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‘UN TEMPO PER DEMOLIRE E UN TEMPO PER COSTRUIRE’

Frédéric Manns

Riprendendo una lunga tradizione lo Studio biblico di Gerusalemme ha organizzato una giornata di dialogo sul tema della rivelazione nelle tre religioni monoteistiche (Dies Academicus: Revelation in the Three Monotheistic Religions). Se la verità è ciò che è svelato, la rivelazione ha sempre a che fare con la verità. Dal momento che la rivelazione riguarda il mistero che si nasconde dietro ogni aspetto del mondo, essa trova il suo posto nel pensiero teologico. Alla rivelazione si oppone l’illuminismo che pretende di risolvere i problemi alla luce della ragione umana.
Partecipavano alla discussione membri dell’Istituto ecumenico di Tantur, dell'Hebrew Union College e della Al Quds University. La recente guerra dell’Iraq ha ricordato a tutti l’urgenza del dialogo tra le religioni. Vivere a Gerusalemme è possibile solo a chi si apre all’altro, all’ebreo, al musulmano e al cristiano orientale. Zagloul Morsy, un autore musulmano, ripete: “La forza non convince, fa martiri. Più ancora, sfigura il messaggio di cui pensa farsi strumento. La verità che è una conquista personale si comunica; non si impone”. Da parte sua M. Buber, un apostolo convinto del dialogo, scriveva: “Le religioni storiche hanno la tendenza a diventare fine a se stesse, a sostituirsi a Dio. Nulla può oscurare di più la faccia di Dio che una religione. Ciascuna deve rinunciare alla pretesa di essere la residenza unica di Dio sulla terra ed accettare di essere la residenza di uomini animati della stessa immagine di Dio, una casa aperta verso l'altro”. R. Panikkar costatava: “Il dialogo inter-religioso non fa rumore. Si fa nel segreto della persona. È un dialogo aperto e profondo con sé stesso. La persona non è più chiusa nel recinto dell'egoismo. Si apre alle religioni degli altri, o alla religiosità del vicino. Questa religiosità diventa una questione personale perché ci si apre alla comunicazione umana. Quando il contatto con l’altro è superficiale è facile essere tolleranti e compassionevoli per gli altri. Spesso sotto un atteggiamento rispettoso si nasconde un'indifferenza che disprezza”. L’urgenza del dialogo viene avvertita da rappresentanti di tutte le religioni monoteistiche.
Al simposio di Gerusalemme, Rabbi Marmur dell'Hebrew Union College ha analizzato la teologia della rivelazione di Heschel, una personalità che Paolo VI ammirava. Per Heschel la rivelazione è presenza per Abramo e cognizione della volontà di Dio per Mosè. Una terza forma si manifesta nell’esperienza profetica: la rivelazione diventa Pathos. Il Dio dei profeti è il Dio dell’alleanza che parla, perché vuol entrare in comunione con la sua creatura, e che si ritira nel suo silenzio. La critica biblica resta un fenomeno secondario, come i lampi e il tuono del Sinai non aggiungono nulla alla rivelazione.
Il Reverendo McGarry ricordava che nella teologia cristiana la rivelazione è diventata il concetto chiave del modo in cui il Cristianesimo intende se stesso. Come tale la rivelazione designa l’autocomunicazione di Dio al mondo nell’incarnazione di Gesù di Nazaret. Per i cristiani la storia dell’alleanza del popolo d’Israele con il suo Dio illumina sia la storia di tutti i popoli, come pure la storia successiva della promessa. Nella storia d’Israele vicina a Gesù la prossima fine del mondo veniva descritta come svelamento del mistero di Dio in cui è nascosto il mistero della storia, degli uomini e del mondo. La predicazione di Gesù sul regno di Dio fu fatta in un orizzonte apocalittico.
Per i cattolici una domanda urgente rimane: posso affermare la validità di quello che è specificamente rivelazione in un'altra religione e che non fa parte della mia propria esperienza della rivelazione? Padre McGarry ha discusso questa problematica nella conclusione della sua conferenza. Il concilio Vaticano II, riconoscendo l’apporto positivo delle altre religioni, ha fatto un grande progresso. Si può definire il dialogo: "Ho qualcosa da dire all’altro ed ho qualcosa da imparare dall’altro".
Per i musulmani Dio ha fatto conoscere più volte nella storia il suo volere per mezzo dei profeti da Noé a Mosè e a Gesù fino a giungere a Maometto. Ciò che i profeti comunicano è sempre la stessa cosa e deriva da Dio senza intervento umano. Il profeta è solo la penna per scrivere Dio. Ciò che viene tramandato come sacra Scrittura degli Ebrei e dei Cristiani non è la trascrizione letterale dell’annuncio di Mosé o di Gesù, ma contiene una interpretazione della comunità dei credenti che hanno in parte falsificato le predicazioni originarie. Solo la trascrizione della rivelazione di Maometto contiene la rivelazione divina allo stato puro. Nessuna esegesi storico-critica del Corano, parola originaria di Dio, è possibile per il momento. Il Corano va messo sullo stesso piano della parola di Dio in Cristo. E chiaro che sul concetto di rivelazione il dialogo non è facile. Ma non è un motivo per rinunciarvi.
Una tradizione rabbinica afferma: “La cicogna in ebreo viene chiamata hasida, la pia, e tuttavia è classificata fra gli animali impuri. Perché? Perché dispensa il suo amore soltanto ai suoi”. Il pensatore musulmano Salif Tall Terno orchestra la stessa idea dicendo che la bellezza di un tappeto viene dalla varietà dei suoi colori. Di più, scrive: “L'arcobaleno deve la sua bellezza alla varietà dei suoi colori. Allo stesso modo sentiamo le voci di credenti diversi che si alzano da tutti i punti della terra, come una sinfonia di lodi ad un Dio che può essere soltanto l'unico”. “Chi fa la verità arriva alla luce”, dice San Giovanni.


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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