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Collectio Maior

45. Un progetto di copertura per il Memoriale di Mosè. A 70 anni dall'inizio dell'indagine archeologica sul Monte Nebo in Giordania (1933-2003), a cura di M. Piccirillo.

Analecta

63. A.M. Buscemi, Lettera ai Galati. Commentario esegetico.

64. M. Pazzini, Lessico Concordanziale del Nuovo Testamento Siriaco

Other

E.N. Testa, Gesù vero uomo figlio di Maria, ed. Porziuncola

Maria della Trinità, Colloquio interiore, 9a edizione, a cura di L. Cignelli - G.C. Bottini

F. Manns, Un père avait deux fils, ed. Médiaspaul

G. Loche, La Conca Reatina. I primitivi insediamenti francescani, ed. Porziuncola

M. Piccirillo - B. Pirone (a cura di), Dalla Terra Santa. Il sorriso di Abuna Caitano (padre Gaetano Pierri), ed. Custodia di Terra Santa


The SBF series are published by the
Custody of the Holy Land

Till 2007: Franciscan Printing Press - Jerusalem
Get the latest FPP Catalogue (pdf file - 1.7 MB)

From 2008: Edizioni Terra Santa - Milano (Italy)



M. Piccirillo (a cura di)
Un progetto di copertura per il Memoriale di Mosè

Dal 13 Luglio 1933 sono trascorsi 70 anni. Dando il via ai lavori di scavo delle rovine di Siyagha da poco acquisite, la Custodia di Terra Santa intendeva ridare vita al Memoriale di Mosè che gli esploratori avevano identificato, con l'aiuto delle memorie dei pellegrini di epoca bizantina e della tenace memoria storica della toponomastica araba, nel cumulo di pietre dirute che coprivano la cima occidentale della Montagna di Nebo.
Dall'estate del 1973, in modo praticamente ininterrotto, è toccato a me e a chi con me ha condiviso gli entusiasmi, le preoccupazioni e la fatica, continuare il lavoro dei pionieri che componevano la prima missione francescana animata dalla vitalità operosa di fra Girolamo Mihaic, archeologi, architetti, fotografi, muratori, fabbri e semplici operai, di cui, a cominciare dal 1935, fece parte anche padre Bellarmino Bagatti che per me ha significato nei lunghi anni di convivenza nello Studium Biblicum Franciscanum la memoria storica di quegli anni.
Rovistando tra le sue carte, dopo la morte di Padre Bellarmino avvenuta serenamente il 7 ottobre 1990, ho trovato un quadernetto, di quelli usati dai ragazzini nelle scuole della Custodia, nel quale, a cominciare dal 15 luglio 1935, giorno del suo arrivo sulla Montagna di Mosè, l'archeologo scrisse le sue note, insieme impressioni e diario di scavo. Sulla copertina a matita padre Bellarmino aveva scritto: "Monte Nebo ridiventato cristiano Salve!"
Durante gli ultimi trenta anni abbiamo cercato di operare con lo stesso entusiasmo dei nostri predecessori, continuando anno dopo anno la ricerca archeologica, intervenendo a risolvere i problemi più immediati, e nello stesso tempo, con il prezioso aiuto di amici professionisti, affinando una visione generale di salvaguardia del territorio, dalla cima di Siyagha con il santuario, estesa a quella di Khirbat al-Mukhayyat, e a tutta la montagna, con la definizione dei confini del Mount Nebo Archaeological Park presentato nel 1998 al compianto Re Hussein accompagnato dalla documentazione raccolta e pubblicata nel volume "Mount Nebo. New Archaeological Excavations 1967-1997". Rispetto ai nostri predecessori, siamo stati avvantaggiati dal lungo periodo di pace e di relativa stabilità goduta dalla Giordania, in un Vicino Oriente sempre in fermento, che ci ha permesso una contituità di presenza e degli interventi man mano chiariti e decisi.

Il Grande Giubileo del 2000 per noi culminato con la visita di preghiera di Papa Giovanni Paolo II al Memoriale di Mosè, se da una parte ci ha permesso di realizzare alcune opere al servizio del santuario e dei pellegrini, come il viale lastricato di ingresso, una ideale Via della Pace che ha nel messaggio ripetuto in tre lingue sul monolito in pietra dell'Amore tra i Popoli il suo fulcro, e il Mount Nebo Interpretation Center inaugurato il 15 Marzo del 2001 dal Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, dall'altra ha acuito il desiderio e la necessità di dare alla Basilica un volto più coerente con la memoria storica e biblica e con i tesori d'arte della comunità cristiana di Arabia che vi sono conservati.
La pubblicazione dei progetti offerti da diversi gruppi di architetti a 70 anni dall'inizio dei lavori sul Monte Nebo, vuole essere un passo importante in questa direzione.

La basilica di Mosè, scopo primario della presenza francescana sulla montagna, è stata la mia prima preoccupazione fin dall'arrivo. Quando vi entrai nella nuova veste di responsabile la trovai nello stato precario di abbandono di un lavoro interrotto imposto dagli eventi bellici. La protezione dei mosaici era stata assicurata da una ringhiera in ferro a punte acuminate e da una fitta rete di ferro spinato, una barriera che i più spericolati riuscivano anche a superare! I mosaici erano stati strappati e non riposizionati, l'abside era stata chiusa in modo precario. Mi feci un dovere di rimuovere il ferro spinato e di liberare la zona absidale per permettere la ripresa dell'annuale pellegrinaggio dei Francescani e della comunità cristiana di Madaba e di Giordania al santuario. Durante gli anni successivi, lavoravamo in terra, all'interno e all'esterno, ma sempre con la testa rivolta verso l'alto alla ricerca di un'idea per come sostituire la tettoia provvisoria!
Di architetti ne sono passati tanti al Nebo, alcuni di passaggio, altri come parte integrante del nostro gruppo di lavoro. A cominciare dal primo, l'arch. Cesare Calano dell'Università di Roma, a Vito Sonzogni giunto nel 1989, tutti si sono in qualche modo cimentati con l'impresa, per lo più abbandonandola dopo i primi entusiasmi, anche se le loro proposte sono rimaste in me come preziosi suggerimenti per eventuali migliorie. Non è mio compito esprimere un giudizio. Mi è sembrato però doveroso ricordarli tutti nel saggio di introduzione, perché alle lunghe discussioni che l'argomento dava luogo, in risposta alle mie preoccupazioni, debbo una certa familiarità con il tema di questo volume, grazie alla quale mi sono permesso di fare qualche suggerimento spero utile alla definizione dei progetti qui esposti.
Questa pubblicazione, che il Presidente della Repubblica Italiana ha voluto onorare con una sua presentanzione, sta infatti a dimostrare che alcuni hanno accettato la sfida e hanno voluto portare fino in fondo la loro proposta.
Il fenomeno di dissesto della struttura metallica e delle murature perimetrali che ha interessato anche i pavimenti mosaicati delle cappelle meridionali e il monolito del fonte battesimale, ha reso l'intervento di drammatica attualità, e mi ha spinto a rivolgermi al loro aiuto.
Sono consapevole che anche questo volume è un passo interlocutorio, ma nello stesso tempo sono fiducioso e convinto che sia un momento importante e spero determinante per il futuro del santuario.
La nuova copertura a protezione della ricca eredità storica da noi riportata alla luce dovrà favorire la sosta di preghiera dei pellegrini, nel ricordo di Mosè Profeta e Uomo di Dio che alla fine della vita da questa cima, secondo il racconto biblico del Deuteronomio, ebbe modo di contemplare la valle del Giordano e del Mar Morto di fronte a Gerico e a Gerusalemme.
Lavoriamo per dare a tutti la possibilità di una pausa di riflessione e di preghiera, con un augurio di pace in particolare per gli abitanti del Vicino Oriente, ebrei, cristiani e musulmani che in Mosè riconoscono un profeta e uomo di Dio.

SOMMARIO

Messaggio del Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi
Introduzione (Michele Piccirillo)

PARTE PRIMA - INTERVENTI DI RESTAURO E CONSERVAZIONE

Il restauro del Memoriale di Mosè sul Monte Nebo (Michele Piccirillo)
Monte Nebo-Siyagha
Materiali da costruzione, strutture e loro stato di conservazione (Luigi Marino)
Conservation Recommendations for the Memorial of Moses on Mount Nebo (W. Brown Morton III)

PARTE SECONDA - PROGETTI DI COPERTURA
PER IL MEMORIALE DI MOSÈ

Indagini geologiche e geologico -tecniche. Progetto degli interventi di consolidamento: Arch. Piergiorgio Malesani - Ing. Guccio Galluzzi - Arch. Markus Scherer - Padre Costantino Ruggeri e Arch. Luigi Leoni - Arch. Luigi Marino - Arch. Italo Insolera - Arch. Thierry Bogaert - Arch. Luisa Fontana - Arch. Andrea Balsimelli - Arch. Daniele Vitale - Arch. Roberto Sabelli

Progetto per la Chiesa del Battesimo sul fiume Giordano (Arch. Vito Sonzogni).


M. Piccirillo (a cura di), Un progetto di copertura per il Memoriale di Mosè. A 70 anni dall'inizio dell'indagine archeologica sul Monte Nebo in Giordania (1933-2003) (SBF Collectio Maior 45), Jerusalem 2004. 336 pp.; 24.5x29.


A. M. Buscemi
Lettera ai Galati. Commentario esegetico

La Lettera ai Galati ha stimolato sempre  l’interesse  di ogni cristiano per due motivi tra loro complementari: l’appassionata e veemente oratoria di Paolo in difesa del “suo vangelo” e il messaggio sempre attuale di tale vangelo di grazia: la nostra libertà nel Cristo Gesù. Per arrivare a ciò Paolo si serve del midrash ebraico come anche della retorica greca: tutto è utile, purché il vangelo sia predicato e permanga saldo nel cuore di coloro che egli ha generato alla fede e che continua a generare finché Cristo sia formato in loro. In tal senso, Paolo intesse un lungo dialogo con i suoi fedeli galati, che nella prima parte della Lettera assume le caratteristiche di una narratio apologetica, nella seconda parte quella di una dimostrazione dommatica e nella terza parte quella parenetica a vivere la libertà cristiana come servizio nell’amore. Frutto di una lunga ricerca, questo Commento esegetico alla Lettera ai Galati, offre al lettore un’accurata interpretazione del testo servendosi sia del metodo storico critico che degli studi di struttura letteraria e di analisi retorica e intende proprio mettere in evidenza il pathos paolino nell’esprimere la sua convinzione di fede e la ricchezza del vangelo che egli predica.

A. M. Buscemi, Lettera ai Galati. Commentario esegetico. (SBF Analecta 63), Jerusalem 2004. XXVI-691 pp.; 17x24; U.S. $ 55.00.


M. Pazzini
Lessico Concordanziale del Nuovo Testamento Siriaco

Il titolo “Lessico concordanziale del Nuovo Testamento siriaco” ne esprime esaurientemente il contenuto; infatti, oltre ad avere le caratteristiche di un dizionario nel senso usuale del termine, il LCNTS riporta informazioni tipiche della concordanza, in particolare il numero e il luogo delle occorrenze e la lista di tutte le forme6. Vengono riportate tutte le forme (non tutte le citazioni!) delle parole presenti nel NT: aggettivi, sostantivi, avverbi, particelle, nomi propri e i verbi in tutte le loro forme. Inevitabilmente maggior spazio viene dedicato ai verbi, specialmente a quelli che compaiono frequentemente.
1) Le voci non verbali seguono questo criterio di presentazione: dopo il lemma viene riportata l’eventuale variante (testimoniata, di solito, in altre tradizioni testuali) fra parentesi, seguita dalla qualifica grammaticale (sostantivo, aggettivo, ecc.) e dal genere (maschile, femminile o comune). Subito dopo viene fornita la traduzione in italiano in corsivo seguita dal numero delle occorrenze e dall’eventuale rimando alla parola greca corrispondente. Considerando che spesso gli studenti si accostano al siriaco dopo avere studiato Aramaico biblico (AB), abbiamo riportato tutte le parole dell’AB che trovano una corrispondenza nel NT siriaco. Quando ci è parso utile abbiamo citato parole ricorrenti in Ebraico biblico (EB) o in altri dialetti aramaici (Aram.) vicini al siriaco. Siamo certi che queste annotazioni, di per sé non necessarie, saranno d’aiuto per l’approfondimento. Di norma viene dato anche il plurale dei nomi, qualora esista; seguono le forme nominali con suffisso e le espressioni composte da più parole. Per le forme più frequenti viene dato il numero delle occorrenze nel NT (e talvolta viene segnalata la frequenza dei termini nei singoli autori del NT). Qualora non venga dato alcun numero, questo significa che il numero delle occorrenze, solitamente poche, si può desumere dalla lettura dell’articolo. Abbiamo cercato di accompagnare, per quanto possibile, le forme riportate con citazioni significative (per numero o per senso). Delle citazioni numericamente inferiori a 5 si riportano tutti i rimandi. Se più numerose ci si accontenta di segnalarne alcune (preferibilmente quelle dove la parola compare nella forma canonica, senza particelle prefisse; oppure vengono citati versetti o capitoli nei quali la parola compare più di una volta7) e si indica il numero delle restanti occorrenze. Talvolta, nel caso in cui la parola fosse molto frequente, dopo qualche citazione si trova l’indicazione “ecc.”.
2) Le voci verbali vengono elencate secondo la forma del perfetto 3 m. s. (compresi i verbi di II Waw/Yudh). La traduzione in italiano è data all’infinito. Generalmente, dopo ogni coniugazione attiva, viene riportata la corrispettiva riflessivo-passiva nell’ordine: P'al e Ethp'el, Pa''el e Ethpa''al, Aph'el e Ettaph'al, Aph'el e Estaph'al; seguono, all’occorrenza, le coniugazioni più rare. Seguendo le concordanze del NT abbiamo elencato tutte le forme da tutte le coniugazioni testimoniate nel NT. Come per le voci non verbali, abbiamo dato il numero delle occorrenze nel NT (e talvolta nei singoli autori del NT). Qualora tale numero mancasse, questo significa che il numero delle occorrenze si può desumere dalla lettura dell’articolo. Per rendere più completo il quadro dei verbi dal punto di vista del campo semantico e per rendere più familiare lo studente con le forme stesse, abbiamo presentato anche le coniugazioni che non compaiono nel NT.

M. Pazzini, Lessico Concordanziale del Nuovo Testamento Siriaco (SBF Analecta 64), Jerusalem 2004. XIX-469 pp.; 17x24; U.S. $ 50.00.

Presentazione: Roma: 19 maggio 2004; Napoli: 22 marzo 2005


E. N. Testa
Gesù vero uomo figlio di Maria

Non è semplice fare il resoconto di un libro che si presenta come la summa esegetico-teologica di una vita di ricerca sulla figura di Gesù. Giunto al traguardo degli 80 anni proprio nel 2003, p. Testa, per decenni professore allo SBF di Gerusalemme oltre che all’Università Urbaniana di Roma, offre il suo tributo d’amore al Signore che fin dall’infanzia ha seguito e il cui Volto ha ricercato nelle Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento, nei Luoghi della Terra Santa, nelle preziose tracce venute alla luce attraverso gli scavi archeologici, nella letteratura apocrifa della Chiesa Madre e nella Patristica antica. Date le condizioni di infermità degli ultimi anni, l’opera ha richiesto l’opera generosa di varie persone che p. Testa nomina e ringrazia all’inizio del volume.
La parte iniziale traccia l’ambiente dei Vangeli con attenzione ai dati concreti dei luoghi. Tra questi spicca Nazaret, il cui scavo eseguito insieme al compianto e venerato p. Bagatti, occupò un posto importante nella vita di p. Testa ed è vivo nei suoi ricordi.
L’opera si sviluppa in 8 sezioni che delineano un itinerario vario, ampio e originale. Inizia con una sezione sull’ambientazione del vangelo dell’infanzia e del ministero con il discorso del lago, le parabole, i discorsi di missione, il libro degli esorcismi (Mt 8-9) e i 7 segni di Giovanni (Gv 2,1-11,44), per giungere agli annunci della passione e la Pasqua. Già dalle prime pagine si scopre che la lettura riserverà delle sorprese, come la trattazione delle “tre Cene di Pasqua” (pp. 26-29) o del “Deus absconditus del Gesù storico” (pp. 31-36), e che non sarà noiosa, anche per la verve polemica che caratterizza l’Autore.

Testa Emmanuele Nazareno, Gesù vero uomo figlio di Maria, Edizioni Porziuncola, S. Maria degli Angeli (PG), 2003, XXIX-575 pp., 17 figg., € 98.



Maria della Trinità
Colloquio interiore
a cura di L. Cignelli - G.C. Bottini

Figlia e sorella di missionari calvinisti svizzeri, Luisa Jaques nacque a Transvaal (Sud Africa) il 26 aprile 1901.
Non provava alcuna attrattiva per il cattolicesimo. La malattia – nel corso della quale incontrò Adrienne von Speyr († 1967) – e un seguito di delusioni avevano spento in lei ogni slancio. “Una lunga catena di sacrifici e di lotte inutili” l’aveva portata alla conclusione: “Dio non c’è”. Al suo grido il Signore rispose forzando la porta della sua prigione: la notte tra il 13 e il 14 febbraio 1926 una chiamata misteriosa e irresistibile rovesciò la sua esistenza. In un momento Dio era diventato una certezza. Ma cosa voleva dire? A forza di interrogarsi e impegnarsi nell’ascolto docile del Signore, Luisa tracciò il suo cammino. Scoperta la sua vocazione di clarissa, nella quale si sentì confortata anche da P. Maurice Zundel († 1975), la perseguì con generosità e sacrificio fino a realizzarla nel 1938 a Gerusalemme dove divenne Suor Maria della Trinità.
Per ordine del confessore scrisse il “racconto della sua conversione e vocazione” e “appunti” con i pensieri che la voce divina faceva risuonare dentro di lei. Si offrì a Dio con voto di vittima e morì serenamente il 25 giugno 1942. I suoi scritti, apparsi anche in francese, fiammingo, tedesco e inglese, sono patrimonio della spiritualità cristiana.


Chi si accosta agli Scritti di Luisa Jaques (Suor Maria della Trinità) sarà subito colpito dall’importanza spirituale e dall’autenticità del loro contenuto. “Messaggi senza parole” sono tradotti in linguaggio parlato con rigore e concisione straordinaria. L’insistenza sui dettagli della vita comune nel chiostro mostra che, alla luce del Vangelo, è in gioco la carità fraterna. Sotto apparenti futilità si nasconde la leva che solleva il mondo.
Dov’è la loro attualità per il nostro tempo? Il tema fondamentale è l’ascolto interiore della voce del Signore. È il Cristo, mediatore tra noi e il Padre, che effonde lo Spirito Santo nelle anime e che vive in noi come parola operante della Sapienza di Dio; è Lui che vuole e deve essere ascoltato. Per rendersene capace il cristiano deve fare silenzio in sé. Luisa se l’è sentito chiedere diverse volte; le sarà anche indicato senza sosta che Dio si trova sia nel prossimo che nella preghiera e nell’Eucaristia e che può essere ascoltato e compreso attraverso i desideri e le esigenze dei nostri fratelli. Un secondo insieme di verità è il pensiero che Dio rispetta la libertà umana che ha creato; Egli non fa che offrire, non impone. Verso la fine degli Scritti si fanno più insistenti le allusioni a un “voto di vittima” presentato come supremo desiderio del Signore. Poco importa dopo tutto che Luisa abbia percepito la voce diversamente dagli altri cristiani; lo sa e lo dice lei stessa. Ma l’intensità spirituale con cui questa voce risuona qui deve farci tendere l’orecchio non verso l’esterno ma verso l’interno di noi stessi, in cui essa parla ugualmente.

(dalla Prefazione di Hans Urs von Balthasar)

Maria della Trinità,Colloquio interiore, 9a edizione, Jerusalem 2004. 9.5x16,5; 464 pp.; 16 pls. U.S. $ 10.00

 vedi web page: Colloquio interiore



F. Manns
Un père avait deux fils.
Judaïsme et christianisme en dialogue

La masse de l'édition religieuse est impressionnante. A côté des ouvrages de vulgarisation, les traités savants où le jargon cohabite avec la confusion se multiplient. Les commentaires rabougris côtoient des ouvrages de pieuses poésies où le gélatineux et le mystique cohabitent.
L'ouvrage du Père F. Manns Un père avait deux fils. Judaïsme et christianisme en dialogue (Médiaspaul 2004) échappe à ces défauts. Un sillon profond a été creusé avec ses ouvrages précédents Les enfants de Rébecca (Médiaspaul 2002) et Le judéo-christianisme. Mémoire ou prophétie (Beauchesne 2000). Basés sur des analyses de textes, ces ouvrages n'ont d'autre prétention que celle d'ouvrir le lecteur à une meilleure connaissance de l'Eglise des origines. Une méthode qui a fait ses preuves y est mise en oeuvre. Les études exégétiques complétées par des sondages historiques s'achèvent par l'approfondissement de symboles primitifs. Les Pères de l'Eglise dialoguent avec les rabbins dans tous ces ouvrages et orientent vers une dialectique créatrice. Les textes du Nouveau Testament approfondissent la lecture juive des Ecritures faite par Paul, la parabole des ouvriers de la onzième heure et celle des talents, ainsi que d'autres passages. Parmi les textes consacrés au judaïsme la tradition rabbinique qui affirme que la Torah a été donnée à tous les peuples du monde et non seulement à Israël est l'objet d'approfondissement. Le Targum de 1 Sam 2,1-10 est également pris en considération. Les Pères de l'Eglise qui interviennent dans le débat sont Justin, Clément de Rome, Irénée et Hilaire de Poitiers. Enfin quelques symboles (la tour, le trône, le serpent, le bâton et Sion, mère de tous les peuples) rappellent l'importance de l'herméneutique et de la mentalité biblique pour saisir le mode d'expression de l'Eglise primitive.
En finale l'auteur revient sur l'accomplissement des Ecritures. On se rappelle qu'une discussion à propos de la notion d'accomplissement appliquée à l'Eglise a divisé le Cardinal Lustiger et le recenseur de son ouvrage: La promesse, André Paul. Ici la notion d'accomplissement est limitée aux Ecritures. Un ouvrage à lire à petites doses pour en tirer profit.

Frédéric Manns, Un père avait deux fils. Judaïsme et christianisme en dialogue, Médiaspaul 2004. 13.5x21.5 cm; 415 pp.; Euro 32.00


G. Loche
La Conca Reatina
I primitivi insediamenti francescani


I pellegrini che visitano senza fretta i conventi francescani che fanno corona alla città di Rieti e camminano sui sentieri che dalla Valle salgono ad essi, assaporano ancora la grazia di una certa contemporaneità con il Poverello di Assisi: negli eremi di Poggio Bustone, Greccio, Fontecolombo, La Foresta, e nei boschi che li custodiscono e li proteggono, non è troppo difficile varcare la soglia del tempo, e vedere frate Francesco che contempla, prega, piange...
Allo stesso tempo si toccano le pietre e gli edifici che raccontano - in modo non sempre immediato - la storia dei primi compagni del Santo, e poi della primitiva fraternità francescana sino ai giorni nostri.
La presente pubblicazione ha appunto l'intenzione di accompagnare il lettore, che desideri approfondire la sua visita a questi luoghi di grazia. Essa presenta gli insediamenti francescani della Valle reatina cercando, per quanto possibile, di situarli nel momento storico della loro fondazione e poi nella continuità del tempo fino ai nostri giorni.
Da quando Fra' Cristoforo Terzi (1884-1971), frate minore della Provincia romana e poi Vescovo di Diocleziana, mise mano per primo a restaurare questi luoghi, tanto lavoro è stato fatto per riportarne alla luce le parti più antiche e gli angoli più suggestivi, cosicché oggi è più facile non solo ammirare la loro austera bellezza, ma anche tentare una ricognizione più fedele dello sviluppo di questi insediamenti lungo il corso dei secoli. Gli studi su di essi, a tutt'oggi, non sono molti, e solo pochi studiosi, uno su tutti il Pellegrini, si cimentano sull'argomento, che risulta ancora alquanto difficile. Il presente lavoro cerca quindi di dare una visione generale, correlando la descrizione dei siti con le fonti letterarie, e offrendo poi un'inquadratura storico-topografica dell'epoca di fondazione e infine un breve capitolo su alcune affinità di Francesco d'Assisi con i Benedettini.
Ci rallegriamo con l'autore per l'opera realizzata, e ci auguriamo che questo contributo susciti ulteriore interesse a proseguire e approfondire lo studio di questi luoghi tanto cari alla memoria francescana.

(Presentazione di Aldo La Neve ofm
Ministro provinciale della Provincia romana dei SS. Apostoli Pietro e Paolo)

G. Loche, La Conca Reatina. I primitivi insediamenti francescani, Edizioni Porziuncola: S. Maria degli Angeli - Assisi 2004. XII-91 pp.; 15.5x22; Euro $ 18.00.


M. Piccirillo - B. Pirone (a cura di)
Dalla Terra Santa.
Il sorriso di Abuna Caitano
(padre Gaetano Pierri)


Sono trascorsi trenta anni dalla morte di padre Gaetano Pierri (abuna Caitano per gli abitanti di San Giovanni d'Acri) ma il suo sorriso ancora ne accompagna il ricordo tra quanti lo hanno conosciuto e incontrato in Terra Santa e per le viuzze della città di Acco San Giovanni d'Acri dove svolgeva il suo apostolato di parroco della comunità cattolica latina e di amico per tutti gli abitanti della città.
"Tutta Acri soffre perché non vedrà più il sorriso di abuna Caitano girare per le strade" fu la reazione di un giovane frate che allora viveva con lui nel convento di Sant'Antonio al centro della città, dove padre Gaetano svolgeva anche l'ufficio di vice direttore dell'importante scuola che la Custodia di Terra Santa vi tiene al servizio dei cristiani (pochi) e della stragrande maggioranza musulmana.
"Si sentiva felice e rideva come un bambino" ricorderà un altro confratello. "Era mite come un fanciullo" testimonierà un suo giovane parrocchiano. "Un pugliese di solare limpidità di pensiero" dirà un altro.
Una vita vissuta con amore iniziata tra gli ulivi a Rutigliano di Puglia, sesto di otto fratelli, figli di Vito Gaetano Pierri e di Laura Defilippis: Vito, Oronzo, Giuseppe, Carlo, Vitagrazia, Nicola (padre Gaetano), Beatrice e Trifone. Un paese di Puglia dove era nato padre Saggini, un francescano di Terra Santa ucciso in Armenia nel 1924.
La documentazione che siamo riusciti a raccogliere non è molta, ma è sufficiente per ridare a chi legge e a chi non ha avuto la gioia di incontrarlo di persona un ritratto abbastanza fedele di abuna Caitano.
"Era noto per la sua sincerità. Parlava senza raggiri, e a volte il suo attaccamento a ciò che credeva vero o giusto confinava con la testardaggine" scrive un suo stretto collaboratore.
Tra le sue poche lettere, scritte con la franchezza che lo caratterizzava, notiamo quella inviata al padre Ferdinando Diotallevi, ex Custode di Terra Santa, che sottolinea il ruolo avuto da padre Gaetano nella creazione del Collegio Serafico di Roma per la formazione di giovani intenzionati a recarsi in Terra Santa per vivere la vita francescana e continuare l'opera iniziata con il viaggio di san Francesco nel lontano 1219.
"Non era né intellettuale né ambiziosamente dotto, ma sapeva ascoltare e selezionare le cose veramente importanti che passano nella coscienza di un essere umano... contadino e frate, dell'uno aveva il buon senso, dell'altro il naturale comportamento caritativo" scrisse un amico fraterno.
Con francescana rudezza, qualche mese prima della morte, scrisse ad una sua confidente parole essenziali per spronarla ad una vita umanamente vera e cristianamente decisa, quasi un testamento che abbiamo voluto riproporre. "Fin d'ora ti raccomando di attaccarti con forza ai principi base della nostra vita cristiana e non deviare, costi quel che costi. Se sbagliamo, dobbiamo correggerci e se torniamo a sbagliare, dobbiamo tornare a correggerci, senza paura".
Gli articoli che seguono lo vogliono ricordare come collaboratore e amico di padre Bellarmino Bagatti, nello scavo che precedette la costruzione della nuova basilica dell'Annunciazione a Nazaret, e come collaboratore di La Terra Santa, la rivista creata dalla Custodia nel lontano 1922 per far conoscere la terra del Vangelo e l'operosa attività dei Francescani custodi dei santuari a nome della Chiesa Cattolica. Sono interventi sporadici che testimoniano degli interessi culturali di padre Gaetano e, in particolar modo, della sua apertura umana verso tutti i cristiani delle diverse confessioni e verso i musulmani e gli ebrei della città di cui era il parroco francescano.
Ci è sembrato giusto iniziare questo volumetto in ricordo di padre Gaetano con uno degli interventi più forti da lui scritti che ha per tema il rito orientale della sulhah, riconciliazione e perdono, "che se nelle altre religioni è stimato e glorificato, nella nostra è un insegnamento e un obbligo fondamentale".
Un rito da lui vissuto con partecipazione e commozione che diventa un incisivo messaggio per le popolazioni del Medio Oriente a ispirarsi al senso più profondo della loro tradizione comune per trovare una via di uscita alla spirale di violenza che ancora insanguina la Terra Santa.
Nell'articolo Il mondo dei bahai padre Gaetano scrive: "Con due confratelli mi recavo dal mio caro amico Amin Bahai, nipote di Bahaullah". Quei due confratelli, a più di trent'anni di distanza, sono ora lieti, ricordando quella bella giornata vissuta insieme a lui, di esternare il loro debito di gratitudine verso padre Gaetano che fu per noi un esempio di generosità e di fraterna amicizia.

(Questa pubblicazione è stata stampata grazie all'interessamento di padre Pio Dandola, Commissario di Terra Santa per Puglia e Molise)

M. Piccirillo - B. Pirone (a cura di), Dalla Terra Santa. Il sorriso di Abuna Caitano (padre Gaetano Pierri), ed. Custodia di Terra Santa, Milano 2004. 78 pp.


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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