inviò Gabinio governatore di Siria che rase al suolo la fortezza. Il palazzo fu ricostruito da Erode il Grande a partire dal 30 d.C. e fu usato dagli zeloti nella guerra contro Roma (67-72 d.C.).

Cinta muraria di epoca erodiana, verso nord. Il nome arabo di Macheronte è Qalaat al-Mishnaqa. Il fatto tragico della morte del Battista trova riscontro nel racconto di Giuseppe Flavio. Areta IV volle vendicare con una guerra l’affronto subito da Erode Antipa, che aveva ripudiato sua figlia Shaudat, per sposare Erodiade la moglie di suo fratello Filippo.

G. Flavio riporta il sentimento popolare che intese la sconfitta di Erode Antipa come una punizione divina: Ora, alcuni giudei pensavano che la distruzione dell’esercito di Erode (Agrippa) veniva da Dio, giustamente, come punizione per quanto aveva fatto a Giovanni detto il Battista. Perché Erode lo aveva fatto uccidere, sebbene fosse un uomo giusto, e aveva esortato i giudei a praticare la virtù, sia nella giustizia l’uno verso l’altro, sia nella pietà verso Dio, e perciò a farsi battezzare, dalle Ant.Jud. 18,109-119.

Sul fianco nord-est della collina, si notano ancora i resti della Città Bassa menzionata da G. Flavio. Nel 70 d.C. Macheronte fu distrutto dai romani dopo un lungo assedio. La prima parte dell’assedio a Macheronte era stata diretta dal generale Cereale, poi il comando fu dato a Lucilio Basso. Quando le legioni ebbero terminato il muro (vallus) e la rampa d’attacco (agger), alcuni zeloti tradirono i compagni e consegnarono la fortezza ai romani.

Grotte naturali che i beduini sfruttano per custodire i greggi. Queste grotte facevano parte dell’acquedotto che garantiva l’acqua alla fortezza di Macheronte.

La chiesa del vescovo Melechios nel villaggio di Mekawer. Nella lista dei vescovi di Madaba, Melechios viene inserito alla fine del 5° secolo. L’iscrizione nella navatella settentrionale ricorda Sergio e Giorgio, servi di Cristo.

Aroer, Khirbet Arair

Sul lato destro le rovine di Khirbet Arair, il sito fortificato sull’Arnon, visibile in basso. Aroer viene ricordata nella Stele di Mesha alla Linea 26: Io ho costruito Aroer, ho fatto la strada dell’Arnon. Aroer viene poi menzionata in molti passi biblici che descrivono il confine meridionale del territorio degli israeliti (Dt 2,36; Nm 32,34; Gs 13,9.16). Il sito è stato scavato da E. Olávarri nel 1964.

Il gruppo davanti alla gorgia dell’Arnon (wadi Mujib). Il torrente ha scavato lungo i secoli una fossa impressionante, larga 5 km e profonda 700 metri. Eusebio di Cesarea ricorda: Fino ad oggi è un luogo pericoloso, con scarpate chiamate Arnona, che si estendono a nord di Areopoli, nelle quali guarnigioni militari fanno la guardia ovunque data la natura terrificante della regione.

Umm ar-Rasas, Mefaat

Foto aerea delle rovine di Umm ar-Rasas, identificate con Mefaat, città levitica di Ruben (Gs 13,18; 21,31; Ger 48,21) e con Kastron Mefaa di epoca romana. Gli scavi di Umm ar-Rasas sono stati guidati da M. Piccirillo dello SBF a partire dal 1986. L’iscrizione principale data i mosaici (o il loro restauro) al tempo del vescovo Sergio, e di Giovanni (figlio) di Isacco di Lexos amatissimo da Dio, diacono e arconte dei mefaoniti nell’anno 680 della Provincia Arabia, cioè il 785 d.C.
1: Castrum
2: Chiesa della "Tabula"
3: Chiesa dei Leoni
4: Chiesa di S. Paolo
5: Complesso di S. Stefano
6: Verso la Torre

Abside mosaicata della chiesa di S. Stefano. Nelle iscrizioni si leggono molti nomi di benefattori e fedeli: Pietro di Rabbos; Samuele e Abesobeos, padre di Ouaias; Mosè e il fratello Damiano, figli di Teodoro; Cassiano di Abosobeos di Rabbos, e Paolo suo figlio; Giovanni figlio di Lai e Giorgio suo figlio; Teodoro figlio di Goumela e Samuele suo figlio; Kiriakos di Rebbos diacono, e suo figlio Sergio.

La navata centrale della chiesa di S. Stefano (m 21x10,50) con le vignette dei siti biblici. Questi sono disposti per regioni: la Transgiordania (lato di sud), la Palestina (lato di nord) e l’Egitto (striscia interna). Per la Transgiordania sono ricordate le città di Kastron Mefaa, Filadelfia, Madaba, Esbounta, Belemounta, Areopolis e Charachmouba. Altri due toponimi della regione, Limbon e Deblaton, sono inseriti tra i nomi dei benefattori.

Due vignette con i nomi di Madaba (Midaba) e Gerusalemme (Hagia Polis). I promotori del mosaico sono il vescovo Giobbe, il prete Giovanni e l’economo Ise. I nomi dei mosaicisti che hanno firmato questo capolavoro sono Staurachios originario di Esbus, Euremios, Elia, Costantino, Germano e Abdela.

Medaglione della chiesa del vescovo Sergio, in parte sostituita dalla chiesa-memoriale di S. Stefano. Vi si legge la memoria del santissimo e beatissimo vescovo Sergio e del prete Procopio, che hanno fatto i lavori nell’anno 587 d.C..

Gli archi della chiesa di S. Paolo, dal nome iscritto su di una tegola del tetto: San Paolo e Germano, salva gli Azzurri e Papiona di Giorgio il lettore. Amen. I mosaici e le iscrizioni di questa chiesa sono purtroppo molto rovinati.

Veduta verso sud delle rovine di Umm ar-Rasas. In primo piano il muro difensivo del castrum romano, che misura metri 139x158. La Notitia Dignitatum, un documento romano del 5º secolo, menziona Mefaa accanto ad un campo delle legioni, assegnata al Dux Arabiae. Kastron Mefaa era sede degli equites promoti indigenae.

La torre di Umm ar-Rasas inserita in un complesso monastico. Probabilmente la torre era la dimora di un recluso, e viene riprodotta nella vignetta di Kastron Mefaa nella chiesa di S. Stefano.

Shobak

Veduta sul castello crociato di Shobak (Mons Regalis, Mont Royal). Il maniero fu costruito nel 1115 da Baldovino I, re latino di Gerusalemme. A motivo della sua posizione strategica fu mantenuto dagli ayyubidi di Saladino e fu ricostruito infine dal sultano mamelucco Bibars nel 13º secolo.

Shobak: due ragazzini pronti a fornire un taxi locale per scendere a valle.

Cliccare sulle foto per ingrandirle.


External Links

Machaerous (the SBF excavations)

Le antichità cristiane nel villaggio di Mekawer (SBF Liber Annuus)

La fortezza di Macheronte in Giordania (Archeo - Firenze)

Aroer (Encyclopedia)

The Kings Highway

Umm ar-Rasas (the SBF excavations)

Shobak


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Created/updated: Sunday, December 16, 2001 by J. Abela / E. Alliata
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