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DIALOGO INTERRELIGIOSO E DIPLOMAZIA

Frédéric Manns


Non è un segreto per nessuno : ne il giudaismo ne l’Islam separano religione e politica. La guerra del Medio Oriente che dura ormai da troppo tempo è una storia di violenza, sangue e lacrime e la vittoria militare non è che una questione di supremazia. Israele e l’America esigono da tutti i loro amici la condanna incondizionata del terrorismo.
Ma ecco che venerdì 14 novembre, quattro capi emeriti dello Shin Beth, il servizio di sicurezza degli interni, hanno lanciato un grido d’allarme ai responsabili israeliani dopo tre anni di violenza: “ Noi corriamo verso il disastro se non rinunciamo al Grande Israele, se non riconosciamo una volta per tutte che esiste un altro popolo che soffre e verso il quale ci comportiamo in maniera vergognosa”.

L’indomani, dei scenari di violenza scoppiavano a Istanbul in pieno shabbat. In un mondo globalizzato le frontiere non esistono più e i terroristi colpiscono non importa dove. Il capo della diplomazia israeliana, Sylvan Shalom, (un nome predestinato) chiamava la comunità internazionale a combattere “le forze del male”. Ma dov’è il male e dov’è il bene?. “I bambini piccoli non sanno distinguere il bene dal male”, afferma il libro del Deuteronomio 1,39. Le lotte del Medio Oriente somigliano stranamente a delle dispute di bambini che bisogna separare.

Il gruppo estremista del Fronte islamico dei combattenti del Grande-Oriente, rivendicando gli attentati di Istanbul, affermava che essi avevano per scopo di “mettere fine all’oppressione contro i musulmani”. E concludevano: “le nostre azioni continueranno”.

Attualmente in Turchia giudei e musulmani vivevano in pace da tanto tempo. La violenza non conosce più frontiere.

Esistono due livelli nella guerra contro il terrorismo. Uno tattico - le operazioni militari e le informazioni – e un altro strategico o ideologico, la battaglia per i cuori e gli spiriti. Quest’ultimo è in parte competenza del dialogo interreligioso.

Riesce Israele a fermare e a uccidere più terroristi che le scuole coraniche e i centri fondamentalisti ne reclutano e controllano?. Ci vorranno degli anni per far dimenticare l’odio degli occupanti nel mondo musulmano.

La battaglia per gli spiriti è vinta facilmente dai terroristi, mentre Israele e l’America hanno vinto la battaglia delle armi sul campo.

Lo sradicamento degli ulivi palestinesi, che è l’arma dei coloni israeliani nelle conquiste territoriali deve essere denunciata in nome della Bibbia. In effetti, il libro del Deuteronomio 20,19 da quest’ordine: “ Quando cingerai d’assedio una città per lungo tempo, per espugnarla e conquistarla, non ne distruggerai gli alberi colpendoli con la scure; ne mangerai il frutto, ma non li taglierai”. Perchè l’albero della campagna è forse un uomo per essere coinvolto nell’assedio?”. Come rivendicare la terra in nome della Bibbia e non osservare le prescrizioni bibliche?. Da qualche parte la logica fa difetto.

Ben Laden nel 1998 aveva lanciato la guerra santa contro i “giudei e i crociati”. Se il suo fine era di spargere l’idea che l’Islam e l’Occidente saranno portati ad affrontarsi, il suo piano ha funzionato. La guerra in Palestina e in Iraq vi hanno largamente contribuito. Per la maggior parte degli osservatori, l’occupazione di questi paesi è una benedizione per i partigiani della Jihad che si traduce con una moltiplicazione di nuove reclute.

Nel mondo musulmano, le operazioni condotte in Palestina e in Iraq sono spesso percepite come la dimostrazione delle tesi di Ben Laden secondo i quali l’obiettivo degli Stati Uniti è di conquistare le terre musulmane (e il loro petrolio). Una inchiesta pubblicata recentemente mostra che una maggioranza di persone interrogata in sette stati arabi su otto si sentono minacciati da una “invasione” americana.

La strategia dell’amministrazione Bush alimenta quello che rassomiglia a uno “scontro di civiltà”. Non è certo un buon metodo per vincere la guerra contro il terrorismo, ne per far progredire la democrazia, motivo cantato su tutti i toni.

L’esperienza del Medio Oriente mostra che sono spesso gli atti d’ingiustizia che spingono alla violenza. In caso di terrorismo c’è sempre più di un colpevole: ci sono quelli che eseguono gli atti di violenza e quelli che sostengono situazioni d’ingiustizia che generano il terrorismo. Un celebre giudeo che visse duemila anni fa , Paolo di Tarso, fariseo, figlio di farisei, abituato a separare ciò che era giudeo da ciò che era pagano, fu portato a constatare che per mezzo della morte di Gesù in croce il muro che separava i giudei dai pagani è stato distrutto e quando Gesù ha steso le braccia in croce, voleva significare che di due popoli i giudei e i pagani, non voleva fare che un solo popolo. In altre parole la pace non è più un ideologia, essa è diventata un nome di Dio

Traduzione I.M.


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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