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LA KIPPA, LA BERRETTA E IL TURBANTE

Frédéric Manns

Gli incontri di dialogo inter religioso si moltiplicano. Non c’è che da rallegrarsi. In Europa questo dialogo devia spesso in discussioni di compiacimento. Le formule di buona educazione si moltiplicano senza che esso acquisti in profondità. Le foto di gruppo di dialogo sono ricercatissime, anche se bisogna pagare caro gli interlocutori, si è pronti a fare dei sacrifici per dimostrare che niente è impossibile a Dio e agli uomini.
In Israele le religioni monoteiste sono messe a duro confronto dalla violenza mortale che pesa da qualche tempo come una fatalità sul Medio Oriente. Mentre i gruppi fondamentalisti si moltiplicano, diventa sempre più difficile convincere i musulmani a dialogare con i giudei, la loro partecipazione ad un incontro inter religioso porta in se una dimensione politica. D’altronde, il dialogo con Israele è privilegiato da numerosi cristiani, la Chiesa riconosce nel popolo dell’Alleanza la sua radice.
Il dialogo inter religioso riesce a volte a stabilire un’amicizia tra credenti di origini diverse. I musulmani parlano di un Dio più grande, più grande del loro cuore, come dice San Giovanni. I giudei ricordano che Dio è l’Altro e si rivelato nell’altro. I cristiani portano il loro contributo unico con il comandamento dell’amore.
Tutti credono a delle certezze che tengono -in effetti- nell’oscurità e nell’incertezza. Il confronto con la verità dell’altro esige una purificazione delle abitudini religiose e un ritorno alle sorgenti della fede.
Ma questo non basta. A Gerusalemme le religioni monoteiste si misurano con la violenza mortale. Stranamente esse si presentano tutte come religioni di pace e di rispetto dell’altro. Uno sforzo di verità dovrebbe condurli, invece, ad un coraggio spirituale e ad una onestà intellettuale.
Tutte le religioni hanno elaborato e continuano a giustificare delle teologie di guerra giusta e di violenza legittima. Le religioni sono state e sono delle religioni di guerra. Gesù, il giudeo, ricorda che Dio è Spirito e che i veri adoratori devono adorare in spirito e verità. Cosa importa Gerusalemme e il Garizim? I miti erediteranno la terra, certamente non i violenti. La violenza non fa altro che bloccare il dialogo.
La Chiesa cattolica ha intrapreso uno sforzo di purificazione della sua memoria ed ha chiesto perdono per le colpe commesse dai suoi figli nel passato. Il suo esempio non è stato seguito dalle altre religioni. Alcuna autorità musulmana ha condannato il terrorismo fino a oggi. L’altro è considerato come una minaccia di morte, quando egli potrebbe portare la vita. E’ la stessa cosa in numerosi circoli fondamentalisti giudei di Gerusalemme.
Facendo dell’altro un interlocutore, la Chiesa prende coscienza che esiste un rapporto di esistenza cristiana con chi essa non è. Il solo modo di pentirsi dei propri errori è quello di correggerli. Il linguaggio della fede non può ignorare il linguaggio comune della ragione e della saggezza.
Se Dio ha creato l’uomo sensato, è perchè la coscienza ragionevole deve controllare fino ad un certo punto le espressioni della religione. I dibattiti sull’interpretazione dei testi fondatori delle religioni si insabbiano spesso in dispute interminabili.
La soluzione è nel ritorno al saggezza che apre all’universale, perché i concetti filosofici non sono identici nelle differenti culture. I credenti di ogni versante, dopo un apertura sulla saggezza universale, possono riesaminare la propria religione e confrontarsi in ciò che credono.
E. Lévinas nella sua riflessione teologica insiste sull’esigenza ermeneutica del quinto comandamento: “ Tu non ucciderai”. Egli scopre questo comandamento sul viso dell’altro che apre alla vulnerabilità e alla trascendenza.
Il viso è quello che non si può uccidere. L’affermazione dell’etica diventa allora l’esigenza della non violenza. Il comandamento di non uccidere è più che una semplice regola di condotta, diventa il principio stesso del discorso e del dialogo inter religioso.
E’ urgente che il dialogo inter religioso condanni in modo risoluto tutte le forme di terrorismo e di violenza affinché tutti i figli di Abramo possano con le loro differenze e le loro ricchezze raggiungere Dio sul cammino dell’uomo. Una convinzione si impone: non ci sarà pace senza dialogo e senza giustizia; non ci sarà giustizia senza perdono. Solo chi saprà chiedere perdono davanti a Dio potrà offrire il perdono agli altri. La scommessa della pace si giocherà su questa capacità di aprirsi all’altro nel dialogo, chiedendo e offrendo il perdono che solo può sciogliere le riserve dell’odio.

(Traduzione I.M.)


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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