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IL RITORNO DEI FONDAMENTALISMI RELIGIOSI

Frédéric Manns

La presa in ostaggio di giornalisti e volontari da parte di gruppi islamici che esigono l'annullamento della legge sul velo e la liberazione dei musulmani prigionieri in Iraq scuotono l'opinione pubblica mondiale. Questi ultimi incidenti fanno seguito ai numerosi gesti di violenza provenienti dal fondamentalisti musulmani.
Se i diritti dell'uomo vengono calpestati a che serve il dialogo interreligioso? E' urgente che siano sempre più numerosi coloro che, di confessione musulmana, dovrebbero far vivere le regole democratiche, le stesse che gli estremisti che hanno catturato gli ostaggi vorrebbero vedere respingere.
Porre sullo stesso piano i diversi fondamentalismi religiosi senza distinzione sarebbe assurdo. C'è troppa differenza tra i miliziani islamici che difendono il mausoleo di Ali, a Najaf, i fondamentalisti giudei che difendono le colonie dei territori occupati Bibbia alla mano e quelli battisti americani che credono alla creazione del mondo in sette giorni, difendono la pena di morte e sostengono Israele in nome di un sionismo cristiano favorevole alla riunione di tutti i giudei sulla loro terra per attendere il ritorno del Messia glorioso.
Quello che invece è tra loro comune è un approccio "ingenuo" e non critico dei testi fondatori della religione.
La previsione attribuita a A. Malraux sul risveglio religioso del mondo al ventunesimo secolo si è avverata.
Dio è diventato il pretesto della maggior parte delle rivendicazioni nazionaliste, politiche e d'identità. I musulmani iniziano i loro interventi con la "bismila er rahman", in nome del misericordioso. In Israele non è raro che un discorso ufficiale si concluda con la citazione di un salmo di Davide. Infine in America, la campagna elettorale del partito repubblicano fa appello alla riforma morale. L'importanza acquisita dai fondamentalisti evangelici presso i suoi militanti è inquietante.
La religione civile, fondata sul rispetto di Dio e sul messianismo della nazione, va oltre le frontiere dei partiti americani. Già G. Bush, J. Carter e R. Reagan hanno sfruttato la retorica evangelica che è scioccante per gli europei abituati alla separazione della Chiesa dallo Stato. Sul dollaro si legge la professione di fede: In God we trust. E' noto il peso che ha preso nella politica di G. Bush la visione dualistica del mondo, dove si affrontano le forze del Bene e quelle del male, e dove gli americani , nuovo popolo eletto da Dio, hanno una missione universale di salvezza e riforme.
Accompagnato da un proselitismo attivo e un conformismo morale, il protestantesimo evangelico in America ha il vento in poppa. E' vero che il sogno teocratico è stato abbandonato, ma questo tipo di fondamentalismo, invece, intende pesare sugli affari della città e far rispettare il principio secondo il quale i "buoni" devono sempre fare la legge. Con le risorse del religioso e delle soluzioni semplici, oltre che con potenti finanziamenti, questo modello evangelico si esporta nelle megalopoli povere del terzo mondo. La "teologia" del western risolverebbe qualcosa in questa visione semplicistica del mondo?
L'islamismo, bisogna riconoscerlo, si nutre a volte dell'attitudine incosciente e missionaria di gruppi cristiani legati alle chiese evangeliche o battiste di origine americana. A Gerusalemme nella Via Dolorosa, un mercante giunge fino al punto di affiggere una scritta in inglese che non accetta dollari americani da parte dei pellegrini. Un giornale titolava: tutti i musulmani non sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani! Sognare cosa?
I fondamentalismi religiosi, che hanno in comune l'attingere nella falsa esegesi delle loro Scritture, si fecondano reciprocamente nell'offerta e nella violenza. Questa rivincita di Dio segna una rottura sia con la laicità di tipo occidentale che con le ideologie secolari sempre più contestate.
Molti giornalisti hanno difficoltà a comprendere l'importanza del fattore religioso nel moderno conflitto in Oriente. Sottolineare questo fenomeno, un ritorno al Medio Evo, affermano alcuni.
Questa visione della religione accredita la tesi della "guerra tra civiltà" e costituisce "il credo" condiviso da tutti fondamentalismi al di là delle loro differenze.
La paura dello "sconosciuto" e la mancata accettazione della differenza è un'altra caratteristica del ritorno ai fondamentalismi di ogni genere. Unico rimedio a questo male è cercare nella mutua conoscenza, prima tappa di ogni dialogo che genera il rispetto vicendevole.
Louis Massignon specialista degli scritti di un mistico musulmano, Al Halag (morto nel 922), ha fatto l'esperienza dell'amore di Dio. La vita di questi cristiani convinti è stata segnata dalla solidarietà con l'Islam.
La scoperta del perdono bretone dei sette dormienti, il quale culto si è esteso nel cristianesimo primitivo, gli ha permesso di fare un gesto interreligioso significativo.
I sette dormienti - martiri cristiani di Efeso murati vivi nel 250 d.C., sono infatti "gli uomini delle caverne" di cui parla il Corano. La tradizione riprende nei fatti alcuni elementi di una leggenda giudea. All'inizio della guerra d'Algeria L.Massignon invitò i musulmani a partecipare alla celebrazione del perdono bretone del Vecchio mercato (Côtes d'Armor) e fino alla sua morte nel 1962 egli difese la dimensione interreligiosa di questo perdono.
Ogni anno nel corso del week end che segue la festa di S. Maria Maddalena il pellegrinaggio comincia con un dibattito interreligioso sull'ospitalità o la vita in comune. I pellegrini cantano la leggenda dei sette dormienti prima di ritrovarsi davanti ad un fuoco purificatore. Il giorno successivo i musulmani recitano la sura 18 delle genti delle caverne. Le tradizioni, invece di separare, devono unire i credenti.
Guerre e guerriglie fanno scattare delle reazioni fondamentaliste da una parte e dall'altra. Resta l'urgenza di incontrarsi e scrivere insieme la storia. E' stato anche l'obiettivo cui ha mirato l'incontro organizzato dalla Comunità di S. Egidio di Milano.
(Traduzione I.M.)


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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