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I FRATELLI RATISBONNE
PROFETI PER LA CHIESA DI GERUSALEMME

Frédéric Manns

Domenica 29 dicembre 2002 le Suore di Nostra Signora di Sion hanno celebrato ad Ain Karem il bicentenario della nascita di Teodoro Ratisbonne, il loro fondatore. Presiedeva l’eucaristia il Cardinale Martini, amico d’Israele da lungo tempo.
Nella Chiesa si parla di dare importanza ai segni dei tempi. Nel periodo difficile che conosce la Chiesa di Gerusalemme, travagliata da diverse correnti, vale la pena di meditare sul carisma dei fratelli Ratisbonne, Teodoro che si convertì a Strasburgo nel 1827 dopo aver incontrato la sua madre spirituale, Louise Humann, e Alfonso che ebbe l’apparizione della Madonna nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte di Roma nel 1842. Teodoro, dopo la sua conversione, aveva aperto a Parigi un catecumenato per ragazze ebree, poiché sapeva che tra gli ebrei poveri arrivati dall’Europa centrale alcuni desideravano che i loro figli ricevessero una educazione cristiana. Il pensiero delle promesse riguardanti l’avvenire del popolo ebraico l’accompagnava sempre. Quando il fratello Alfonso si convertì a Roma, Teodoro scrisse: "L’intervento della Madonna mi sembrava un presagio dell’adempimento vicino delle promesse e delle grandi misericodie concernenti il popolo ebraico, promesse consegnate nei libri sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento". Teodoro voleva portare Cristo ai fratelli ebrei, perché in Cristo le promesse fatte ai Padri trovano il loro adempimento. Nel 1846, cento anni prima della creazione dello Stato d’Israele, Teodoro raggruppava le sue collaboratrici in un istituto di vita religiosa. L’opera è conosciuta sotto il nome di Suore di Nostra Signora di Sion.
Nel 1856 Teodoro mandò le sue suore a Gerusalemme. Il fratello Alfonso sarà il pionere della fondazione che lo portò ad approfondire sempre più la vocazione del popolo ebraico.
Il messaggio dei fratelli Ratisbonne è noto. Si esprime anzitutto nell’amore per il popolo ebraico. Questo amore deve prolungare l’amore che Gesù stesso portava al suo popolo. Il cristianesimo non è una religione nuova, non è altro che la dilatazione della fede ebraica.
Tale amore deve alimentarsi alla fonte della Scrittura, che è una, perché il Dio di Abramo è identico al Dio di Gesù. La legge rappresenta per il Vangelo quello che la radice costituisce per il tronco dell’albero. In Gesù l’alleanza fatta con Israele viene adempiuta in modo definitivo, perché Egli è l’Emmanuele, Dio con noi, che oggi vuole radunare e riconciliare tutti gli uomini. La sua presenza nell’eucaristia permette ai credenti di realizzare questa unità. Dio è fedele alle sue promesse fatte ai Padri e attraverso Israele a tutti gli uomini. Le promesse fatte a Israele non hanno nessuna dimensione di esclusività, anzi riguardano tutte le genti perché in esse si realizzano le profezie dell’unità di tutti i popoli. Testimoniare la fedeltà di Dio alle sue promesse significa amare il popolo d’Israele come Gesù l’ha amato.
Le suore che Teodoro mandò poi in tutto il mondo, anche nei paesi islamici, dovevano vivere la carità, perché solo la carità edifica la comunità e contribuisce ad unire tutti gli uomini come lo vuole Dio. Vivere in povertà, obbedienza e castità è possibile solo per un cuore che ama. Il fuoco dell’amore è capace di dilatare il cuore dell’uomo. Pregare Dio significa amarlo. Ciascuno prega al modo suo come ciascuno ama a modo suo. La preghiera non è altro che una risposta d’amore all’amore di Dio che ci precede.
La Vergine Maria apparsa a Alfonso viene presentata come l’ebrea perfetta: la figlia di Abramo, la figlia di Sion e la madre di tutti. Maria è l’anello che permette di unire Israel e la Chiesa, mentre Gesù è quello che unisce e divide Israele e la Chiesa. Il carisma di unità di Maria è unico e rimane fondamentale nel dialogo.
I fratelli Ratisbonne volevano portare Cristo agli Ebrei, perché erano convinti che il cristianesimo era l’adempimento del giudaismo. Parlavano di conversione degli Ebrei come parlavano della propria conversione.
Il concilio Vaticano II nella dichiarazione Nostra aetate usa un linguaggio diverso e richiede il dialogo. Anche Israele è opposto alla missione che facevano i cristiani. La congregazione delle Suore di Sion ha voluto ripensare il carisma dei propri fondatori e ha deciso di approfondire il giudaismo e le tradizioni giudaiche in modo da permettere alla Chiesa di riscoprire le sue radici. Un albero può portare frutti se la radice è sana. Nell’insegnamento dato all’Istituto Pontificio Ratisbonne fu questa la scelta voluta, in fedeltà a Nostra aetate. La chiusura dell’Istituto e la celebrazione del bicentenario della nascita di Teodoro Ratisbonne possono aiutare a riflettere sul senso del carisma dei fratelli Ratisbonne: si tratta di portare Cristo agli Ebrei per illuminare il giudaismo e permettere agli Ebrei di trovare nel fratello Gesù l’adempimento delle promesse fatte ai Padri, o si tratta di giudaizzare nella Chiesa? Dalla risposta che si darà a questa domanda dipenderà il futuro del dialogo giudeo-cristiano. I profeti devono aver il coraggio di superare le mode che esistono anche in teologia e di parlare in nome di Dio. La vocazione della Chiesa è di illuminare tutte le realtà alla luce di Cristo.


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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