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UNA GUERRA ASSURDA

Frédéric Manns



Non è coprendosi il viso per mascherare gli errori dei politici, che si regola un antagonismo così importante come quello che oppone oggi il mondo degli estremisti musulmani al mondo giudeo-cristiano. L’arco geografico che si estende dall’Algeria al Pakistan, è plasmato dai fondamentalisti anti-occidentali, non è un segreto per nessuno.

Ormai i problemi non si pongono più soltanto in termini storici, ma sempre più in termini militari e politici. La guerra del golfo allo stesso modo dei movimenti delle comunità musulmane dell’ ex Jugoslavia, della Palestina, e delle Filippine ha accresciuto i timori dell’occidente.

I conflitti delle civilizzazioni rischiano di dominare l’attualità politica internazionale. Non ci sarà pace fino a quando non ci sarà pace nelle religioni.

Un muro d’incomprensione oppone l’Occidente giudeo-cristiano laico al mondo musulmano. L’Occidente ignora di essere debitore al mondo musulmano della sua cultura classica che è stata tradotta e salvata dagli arabi. Come ignora che numerose scienze: l’algebra , l’ottica, la medicina sono eredità della cultura araba. Se il mondo arabo ha avuto i suoi filosofi, non è certamente Cartesio che ha imposto la sua logica in oriente. Il dialogo non è stato mai facile tra Oriente e Occidente poiché due antropologie si affrontano.

L’occidente fatica ad ammettere la sua ignoranza nei confronti del mondo islamico. All’epoca della rivoluzione iraniana gli occidentali avevano immaginato che un compromesso fosse possibile con il clericato iraniano, e che un regime nuovo, ne troppo dispotico, ne troppo islamista, poteva vedere la luce. In breve, un regime che gestirebbe gli interessi occidentali. Gli occidentali dimenticano semplicemente che l’Islam non separa religione e politica.

L’Occidente continua a proclamare nonostante le smentite della storia, che Dio è morto e la ragione deve sostituirlo. L’Oriente è ancora lontano da ogni discorso sulla laicità. Basti ricordare che l’Arabia Saudita non ha ancora riconosciuto il diritto alla libertà religiosa.

Gli occidentali hanno scoperto il volto nascosto dell’Islam, un volto ostile a tutto ciò che è occidentale. Per essere onesti, bisogna riconoscere che attualmente un dibattito tra modernisti e tradizionalisti è in corso in ciò che concerne l’interpretazione del Corano nell’Islam. Come il giudaismo e il cristianesimo hanno trovato una soluzione ad un dibattito simile, è auspicabile che anche l’Islam lo regoli rapidamente.

L’Islam non è mai stato un monolito: delle correnti filosofiche, teologiche e giuridiche diverse hanno visto la luce nel corso dei secoli. E’ questo pluralismo che Abu Zayd ha voluto recuperare in Egitto.

Gli avvenimenti del 11 settembre hanno dimostrato nuovamente che gli Occidentali, gli Americani soprattutto, non avevano compreso le lezioni della loro prima disavventura. Questa incomprensione non fa che accentuarsi.

Gli Occidentali non fanno sforzi a sufficienza per capire il mondo musulmano. Essi hanno fatto orecchio da mercante a tutto ciò che contraddiceva la concezione rassicurante del mondo islamico. Gli universitari occidentali che dovrebbero interessarsi ai movimenti d’idee dei paesi islamici non diffondono in Occidente che delle opere che vogliono far credere che l’Islam e la democrazia occidentale sono compatibili. Ancor più, alcuni cristiani convertiti a l’Islam presentano l’Islam come una religione mistica. E’ un mercato d’inganni.

Gli Occidentali s’interessano meno a l’Islam per conoscerlo che per riformarlo e dominarlo. Il loro approccio è meno scientifico che politico.

Coscienti della loro superiorità, gli occidentali credono che il loro concetto abbia un valore universale. Come giustificare a dei musulmani l’ufficializzazione e la presa di responsabilità dalla società dell’aborto , anche se in Francia si nasconde l’atto dietro un IVG, Come fare accettare l’ufficializzazione dell’omosessualità, anche se in Francia lo chiamano PACS, dal momento che sono puniti con la morte dal Corano. E’ un confronto bello è buono di due civilizzazioni, l’una vuole dominare l’altra su scala mondiale. Il capitalismo e il mondo musulmano si affrontano coprendosi il viso con molta ipocrisia. Come non capire l’odio che i musulmani portano alla società occidentale corrotta, dal momento che il rispetto della vita resta fondamentale nell’Islam. Allo stesso tempo invece i musulmani che vivono in Europa approfittano pienamente della libertà che solo l’Occidente concede loro.

Il cristianesimo ha fatto il suo aggiornamento, molte persone immaginano che altre religioni lo faranno a loro volta. Non è il caso in questo momento. Alcuni si domandano se l’Islam è riformabile a causa del concetto diverso di rivelazione. Considerandosi come rilettura della tradizione giudeo-cristiana, l’Islam non vede la necessità di una nova riforma.

Essendo in conflitto con la vita di questo mondo, il cristianesimo ha sentito la necessità di riconciliarsi con essa, di diventare più secolare. L’Islam accetta il mondo nella sua realtà. La teologia musulmana crede nell’armonia del mondo terrestre e nell’aldilà: “Vivete, godete la vita, gioitene, fate tutto ciò che non è proibito”. La libertà sessuale dell’uomo è ben conosciuta nell’Islam. Accettando il mondo l’Islam non ha cercato di fare una teoria dell’autonomia di questo mondo e delle conseguenze che ne derivano. Religione e politica non sono autonome.

Si può dire che l’Occidente è nato a partire dal momento in cui il cristianesimo ha fatto spazio alla ragione e al mondo. L’Islam non ha voluto seguire questo cammino. Non vede la necessità di un’altra riforma di tipo secolare. Esso integra la dimensione religiosa della vita. Esso è persuaso per di più che l’Occidente, negando le sue radici cristiane, è sul punto di vivere la fine di una civilizzazione.

La spartizione delle sue spoglie è attesa con impazienza da alcuni. Ma c’è di più: l’Islam resta conquistatore e bellicoso di fronte a chi considera come degli idolatri.

L’Islam non è stato mai tollerante per i Dhimmis. La storia lo prova. Chi, all’inizio del terzo millennio ordinerebbe ad un gruppo di andare a farsi uccidere senza alcuna possibilità di scampo dopo aver indotto al fanatismo e preparato degli uomini o delle donne da tanto tempo?. Siamo alla presenza di due concezioni morali e sociali che vivono su terreni separati e che i politici hanno volto confondere, Questo vuol dire che ciascuno dei due mondi ha costruito la sua civilizzazione su principi diversi, su dei terreni diversi, e che rifiutarsi di vederli significa andare alla catastrofe.

Se l’Islam ha raggiunto uno stadio in cui non è più riformabile, è anche perché i musulmani non s’interrogano ne sulle ragioni di questo blocco ne sulle cause e le tappe del suo declino. Contrariamente al mondo giudeo-cristaino, l’Islam ha vissuto il suo Rinascimento, l’epoca brillante degli Ommayadi di Damasco, degli Abbassidi di Bagdad e dei califfi di Cordova, prima di conoscere il suo Medio Evo e il suo declino. Le due religioni hanno avuto dei percorsi opposti.

L’Islam non ha teorizzato il suo declino. Al contrario, è persuaso di avere ricevuto la benedizione di Allah con i pozzi di petrolio che gli occidentali loro invidiano.

Il miglioramento delle relazioni tra l’Occidente Giudeo-cristiano e l’Oriente musulmano passano invece per “l’aggiornamento” dell’Islam. Ma se il Corano è intoccabile per il momento, la tradizione non lo è necessariamente. Il concetto di tradizione non è lo stesso nel cristianesimo e nell’Islam. Dopo la morte di Cristo, gli apostoli hanno approfondito il Suo messaggio.

L’Islam ha una concezione ristrettissima della tradizione. Per i Sunniti essa si limita alle parole e alle azioni dei profeti. Gli Sciiti aggiungono loro quelli dei loro dodici primi imams. Dopo questo, non è più stato permesso di approfondire il contenuto del messaggio. Pertanto, le giurisprudenze sciite e sunnite sono allo stesso livello per ciò che concerne il mondo moderno.

Partendo dal 11 settembre, le teorie di Huntington su “lo choc delle civilizzazioni”, si rovesciano.

L’Iran di Khomeyni è stato il primo tentativo di organizzazione di una società a partire dall’Islam , nell’epoca moderna. Fu uno scacco. Il mondo islamico ne è cosciente . Se un’altra repubblica islamica vedrebbe la luce, non potrebbe ripetere l’esperienza.

Il fallimento prevedibile dei regimi islamici si spiega per ragioni sociologiche. I loro abitanti auspicano di riavvicinarsi al modello occidentale, con un po’ più di riforme, un po’ più di democrazia , un po’ più di ripartizione delle ricchezze. Sociologicamente il mondo islamico è in una fase di occidentalizzazione. Più l’Islam farà fallimento nei paesi islamici, più questi paesi si apriranno sull’Occidente. E’ stato già visto in Iran e in Afghanistan.

Sussisterà sempre uno nucleo d’islamisti duro e puro. Più l’Islam conoscerà scacchi, più questo nucleo d’islamisti sarà violento. L’Algeria lo dimostra.

Cosa fare per eliminare il rischio di confronti?. Una guerra rischia solo di scavare un fossato d’incomprensione tra i due mondi. Il piccolo popolo già misero e oppresso soffrirà ancora di più. E’ un’altra via che bisogna tentare. Gli intellettuali dei paesi musulmani hanno una grande responsabilità. Essi devono porsi di più in ascolto del loro paese, e conoscere meglio la teologia islamica per dimostrare il carattere inadeguato del sistema politico islamista. Devono fare la loro autocritica.

L’avvenire appartiene alle giovani generazioni. I giovani che appartengono alla seconda o terza generazione di immigrati in Occidente hanno in effetti difficoltà a collocarsi. Non hanno dimenticato la loro identità, benché ne siano alla ricerca. Integrarli per farne degli occidentali è una trappola. Prepararli intelligentemente al ritorno nel loro paese d’origine sarebbe un compito urgente. Chi meglio di essi potrebbe tentare una nuova sintesi delle due culture?. L’Europa dimentica che la sua teologia fu elaborata da un tunisino, S.Agostino. La Chiesa continua a predicare il dialogo inter-religioso. Essa ha fatto di tutto per evitare un confronto armato. Un vero dialogo si articola intorno ai valori e porta in seno la condizione sine qua non ad ogni altra forma d’incontro, perchè i valori costituiscono il punto nevralgico della comunicazione culturale.

Questo dialogo deve essere nutrito dalla comprensione dell’altro per superare l’ignoranza e la mancanza di fiducia . Francesco d’Assisi ne fu l’iniziatore. L’Islam ha conosciuto delle figure aperte al dialogo. Il re Hassan II del Marocco credeva al dialogo e sottolineava l’inserimento dell’Islam al rispetto del dialogo e della non violenza, facendo una valutazione critica dell’immagine negativa spesso collegata all’Islam in Occidente.

Il Principe Hassan Ibn Talal di Giordania è un difensore accanito del dialogo autentico dove nessuno rinuncia alla sua identità.

Il dialogo, se vuole evitare di essere pura chimera, deve essere esaminato nel quadro delle questioni strategiche della problematica nord sud che concerne le nazioni. Non può ignorare i problemi di:

- la distribuzione equa del potere e alle risorse tra i paesi e all’interno di ogni paese,
- di rispetto dello stato di diritto, della democrazia e dei diritti dell’uomo e della donna, ivi compresa la libertà religiosa,
- del rispetto dei valori culturali degli altri al fine di garantire la protezione della diversità culturale.

La verità è nella realtà di un mondo da scoprire essa è da costruire. Se c’è un dialogo autentico, ci sono due vincitori, due che si ascoltano e fanno un passo verso la verità. Un pensiero vivo non teme le differenze. Incontrare qualcuno di diverso obbliga a purificare e liberare le false certezze.

Il dialogo, poggiato sulla forza che viene dalla verità, caro a Ghandi l’apostolo della non violenza, può condurre alla soluzione dei problemi affrontati .

“Se Dio l’avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Ma Egli ha voluto mettervi alla prova per il dono che vi ha fatto. Cercate allora di superarvi gli uni gli altri nelle buone azioni. Il vostro ritorno sarà verso Dio. Egli vi illuminerà allora a causa della vostra diversità “ Sourate 5,48 del Corano.

In tempo di guerra non si usa ammettere le proprie debolezze. Non bisogna spaventare la popolazione. Bisogna dominare le reazioni anti-musulmane che ne potrebbero derivare. L’ossessione di proteggersi dal pericolo comunista – che preoccupava l’Occidente fino alla caduta del muro di Berlino e lo sprofondamento dell’Unione Sovietica – fa spazio al timore della propagazione dell’Islam in Europa custodita da certi teorici in Occidente. La paura non fu mai buona consigliera, vale di più sostituirla da una conoscenza reciproca.

Frédéric Manns
Trad. A e IM.



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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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