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GIOIRAI IN QUESTA TUA FESTA

Frédéric Manns

Nel calendario ebraico il mese di Tishri, che corrisponde al nostro mese di settembre/ottobre, è il periodo per eccellenza delle feste. Il primo del mese (quest’anno il 27 settembre) la festa del capo d’anno commemora la creazione dell'uomo, il giudizio finale e la sovranità di Dio. Dio viene acclamato come il Re del suo popolo. Evocare in un unico sguardo l'inizio e la fine dell'umanità, significa meditare sul senso dell'avventura umana. Il corno d'ariete che si suona alla sinagoga in ricordo dell'ariete che Abraham sacrificò al posto del suo figlio Isacco fa memoria dei meriti dei padri che intercedono fino ad oggi per i loro figli.

Il capo d’anno è seguito da dieci giorni di penitenza durante i quali bisogna chiedere perdono a quelli che uno ha offeso. La riconciliazione con i fratelli prepara così il dono della misericordia di Dio. "Confessate i vostri peccati gli uni agli altri", raccomandava San Giacomo ai primi cristiani provenienti dalla Sinagoga.
Il dieci del mese di Tishri la festa delle espiazioni (Kippurim) si svolge nel digiuno, la preghiera e la confessione dei peccati. Il perdono di Dio è concesso soltanto per i peccati commessi contro di lui. I peccati commessi contro il prossimo sono rimessi unicamente a chi si riconcilia con i fratelli. "Perdona le nostre offese, come noi perdoniamo", disse Gesù. All'epoca del tempio il sommo sacerdote entrava nel Santo dei Santi per fare l’aspersione con il sangue dei tori e dei capri prima di mandare nel deserto il capro espiatorio caricato di tutti i peccati del popolo. "Il nostro sommo sacerdote non deve offrire vittime prima per i suoi peccati, poi per quelli del suo popolo. Lo ha fatto una volta per sempre offrendo se stesso", afferma l'autore della lettera agli Ebrei.

Dal quindici al ventidue Tishri gli Ebrei celebrano con gioia la festa delle tende. Abitano in tende per fare memoria del passaggio nel deserto dopo l'uscita dall'Egitto. Prendono in mano un mazzo formato da un ramo di palma, da un ramoscello di mirto, da un ramoscello di salice e da un cedro (etrog). Queste quattro "specie" simbolizzano il popolo: di fatti, alcuni fedeli sono profumati perché studiano la Torah, altri fedeli si distinguono con le loro buone opere. Altri purtroppo non studiano la Torah e sono privi da qualsiasi opera buona. Ma Dio considera il popolo nella sua totalità quando lo giudica. Il profumo degli uni si comunica agli altri. Così il popolo sperimenta durante la festa la comunione dei santi.

Dal tempio di Gerusalemme ogni giorno i sacerdoti scendevano verso la piscina di Siloe per attingere l'acqua che si versava in libagione sull’altare. Questo rito implicava una preghiera per la pioggia. È in questo contesto che Gesù esclamò: "Chi ha sete venga a me e beva. Dal suo seno sgorgheranno fiumi d'acqua viva". Ogni sera, si accendevano quattro candelieri nel cortile delle donne. La cerimonia ricordava il versetto di Isaia: “Attingerete con gioia alle sorgenti della salvezza". Il Vangelo di Giovanni colloca in questo contesto la dichiarazione di Gesù: "Io sono la luce del mondo".

La liturgia delle tende comportava un’altra commemorazione importante. Al canto dell' Hosanna i pellegrini giravano sette volte attorno all’altare con le palme in mano. Questa cerimonia ricordava la presa di Gerico, la città delle palme. Gerico, che si opponeva all’ingresso del popolo nella terra promessa, era divenuta il simbolo del male che resiste. Benché il popolo sia entrato nella terra, il male rimane ancora presente. La liturgia, attualizzando la caduta di Gerico, ricorda che la vittoria sul male è assicurata benché la lotta del bene contro il male continuerà per molto tempo.

Infine, durante la festa venivano offerte settanta sacrifici per tutte le nazioni del mondo. Era per Israele la promessa dell'armonia universale. Di fatti il sommo sacerdote portava nella parte bassa del suo mantello settanta campanelle per ricordare nella sua preghiera tutte le nazioni del mondo.

La conclusione delle feste di Tishri viene celebrata nel giorno di Simhat Torah (la gioia della Torah). La Torah che Dio ha dato al suo popolo deve essere fonte di esultanza piuttosto che di abbattimento, perché il giogo del Signore è leggero. Le prime generazioni cristiane non esiteranno un momento a mostrare che la liturgia ebrea trova il suo adempimento nel Cristo. È lui come Re, giudice e sommo sacerdote che nella sua morte offre il perdono. È lui che dà l'acqua viva dello Spirito a chi crede e che illumina il mondo. È lui la "nostra pace" che riconcilia Ebrei e Pagani.


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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