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ECUMENISMO E DIALOGO INTERRELIGIOSO

Frédéric Manns

Gli ultimi scontri tra ortodossi e latini al Santo Sepolcro a Gerusalemme, hanno ricordato al mondo cristiano l’urgenza del dialogo ecumenico. Questo dialogo che è difficile in Terra Santa è più facile nella diaspora.
A causa delle interferenze politiche in talune parti del mondo esso resta difficile. Le elezioni presidenziali americane mostrano fino a che punto l’elettorato cristiano è diviso e come essi - i politici - strumentalizzano questa divisione. Il lavoro ecumenico dovrebbe normalmente precedere quello interreligioso. Una analisi della realtà americana s’impone se si vuole comprendere la situazione attuale. Proclamazioni bibliche e miti fondatori alla mano, organizzazioni protestanti convinte che il Messia tornerà subito dopo aver radunato il popolo ebraico nella sua terra, sostengono la politica americana che concerne Israele.
Prima di G. Bush, già J. Carter e R.Reagan si servivano della retorica protestante che sciocca gli europei abituati alla separazione tra Chiesa e Stato . “God bless America” . Cosa di più innocente ?.
L’apocalisse di Giovanni profetizzava – lo ricordiamo – che mille anni di cattività per Satana, saranno seguiti da mille anni di regno terrestre del Cristo. Questo ritorno del Messia crea eccitazione in alcuni ambienti protestanti. Nonostante che il popolo ebraico non ha riconosciuto Cristo al momento della sua prima venuta, la promessa di Dio fatta ad Israele resta valida. I figli di Giacobbe che erano scesi in Egitto non riconobbero la prima volta il loro fratello Giuseppe, ma solo al tempo della seconda discesa.
La ricostituzione d’Israele alimenta il sionismo cristiano che rappresenta una lobby pro- israeliana potentissima. Esso – il sionismo cristiano - riflette i miti fondatori dell’America. Quando lasciarono l’Inghilterra, i Puritani inglesi conoscevano bene i versetti della Genesi e dei Salmi.
Perseguitati dalla monarchia, come il popolo ebreo lo era stato dal Faraone, emigrarono in America: la Terra Promessa. Essi posseggono la consapevolezza di essere il nuovo popolo eletto. La loro vittoria sulle tribù indiane somiglia a quelle riportate da Israele contro i cananei. Gli immigrati del nuovo mondo vedono in Israele una guida e un modello. Dio ha loro affidato la missione di rigenerare il mondo e di preparare la venuta del Cristo.
Per i sionisti cristiani, il Messia tornerà dopo aver radunato il popolo ebraico in Israele. È là che avrà luogo la battaglia finale, annunciata dall’Apocalisse, tra Dio e le forze del male, nella pianura di Armaghedon vicino a Meghiddo . Il Messia tornerà quando tutti gli ebrei saranno tornati nella loro terra. La si convertiranno al cristianesimo sotto la pena di perire.
Da qualche tempo l’America evangelica è ipnotizzata da una “telenovela” pubblicata dal pastore Tim La Haye che ha per titolo “Armageddon”. La storia ha inizio con la scomparsa di un centinaio di passeggeri del volo Chicago-Londra e illustra il tema del Rapimento caro ai fondamentalisti per cui, una minoranza di eletti salirà al Cielo senza conoscere le sofferenze che precederanno il ritorno del Cristo.
Questo sincretismo operante tra miti fondatori e letture millenariste dell’Apocalisse è strumentalizzato dai politici. Dopo molti anni, i sionisti cristiani in occasione della festa giudaica delle Capanne organizzarono dei pellegrinaggi in Israele con la celebre “marcia di Gerusalemme” . Nel 1977 sotto la presidenza Begin, gli ebrei ultraortodossi e gli Evangelici americani hanno stretto una “santa alleanza”. Qualche anno dopo, alcuni protestanti hanno fondato a Gerusalemme, nel 1980, l’Ambasciata cristiana internazionale. Essi sostengono l’emigrazione degli ebrei russi in Israele, finanziando colonie in Cisgiordania e a Gaza. Nel 2002, il giornale Haaretz disapprovava questo connubio e lo definiva come nocivo per la pace.
Molte organizzazioni protestanti che sostengono la politica di Sharon, l’uomo di pace, come lo ha definito G.Bush nel 2002.
All’inizio del 2000, milioni di protestanti americani si dissero convinti che le rivendicazioni a favore di Israele poggiavano su una legittimità divina fondata nelle profezie bibliche. Metodisti americani arrivano fino a prestare le loro Chiese ai giudei per la festa del Kippur.
Certo, i protestanti americani non sono tutti dello stesso parere. Essi non ignorano la sofferenza dei cristiani arabi che alcuni tentano di alleviare. Ma la destra protestante continua a progettare tematiche aggressive: Jerry Falwell ha definito il profeta Maometto un terrorista. Pat Robertson presenta l’Islam come l’Anticristo. La lista si potrebbe allungare facilmente.
Il dialogo interreligioso ha tutto da guadagnare da quello ecumenico. Fino a quando i cristiani saranno divisi e alcuni faranno una lettura fondamentalista delle Scritture, sarà semplice per i politici strumentalizzare la religione a loro uso e consumo.
(Traduzione I.M.)


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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