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UN MURO PER DIVIDERE DUE POPOLI

Frédéric Manns

Per capire qualcuno, bisogna conoscere la sua storia personale, ci dicono i psicologi. Per capire un paese con le sue scelte politiche, bisogna riferirsi alle sue radici, ripetono i governanti. Impossibile capire Israele e le sue scelte senza ricordare i suoi miti fondanti.

La Bibbia, subito dopo l’evocazione della creazione del mondo e della prima coppia, ricorda il conflitto che oppose Caino al suo fratello Abele. Il testo biblico è sintetico e non sempre chiaro. Si accontenta di dire che Caino parlò con suo fratello, senza riferire il contenuto della sua discussione. Il midrash Genesi Rabbah 22,7 colma il silenzio della scrittura e immagina questa discussione: Caino disse: Siamo due. Andiamo e dividiamo il mondo fra noi due. Uno prenderà la terra e l’altro quello che produce la terra. L’uno disse all’altro: Il posto sul quale stanno i tuoi piedi è mio. Il secondo replicò: Svestiti, perché i tuoi vestiti appartengono a me. L’altro riprese: Vola e non toccare più la terra con i tuoi piedi, perché il suolo è mio. Dopo questa discussione Caino si alzò e uccise il fratello.

Fin qui il midrash e la sua valutazione dei fatti. Quale insegnamento ci da questo commento? Il primo è chiaro: quando ci sono problemi con i fratelli esiste sempre per ciascuno la tentazione di separarsi, di rompere la comunione dagli altri. Ciascuno pensa che con la separazione dall’altro troverà la soluzione a tutti i suoi problemi. La stessa proposta sarà ripresa da Abramo e Lot quando ci fu una lite tra i mandriani di Abramo e quelli di Lot: “Non sta davanti a me tutto il paese? Separati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra io andrò a sinistra” (Gen 13,8).

Un secondo insegnamento viene dato dal midrash. La separazione dal fratello è assurda. Impossibile pretendere dividere la terra da quello che produce, svestirsi per vivere, come è impossibile volare senza toccare la terra. Il fratello ha bisogno dell’altro per vivere. La separazione del regno del Nord dal regno del sud dopo la morte di Salomone fu tragica per tutto il popolo.

Oggi molti israeliani pensano che la costruzione del muro tra Palestinesi ed Ebrei risolverà il problema della coabitazione e della violenza quotidiana. Hanno paura gli uni degli altri e non hanno fiducia vicendevole. La sicurezza rimane il mito fondamentale per Israele. Perché non interrogarsi sulle radici della violenza e risolvere il problema dalla base? Solo, ripetono, la sicurezza ci darà la pace. Al contrario, è la pace che offre la sicurezza. Alcuni israeliani credenti aggiungono un altro argomento per giustificare la separazione: Noi siamo un popolo santo, il che significa che dobbiamo essere separati dagli altri.

E vero che essere santi significa essere separati. Ma la separazione dagli altri richiesta da Dio nella legge di santità deve essere fatta ad un altro livello. “Siate separati dal modo di vivere dei pagani”, commenta il Midrash Sifra. Un contatto fisico non impedisce una diversità spirituale e una scelta di altri valori. L’olio non si mescola con l’acqua, è un dato di fatto. Ma l’uno e l’altro sono necessari per la vita dell’uomo.
Scegliere la separazione fisica per risolvere le difficoltà non è una via saggia. Anche Salomone quando propose di dividere con la spada il bambino rivendicato da due mamme, sapeva che la soluzione era assurda e che farebbe scoprire la madre autentica.

Quando i politici ritroveranno la sapienza di Salomone? Sofonia 1,12 mette sulle labbra del Signore queste parole: “Perlustrerò Gerusalemme con lanterne”. La versione sinagogale del testo traduceva: “In quel tempo apposterò degli investigatori che investigheranno Gerusalemme”. Questi investigatori sono uomini illuminati di cui Dio si serve per operare il giudizio degli empi. Sono i profeti di cui la società orientale ha un bisogno urgente. Il profeta Isaia ripete lo stesso messaggio: “Sulle tue mura, Gerusalemme, ho appostato delle guardie, per tutto il giorno, per tutta la notte non taceranno mai. Voi che siete i segretari del Signore, non c’è requie per voi, e neppure a lui date requie, finché abbia ristabilito Gerusalemme, non l’abbia fatta oggetto di lode sulla terra” (Is 62,6-7).


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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