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44. S. Loffreda, Cafarnao. Vol. V. Documentazione fotografica degli scavi.

46. M. Piccirillo, Registrum Equitum SSmi Sepulchri D.N.J.C. (1561-1848)

Analecta

68. R. Pierri (a cura di), Grammatica Intellectio Scripturae. Saggi filologici di Greco biblico.

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F. Manns, Les racines juives du christianisme


The SBF series are published by the
Custody of the Holy Land

Till 2007: Franciscan Printing Press - Jerusalem
Get the latest FPP Catalogue (pdf file - 1.7 MB)

From 2008: Edizioni Terra Santa - Milano (Italy)



S. Loffreda
Cafarnao. Vol. V.
Documentazione fotografica degli scavi.

Cento anni sono trascorsi da quando gli scavi in sinagoga da parte di H. Kohl. e C. Watzinger nel 1905 davano inizio a una serie di ricerche sistematiche nella proprietà francescana di Cafarnao.
La prima fase va dal 1905 al 1926, quando subito dopo la breve campagna dei due tedeschi presero in mano i lavori i francescani Wendelin von Menden (1906-1915) e poi Gaudenzio Orfali (1921-1926), al quale va il merito della prima monografia su Cafarnao (Capharnaüm 1922).
La seconda fase va dal 1968 al 1986, quando Virgilio Canio Corbo e Stanislao Loffreda eseguirono diciannove campagne di scavi (Cafarnao I-IV).
La terza fase si è aperta nel 2000. Conduce i lavori Stanislao Loffreda.
Questo volume (Cafarnao V) nasce dalla mia convinzione che in archeologia la documentazione fotografica è di primaria importanza. In questa nuova serie di monografie sugli scavi di Cafarnao, due volumi sono dedicati alle foto: al presente libro riguardante la documentazione fotografica degli scavi (Cafarnao V) ne seguirà un secondo sulla documentazione fotografica degli oggetti (Cafarnao VI). Non meno abbondante sarà la documentazione grafica della ceramica (Cafarnao VII).
A differenza del testo che rispecchia l’interpretazione dei reperti da parte dell’archeologo, le foto conservano un valore documentario a sé stante, che si impreziosisce con il passare degli anni. La foto riprodotta in DF 10 ha oltre cento anni e documenta eloquentemente in quale solitudine e caos si trovasse allora la storica Cafarnao. Di simili fotografie ne vorremmo avere a centinaia, specialmente in questa Terra Santa dove tante cose cambiano così vertiginosamente. Anche la posizione di crollo dei blocchi della sinagoga, se fosse stata documentata in tempo, avrebbe avuto oggi un valore incalcolabile, mentre purtroppo la foto che riproduciamo in DF 12 ha un valore documentario molto relativo.
Le foto di questo volume sembreranno eccessive ai miei colleghi, ma non lo saranno forse ai posteri. Agli uni e agli altri ricordo che l’archivio fotografico del nostro Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme conserva un’invidiabile quantità di negative sia in bianco-nero che a colori che abbiamo pazientemente catalogato a beneficio degli studiosi.
Il merito principale di questa raccolta va al mio amico Virgilio Canio Corbo, di buona memoria. Abbiamo lavorato insieme a Cafarnao fin dal 1968 e avevamo tutto in comune, comprese le foto di cui eravamo appassionati. Fra queste foto sono di particolare importanza quelle eseguite dall’elicottero nel 1972 dal fotografo Brown di Gerusalemme, che ci ha gentilmente consegnato gli originali. Un secondo gruppo di foto aeree fu scattato nell’ottobre del 1986 (DF 31-33) dalla ditta Procida di Milano. Le due foto della DF 5 e DF 34 furono commissionate dal superiore di Cafarnao Pedro Bon e furono eseguite nel maggio del 2000 da una ditta israeliana. Finalmente la DF 2 dal satellite è proprietà di C. Cleave. A tutti il nostro ringraziamento.

Dalla presentazione dell'autore

Volumi editi in questa collana:

Cafarnao I – V. Corbo, Gli edifici della città
Cafarnao II – S. Loffreda, La ceramica
Cafarnao III – A. Spijkerman, Catalogo delle monete della città
Cafarnao IV – E. Testa, I graffiti della casa di S. Pietro

in corso di stampa:

Cafarnao VI – S. Loffreda, Documentazione fotografica degli oggetti
Cafarnao VII – S. Loffreda, Documentazione grafica della ceramica

in progettazione:

Gli utensili in pietra
Gli elementi architettonici della sinagoga
Le monete della sinagoga
Le monete della città
I piccoli oggetti
Gli edifici

S. Loffreda, Cafarnao. Vol. V. Documentazione fotografica degli scavi, Jerusalem 2005. 21x27, 245 pp., 50 USD.


M. Piccirillo (a cura di)
Registrum Equitum
SSmi Sepulchri D.N.J.C.
(1561-1848)

Manoscritti dell’Archivio Storico della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme.

Un’opera che risulterà una sorpresa per molti ricordando i rapporti secolari che legano l’istituzione dei Cavalieri del Santo Sepolcro con i Francescani di Terra Santa custodi del Santuario di Gerusalemme dal lontano 1333 grazie alla trattativa diplomatica condotta a buon fine con il Sultano d’Egitto al-Nasir Muhammad da Roberto d’Angiò e Sancha di Maiorca reali di Napoli. I registri non si spingono così lontano e iniziano solo con il 1561. Il motivo è detto a pagina a pagina 3 del primo registro che rimanda alla storia sempre tribolata di questa terra. Nel 1633 padre Paolo da Lodi Custode di Terra Santa diede l’ordine di ricopiare i nomi dei Cavalieri nel nuovo Registro. Il copista tiene a ricordare che, purtroppo, il registro nel quale erano annotati i nomi dei Cavalieri creati da padre Bonifacio da Ragusa con tutti i registri precedenti furono bruciati dai Turchi durante la guerra di Cipro. Altri nomi andarono persi perché non trascritti, sempre a causa delle perquisizioni dei Turchi, viene aggiunto a pagina 15. Mancanze che non intaccano la sostanza storica dei documenti pubblicati nell’opera grazie al patrocinio del Cardinale Carlo Furno Gran Maestro dei Cavalieri.

I due Registri pubblicati conservati nell’Archivio Storico della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme (Registrum A - Registrum B) iniziano con l’anno 1561 e terminano nel 1848. La motivazione è stata scritta in italiano sulla copertina del Registrum B:“I nostri Padri non crearono più i Cavalieri perché venne il Patriarca e annesse a sè questa facoltà nel 1848”.
Il 1561 è l’anno nel quale Papa Pio IV emanò la bolla con la quale confermava tutte le facoltà e i privilegi del Padre Custode di Terra Santa (1 Agosto, 1561), come avevano fatto prima di lui Papa Leone X il 4 Maggio 1515, e Papa Clemente VII nel 1525. Tra i privilegi risulta l’investitura dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Da pochi anni i Frati abitavano nel Convento di San Salvatore, ex convento georgiano della Colonna, dopo essere stati cacciati nel 1551 dal Convento del Sion dove avevano abitato dal 1333. Nel 1847 Papa Pio IX aveva emanato la bolla Nulla Celebrior con la quale ripristinava a Gerusalemme il Patriarcato Latino dando al Patriarca la facoltà di investire i Cavalieri. Era Custode di Terra Santa padre Bernardino Trionfetti che il 16 Maggio 1848 creò Cavaliere il Patriarca Giuseppe Valerga. L’investitura fu registrata nel Registrum B che termina con tale data.

Di fatto, l’investitura dei Cavalieri sulla Tomba di Cristo da parte del Padre Custode di Terra Santa è attestata dal 1496 al tempo del Padre Bartolomeo di Piacenza primo Magnus Ordinis S. Sepulchri Magister. Precedentemente, abbiamo le testimonianze dei pellegrini che descrivono l’investitura a Gerusalemme sempre nella Basilica del Santo Sepolcro.
Il primo ricordo dell’Ordine della Cavalleria del Santo Sepolcro si legge nella relazione di viaggio del Cavaliere Guglielmo di Boldensel del 1336: “Dopo la Messa, io feci cavalieri due gentiluomini sul Sepolcro cingendo loro la spada e osservando le altre formalità che sono d’uso per ricevere l’Ordine della Cavalleria”. Nel 1340 un documento del priorato spagnolo del Santo Sepolcro di Calatayud è firmato da Guglielmo cavaliere dell’Ordine del Santo Sepolcro. La Cronaca Anonima di Valenciennes (XIV-XV secolo) riporta che Guglielmo di Solre fu creato cavaliere nel Santo Sepolcro da Guglielmo II conte di Olanda e di Hainaut che egli aveva accompagnato a Gerusalemme nel 1343. Valdemar IV Atterdag re di Danimarca nel 1340, venne a Gerusalemme dove volle essere fatto cavaliere del Santo Sepolcro.

La relazione del martirio dei Santi Nicola Tavelich, Stefano da Cuneo, Pietro di Narbona e Deodato Aribert di Rodez, avvenuto a Gerusalemme l’11 novembre 1391, scritta lo stesso giorno da fra Gerardo Chauvet guardiano del convento francescano del Monte Sion, fu sottoscritta tra gli altri da Giovanni Barrile di Napoli, “fatto allora cavaliere del Santo Sepolcro con i suoi servitori”che si trovava a Gerusalemme.

Nel 1420 nella Cronaca de Leyde viene descritta l’investitura di Compar De Caumont avvenuta l’anno prima da parte del sacerdote celebrante alla presenza dei Francescani che avevano preso dimora fissa all’interno del complesso del Santo Sepolcro nel 1348 al tempo del Sultano al-Mudhaffar. Nel testo si spiegano anche gli obblighi che si richiedevano all’aspirante Cavaliere. Del 1465 è l’attestato che Padre francesco da Piacenza, vicario del Guardiano del Monte Sion, consegnò a Giorgio Emerich di Görlitz venuto a Gerusalemme in espiazione di un atto di violenza, creato cavaliere sulla tomba di Cristo, dopo aver ricevuto il perdono delle sue azioni.
Un importante ruolo nelle investiture della seconda metà del XV secolo ebbe fra Giovanni di Prussia ricordato da fra Felix Fabri domenicano nella sua visita del 1480 e del 1483: “Hic habet auctoritatem domini Papae et domini Imperatoris, et favores principibus Christianitatis, creandi et percutienti milites peregrinos ad sanctum domini Sepulchrum venientes”. Di fra Giovanni, fra Fabri dà una convinta testimonianza nella sua opera: “Ingressi sunt etiam nobiscum Fratres Montis Syon, inter quos nobiscum intravit spectabilis vir, dictus Johannes de Prussia, Procurator Fratrum Montys Syon, saecularis quidem status, sed regularis habitu et vita. Utitur enim proprio arbitrio habitu tertii ordinis S. Francisci, cui tamen regulae voto se non adstrinxit. Hic vir est genere nobilis, de prosapia comitus, Teutonicus de Prussia, procerae statura, longam barbam, veneranda canitie decorus; maturus valde est vir ille, et multarum experientiarum, moribus compositus, conscentiosus et timens Deum. Has laudes non ex auditu, sed ex certa scientia huic probo viro do”. Probabilmente fra Giovanni è ricordato impropriamente con il titolo di Guardiano nell’itinerario di Martin Ketzel (1476): “Il duca Albert de Saxe creò 72 cavalieri del S. Sepolcro e il Guardiano ne creò altri 31”.

Nel 1480, anno del primo pellegrinaggio di fra Felix Fabri, Fra Giovanni viene chiamato ‘legato imperiale’ da Santo Brasca: “In dicto Sancto Sepulchro forno facti Cavalieri aurati sette pellegrini da uno legato imperiale, con grandissima solennità, devozione et riverentia”.
Lo stesso pellegrino ricorda che il Padre Guardiano del Monte Sion, al tempo padre Giovanni de Thomacellis rilasciò la patente scritta in latino nella quale si attestava che il neo Cavaliere “Super Sanctissimum Domini Sepulchrum fuit cingulo militari insignitus atque solemniter decoratus”. Nel 1483 Bernardo di Breydenbach Canonico di Mainz ricorda come dopo aver trascorso la notte nel Santo Sepolcro, all’alba del 16 luglio, “diversi dei nostri pellegrini nobili presero l’ordine della cavalleria osservando le cerimonie e i riti stabiliti, in modo secreto perché gli infedeli non li permettono. Acquistarono così la dignità cavalleresca. Terminate queste cerimonie, i Frati Minori celebrano la Messa nel Sepolcro del Signore”.
Un’altra interessante testimonianza è del sacerdote Pietro da Casola che nel 1494 aiutò a riempiere i formulari dei Cavalieri investiti durante il suo pellegrinaggio: “Siccome mancava un segretario, io scrissi diverse lettere che certificavano che erano stati creati cavalieri al Santo Sepolcro, conforme al modello che mi diede il Guardiano (dei Frati Minori)e io sigillai le lettere”.

Dalle ricerche condotte da J.-P. De Gennes, (Les Chevaliers du Saint Sépulchre de Jérusalem, Vol. I, Ed. Herault, 1995, p. 175 ss.) risulta che tra il 1348 e 1496 (data del riconoscimento ecclesiastico alla pratica attestata in precedenza) furono creati 653 Cavalieri (20 per il XIV secolo e 633 per il XV secolo).

Il testo in latino del rito dell’investitura da parte del Padre Custode di Terra Santa ci è stato conservato da Padre Tommaso Obicini da Novara nella Forma Instituendi, seu ordinandi Milites, ripubblicata integralmente con la traduzione italiana a fronte ad inizio del volume. Foto del testo e trascrizione a fronte che è stato seguito anche per la pubblicazione dei registri dando così modo al lettore di controllare di persona il documento. Un indice onomastico curato dallo studioso Giuseppe Ligato faciliterà la consultazione. Tra i nomi, con i Custodi e i frati benemeriti di Terra Santa come padre Bonifacio da Ragusa, padre Francesco Quaresmi, padre Faustino da Tuscolano, padre Mariano da Maleo, fra Elzeario Horn, padre Andrea da Montoro, il lettore troverà i pellegrini scrittori Kotovicius, Aquilanus da Rocchetta, Chateaubriand, lo storico delle Crociate Michaud, il professore Nepomuceno Sepp, il principe Massimiliano di Baviera e tanti altri membri delle famiglie reali d’Europa.

L’idea di pubblicare i due Registri, accettata e caldeggiata dal Padre Giovanni Battistelli Custode di Terra Santa e dal Gr.Uff.Gen.Avv. Gian Roberto Costa, Luogotenente per l'Italia Settentrionale dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, è stata realizzata grazie all’assenso dato all’iniziativa culturale dal Padre Pier Battista Pizzaballa, attuale Custode di Terra Santa, da S.E.Cav.di Gr.Cr.Dott.Ing. Pier Luigi Parola Governatore Generale e dal Gr.Uff.Gen.Avv.Silverio Vecchio Luogotenente per l'Italia Settentrionale dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che hanno generosamente contribuito alle spese per la coedizione di questo importante documento.

La pubblicazione vuole essere un passo importante per uno studio ancora in corso di approfondimento su una nobile istituzione benefica che ha le sue origini nell’amore comune al Santo Sepolcro e alle Comunità Cristiane della Terra Santa che lega i Frati Minori ai Cavalieri del Santo Sepolcro ai quali questo lavoro è dedicato.

Michele Piccirillo


Registrum Equitum SSmi Sepulchri D.N.J.C. (1561-1848). Manoscritti dell’Archivio Storico della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme, editi a cura di Michele Piccirillo (Studium Biblicum Franciscanum - Collectio Maior 46), Edizioni Custodia di Terra Santa, Jerusalem - Milano 2006.


R. Pierri (a cura di)
Grammatica Intellectio Scripturae.
Saggi filologici di Greco biblico in onore di Lino Cignelli OFM.

Il titolo della presente miscellanea “Grammatica intellectio Scripturæ” cita M. Flaccio Illirico (sec. XVI) e riassume bene l’approccio scientifico del professore padre Lino Cignelli alla comprensione della Bibbia greca. Nelle ricerche e nell’insegnamento egli ha costantemente introdotto e guidato lettori e discepoli ispirandosi a due principi complementari: consapevolezza della natura particolare del testo rivelato e fedeltà alla lingua, analizzata con dedizione secondo le regole della grammatica e della sintassi. Questo metodo, felicemente in armonia con il suo stile di vita, gli ha meritato la gratitudine di una schiera di discepoli e la stima degli studiosi che si sono uniti per onorarlo con questa raccolta.

Lino Cignelli ofm, laureato in Patristica greca, dal 1961 al 1969 è stato professore di Patrologia e di Teologia dommatica presso lo Studio Teologico della Porziuncola ed il Seminario Regionale Umbro di Assisi. Durante questi anni ha insegnato anche Greco classico nel Liceo francescano della sua Provincia religiosa. Nel 1971 si stabilisce a Gerusalemme presso lo Studium Biblicum Franciscanum dove insegna Esegesi patristica e Greco biblico, fino all’anno accademico 2005-06, che ha coinciso con il compimento del suo 75˚ anno di età.

Hanno collaborato:
Amphoux Christian-Bernard
Bottini G. Claudio
Buth Randall
Cacciari Antonio
O’Donnell Matthew Brook
Evans Trevor V.
Forte Anthony J.
Hauspie Katrin
Joosten Jan
Manns Frédéric
Mazzucco Clementina
Muraoka Takamitsu
Niccacci Alviero
Passoni Dell’Acqua Anna
Pierri Rosario
Porter Stanley E.
Read-Heimerdinger Jenny
Rius-Camps Josep
Taylor Bernard A.
Urbán Ángel


R. Pierri (a cura di), Grammatica Intellectio Scripturae. Saggi filologici di Greco biblico in onore di Lino Cignelli OFM, Jerusalem 2006. 17x24, 386 pp., 50 USD.


F. Manns
Les racines juives du christianisme

Aujourd’hui l’identité chrétienne est acceptée comme clairement héritée du peuple juif, la judéité de Jésus admise et l’élection du peuple d’Israël par Dieu reconnue par les chrétiens. Frédéric Manns rappelle cette mission du peuple juif dans le dessein de Dieu. Mais l’auteur propose d’aller plus loin : que signifie pour le chrétien le vis-à-vis permanent du juif ? Que signifie pour l’Église le rappel incessant du premier Testament à ceux qui prétendent vivre le Nouveau ? Pour assimiler l’héritage commun de la Bible, les chrétiens ont besoin des juifs. Mais Jésus divise et unit à la fois les deux communautés, il est entre eux signe de contradiction. Juifs et chrétiens sont concernés par cette déchirure, appelés à en creuser le sens. Leur différence et leur parenté sont une invitation à la repentance et à la conversion.
Pour l’auteur, l’idée selon laquelle les Évangiles seraient la source de l’antijudaïsme manque de fondement. Si ignorer les Écritures signifie ignorer le Christ, ignorer les racines juives du christianisme signifie s’exposer à la vieille tentation d’opposer le Dieu de l’Ancien Testament à celui du Nouveau. Manns donne une lecture critique des lettres de Paul et des Évangiles aux niveaux christologique, éthique, symbolique et herméneutique (interprétation des textes). Les pistes qu’il ouvre permettent d’affirmer avec saint Jean : « Le salut vient des Juifs. »

De la présentation de l'éditeur

Frédéric Manns, Les racines juives du christianisme, Presses de la Renaissance, Paris 2006. 13x20, 180 pp. 15 €.


F. Manns
Que sait-on de Marie et de la Nativité ?

Sous forme de questions-réponses le P. Manns aborde les problèmes liés aux Evangiles de l’enfance de Matthieu et Luc. Le but de l’ouvrage est évidemment la vulgarisation de la position catholique à l’occasion de la sortie du film The Nativity story. Préciser les catégories de midrash chrétien qui ne s’opposent pas à l’intégration de données historiques n’est pas une tâche facile. Contrairement au midrash juif qui explique les Ecritures par les Ecritures – un texte clair expliquant un texte difficile - le midrash chrétien met au centre du débat les Ecritures qui illuminent la personne de Jésus de Nazareth. La nouveauté chrétienne de l’incarnation ne peut pas être mise entre parenthèses. De plus il est urgent de distinguer les Evangiles de l’enfance des Evangiles canoniques et ceux des Evangiles apocryphes, vu l’engouement actuel pour les récits apocryphes.
Un glossaire permet au lecteur non initié de découvrir le vocabulaire technique de l’exégèse. Un livre simple à lire à l’approche de Noël

Frédéric Manns, Que sait-on de Marie et de la Nativité ? Bayard Centurion Paris 2006. 12,35 Euros. (Amazon.fr)

Traduzione italiana:
Trenta domande (e trenta risposte) su Maria e la nascita di Gesù,
Vita e Pensiero Milano 2007. 14,00 Euro.


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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