Via Dolorosa - POB 19424, 91193 - JERUSALEM Tel. +972 2-6282936, +972-2-6280271, Fax: +972-2-6264519


SBF


Info

Professors

Programmes

Archaeology

Museum

Publications

Dialogue

Escursions

Pilgrims

Essays

Students

News

Memos

Latest

IN DIFESA E A FAVORE DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO

Frédéric Manns

Un movimento di flussi e riflussi segna la storia contemporanea : all’eclissi del sacro si alterna il ritorno del sacro. La società post moderna prende atto della sconfitta delle ideologie seguite dalla crescita dell’individualismo e della violenza in nome di un diritto alla libertà illimitato e assoluto. La verità tende allora a cancellarsi, davanti alla libertà diventata giudice unico dell’interesse personale o collettivo. A ciascuno ormai la sua morale, avente come criterio quello di non averne. La religione è relegata al rango di scelta privata. Siamo nel trionfo pieno del relativismo e dell’immanente che rifiuta il trascendente. Il pragmatismo, del quale il solo criterio è l’efficienza, s’impone dappertutto.
Altro fenomeno paradossale. La secolarizzazione si afferma : nel mentre il religioso si secolarizza, il secolare si sacralizza. Assistiamo all’emergenza di nuove profezie che si rivestono di scienza; il loro messaggio consiste nell’annunciare il passaggio ad una nuova era. Il XXI° secolo dovrebbe segnare la fine dell’era cristiana “dei Pesci” e aprire l’era “dell’Acquario” : l’era della New Age.
In questo grande supermercato d’idee e comportamenti, tutto diventa relativo e molte persone rimangono fuorviate. Se si aggiunge a questo, la rapidità prodigiosa della comunicazione che contribuisce a creare un clima d’insicurezza psicologica, si avrà la sintesi di una società in piena esplosione.
In questo contesto di confusione e di ricerca di novità, s’inserisce l’urgenza del dialogo interreligioso . La soluzione apparentemente semplicistica è che: cristiani, giudei e musulmani continuino su strade parallele a interessarsi dei loro problemi, con le loro differenze, rimasticando errori, ingiustizie e ferite del passato, preparando in tutta segretezza la loro rivincita sugli altri. Un investimento a lunga scadenza è sicuramente preferibile ; esso passa per la mutua riconoscenza e l’accettazione delle differenze per la costruzione di un mondo che sia degno di Dio e degli uomini.
Gli scontri tra giovani musulmani e giudei in Francia dimostrano l’urgenza di tale dialogo dove la dimensione politica non è certamente assente. Rifiutarlo è preparare la via per lo scontro.
Il Concilio Vaticano II aveva sollecitato i cattolici a osare un dialogo franco e aperto con le religioni e le culture del mondo, e in modo particolare, con i figli d’Abramo.
I documenti più importanti hanno aperto questa nuova strada. La “Lumen Gentium” invitava i cristiani a superare “l’ombelichismo” e considerare che tutto ciò che di buono e vero c’è negli altri è come “una preparazione evangelica”; “Nostra Aetate” li invitava ad accogliere positivamente l’esperienza degli altri credenti. : La“Gaudium et Spes” affermava che : “ Lo Spirito Santo offre a tutti, nel modo che Dio conosce, la possibilità di essere associato al mistero pasquale”: “Ad Gentes” infine ricordava che i cristiani devono scoprire nelle tradizioni culturali, nazionali o religiose i “semi del Verbo” e apprendere alla scuola di Cristo un dialogo veramente umano.
Apertura agli altri non significa d’altronde che bisogna rinunciare alle proprie convinzioni. Papa Paolo VI, nella sua enciclica “Ecclesiam Suam” ricordava che non c’è “punto di dialogo” al di fuori della verità: ella sola è liberatrice. Ogni dialogo suppone un attitudine di benevolenza e uno sguardo positivo sull’altro, contemporaneamente ad una ricerca paziente della verità del quale l’altro è portatore, restando sempre vigili a non tradire il messaggio di Cristo. Queste indicazioni sono essenziali per il cammino del dialogo. Incontri, sessioni, e seminari, si sono susseguiti a una tale celerità che hanno generato nei primi tempi un immenso ottimismo.
Ma non si sarebbe tardato molto ad accorgersi che si era passati impercettibilmente da una propensione alla benevolenza a quella del compiacimento, da una posizione di ricerca della verità a una di compromesso. Questa deviazione ha indotto a confusioni e sfociato in disillusioni. La preghiera di Assisi, ha segnato fortemente una nuova tappa nello sforzo dell’incontro con le altre religioni. Nell’ottobre del 1986, su invito di Papa Giovanni Paolo II, più di cento responsabili religiosi, rappresentanti le principali religioni del mondo, vennero ad Assisi per pregare e digiunare per la pace.
Il Papa ha riconosciuto in questo incontro l’avvenimento religioso più importante dell’anno 1986.
La Chiesa continua a coinvolgersi in queste iniziative spirituali in vista di servire la causa della pace e dell’incontro tra uomini che vivono un esperienza che presenta tratti comuni.
Per molti cristiani intanto un nuovo problema iniziava a porsi: è ancora necessario annunciare Gesù Cristo e parlare di Lui?. A questo livello di interrogativo si pone l’iniziativa di papa Giovanni Paolo II nel 1990, nella sua enciclica “Redemptoris Missio” che recava l’attesa e necessaria schiarita sul dialogo e l’annuncio: Se essi - dialogo e annuncio - sono legati non sono interscambiabili. L’avventura del dialogo è stato un serio rischio. Un gran numero di cristiani mosso dal desiderio di ritrovare nell’altro dei valori cristiani nascosti ha creato involontariamente un giudaismo e un islam idilliaco; Così hanno inconsciamente cristianizzato delle nozioni giudaiche ed islamiche, senza prestare sufficiente attenzione al vero contenuto dei quali erano portatori: i termini del dialogo.
Senza dubbio non è stata fatta la distinzione che s’impone tra islam e musulmani, tra giudaismo e fratelli maggiori . Il Concilio aveva parlato di musulmani ed hanno capito “Islam”, aveva parlato di ebrei ed hanno capito “giudaismo”. Da ciò la confusione che ne è seguita. A livello di giudaismo il fatto di sottolineare unilateralmente le radici giudaiche della fede cristiana dimenticando la novità portata dal Cristo, ha dato per risultato molte confusioni tra antisionismo e antisemitismo.
Per contro uno dei paradossi dell’incontro islamo-cristiano è stato quello di aver portato i cristiani a cristianizzare l’islam. Mentre l’islam operava per rendergli la pariglia islamizzando il cristianesimo. Compito oltremodo semplice da intraprendere da parte dell’islam che viveva l’ora del relativismo generalizzato, tanto sul piano del pensiero che su quello delle convinzioni.
L’islam e il giudaismo che hanno schivato il grande supermercato delle idee si sono adoperate per missionizzare le terre dei cristiani, assicurando che il cristianesimo era una tappa opportuna da superare. I programmi televisivi della domenica mattina lo testimoniano.
Nel 1991 ci si interrogava sulla presenza del cattolicesimo in Francia ed è stato organizzato un dibattito radiodiffuso su France-Culture, dove ci si poneva il quesito se “I francesi sono ancora cattolici”, seguito nel 1992, da quest’altro dibattito: “ La Francia è sempre un paese cattolico?”.
Il cattolicesimo francese appariva minacciato da un crack che tutto il mondo annunciava come imminente, fino al giorno in cui la visita del papa a Reims nell’ottobre del 1996 prese in contropiede tutti i pronostici rimettendo gli orologi all’ora esatta. Papa Giovanni Paolo II domandava ai francesi cosa avevano fatto del loro battesimo. I “JMJ” diedero una risposta sorprendente a questo interrogativo. La stessa domanda potrebbe essere posta a tutta l’Europa. Se qualcuno perde la sua identità a che serve dialogare?. Cosa, egli, può offrire agli altri ?.
Lo scontro tra Israele e Palestinesi nel corso delle due Intifada ha fatto riaprire nuovamente il problema.
La mancanza di dialogo è sfociata nella costruzione di un muro di’apartheid. Dopo uno scacco così cocente il tempo non ha fatto porre il quesito: islam, giudaismo e cristianesimo hanno o meno la vocazione di costruire insieme il futuro?. Quale futuro e in quale terra per giudei e musulmani?. Come preparare questo futuro imprevedibile? . Ogni domanda esige una risposta, a condizione che essa sia posta correttamente.

Ogni politica deve essere rischiarata da un’ascesi. Il dialogo si trasforma in negoziato quando la legge del più forte tende a imporsi. In un clima teso, bisogna che cristiani, giudei e musulmani abbiano il coraggio di chiedersi in cosa sono simili, dissimili e confrontabili. Per dialogare ci sarà bisogno che le stesse parole abbiano lo stesso senso .
Bisognerà avere il coraggio di chiedersi cosa rivestono da una parte e dall’altra termini come : Monoteismo, Rivelazione, Abramo, Profezia, Fede, Culto, il rapporto uomo-donna secondo la rivelazione, il rapporto con Dio e i Valori.
Questi problemi attendono una risposta urgente, altrimenti la ragione sarà del più forte e risucchierà gli altri nella spirale della violenza. Il capitolo della Custodia di Terra Santa ha invitato tutti i partecipanti a rimettere gli orologi all’ora del Vaticano II e a diventare profeti di riconciliazione e di pace . Più che le parole, sono i fatti che contano, soprattutto quando provengono da una minoranza.

Traduzione I.M.


 SBF main, Dialogue

Dialogue


Articles

Symposia

cyber logo footer
Please fill in our Guest book form - Thank you for supporting us!
Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
This page makes use of Javascript and Cascading Style Sheets - Space by courtesy of Christus Rex
logo