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GLORIA A DIO E PACE IN TERRA

Frédéric Manns

Il dialogo interreligioso a Gerusalemme ha una caratteristica unica.
Lontano dall’essere ripiegato su se stesso ha una dimensione universale.
La violenza sperimentata in Israele trova un'eco immediata in tutto il mondo giudaico. Il mondo musulmano - da parte sua - è attento alla minima ingiustizia perpetuata ai musulmani di Gerusalemme e il mondo cristiano non può ignorare la situazione dei fratelli cristiani di Terra Santa.

Gerusalemme è una città simbolo. Per non desacralizzare la sua eredità, è urgente che il dialogo interreligioso si traduca in un dialogo politico, poiché in Oriente religione e politica non sono disgiunti.

Le religioni saranno parte integrante della soluzione politica, che dovrà mettere fine ad anni di violenza. Una speranza di pace è nata il 1 dicembre 2003, nel momento in cui, delle personalità rappresentative della sinistra israeliana e delle forze palestinesi, hanno scelto di firmare ufficialmente un accordo di pace annunciato da qualche tempo.

In piena escalation di violenza questo accordo, snobbato da Ariel Sharon, dimostra al mondo intero che la pace è possibile e che gli israeliani hanno un interlocutore per negoziare.

Apparentemente il mondo cristiano è rimasto assente da questa trattativa. Ma, senza gli auspici del ministero svizzero degli Affari Esteri, l’incontro tra giudei e musulmani non sarebbe stato possibile.

Per di più, il Patriarca Latino di Gerusalemme ha scelto come tema della sua lettera pastorale di Natale la condanna del terrorismo. E’ in una dinamica di pace che egli intende orientare la sua chiesa. I cristiani, dunque, fanno parte dello scacchiere medio-orientale.

L’accordo di Ginevra non rappresenta una iniziativa privata. Gli ex ministri israeliani e palestinesi Yossi Beilin e Yasser Abed Rabbo sono stati raggiunti dall’ex presidente laburista Amram Mitzna e dall’ex presidente della Knesset Avraham Burg. Da parte palestinese, gli anziani ministri Nabil Kassis e Hisham Abdel Razek, hanno trovato l’appoggio del Tanzim di Marwan Barghouti rappresentato da Kadoura Fares e Mohamed Khourani.

Amram Mitzna ha così commentato questo avvenimento: “ Se il capo del governo sceglie di mettere in atto l’iniziativa di Ginevra, entrerà negli annali della storia come colui che ha fondato Israele come stato giudeo e democratico. Questo avvenimento sarà ancora più importante che la dichiarazione d’indipendenza del 1948, poiché, allora si trattava di un gesto unilaterale che non era stato riconosciuto che da qualche stato nel mondo.

Per Mitzna, coloro che si oppongono a questo progetto temerebbero la pace, perchè l’essenza stessa di queste persone del rifiuto, è la provocazione, l’intimidazione e la lotta. Ed essi hanno paura, poiché, sono ormai numerosi coloro che sono idonei a capire che durante tre anni sono stati ingannati”.

Yasser Arafat, senza considerare l’accordo come ufficiale, ha dichiarato “sostenere ogni sforzo, specialmente da parte di questi gruppi israeliani che sono per la pace dei coraggiosi che abbiamo iniziato con il mio vecchio interlocutore Rabin”.

Bisogna avere il coraggio di guardare in faccia la situazion. Come mantenere il controllo militare dei territori dal momento in cui, la popolazione palestinese attuale, nel giro di otto anni a venire supererà la popolazione giudea ? In questo caso, un Israele democratico finirà di essere uno Stato giudeo, o meglio lo Stato giudeo finirà di essere democratico, essendo dominante una maggioranza araba sempre più grande privata dei diritti civili.

La Santa Sede, che ha appena nominato un Vescovo ausiliario di Gerusalemme per i cristiani di lingua ebraica, ripete che è favorevole all’esistenza e alla cooperazione di due stati in Terra Santa e sottolinea l’urgenza di mettere fine al conflitto. Il Patriarca di Gerusalemme, da parte sua ha lanciato in occasione del Natale un offensiva non violenta perchè il dialogo si sostituisca alla voce delle armi.

Affinchè l’accordo di Ginevra prenda corpo, bisognerà che la comunità internazionale crei le condizioni per la sua attuazione. Il mondo cristiano se non vuole essere escluso da questo accordo di nazioni, deve riprendere rapidamente la tradizione dei pellegrinaggi nei luoghi santi per includere i suoi interessi nel problema della pace in Oriente.

Traduzione I.M.


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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